Formiche in tacchi a spillo (Macrocheles rettenmeyeri)

Possiedo un paio di scarpe con il tacco alto 9 cm affettuosamente soprannominate “le Torri Gemelle” e sulle quali cammino come un clown ubriaco, dato che normalmente mi aggiro calzata di scarponi da invasione della Polonia. La situazione di disagio e’ dovuta principalmente alla consapevolezza di non potermi spostare agevolmente, pena la frattura di una caviglia.

Al contrario della sottoscritta, che e’ bipede, le esapodi formiche non sembrano invece patire l’uso dei tacchi alti. In che senso, direte voi? Andiamo con ordine, descrivendo uno dei parassiti piu’ bizzarri e “fashionable” del regno animale.

Le formiche Eciton Dulcium appartengono a quel gruppo di formiche del Nuovo Mondo detto “esercito delle formiche” che non costruisce il formicaio e che si sposta di continuo. L’esercito si ferma un paio di settimane per la deposizione delle uova, che vengono protette con i corpi delle operaie che si agganciano l’uno con l’altro costruendo un “bivacco” vivente. Alla schiusa delle uova, larve in spalla, le formiche riprendono il cammino lungo rotte ben stabilite per altre tre settimane circa, poi il ciclo ricomincia. Si intuisce che con un simile stile di vita le formiche abbiano bisogno di camminare agevolmente.

Questi imenotteri sono una calamita’ nei luoghi dove passano, essendo forniti, tra l’altro, di robuste mandibole che infliggono morsi dolorosi a chi capita per sbaglio su una colonia in marcia. Eppure, anche loro hanno i loro problemi: in particolare, sono tormentate da un’incredibile biodiversita’  di acari parassiti: in 160o colonie di formiche di questo tipo (Ecitoninae) si sono trovati 45.000 acari, di cui 147 specie nuove e addirittura tre nuove famiglie.

Questi acari presentano specializzazioni incredibili: da quelli che vivono esclusivamente sulle mandibile di Eciton dulcium  per rubacchiere i resti di cibo (Trichocylliba crinita) a quelli che leccano le secrezioni oleose sul corpo delle formiche stesse, a quelli che vivono esclusivamente sulle coxe (l’equivalente degli insetti delle cosce) o sulle antenne (Coxequesomidae), a quelli che vivono solo sugli occhi (Pinoglyphus). Poi ci sono le specializzazioni per casta (soldati o operaie) e per eta’ (adulti, larve, pupe). Piu’ che di esercito delle formiche, verrebbe da parlare di cavalleria degli acari.

La specie di acaro piu’ bizzarra di tutte e’ pero’ a mio avviso Macrocheles rettenmeyeri. Questo acaro e’ specializzato a vivere su un’unica specie (Eciton dulcium), solo su adulti, solo su operaie. Sulle operaie si posiziona in una localizzazione particolare: la parte inferiore dell’ultimo segmento (tarso) del paio posteriore di zampe (l’equivalente della pianta del piede). Con la bocca e la parte anteriore della testa entra nella carne dell’animale per succhiarne l’emolinfa (l’equivalente del sangue), e qui rimane stabile e immobile.

macrocheles.jpg

 Macrolestes rettenmeyeri attaccato alla zampa posteriore destra di una formica. Si notino le zampe posteriori dell’acaro che hanno la stessa forma delle unghie della formica. Foto: www.armyantbiology.com/IUSSI_Mite_Poster.pdf

L’acaro e’ piuttosto grande, quanto l’intero segmento terminale della zampa, ma le formiche sembrano soffrire meno di me coi tacchi alti, e in marcia mantengono le prestazioni delle compagne, anche se suppongo siano leggermente claudicanti.

Il problema insorge quando la formica ha bisogno delle unghie. Il tarso termina infatti con due “unghie” a uncino che servono alla formica, oltre che ad avere una presa migliore sulle superfici lisce, ad agganciarsi alle compagne quando formano il bivacco per proteggere la regina e le uova. Se la formica fosse disfunzionale verrebbe immediatamente eliminata in una societa’ rigorosa come quella delle formiche, e l’acaro perderebbe la sua fonte di cibo. Che fare allora? L’acaro si presta gentilmente a fornire le unghie: piega il paio posteriore di zampe ad uncino in modo che abbiano la stessa forma e direzione delle unghie della formica e si aggancia alla operaia adiacente.

Si noti bene che non si tratta di una forma di simbiosi, nonostante questa carineria dell’acaro che diventa funzionalmente un’estensione della zampa, unghie incluse, ma di parassitismo vero e proprio: la formica senza l’acaro vive sicuramente meglio; chi non sarebbe contento di togliersi da un piede una gigantesca sanguisuga?

Sospetto comunque che lo stilista che ha disegnato le mie “Torri Gemelle”, per quanto abile nell’arte del parassitismo, avrebbe ancora una cosa o due da imparare -in termini di confort nel design della scarpa- da questa simpatica bestiolina.

