<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<!-- generator="wordpress/2.2" -->
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	>

<channel>
	<title>L'orologiaio miope</title>
	<link>http://www.lorologiaiomiope.com</link>
	<description>Ci sono piu' cose in cielo e in terra, Orazio, di quante possa immaginarne la tua filosofia</description>
	<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 22:00:24 +0000</pubDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.2</generator>
	<language>en</language>
			<item>
		<title>Pizza - Orologiaio - Carmagnola (TO)</title>
		<link>http://www.lorologiaiomiope.com/pizza-orologiaio-carmagnola-to/</link>
		<comments>http://www.lorologiaiomiope.com/pizza-orologiaio-carmagnola-to/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 21:56:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tupaia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[annunci]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lorologiaiomiope.com/pizza-orologiaio-carmagnola-to/</guid>
		<description><![CDATA[Per chi fosse in zona, l&#8217;appuntamento con chi avesse voglia di chiacchierare di bestie strane davanti ad una pizza con la sottoscritta e&#8217; domani sera Giovedi&#8217; 15 luglio a Carmagnola, Pizzeria Due Mori in Via Chiffi 18 alle 20,30.
Partners invitati, naturalmente, ma solo se hanno lo stomaco forte. Il troll che rompe nei commenti puo&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per chi fosse in zona, l&#8217;appuntamento con chi avesse voglia di chiacchierare di bestie strane davanti ad una pizza con la sottoscritta e&#8217; domani sera Giovedi&#8217; 15 luglio a Carmagnola, Pizzeria Due Mori in Via Chiffi 18 alle 20,30.</p>
<p>Partners invitati, naturalmente, ma solo se hanno lo stomaco forte. Il troll che rompe nei commenti puo&#8217; venire anche lui se vuole, ma sappia che mi porto dietro un bastone di bosso molto nodoso.</p>
<p>A domani!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lorologiaiomiope.com/pizza-orologiaio-carmagnola-to/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Racconigi come New York</title>
		<link>http://www.lorologiaiomiope.com/racconigi-come-new-york/</link>
		<comments>http://www.lorologiaiomiope.com/racconigi-come-new-york/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 11 Jul 2010 23:38:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tupaia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[rettili]]></category>

		<category><![CDATA[Varie ed eventuali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lorologiaiomiope.com/racconigi-come-new-york/</guid>
		<description><![CDATA[Cosa accomuna la piccola e tranquilla cittadina Piemontese di Racconigi (Cuneo) con la Grande Mela americana? Semplice, in entrambi i posti sbucano rettili dalla tazza del Water.


La differenza e&#8217; che mentre a New York leggenda metropolitana vuole che siano gli alligatori a vivere nelle fogne, a Racconigi sono le lucertole muraiole, Podarcis muralis, a sbucare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa accomuna la piccola e tranquilla cittadina Piemontese di Racconigi (Cuneo) con la Grande Mela americana? Semplice, in entrambi i posti sbucano rettili dalla tazza del Water.</p>
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/07/water_lizard.jpg" title="water_lizard.jpg" ></a></p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/07/water_lizard.jpg" title="water_lizard.jpg" ><img src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/07/water_lizard.jpg" alt="water_lizard.jpg" height="292" width="387" /></a></p>
<p>La differenza e&#8217; che mentre a New York leggenda metropolitana vuole che siano gli alligatori a vivere nelle fogne, a Racconigi sono le lucertole muraiole, <em>Podarcis muralis</em>, a sbucare misteriosamente dalla tazza del WC. E giuro che non e&#8217; una leggenda metropolitana, dato che e&#8217; appena capitato a chi scrive questo blog. Il WC era stato usato una ventina di minuti prima di rinvenire la lucertola e non c&#8217;era nulla all&#8217;interno, non ho assolutamente idea di dove sia sbucata fuori.</p>
<p>Chissa&#8217; cos&#8217;altro si annida nelle fogne sabaude&#8230;</p>
<p>N.B. la lucertola e&#8217; stata prontamente restituita al suo dovere di consumatrice di insetti subito dopo lo scatto di qualche foto.</p>
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/07/water_lizard2.jpg" title="water_lizard2.jpg" ></a></p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/07/water_lizard2.jpg" title="water_lizard2.jpg" ><img src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/07/water_lizard2.jpg" alt="water_lizard2.jpg" height="526" width="397" /></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lorologiaiomiope.com/racconigi-come-new-york/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>&#8230;Le cavallette&#8230;</title>
		<link>http://www.lorologiaiomiope.com/le-cavallette/</link>
		<comments>http://www.lorologiaiomiope.com/le-cavallette/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 09 Jul 2010 23:07:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tupaia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[uncategorised]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lorologiaiomiope.com/le-cavallette/</guid>
		<description><![CDATA[Ci sono il caldo torrido, le zanzare, i tafani, le alluvioni, gli animalisti della domenica, le cavallette&#8230; non e&#8217; colpa mia!
Insomma, avrete intuito, il lavoro di campo sta prendendo le mie energie sino all&#8217;ultima goccia e non ce la faccio a fare praticamente niente altro, incluso aggiornare il blog. E in piu&#8217; le maledette bestie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono il caldo torrido, le zanzare, i tafani, le alluvioni, gli animalisti della domenica, le cavallette&#8230; non e&#8217; colpa mia!</p>
<p>Insomma, avrete intuito, il lavoro di campo sta prendendo le mie energie sino all&#8217;ultima goccia e non ce la faccio a fare praticamente niente altro, incluso aggiornare il blog. E in piu&#8217; le maledette bestie per cui son qui non collaborano.</p>
<p>Torno a scrivere al piu&#8217; presto, promesso, ma questi giorni proprio non ce la faccio. Se c&#8217;e&#8217; qualcuno di Torino o Cuneo pero&#8217; magari si faccia vivo che organizziamo una pizza con l&#8217;ultimo residuo delle mie energie</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lorologiaiomiope.com/le-cavallette/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>fieldwork</title>
		<link>http://www.lorologiaiomiope.com/fieldwork/</link>
		<comments>http://www.lorologiaiomiope.com/fieldwork/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 20 Jun 2010 21:56:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tupaia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[annunci]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lorologiaiomiope.com/fieldwork/</guid>
		<description><![CDATA[La ragione per cui non scrivo: lavoro sul campo.
Non ho molto tempo di fare ricerche bibliografiche per i post, ma nei prossimi due mesi probabilmente raccontero&#8217; quello che accade dietro le quinte di una &#8220;expedition&#8221;, anche se la mia, per la verita&#8217;, e&#8217; molto poco esotica.
