Hello Kitty e’ una dilettante in confronto al gerboa dalle lunghe orecchie (Euchoreutes naso)

Non potrebbe essere piu’ carino neanche se a disegnarlo ci si fossero messi insieme Walt Disney, Ikuko Shimizu e Beatrix Potter. Sembra avere insieme tutte le caratteristiche infantili che piu’ ci colpiscono: due orecchie giganti, da Dumbo, che lo rendono impacciato, gli occhi grandi grandi, tondi e a perlina, la testa sproporzionatamente grande rispetto al corpo, i piedoni che saltellano tipo un cangurino e la coda col ciuffetto peloso alla punta. Complessivamente un incrocio tra un topo, un canguro e un coniglio. E’ meraviglioso, ma qualcuno mi passi dell’insulina.

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Sfortunatamente per il gerboa dalle lunghe orecchie non vive in una casetta rosa di pan di zucchero in Pet society, ma nel piu’ aspro dei deserti del pianeta: il deserto del Gobi, in Mongolia e Cina, con temperature che vanno da -40^C in inverno a +40^C in estate e una media di 100 mm di pioggia all’anno, con zone in cui non piove per 2-3 anni di fila.

Di questa specie si sa pochissimo. Di fatto, e’ stata di recente “riscoperta” da una spedizione organizzata dall’iniziativa EDGE della ZSL, organizzata dal Dr Johnatan Baille, che e’ riuscita a catturare il primo filmato di questa incredibile creaturina, eccolo. Il ricercatore che al momento si occupa di studiarli sul campo si chiama Uuganbadrakh Oyunkishigh, dal cui blog sono tratte tutte queste foto.

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L’habitat e’ costituito da aree desertiche, sabbiose e con bassi cespugli, ma e’ stato individuato anche nel Qing-Zang Plateau, freddo e ad elevata altitudine. Nonostante il clima freddo, il pelo e’ corto, ad eccezione del ciuffetto di peli sulla coda, ma dev’essere densissimo. I piedoni (4 cm su un animale lungo 7 cm) sono ricoperti di setole che aumentano la superficie di appoggio ed impediscono a questo topino saltellante di sporfondare nella sabbia friabile.

La funzione di questi piedi cosi’ grandi non e’ solo di impedire al topino di sprofondare nella sabbia, ma anche di consentirgli di fare salti altissimi e contrariamente a quanto accade negli altri gerboa, topi canguro e similari, il motivo di questi salti non e’ evitare i predatori  ma predare: il gerboa dalle lunghe orecchie e’ infatti in grado, come i pipistrelli, di localizzare la posizione di insetti alati dal suono e una volta individuata una preda che passa su di loro compiono grandi balzi in alto per catturarla. Incredibile, come tecnica di caccia. Questi gerboa sono infatti cosi’ unici che hanno non solo un genere, Euchoreutes, tutto loro, ma anche una sottofamiglia (Euchoreutinae). Gli altri gerboa infatti sono per lo piu’ granivori e vegetariani, e questa e’ l’unica specie che si pensa sia quasi esclusivamente insettivora.

Si suppone che, come gli altri gerboa, anche gli Euchoreutes naso siano notturni e, sempre per similitudine con gli altri gerboa, facciano dei bagni di sabbia per lasciare tracce odorose per comunicare con i conspecifici. L’udito (e le orecchie enormi) fanno comunque supporre anche una forma di comunicazione tramite vibrazioni. A dire la verita’  io ipotizzerei anche ultrasuoni, come i pipistrelli, e anche un sistema sonar visti la forma e le dimensioni delle orecchie, ma solo ulteriori ricerche potranno dirmi se ho ragione. Il nasino da maialino pero’ secondo me la dice lunga, serve di sicuro a respirare aria molto calda, ma magari anche ad emettere/ricevere qualcosa? .

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D’inverno il gerboa mongolo iberna in tane scavate sotto la sabbia per resistere alle bassissime temperature e gli accoppiamenti avvengono in estate due volte l’anno, con cucciolate di 2-6 piccolini, si pensa accuditi solo dalla madre. Sul comportamento riproduttivo, comunque, si sa ancora pochissimo, come di quasi tutto il resto. Si sa pero’ che il nostro piccolino e’ un grande ingegnere, e sa scavare almeno quattro tipi di tane diverse sotto la sabbia: una temporanea come rifugio diurno, una temporanea come rifugio notturno, una permanente per partorire e svazzare i cuccioli e una permanente per il letargo. Le tane vengono sigillate dall’interno per impedire al caldo e ai predatori di entrarvi.

