Funghi assassini ed euprotti misteriosi (Euproctus platycephalus)

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Il tritone Sardo, Euproctus  platycephalus.Foto per gentile concessione del Dr. S. Bovero (C). Tutti i diritti riservati.

Quelli di noi che hanno sentito parlare degli euprotti prima di leggere questo post alzino la mano.

Diciamo che gli euprotti, o tritoni sardi, ce la mettono tutta a passare inosservati. Il dato piu' notevole su di loro e' che sono la piu' rara e la piu' a rischio specie di urodelo (anfibio con la coda) europea. Insomma sono incospicui, sono pochi e vivono in posti inaccessibili: se non sapete cos'e' un euprotto avete anche le vostre buone ragioni. Tecnicamente non sono ne' tritoni ne' salamandre, visto che si sono separati abbastanza presto dagli altri urodeli e vivono isolati dal resto del mondo, in Sardegna. 

Per la precisione, vivono sulle montagne (da 200 a 1800m) del lato orientale della Sardegna, sui monti del Limbara, Gennargentu e Sette Fratelli, in torrenti, laghetti, pozze e sorgenti caratterizzati da acque fredde e a scorrimento veloce in ambiente di macchia mediterranea. Sono essenzialmente acquatici e se ne stanno tutto l'anno rintanati sotto le pietre del loro ruscello tranne (forse) in alcuni periodi di scarsita' d'acqua. Avendo polmoni rudimentali, respirano solo attraverso la pelle e le mucose della bocca. Si nutrono di invertebrati, sono di colori mimetici (ci avrei scommesso) e sono molto longevi, fino a 17 anni in natura. Fino a qui, sono bestie piuttosto noiose.

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Euproctus Platyceohalus in vista dorsale e ventrale. Foto: per gentile concessione del Dr Stefano Doglio (C). Tutti i diritti riservati

Euproctus platycephalus significa  pero' "buona cloaca testa piatta". La testa piatta e larga e' sicuramente un adattamento all'ambiente in cui vive. La faccenda della cloaca e' pero' interessante. Come in tutti gli anfibi, lo sbocco delle vie urinarie e dei dotti genitali e' unico e si chiama, appunto, cloaca. Gl urodeli in media sono a fecondazione esterna, il maschio depone un sacchettino di spermi detto spermatofora e convince la femmina a passarci sopra e accoglierla nelle proprie vie genitali. I tritoni hanno spesso uno spiccato dimorfismo sessuale proprio allo scopo di attirare la femmina, basti pensare alla crestina da stegosauro del maschio di tritone crestato. Il maschio di tritone sardo ha invece evoluto una strategia molto piu' efficiente: la cloaca della femmina e' piatta con una fessura mediana trasversale, mentre quella del maschio e' ben sviluppata e rivolta all'indietro. Durante l'accoppiamento il maschio, da vero macho sardo, afferra la femmina per la pelvi senza tanti complimenti e senza un corteggiamento apparente, porta la... ehm... protuberanza cloacale a contatto con quella della femmina e trasferisce la spermatofora direttamente nel corpo di lei. Una vera e propria fecondazione interna, insomma. Antropomorfizzando potremmo dire che hanno evoluto un simile comportamento per noia, dato il posto in cui vivono, ma in realta' sembra sia collegato alla rapidita' delle acque in cui avvengono gli accoppiamenti, che rischiano di portare via la spermatofora rendendo vano lo sforzo. 

Il maschio ha anche evoluto una coda piu' lunga di quella della femmina e uno sperone sulle zampe posteriori tipo un "sesto dito" come quello del panda. Solo che il panda lo usa per prendere il bambu', l'euprotto per prendere, suppongo, la femmina. Per il resto tra i due sessi non ci sono molte differenze, tranne che il maschio e' un po' piu' grosso (la media degli euprotti e' 10-14 cm) e curiosamente piu' longevo. Dopo l'accoppiamento la femmina depone su piante o pietre al fondo circa 40-65 uova e da queste nascono larve del tutto simili agli adulti tranne che per la presenza delle tipiche branchiette piumate (dotate di tre ciuffi) delle larve degli urodeli. Lo stadio larvale dura da 10 a 15 mesi a seconda del clima.

Gli euprotti purtroppo ultimamente (a partire dagli anni ’80 del secolo scorso) non se la passano molto bene: tutto sembra concorrere per farli estinguere. Tra le cause principali la riduzione e la frammentazione del loro habitat per via della captazione delle acque a scopo irriguo, l’inquinamento delle acque a causa di pesticidi, la siccita’ che ha investito la Sardegna nelle ultime decadi, l’introduzione di pesci alloctoni come le trote che competono per le risorse e la cattura da parte di collezionisti. Al momento sono classificati dalla IUCN in lista rossa come “Endangered”.

Come se cio’ non bastasse, c’e’ dell’altro. Un team di ricercatori anglo-italiano tra cui il mio amico Stefano Doglio che mi ha cortesemente reso omaggio dei suoi articoli su questa bestia, e Trent Garner della Zoological Society London, ha recentemente scoperto, grazie a intense spedizioni sul campo comprendenti immersioni nei torrenti gelati (brrrr), che non solo l’areale del tritone sardo continua a ridursi, ma c’e’ una nuova minaccia: un fungo parassita, il Batrachochytridium dendrobatidis.

Questo fungo e’ ben noto da tempo per fare stragi di anfibi per via della malattia che porta, la chitridiomicosi, soprattutto rane e soprattutto, in Europa, in Inghilterra ed e’ responsabile di molte estinzioni locali. La sua origine come disastro ecologico e’ probabilmente legata ai cambiamenti climatici degli ultimi anni per via del riscaldamento globale. In Europa, oltre nelle isole britanniche, la micosi delle rane era diffusa soprattutto in Spagna. La tragica scoperta del team di erpetologi e’ stata l’individuazione di alcune popolazioni dei poveri euprotti, che gia’ hanno i loro problemi, con la chitridiomicosi. I sintomi evidenziati finora sono perdita delle dita e discoloramento della cute. Non e’ chiaro se la malattia e’ fatale per gli euprotti e in quanto tempo. Quel che e’ noto e’ che anche un altro anfibio sardo, un discoglosso (Discoglossus sardus), sta venendo spazzato via dal suo ambiente per cause per ora ignote ma che potrebbero ascriversi al fungo. Buon lavoro quindi, Stefano e tutti gli altri, cercate di salvare il salvabile!

Referenze:

Lanza B., Andreone F., Bologna M.A., Corti C., Razzetti E. (Eds), (2008) Fauna d'Italia XLII Anphibia. Calderini da Il sole Ventiquattrore, Bologna, pp 538

Published by tupaia on ottobre 4th, 2008 tagged Anfibi, rari, ricerca


2 Responses to “Funghi assassini ed euprotti misteriosi (Euproctus platycephalus)”

  1. onq Says:

    beh… a questo punto il tuo pubblico chiede a gran voce un post sui geotritoni! speleomantes ambrosii è la preda fotografica più ambita di ogni frequentatore delle alpi apuane…

  2. tupaia Says:

    onq: i geotritoni mi mettono in soggezione :)

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