Per il momento piove, governo con l&#8217;immunita&#8217; parlamentare, e tutto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La ragione per cui non scrivo: lavoro sul campo.</p>
<p>Non ho molto tempo di fare ricerche bibliografiche per i post, ma nei prossimi due mesi probabilmente raccontero&#8217; quello che accade dietro le quinte di una &#8220;expedition&#8221;, anche se la mia, per la verita&#8217;, e&#8217; molto poco esotica.</p>
<p>Per il momento piove, governo con l&#8217;immunita&#8217; parlamentare, e tutto e&#8217; fermo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lorologiaiomiope.com/fieldwork/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Bialowieza, l&#8217;ultima foresta</title>
		<link>http://www.lorologiaiomiope.com/bialowieza-lultima-foresta/</link>
		<comments>http://www.lorologiaiomiope.com/bialowieza-lultima-foresta/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 08 Jun 2010 00:11:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tupaia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ecologia]]></category>

		<category><![CDATA[Varie ed eventuali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lorologiaiomiope.com/bialowieza-lultima-foresta/</guid>
		<description><![CDATA[Un piccolo strappo alla regola, questa volta non si parlera&#8217; di una singola specie ma di un intero ecosistema. La spinta a scrivere questo post viene dalla mia recente visita alla foresta di Bialowieza, suddivisa tra Polonia e Bielorussia, un posto che ho desiderato visitare da tutta una vita e che finalmente ho avuto l&#8217;opportunita&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un piccolo strappo alla regola, questa volta non si parlera&#8217; di una singola specie ma di un intero ecosistema. La spinta a scrivere questo post viene dalla mia recente visita alla foresta di Bialowieza, suddivisa tra Polonia e Bielorussia, un posto che ho desiderato visitare da tutta una vita e che finalmente ho avuto l&#8217;opportunita&#8217; di toccare con mano, ammirare e rimanerne ancora piu&#8217; estasiata di quel che pensassi. Le parole non servono per descrivere le emozioni, lo so, ma la mia esperienza e&#8217; stata cosi&#8217; meravigliosa (vesciche ai piedi a parte) che vorrei condividerla qui.</p>
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/06/bialowieski.JPG" title="bialowieski.JPG" ><img src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/06/bialowieski.JPG" alt="bialowieski.JPG" width="387" height="258" align="right" /></a></p>
<p>Ma cos&#8217;ha dunque questa foresta di differente da tutte le altre? Semplice, Bialowieza e&#8217; l&#8217;ultimo relitto di foresta planiziale  (cioe&#8217; di pianura, i boschi montani sono un&#8217;altra faccenda) primaria ancora esistente in Europa, la sua superficie e&#8217; stata un bosco sin dalla fine dell&#8217;ultima glaciazione 12.000 anni fa e non e&#8217; mai stata tagliata o sfruttata per il legname con tagli selettivi periodici, e la sua struttura non e&#8217; mai stata modellata dalle attivita&#8217; umane. Si trova oltretutto in una posizione particolare, alla confluenza tra la zona boreale e quella temperata, il che permette l&#8217;incredibile coesistenza di conifere (pini e abeti), betulle e latifoglie come querce, carpini, tigli, olmi, frassini, e aceri. Camminando nella foresta si respira un&#8217;aria di antico, di bosco maturo come e&#8217; impossibile vedere altrove e sembra che da un momento all&#8217;altro debba spuntare da dietro una delle querce piu&#8217; grandi e antiche di tutto il Paleartico un rinoceronte lanoso, un uro, un guerriero dell&#8217;orda slava o un cavaliere teutonico. E&#8217; come fare un salto indietro nel tempo, tutto il tempo che vogliamo, perche&#8217; la foresta e&#8217; li da (quasi) sempre, e guarda passare gli anni, le piante, gli animali e gli uomini.</p>
<p>Leggere le cose sui libri e&#8217; tutt&#8217;un&#8217;altra faccenda che vederle con i propri occhi. Io ad esempio so benissimo, in teoria, che un bosco al climax (il punto in cui la foresta e&#8217; matura e smette di cambiare la struttura sostituendo le specie pioniere a breve vita con quelle longeve) si riconosce dalla mancanza di sottobosco. E&#8217; che proprio non mi aspettavo una simile mancanza di sottobosco! Niente rovi (oh, joy!), niente farfaracci, niente noccioli, addirittura niente felci, salvo che nelle zone che circondano l&#8217;acqua. Tutto il sottobosco si riduce alle zone dove e&#8217; caduto qua e la&#8217; un albero e ha aperto un punto di luce nella volta verde degli alberi. Facile da capire leggendo, ma vedere e&#8217; diverso: la visibilita&#8217; nel bosco non e&#8217; ridotta a pochi metri, ma va avanti a perdita d&#8217;occhio, tra i tronchi.</p>
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/06/wildgarlic.JPG" title="wildgarlic.JPG" ></a></p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/06/wildgarlic1.JPG" title="wildgarlic1.JPG" ><img src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/06/wildgarlic1.JPG" alt="wildgarlic1.JPG" width="614" height="410" /></a></p>
<p>L&#8217;unica similitudine con una foresta planiziale italiana la farei con la Tenuta di Castelporziano, nel senso che entrambe le foreste, e le specie rare di animali che in esse abitavano, sono sopravissute al disboscamento brutale per lo stesso motivo: erano territori di caccia reali (papali nel caso di Castelporziano) e il bracconaggio era punito con la morte, perche&#8217; e&#8217; bello essere re. Il Parco del Gran Paradiso e&#8217; sopravissuto per lo stesso motivo, ma quello e&#8217; un bosco montano, e i boschi montani si tagliano con meno facilita&#8217; di quelli planiziali perche&#8217; e&#8217; piu&#8217; impervio coltivare in pendenza, mentre dai boschi planiziali si ricava, per qualche anno, un suolo decentemente fertile, il che spiega perche&#8217; non esistono piu&#8217;.</p>
<p>Bialowieza dunque si e&#8217; salvata perche&#8217; ai re Lituani, sin dal XIV secolo, piaceva cacciare li&#8217; un incredibile numero di specie diverse, e quindi per la prima volta nella storia una foresta divenne riserva protetta nel senso che era proibito a tutti tagliarla o cacciarvi. Le intenzioni erano pessime, ovvero dettate da pura <strike>stron</strike> egoismo: buoni tutti ad ammazzare gli orsi, se siamo gli unici autorizzati a farlo e in presenza di centinaia di battitori, ma comunque il &#8220;divertimento&#8221; regale era assicurato. I risultati, tuttavia, si sono rivelati ottimi.</p>