Rapaci notturni come le civette sono considerati i principali predatori dei gerboa dalle lunghe orecchie, ma anche qui si rimane nel campo delle ipotesi. Si sa pero’ che, quando si sposta, questo velocissimo roditore mantiene le lunghe orecchie appiattite sul dorso (per evitare di inciamparci, suppongo), ed evidentemente questo lo espone ai predatori. Povero piccolo, evita di uscire dalla tana nelle giornate molto ventose per evitare di decollare, poiche’ le orecchie fanno da vela, e perche’ i venti da quelle parti raggiungono i 140 Km/h. Altro che Dumbo!

La specie e’ nella lista rossa della IUCN classificata come Endangered, a rischio. Immagino che allevare queste bestiole non sia facile, per via dell’ambiente estremo in cui vivono, ma sospetto che inserirli nel mercato della pet trade potrebbe essere un modo semplice per salvarli dall’estinzione se si riproducono in cattivita’, come e’ gia’ avvenuto per il criceto dorato. Chi non vorrebbe una bellezza cosi’ che gli saltella in giro per casa acchiappando zanzare, in estate? Per fortuna del gerboa altri non la pensano come me, e il gerboa dalle lunghe orecchie e’ stato inserito come una delle dieci specie bandiera del progetto EDGE: Evolutionary Distinct and Globally Endangered project, per cercare di salvarne l’habitat con tutte le specie ad esso associate.

long-eared-jerboa.jpg

Published by tupaia on gennaio 30th, 2010 tagged mammiferi, notturni, rari


20 Responses to “Hello Kitty e’ una dilettante in confronto al gerboa dalle lunghe orecchie (Euchoreutes naso)”

  1. Marco Ferrari Says:

    Questo Optoperyx volitans
    http://tinyurl.com/yzt2ov8
    è un suo parente apodo e volante?

    8-P

  2. Matyi Says:

    Ciao Tupaia.
    Il tuo blog mi piace molto, è molto interessante leggere non solo i tuoi post, ma anche le discussioni che nascono nei commenti. Ti scrivo per segnalarti una piccola svista: è Ikuko, senza acca.
    Un paio di domande.
    Quando è stato riscoperto esattamente il gerboa dalle lunghe orecchie? E perché “riscoperto”?
    Il nome gerboa c’entra qualcosa col gerbillo?
    Pensi davvero che potrebbe essere allevato come pet, o scherzi?
    Marco Ferrari: cos’è quel coso? Un’unione di animali imbalsamati tipo fiji mermaid?

  3. tupaia Says:

    Marco: I rinogradi! Che bello! ma hanno usato un gerboa imbalsamato?

    Matyi: grazie per il nome, correggo.
    Il sorcio in questione e’ stato classificato nel 1891 ma e’ rimasto sconosciuto ai piu’ per oltre un secolo. La sua popolarita’ si e’ riaccesa col footage del progetto EDGE della ZSL, per quello riscoperto. Tra l’altro non ci sono quasi pubblicazioni su questo animale, penso che i primi studi ben organizzati seguiranno la fine del progetto EDGE.
    No, gerboa e gerbilli sono due distinte sottofamiglie di roditori, accomunati dal ciuffetto alla punta della coda e dalla tendenza a preferire vita deserticola.
    Quella dell’allevamento era una boutade, non so (e credo che non lo sappia ancora nessuno) di cosa abbia bisogno per vivere e riprodursi in cattivita’. Non escludo che si possa fare, del resto il gerboa pigmeo e’ gia’ allevato come pet.

  4. Marco Ferrari Says:

    Potrei farvi una lunga conferenza sui rinogradi (sono stato, come si dice, strumentale nella ritraduzione italiana del libro, nel senso che ho consigliato al curatore della collana, Massimo Pandolfi, di farlo tradurre) ma preferisco che cerchiate il libro stesso – se lo trovate – o varie voci su Internet. Si trova sotto Snouters o Rhinogradentia, anche sui wiki.
    @tupaia non credo abbiano usato un gerboa, al tempo questa specie era solo descritta, credo, non molto diffusa. Poi se trovi il libro – ma probabilmente ce l’hai già – capisci che anche quella particolare forma volante ha una sua logica evolutiva precisa.

  5. Marco Ferrari Says:

    Aggiungo che qui c’è praticamente tutto.

    http://vennarecci.free.fr/Rhinogrades/page1.htm

    Anche se la bibliografia non è completa.

    Ditemi di smettere, per favore, se no…

  6. tupaia Says:

    Marco: no, il libro non lo possiedo, purtroppo, credo che sia esaurito e non lo ristampano: su amazon costa 600 dollari!
    Comunque se devo essere sincera preferisco Stranalandia di Stefano Benni, la versione nostrana degli snouters.