Hat tip: Danilo

Published by tupaia on dicembre 15th, 2008 tagged Aracnidi, Insetti, invertebrati, moda, parassiti


8 Responses to “Formiche in tacchi a spillo (Macrocheles rettenmeyeri)”

  1. giorgio Says:

    il tuo blog mi piace da morire

  2. tupaia Says:

    Ci tengo inoltre a sottolineare che le “Torri Gemelle” sono un regalo di Mr. Tupaia che evidentemente mi ritiene bassa ;-P

  3. toniq Says:

    mi associo totalmente al parere di Giorgio…e aggiungo che da un anno circa vengo qui a curiosare e ad istruirmi in silenzio. In particolare l’ho fatto ora, dal momento che , dopo averli scampati da studentessa, ho preso da prof. i p i d o c c h i del capo ( da una classe di tredicenni ..gulp!). Mi sono dovuta informare per forza, nonostante il ribrezzo; del resto ho avuto modo, con la lente di ingrandimento , di vedere la minuzia e la perfezione del del corpo di maschio e femmina dentro il lavabo del mio bagno. Aggiungo che la zampina ad uncino dell’acaro furbastro parassita della formica assomiglia tremendamente alla zampina specializzata dei miei pidocchi , muniti di uncino per aggrapparsi meglio ai miei capelli lisci, chiari ( evidentemente una sorta di mimetismo ha poi reso le belle bestiole grigiastre…insomma, ho avuto le “fere d’argento in campo d’oro…”, come mi pare abbia detto il Marini ; invece ho visto su google immagini pidocchi molto scuri). Dal momento che ieri il dermatologo mi ha dichiarato disinfestata, dal momento che ho preso coraggio, dal momento che adoro i nudibranchi, mi domando se la splendida scrittrice , nonché esperta divulgatrice, avrà mai voglia di parlarne un po’, così come ha fatto, ad esempio, sul polpo ( Sono una subacquea,io . E’ stato bello osservare i polpi e intanto pensare alle cose che avevo imparato qui sopra… )
    grazie, ciao!

  4. tupaia Says:

    Toniq: Mi spiace per la tua esperienza, dev’essere stata zoologicamente interessante ma umanamente molto spiacevole. Ricordo di averlo letto, ma non saprei piu’ dove, che i pidocchi adattano la loro pigmentazione in base al colore del capello.
    Per quanto riguarda i nudibranchi, ce ne sono diversi interessanti, quindi senz’altro prima o poi tocchera’ anche a loro.
    Ciao e grazie per l’apprezzamento

  5. toniq Says:

    :-)

  6. falecius Says:

    Tupaia: mi sbagliavo sui polpi.
    Ho appena letto un racconto di Murray Leinster con dei giganteschi cefalopodi intelligenti e solitari nelle profondità marine.

  7. alekhine Says:

    se dolce e gabbana passano sul tuo blog aspettati sandali molto strani la prossima primavera/estate :)

    alek

  8. Giulio Says:

    A proposito di parassiti delle formiche…ce n’è uno particolarmente inquietante che dev’essere assolutamente citato, secondo forse solo alla Sacculina in quanto a genio malvagio. Si tratta del Dicrocoelium Dendriticum, un microscopico verme appartenente alla classe dei Trematodi (a sua volta appartenente al phylum dei Platelminti, o vermi piatti). Come tutti i membri del suo gruppo ha un corpo appiattito, quasi a forma di foglia, con due grosse ventose ventrali (di cui una intorno alla bocca)e un caratteristico apparato digerente diviso in due rami, a forma di “Y” rovesciata.Da adulto passa la vita nel fegato di una capra o di una pecora (il suo ospite definitivo), dove depone un gran numero di uova trasportate poi all’esterno attraverso le feci. E qui inizia la parte interessante: le uova del parassita finite a terra insieme allo sterco vengono ingerite da una chiocciolina terrestre (il primo ospite intermedio), e in essa si schiudono raggiungendo lo stadio larvale di cercaria (caratterizzato da una grande mobilità dovuta ad una robusta coda che lo fa somigliare a un girino). le cercarie vengono poi espulse dalla lumaca attraverso la bava, e ogni larva resta intrappolata in una delle minuscole sferette di muco che compongono la bava stessa. Queste sferette sono poi ingerite da una formica (il secondo ospite intermedio) che così si infetta. All’interno della formica le cercarie si incistano tutte nell’emocele-tutte tranne UNA. Quest’ultima si porta nel capo della formica e si incista nel primo ganglio sottoesofageo, riuscendo così a modificare il comportamento dell’insetto. A questo punto possiamo considerare la formica come un vero e proprio veicolo, in cui le larve incistate nell’emocele sono i “passeggeri” e quella incistata nel capo è il “pilota”. Quando verso sera la temperatura si abbassa la formica infestata, sotto l’influsso del parassita, si arrampica su un filo d’erba tentando di salire più in alto che può, e una volta arrivata in cima vi si attacca tenacemente con le mascelle. Dopodichè resta lì fino a quando una capra o una pecora intenta a brucare (guardacaso capre e pecore brucano volentieri proprio quando l’aria è più fresca)non se la mangia insieme al filo d’erba, infestandosi. A questo punto le cercarie sono tornate nel loro ospite definitivo,nel quale diventano adulte e depongono le uova. E il ciclo ricomincia…

Leave a Comment