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/06/alce.JPG" title="alce.JPG" ></a></p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/06/alce.JPG" title="alce.JPG" ><img src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/06/alce.JPG" alt="alce.JPG" width="588" height="393" /></a></p>
<p align="center">Alce europeo</p>
<p>Per farla breve, nei 1500 Kmq di Bialowieza (piu&#8217; o meno quanto la pianura torinese) sono ancora presenti il Bisonte europeo, l&#8217;alce, il castoro europeo, il cervo, il daino, il capriolo, la lince, il lupo, il gatto selvatico, la lontra, la martora, la donnola, l&#8217;ermellino, il tasso, il driomio e gli altri ghiri, lo scoiattolo rosso, un incredibile numero di arvicole, toporagni e pipistrelli, diverse specie di topo selvatico, giusto per citare i mammiferi. Ci sono anche ovviamente uccelli, rettili, invertebrati assortiti e circa 4000 specie di funghi (3000 su tutto il territorio italiano), e soprattutto c&#8217;e&#8217; un&#8217;inestimabile collezione di zanzare a tutte le ore. L&#8217;orso, il tarpan e il visone europeo non ce l&#8217;hanno fatta, il primo sterminato dagli uomini per divertimento, carne e per evitare la predazione sugli ungulati, il secondo si e&#8217; ibridato coi cavalli moderni e il terzo e&#8217; stato sterminato dal visone americano, che in Polonia oramai e&#8217; ovunque, scappato dagli allevamenti di pellicce. Il cervo, l&#8217;alce e il bisonte europeo si erano estinti nella foresta per via della caccia indiscriminata, ma sono stati reintrodotti con successo, anche troppo. Le new entries sono il visone americano e il cane procione, entrambi grazie agli allevamenti di pellicce. Ovviamente non ho visto nulla di tutto cio&#8217; (zanzare grosse come elicotteri a parte), almeno non i mammiferi, se non allo zoo, ed e&#8217; giusto cosi&#8217;.</p>
<p>Le prime tracce umane (e i primi tributi in termini di caccia grossa) risalgono al II-IV sec d.C, quando la regione fu attraversata dai Goti nella loro migrazione dal Baltico al Mar Nero. Tribu&#8217; di slavi orientali e occidentali hanno bazzicato la foresta sin dal VII secolo d.C. ma la loro presenza e&#8217; accertata solo dall&#8217;XI sec grazie a tumuli funerari eretti nella foresta, piuttosto impressionanti, devo dire, sembra di essere in un incrocio tra Tumulilande e Bosco Atro. Nel medioevo la zona fu soggetta ad un&#8217;enorme instabilita&#8217; politica per via che era alla confluenza tra Russia, Polonia e Lituania e finalmente nel XIV secolo divenne parte del Gran Ducato di Lituania che porto&#8217; anni di pace e protezione reale alla foresta. Il primo servizio forestale Europeo fu stabilito proprio a Bialowieza nel XVI sec., creando insediamenti di uomini (con le famiglie) che dovevano guardare la foresta, evitare il bracconaggio, nutrire i bisonti reali, tenere pulite le piste etc., con caria ereditaria per le loro famiglie in modo da mettere la protezione del bisonte e della foresta sul piano personale. Per farla breve da allora la foresta ha conosciuto alterne fortune che andavano parallele con gli sconvolgimenti politici, sempre notevoli da quelle parti. Gli zar nel XIX secolo, i tedeschi durante la prima guerra mondiale e i nazisti durante la seconda hanno dato gravi colpi alla zona disboscando allegramente e perseguitando i carnivori in particolare, ma anche gli ungulati, primo tra tutti il bisonte.</p>
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/06/bisonte.jpg" title="bisonte.jpg" ></a></p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/06/bisonte.jpg" title="bisonte.jpg" ><img src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/06/bisonte.jpg" alt="bisonte.jpg" width="540" height="363" /></a></p>
<p>Sotto gli zar, nel XIX secolo, rimanevano tra i 500 e gli 800 bisonti nella foresta.  Nel 1888 Bialowieza divenne territorio di caccia degli zar che pero&#8217;, a differenza dei re lituani, lungi dal proteggere il bisonte ne minarono la sopravvivenza introducendo competitori come cervi e, soprattutto, bestiame libero di pascolare nella foresta. Nel 1915 divisioni tedesche entrarono nella foresta e uccisero moltissimi bisonti per foraggiare l&#8217;esercito, e nonostante un tardo divieto per proteggere la specie il bracconaggio continuo&#8217; indiscriminato, cosi&#8217; come il taglio degli alberi per costruire una ferrovia che passasse giusto nella foresta, usata per produrre carbone. Nel 1918 erano rimasti solo 68 bisonti. Nel 1919 un censimento rivelo&#8217; le tracce di solo 4 animali ed i resti di uno bracconato. Gli ultimi bisonti selvatici di Bialowieza scomparvero cosi&#8217;, sotto il giogo della guerra e della fame.</p>
<p>Ma miracolosamente questa non e&#8217; la solita fine triste della storia di una specie. Jan Sztolcman, nel 1923, lancio&#8217; un appello al Primo Congresso Internazionale per la protezione della Natura a Parigi e ottenne i fondi per ripopolare il bisonte partendo da animali sparsi negli zoo di tutto il mondo. Il primo passo fu censire i bisonti europei e distinguere la razza pura dagli incroci bisonte europeo x bisonte americano e bisonte europeo x mucca e bisonte europeo di pianura x bisonte europeo di montagna, una sottospecie che viveva nei Carpazi e di cui rimase un solo maschio, per cui la varieta&#8217; si e&#8217; completamente persa salvo che in alcuni ibridi i cui discendenti sono ancora in circolazione in Bielorussia. Ne risultarono 54 animali, di cui 39 originari di Bialowieza. Quattro bisonti europei di pianura con un buon pedigree furono portati dal giardino zoologico di Varsavia ed un particolare la bisontessa Biscaya e il maschio Borusse potrebbero essere chiamati nonno dalla quasi totalita&#8217; degli attuali bisonti. Gli incroci furono progressivamente eliminati, ma durante la seconda guerra mondiale i nazisti, che sulle razze pure avevano le loro idee, per rimpinguare la popolazione ricominciarono a incrociare il bisonte europeo con quello americano.</p>