  7. Cachorro Quente Says:

    ” Il ricercatore che al momento si occupa di studiarli sul campo si chiama Uuganbadrakh Oyunkishigh”

    Il che è tutto dire!

  8. Matyi Says:

    Grazie Per il link Marco, me lo metto in preferiti. Comunque più che col volitans io trovo una certa somiglianza con Hopsorrhinus aureus (“le Saltonase”, nel link che hai dato sta in “les Nasins 2/3″), sicuramente l’autore conosceva il gerboa dalle lunghe orecchie! del resto, se è stato classificato più di un secolo fa, suppongo che ci fossero quanto meno illustrazioni in giro.

  9. Marco Ferrari Says:

    su amazon costa 600 dollari!

    Non mi pare
    http://tinyurl.com/ykmvfpv

    E in ogni caso nell’edizione italiana c’è anche un racconto di Benni, uno dei Giorgio Celli e un paio di altre cose.

  10. tupaia Says:

    Marco: ok, io avevo visto Amazon americano

  11. Boris Says:

    Ciao Tupaia
    Beh, finalmente mi sono deciso ad uscire dalla massa silenziosa dei tuoi fan e mi accodo nel farti i complimenti per il blog STUPENDO che mi ha fatto e mi fa compagnia nelle notti insonni. Perchè ne sono uscito? è stato “l’effetto Bambi” del Gerboa, ultimamente ho cambiato genere, da appassionato di insetti, parassiti e creature demoniache che ero, ora mi sciolgo davanti a due occhioni e un pò di pelo, appunto per questo volevo chiederti, parlerai prima o poi del cosetto “livello Bambi 100″, il Lori Tardigradus???

  12. Uriel Fanelli Says:

    Perche’ dici che le grandi orecchie ti fanno pensare agli ultrasuoni? Cioe’, capisco la necessita’ di amplificare, e quindi penserei a suoni molto deboli. Non vedo una strettissima necessita’ fisica di orecchie piu’ grandi per percepire frequenze piu’ alte.

  13. danilo Says:

    Forse perchè se amplifichi, tanto vale amplificare suoni con maggiore risoluzione?

  14. tupaia Says:

    Uriel: la correlazione non e’ diretta. Mediamente piu’ gli animali sono piccoli piu’ i loro suoni sono ad alta frequenza. Il problema pero’ e’ che i suoni ad alta frequenza si propagano meno bene sulle lunghe distanze, e quindi i loro echi tornano fiochi, da cui la necessita’ di orecchie grandi per captare i suoni di ritorno. Ma e’ giusto buttata li questa cosa, eh. Sicuramente ci vedo una convergenza evolutiva con alcuni tipi di pipistrello, in questo, e non ad esempio con le balene che emettono infrasuoni.

  15. tupaia Says:

    Boris: io vado ad ispirazioni per scrivere i post, quindi non disperare, magari leggo prima o poi qualcosa sul loris che mi fa scattare la scintilla

  16. Boris Says:

    Pensandoci potevo chiamarmi “Boris il Loris” sarebbe stato carino… :P

  17. paniscus Says:

    Scusate se mi inserisco nella discussione con un argomento diverso, ma non dimentico mai che sta qui la maggior concentrazione di naturalisti esperti che si possa sperare di trovare in rete tutti insieme :)

    Ho riportato sul mio blog, con toni un po’ ironici, una notizia che è apparsa ovunque in rete nei giorni scorsi, e che a me sembra decisamente poco credibile. Però oggettivamente non conosco abbastanza dei dettagli, e quindi non posso essere sicura della natura bufalina dello scoop.

    Quindi, se in giro c’è qualcuno che ne sa di più, gradirei molto due righe di commento, di critica, di approvazione o di smentita, o magari anche un post ex novo sul blog di qualcun altro, che abbia voglia di sviscerare l’arcano!

    http://paniscus.splinder.com/post/22172686

    ciao
    Lisa

  18. tupaia Says:

    Lisa: ciao omonima, ti ho risposto sul tuo blog ma ti preannuncio che non so nulla di oleodotti

  19. Paolo Thoux Says:

    Buongiorno,
    di roditori simili a questi ne ho visti anche nel deserto dell’Oman. Le dimensioni delle orecchie probabilmente favoriscono la dispersione del calore ( vedi legge di Allen o della proporzione delle appendici corporee di animali che vivono in ambienti freddi o caldi )

    saluti.

  20. tupaia Says:

    Paolo: per un animale che vive in un range di temperatura tra i +40 e i -40 ^C e’ dura decidere le dimensioni delle orecchie in base al clima, non ti pare?

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