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/06/bistoro.jpg" title="bistoro.jpg" ></a></p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/06/bistoro.jpg" title="bistoro.jpg" ><img src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/06/bistoro.jpg" alt="bistoro.jpg" width="655" height="437" /></a></p>
<p align="center">Incrocio tra un bisonte europeo e un bovino domestico</p>
<p>Eliminati di nuovo gli ibridi (yummm!) nel 1952 il programma di ripopolamento rilascio&#8217; dei branchi di animali, prima nella parte polacca e poi in quella bielorussa. Nel 2000 la popolazione di bisonti a Bialowieza era risalita a 571 individui. Il programma di ripopolamento prevede pero&#8217; la dispersione degli animali in varie foreste atte ad ospitarli per evitare che un&#8217;epidemia locale porti alla definitiva estinzione della specie, per cui la popolazione globale di bisonti, sparsi tra Polonia, Bielorussia, Lituania e Russia ammontava nel 2002 a 3070 individui, non male! Ogni medaglia, pero&#8217;, ha il suo rovescio: i bisonti Polacchi derivano geneticamente da solo 7 individui (4 maschi, 3 femmine) e quelli bielorussi da 13, incluso il bisonte di montagna ultimo sopravissuto della sua sottospecie (<em>Bison bonasus caucasicus</em>). Non staro&#8217; a fare una trattazione sulle conseguenze e i rischi della consanguineita&#8217;, mi limitero&#8217; a dire che il bisonte europeo e&#8217; secondo solo al criceto dorato come consanguineita&#8217; (tutti discendenti di una sola femmina), e molto piu&#8217; inbred del ghepardo, che pure e&#8217; famoso per la sua consanguineita&#8217; genetica. In altre parole: la specie e&#8217; ancora ad alto rischio di estinzione nonostante la popolazione sia in crescita.</p>
<p>Speriamo bene: il bisonte e&#8217; solo la specie bandiera che serve a continuare a proteggere questo ecosistema schiacciato da tutti i lati sotto il peso della &#8220;civilta&#8217;&#8221; che avanza. Non mi sento neanche di consigliare il turismo: un ragazzo polacco che ho conosciuto mi ha confidato di essere stato a Bialowieza una decina di anni fa e di aver trovato ora tutto cambiato. Il villaggio di Bialowieza, 2000 anime, si sta espandendo grazie ai nuovi B&amp;B che vengono costruiti per i turisti, i meli coltivati spuntano come la gramigna grazie ai torsoli lasciati in giro dai turisti e in generale ridurre Bialowieza a una Rimini Polacca e&#8217; un&#8217;immagine che mi fa venire i brividi. Ma senza turismo i polacchi o emigrano in Inghilterra o restano a casa e cosa fanno senza lavoro? E&#8217; quella che gli anglosassoni chiamano una loose-loose situation, e che gli italiani del sud tradurrebbero in &#8220;come la fai, la sbagli&#8221;.</p>
<p><strong>Postilla personale:</strong></p>
<p>Bialowieza non sarebbe stata cosi&#8217; bella se non avessi conosciuto anche tantissime persone fantastiche provenienti da tutto il mondo, Maria, Lucasz, Guillem, Wojtek, Matteo, Weronika, Garegin, Sylvia, Sin, Luz, Alice e una settantina di altri (ecco perche&#8217; gli animali erano spariti, troppa gente!). Magari era la vodka, ma era anche che erano tutte persone che erano li perche&#8217; condividono i miei stessi sogni.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lorologiaiomiope.com/bialowieza-lultima-foresta/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>AAA studente cercasi</title>
		<link>http://www.lorologiaiomiope.com/aaa-studente-cercasi/</link>
		<comments>http://www.lorologiaiomiope.com/aaa-studente-cercasi/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 22:05:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tupaia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[annunci]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lorologiaiomiope.com/aaa-studente-cercasi/</guid>
		<description><![CDATA[Ricevo con preghiera di segnalazione e inoltro il seguente bando:
http://snipurl.com/x3bdv
Per partecipare al concorso basta scrivere un elaborato sulla biodiversita&#8217; ed essere uno studente universitario (undergraduate), il premio e&#8217; un viaggio in Tanzania per due persone per dieci giorni.
Ahime&#8217; temo di essere fuori concorso, ma dato che il viaggio e&#8217; per due persone, se ci fosse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ricevo con preghiera di segnalazione e inoltro il seguente bando:</p>
<p><a href="http://snipurl.com/x3bdv" onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/snipurl.com');">http://snipurl.com/x3bdv</a></p>
<p>Per partecipare al concorso basta scrivere un elaborato sulla biodiversita&#8217; ed essere uno studente universitario (undergraduate), il premio e&#8217; un viaggio in Tanzania per due persone per dieci giorni.</p>
<p>Ahime&#8217; temo di essere fuori concorso, ma dato che il viaggio e&#8217; per due persone, se ci fosse qualche studente univeristario che non ama scrivere, come dire&#8230; ehm&#8230; si potrebbe organizzare&#8230; L&#8217;importante e&#8217; che sia alto, biondo e pieno di occhi azzurri&#8230; Ahia, no, Mr Tupaia mi dice che deve essere bruttissimo e possibilmente gay, o meglio ancora donna.</p>
<p>Beh, insomma, io ve l&#8217;ho segnalato.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lorologiaiomiope.com/aaa-studente-cercasi/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;orologiaio in onda - seconda puntata</title>
		<link>http://www.lorologiaiomiope.com/lorologiaio-in-onda-seconda-puntata/</link>
		<comments>http://www.lorologiaiomiope.com/lorologiaio-in-onda-seconda-puntata/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 22:41:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tupaia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[podcast]]></category>

		<category><![CDATA[annunci]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lorologiaiomiope.com/lorologiaio-in-onda-seconda-puntata/</guid>
		<description><![CDATA[http://podcast.rsi.ch/ReteTre/Baobab/250510_SCIENZA_42.mp3
Cinque minuti esatti di chiacchiere sul solenodonte al minuto 18&#8242; e 30&#8221; .  Suono sempre piu&#8217; pedante, lo so ma non so che farci, dovrei prendere lezioni da Licia Colo&#8217;, probabilmente.
La diretta e&#8217; stata il 25/5, sempre su Radio Tre nel corso del programma Baobab, alle 17.  Qui piu&#8217; dettagli.
Non ho idea della prossima puntata, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://podcast.rsi.ch/ReteTre/Baobab/250510_SCIENZA_42.mp3" onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/podcast.rsi.ch');">http://podcast.rsi.ch/ReteTre/Baobab/250510_SCIENZA_42.mp3</a></p>
<p>Cinque minuti esatti di chiacchiere sul <a href="http://www.lorologiaiomiope.com/lo-straordinario-solenodon-solenodon-paradoxus-e-s-cubanus/" >solenodonte</a> al minuto 18&#8242; e 30&#8221; .  Suono sempre piu&#8217; pedante, lo so ma non so che farci, dovrei prendere lezioni da Licia Colo&#8217;, probabilmente.</p>
<p>La diretta e&#8217; stata il 25/5, sempre su Radio Tre nel corso del programma Baobab, alle 17.  <a href="http://quarantadue.apnetwork.it/?page_id=515" onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/quarantadue.apnetwork.it');">Qui </a>piu&#8217; dettagli.</p>
<p>Non ho idea della prossima puntata, so solo che la registriamo tra qualche giorno e non so ancora su cosa!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lorologiaiomiope.com/lorologiaio-in-onda-seconda-puntata/feed/</wfw:commentRss>
<enclosure url="http://podcast.rsi.ch/ReteTre/Baobab/250510_SCIENZA_42.mp3" length="11433866" type="audio/mpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>lavori in corso</title>
		<link>http://www.lorologiaiomiope.com/lavori-in-corso/</link>
		<comments>http://www.lorologiaiomiope.com/lavori-in-corso/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 25 May 2010 13:34:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tupaia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[annunci]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lorologiaiomiope.com/lavori-in-corso/</guid>
		<description><![CDATA[Sono ancora viva. La mia lunga assenza e&#8217; dovuta a impegni di lavoro che con un po&#8217; di fortuna porteranno ad un paio di post interessanti (almeno per me), spero la prossima settimana. Ad majora
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono ancora viva. La mia lunga assenza e&#8217; dovuta a impegni di lavoro che con un po&#8217; di fortuna porteranno ad un paio di post interessanti (almeno per me), spero la prossima settimana. Ad majora</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lorologiaiomiope.com/lavori-in-corso/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Per rilassarci tra un mostro e l&#8217;altro&#8230;</title>
		<link>http://www.lorologiaiomiope.com/per-rilassarci-tra-un-mostro-e-laltro/</link>
		<comments>http://www.lorologiaiomiope.com/per-rilassarci-tra-un-mostro-e-laltro/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 09 May 2010 11:14:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tupaia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[deliri]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lorologiaiomiope.com/per-rilassarci-tra-un-mostro-e-laltro/</guid>
		<description><![CDATA[
Mai un attimo di pace&#8230;
Un grazie per questa immagine a Rachel Barnacle, maga del Photoshop, che mi ha presa in parola
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/05/mai-un-attimo-di-pace.jpg" title="mai-un-attimo-di-pace.jpg" ><img src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/05/mai-un-attimo-di-pace.jpg" alt="mai-un-attimo-di-pace.jpg" /></a></p>
<p align="center">Mai un attimo di pace&#8230;</p>
<p align="left">Un grazie per questa immagine a <a href="http://londonalcatraz.blogspot.com/" onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/londonalcatraz.blogspot.com');">Rachel Barnacle</a>, maga del Photoshop, che mi ha presa in parola</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lorologiaiomiope.com/per-rilassarci-tra-un-mostro-e-laltro/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>La tupaia e il suo W.C. - il Vespasiano della Jungla</title>
		<link>http://www.lorologiaiomiope.com/la-tupaia-e-il-suo-wc-il-vespasiano-della-jungla/</link>
		<comments>http://www.lorologiaiomiope.com/la-tupaia-e-il-suo-wc-il-vespasiano-della-jungla/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 08 May 2010 12:50:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tupaia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>

		<category><![CDATA[comportamento]]></category>

		<category><![CDATA[mammiferi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lorologiaiomiope.com/la-tupaia-e-il-suo-wc-il-vespasiano-della-jungla/</guid>
		<description><![CDATA[No, non si tratta dell&#8217;ultima tornata di dettagli scabrosi sulla vita privata di chi scrive questo blog. Il mio animale-totem pero&#8217; non manca mai di stupirmi per l&#8217;unicita&#8217; di alcuni suoi adattamenti e vale davvero la pena di descriverli.
La tupaia in questione (per chi non sapesse cosa e&#8217; una tupaia e&#8217; scritto qui) appartiene alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>No, non si tratta dell&#8217;ultima tornata di dettagli scabrosi sulla vita privata di chi scrive questo blog. Il mio animale-totem pero&#8217; non manca mai di stupirmi per l&#8217;unicita&#8217; di alcuni suoi adattamenti e vale davvero la pena di descriverli.</p>
<p>La tupaia in questione (per chi non sapesse cosa e&#8217; una tupaia e&#8217; scritto <a href="http://www.lorologiaiomiope.com/la-misteriosa-tupaia-tupaia-belangeri/" >qui</a>) appartiene alla specie <em>Tupaia montana</em> e  vive in Borneo in simbiosi con alcune specie di pianta carnivora del genere <em>Nepenthes </em>nelle foreste pluviali di alta quota delle montagne dell&#8217;isola. Per la precisione, l&#8217;educata bestiolina usa le piante carnivore come un W.C. per deporvi gli escrementi, con grande delizia della pianta che ne ricava azoto e altri minerali pregiati.</p>
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/05/toporagno-pianta-carnivora-wc-water-gabinetto.jpg" title="toporagno-pianta-carnivora-wc-water-gabinetto.jpg" ></a></p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/05/toporagno-pianta-carnivora-wc-water-gabinetto.jpg" title="toporagno-pianta-carnivora-wc-water-gabinetto.jpg" ><img src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/05/toporagno-pianta-carnivora-wc-water-gabinetto.jpg" alt="toporagno-pianta-carnivora-wc-water-gabinetto.jpg" height="392" width="374" /></a></p>
<p align="center"><em>Occupato! </em><em>Tupaia montana</em> su <em>Nepenthes lowii</em> Foto (C) Ms <span class="fullpost">Chin Lijin</span></p>
<p>Quando e&#8217; giovane la <em>Nepentes (N. rajah,</em><em> N. lowii  </em>e<em> N. macrophylla </em>sono i tre &#8220;vespasiani&#8221; in questione) si comporta come tutte le piante carnivore  che si rispettino, vegeta rasoterra ed estrae azoto fissato dagli insetti che cadono all&#8217;interno delle foglie modificate a formare un pozzetto. Il bordo dei pozzetti e&#8217; viscido in modo da rendere piu&#8217; probabile la caduta dell&#8217;insetto nella foglia, che poi lo digerira&#8217; con comodo grazie ad enzimi digestivi secreti all&#8217;interno del pozzetto. Quando la pianta diventa matura cambia pero&#8217; il suo comportamento discostandosi da tutte le altre specie di Nepenthes conosciute: si attacca a liane o ad altro tipo di vegetazione aerea in modo da arrampicarsi e portarsi ad altezza della chioma degli alberi, dove vive la tupaia. Il bordo smette di essere viscido e la struttura del pozzetto viene notevolmente rinforzata e soprattutto ingrandita: deve infatti sorreggere i circa 150 g di peso della tupaia. Non che ce ne sia grosso bisogno, la <em>Nepentes rajah</em> (chiamata cossi&#8217; per il Rajah di Sarawak, quello di Sandokan) e&#8217; la pianta carnivora piu&#8217; grossa del mondo e i suoi pozzetti possono contenere anche due litri di acqua piovana ed essere alti 40 cm. La tupaia deve solo stare attenta a non addormentarsi in bagno e non cadere di sotto.</p>
<p>Si pensava infatti che questa specie di pianta carnivora intrappolasse piccoli mammiferi come ratti o tupaie, come fonte di azoto, vista la dimensione dei suoi pozzetti, ma solo occasionalmente sono stati ritrovati resti animali all&#8217;interno della pianta.</p>
<p>Il Dr Clarke e i suoi golleghi, Lijin Chin della Monash University e il  Dr Jonathan Moran della Royal Roads University, Victoria, Canada, si sono allora chiesti a cosa diamine servissero questi pozzetti enormi, anche considerando che a quell&#8217;altitudine ci sono pochissimi insetti disponibili, e hanno cominciato a monitorare le piante. La risposta e&#8217; arrivata in breve, piu&#8217; o meno all&#8217;ora delle necessita&#8217; fisiologiche della tupaia.</p>
<p align="left">Era gia&#8217; noto che le tupaie usassero <em>N. lowii</em> come water. La scoperta recente del team e&#8217; che le misteriose e pelose bestioline non si limitano ad una specie ma spaziano anche su altre due specie di Nepenthes,  come bagno di servizio. Oltretutto la geometria dei pozzetti e&#8217; disegnata in modo da essere esattamente delle giuste dimensioni della tupaia.</p>
<p align="left"><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/05/nepenthes-and-tree-shrew.jpg" title="nepenthes-and-tree-shrew.jpg" ></a></p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/05/nepenthes-and-tree-shrew.jpg" title="nepenthes-and-tree-shrew.jpg" ><img src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/05/nepenthes-and-tree-shrew.jpg" alt="nepenthes-and-tree-shrew.jpg" height="540" width="360" /></a></p>
<p align="center"><em>Manca la Gazzetta dello sport&#8230; Tupaia montana</em> su <em>Nepenthes lowii</em> Foto (C) Ms <span class="fullpost">Chin Lijin</span></p>
<p>Le Nepenthes in questione, in particolare N. lowii che e&#8217; decisamente a forma di water,  hanno una foglia che sovrasta il pozzetto, piu&#8217; o meno ad angolo retto, nella stessa posizione del coperchio del vostro W.C.. Il &#8220;coperchio&#8221; secerne un nettare zuccherino dalla pagina ingeriore, quella rivolta verso il pozzetto. Per poter leccare gli zuccheri del coperchio la tupaia deve &#8220;sedere&#8221; sul pozzetto, e gia&#8217; che e&#8217; li&#8217; di solito defeca. La distanza tra le ghiandole che producono l&#8217;essudato zuccherino e il bordo del &#8220;water&#8221; corrisponde esattamente alla lunghezza testa-corpo dell&#8217;animale, per sua comodita&#8217;. Gli escrementi cadono nel pozzetto e vengono spinti verso il centro alle prime piogge, che fungono da sciacquone, e qui vengono assimilati con calma per estrarne azoto, di cui evidentemente il suolo e&#8217; poverissimo, caratteristica comune nei climi  freddi dove i processi di decomposizione sono lentissimi.Tra il 50 e il 100% del contenuto dei pozzetti di <em>N. lowii</em>, il water della jungla per antonomasia, e&#8217; costituito da escrementi di tupaia, mentre le altre due specie completano la dieta con insetti.</p>
<p>Una simbiosi perfetta: le tupaie ottengono zuccheri dalla pianta, e la pianta ottiene azoto fissato dalla tupaia. Per la pianta e&#8217; molto piu&#8217; conveniente cosi&#8217; che cercare di intrappolare la tupaia intera che, con le sua unghie da arboricolo, potrebbe facilmente danneggiare irreparabilmente i pozzetti. Di cacca invece la tupaia gliene puo&#8217; dare quanta ne vuole. Anzi, le tupaie tendono a marcare la pagina superiore del coperchio strusciandoci su coi genitali e tendono a visitare periodicamente gli stessi pozzetti, giusto per ribadire che quello e&#8217; il bagno di casa loro.</p>
<p>Qualcuno dovrebbe suggerire ai desiners di articoli sanitari di progettare il water che offre zucchero filato, per educare i bambini a usare il W.C.: se ha funzionato con le tupaie non vedo perche&#8217; non dovrebbe funzionare per noi.</p>
<p>Infine, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=wUMg6CGInM8&amp;NR=1" onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/www.youtube.com');">ecco un video</a> della tupaia in azione su <em>Nepenthes rajah</em></p>
<p><strong>Referenze</strong>:</p>
<p><span class="name"><span class="forenames">Lijin</span> 					<span class="surname">Chin</span><sup><nobr></nobr></sup>           </span>, <span class="name"><span class="forenames">Jonathan A.</span> 					<span class="surname">Moran</span><sup><nobr></nobr></sup>           </span> and <span class="name"><span class="forenames">Charles</span> 					<span class="surname">Clarke (2010)</span><sup>  </sup></span>Trap geometry in three giant montane pitcher plant species from Borneo is a function of tree shrew body size.  New Phytologist, 186 (2) 461-470 <span class="name">            </span></p>
<p>C.M. Clarke, U. Bauer, C.C. Lee, A.A. Tuen,  K. Rembold, J.A. Moran (2009) Tree shrew lavatories: a novel nitrogen sequestration strategy in a tropical pitcher plant, <cite>                                  	    <abbr title="Biology Letters" class="slug-jnl-abbrev">                                     <nlm:abbrev-journal-title xmlns:nlm="http://schema.highwire.org/NLM/Journal" abbrev-type="publisher">Biol. Lett.</nlm:abbrev-journal-title></abbr><span class="slug-pub-date">                                     23 October 2009                                      </span>                                  	    <span class="slug-vol">                                     vol. 5                                      </span><span class="slug-issue">                                     no. 5                                      </span><span class="slug-pages">                                     632-635 </span></cite></p>
<p><a href="http://wildsingaporenews.blogspot.com/2010/03/tree-shrew-uses-pitcher-plant-as-potty.html" onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/wildsingaporenews.blogspot.com');">http://wildsingaporenews.blogspot.com/2010/03/tree-shrew-uses-pitcher-plant-as-potty.html </a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lorologiaiomiope.com/la-tupaia-e-il-suo-wc-il-vespasiano-della-jungla/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Mammiferi velenosi</title>
		<link>http://www.lorologiaiomiope.com/mammiferi-velenosi/</link>
		<comments>http://www.lorologiaiomiope.com/mammiferi-velenosi/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 05 May 2010 09:32:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tupaia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[notturni]]></category>

		<category><![CDATA[mammiferi]]></category>

		<category><![CDATA[Insettivori]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lorologiaiomiope.com/mammiferi-velenosi/</guid>
		<description><![CDATA[Esistono mammiferi velenosi? La risposta e&#8217; si, ma se ne sa pochissimo. Vediamo un po&#8217; di passare in rassegna quel che se ne sa.
Occorre innanzi tutto fare una premessa e distinguere. Sfortunatamente la lingua italiana classifica tutto cio&#8217; che e&#8217; tossico come &#8220;velenoso&#8221; mentre l&#8217;inglese opera una distinzione molto utile: poisonus e&#8217; l&#8217;animale che se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Esistono mammiferi velenosi? La risposta e&#8217; si, ma se ne sa pochissimo. Vediamo un po&#8217; di passare in rassegna quel che se ne sa.</p>
<p>Occorre innanzi tutto fare una premessa e distinguere. Sfortunatamente la lingua italiana classifica tutto cio&#8217; che e&#8217; tossico come &#8220;velenoso&#8221; mentre l&#8217;inglese opera una distinzione molto utile: poisonus e&#8217; l&#8217;animale che se mangiato e&#8217; tossico, come il pesce palla o il <a href="http://www.lorologiaiomiope.com/il-pitohui-non-e-lonomatopea-di-uno-sputo-ma-un-uccello-velenoso/" >pitohui</a>; venomous e&#8217; l&#8217;animale che morde e inietta del veleno. Cio&#8217; di cui si vuol parlare sono mammiferi velenosi nel senso di venomous, cioe&#8217; capaci di iniettare veleno.</p>
<p>Seconda premessa: che vuol dire velenoso? Questa e&#8217; una domanda da un milione di Euro (basta essere filoamericani) e anche nel mondo accademico c&#8217;e&#8217; molto dibattito su questo punto. Il <a href="http://www.lorologiaiomiope.com/lavis-volante-i-pipistrelli-vampiro/" >pipistrello vampiro</a>, ad esempio, quando morde inietta un potente anticoagulante: dobbiamo considerare l&#8217;anticoagulante un veleno? Il loris lento (<em>Nycticebus coucang</em>) produce da una ghiandola posta nel gomito una sostanza che viene leccata e permane nella saliva per cui il morso di questo animale provoca una reazione allergica e, in casi estremi, uno shock anafilattico. Dobbiamo considerare un allergene come un veleno? Il varano di Komodo (che non e&#8217; un mammifero, ma il meccanismo si sospetta sia diffuso anche tra i mammiferi) ospita nella canalizzazione dei denti dei batteri patogeni e quando morde la sua vittima muore di setticemia nel giro di qualche giorno. Sono forse i batteri considerabili alla stregua di un veleno? E&#8217; discutibile, per cui in questa occasione mi atterro&#8217; alla visione classica di veleno come prodotto di ghiandole opportunamente modificate che producono una sostanza capace di immobilizzare e sottomettere la preda.</p>
<p>Tra i mammiferi, ci sono solo due taxa di animali capaci di produrre autonomamente veleno. I primi sono gli ornitorinchi:  il maschio ha uno sperone  sulle zampe posteriori collegato ad una ghiandola che secerne un veleno chimicamente estremamente complesso (e doloroso), ma i monotremi sono una categoria di animali un po&#8217; a se e fanno un po&#8217; quello che vogliono, quindi in questa sede non verranno presi in considerazione. Gli altri monotremi esistenti, le echidne, non sono velenose in alcun modo anche se alcune specie hanno uno sperone funzionale.</p>
<p>Il secondo gruppo di animali che ospita specie velenose sono gli Eulipotyphyla, una parola complicata che sta semplicemente ad indicare gli insettivori. L&#8217;ordine Insectivora era una specie di bidone aspiratutto in cui si metteva quello che non si riusciva a classificare, come ad esempio le <a href="http://www.lorologiaiomiope.com/la-misteriosa-tupaia-tupaia-belangeri/" >Tupaie </a>o i <a href="http://www.lorologiaiomiope.com/benvenuto-sengi-dalla-faccia-grigia-rhynchocyon-udzungwensis/" >sengi</a>, e questo generava troppe confusioni per cui ora i Lipotyphyla  sono solo i toporagni, <a href="http://www.lorologiaiomiope.com/del-desman-non-si-butta-via-niente-galemys-pyrenaicus-e-desmana-moschata/" >le talpe</a>, i <a href="http://www.lorologiaiomiope.com/?p=496" >ricci</a>, i <a href="http://www.lorologiaiomiope.com/ricci-mannari-no-ratti-lunari-echinosorex-gymnurus/" >gimnuri</a> e i <a href="http://www.lorologiaiomiope.com/lo-straordinario-solenodon-solenodon-paradoxus-e-s-cubanus/" >solenodonti</a>.</p>
<p>Non tutti questi animali sono velenosi e probabilmente alcuni lo sono in modo a noi ancora impercettibile, esaminiamoli con ordine.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/05/blarina_brevicauda_2.jpg" title="blarina_brevicauda_2.jpg" ><img src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/05/blarina_brevicauda_2.jpg" alt="blarina_brevicauda_2.jpg" height="272" width="405" /></a></p>
<p align="center"><em>Blarina brevicauda</em>, il mammifero piu&#8217; velenoso. <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/File:Blarina_brevicauda_2.jpg" onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/en.wikipedia.org');">Fotocredit </a></p>
<p>Tra i toporagni ci sono tre specie riconosciute come velenose, in ordine di velenosita&#8217; <em>Blarina brevicauda</em>, il toporagno a coda corta americano, <em>Neomys fodiens</em>, il toporagno d&#8217;acqua europeo, e <em>Neomys anomalus</em>, il toporagno d&#8217;acqua mediterraneo (di Miller). Entrambe le ultime due specie sono presenti e ben distribuite in Italia. Noto con disappunto che la Fauna d&#8217;Italia (ed. 2008), l&#8217;opera enciclopedica che descrive tutte le specie di animali italiani, non fa cenno alla velenosita&#8217; dei duetoporagni. Disappunto, ma non sorpresa, ma di questo si discutera&#8217; oltre.</p>
<p>Poi, sempre in ordine di velenosita&#8217;, c&#8217;e&#8217; il solenodonte di Hispaniola (<em>Solenodon paradoxus</em>), mentre la velenosita&#8217; non e&#8217; dimostrata nell&#8217;altra specie di solenodonte esistente, <em>Solenodon cubanus</em>. Tutte e quattro queste specie velenose hanno le ghiandole salivari submascellari, che producono il veleno, grandi e granulari. Il solenodonte ha il secondo incisivo inferiore canalicolato, quasi completamente chiuso, come quello dei serpenti (nei toporagni invece la superficie interna degli incisivi si limita ad essere concava), e questo condotto si apre alla base del dente, dove sbocca il dotto della ghiandola velenifera, e all&#8217;estremita&#8217; apicale. In pratica quando morde la ghiandola salivare si contrae e inietta il veleno a pressione nella vittima attraverso il dente. La differenza coi serpenti e&#8217; che nei serpenti il veleno e&#8217; prodotto dalle due ghiandole parotidi e i denti canalicolati sono i due canini superiori, mentre in tutti i mammiferi l&#8217;apparato velenifero e&#8217; in basso, nella mandibola. Il terzo paio di ghiandole salivari, le sublinguali, potrebbe cooperare nella produzione del veleno oppure no, non e&#8217; chiaro. Non vuol dire nulla, ma anche il mostro del Gila, una lucertola velenosa, ha l&#8217;apparato velenifero nella mandibola e produce veleno con le submascellari.</p>
<p>Poi ci sono i casi strani. I ricci sono protetti dagli aculei, ma evidentemente ritengono che cio&#8217; non sia sufficiente. Utilizzano infatti il veleno (bufotossina) dei rospi  ingeriti, lo rimescolano alla propria saliva e si leccano assiduamente gli aculei. Cio&#8217; rende velenosa la punta degli aculei, un po&#8217; quello che fanno gli indigeni dell&#8217;amazzonia quando intingono le frecce nel veleno estratto dalle rane, ed e&#8217; un ulteriore deterrente nei confronti dei predatori. Devono essere o molto paranoici o molto buoni da mangiare.</p>
<p>Infine ci sarebbero le talpe, ma occorrono sicuramente degli studi definitivi. <em>Blarina brevicauda</em>,  il piu&#8217; velenoso dei toporagni, paralizza le lumache col veleno e ne fa scorta nella sua tana sotterranea anche per 15 giorni. Questo perche&#8217; un animale vivo ma paralizzato non scappa via e rimane a disposizione per essere mangiato senza decomporsi, e&#8217; come avere l&#8217;arrosto in frigorifero. Considerando che i toporagni devono mangiare ogni giorno una quantita&#8217; di cibo pari al loro peso (come se voi doveste mangiare, in media, 70 kg di cibo al giorno) per non morire immediatamente di fame, avere delle scorte di cibo e&#8217; sicuramente una buona strategia evolutiva. Anche le talpe fanno scorta di lombrichi che rimangono immobili nella tana della talpa, dopo essere stati morsi, ma ancora non si sono trovate evidenze di tossine nella saliva delle talpe, anche perche&#8217; gli animali in cattivita&#8217; che vengono studiati non si comportano mai come farebbero in natura. Di sicuro pero&#8217; le submaxillari delle talpe sono grandi e granulose</p>
<p>Il veleno ha dei costi metabolici, soprattutto per animali al limite dell&#8217;inefficienza del metabolismo come i toporagni. Che se ne fanno quindi i due toporagni d&#8217;acqua del veleno? E&#8217; stata una mossa corretta rimuovere i toporagni dagli insettivori in quanto solo una percentuale della loro dieta e&#8217; costituita da insetti.<em> Blarina</em> preda attivamente, col suo veleno potente, anche topi e arvicole mentre i due <em>Neomys</em> predano rane e pesci uccidendoli con un morso alla nuca come fanno i gatti. Considerando pero&#8217; che le rane spesso sono piu&#8217; grandi dei toporagni, e&#8217; come cercare di uccidere una mucca con un morso alla nuca, senza veleno iniettato vicino al cervello sottomettere una preda cosi&#8217; grande e&#8217; quasi impossibile, e l&#8217;appetito di un insettivoro e&#8217; insaziabile: un singolo Neomys e&#8217; stato visto divorare un fringuello e sette mezze rane, mentre una talpa in cattivita&#8217; (peso: 36-130 g) in tre giorni ha mangiato: 3-4 dozzine di vermi, una grossa rana, un po&#8217; di carne di manzo cruda, un pulcino e mezzo di tacchino e due lumache (Dufton 1992); sembra la favola del <a href="http://www.iocomunico.it/italiano/il%20bruco%20affamato.htm" onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/www.iocomunico.it');">bruco affamato</a>! Rimane un mistero invece a cosa serva il veleno al solenodonte, dato che e&#8217; il predatore piu&#8217; grosso presente ad Hispaniola. Le ipotesi spaziano dalla necessita&#8217; di uccidere grossi uccelli (polli, essenzialmente) alla competizione intraspecifica (il solenodonte non e&#8217; immune al proprio veleno, come non lo sono i tre toporagni) al residuo vestigiale di quando il solenodonte cacciava prede piu&#8217; grosse ad Hispaniola, che avrebbe fatto estinguere, provocando cosi&#8217; un collasso anche nella propria popolazione e permettendo la sopravvivenza degli individui meno velenosi e piu&#8217; avvezzi a mangiare insetti.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/05/neomys.jpg" title="neomys.jpg" ><img src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/05/neomys.jpg" alt="neomys.jpg" /></a></p>
<p align="center"><em>Neomys fodiens</em>. Foto: <a href="http://www.mammalogy.org/mil_images/MSLInsectivora.htm" onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/www.mammalogy.org');">mammalogy.org</a></p>
<p>Ma che tipo di sostanze sono queste tossine? Dalla saliva di <em>Blarina brevicauda</em> sono state individuate ben due sostanze, la soricidina, che ha effetti paralizzanti, e la Blarina toxin (BLTX), che invece abbassa la pressione sanguigna.  Entrambe le sostanze sono oggetto di intensi studi per applicazioni medicinali: dalla soricidina si potrebbero ottenere farmaci contro le emicranie, i dolori miofacciali, le malattieneuromuscolari e le rughe (ora trattate con la tossina bolulinica, che e&#8217; peggio); dalla BLTX si potrebbero ottenere farmaci contro l&#8217;ipertensione e la malattia di Raynaud, una patologia che limita la circolazione sanguigna alle estremita&#8217;. Sul veleno dei Neomys e del solenodonte non ci sono studi tossicologici disponibili ma penso che la saliva dei due toporagni d&#8217;acqua non sia molto dissimile da quella di Blarina. Il solenodonte invece penso che potrebbe riservare sorprese.</p>
<p>Riguardo la tossicita&#8217;, i sintomi variano abbastanza in intensita&#8217; in base alla sede di inoculo, alla specie e alle dimensioni della vittima e allo stato metabolico dell&#8217;insettivoro. La sensibilita&#8217; al veleno decresce nella serie arvicole - conigli - topi - gatti - esseri umani, ma purtroppo non ci sono dati sulle prede tipiche di questi animali, topi nordamenricani, rane, uccellini nidificanti per terra, pesci, lombrichi, lumache. La sintomatologia negli esseri umani morsi e&#8217; piuttosto lieve e si limita a bruciore intorno alla zona del morso, gonfiore nel giro di un&#8217;ora circa, e dolore che permane per alcuni giorni. Nell&#8217;estremamente improbabile caso in cui un toporagno d&#8217;acqua vi dovesse mordere, ricordate che le tossine dei mammiferi sono poco sensibili al calore ma si denaturano in ambiente alcalino, per cui metteteci su dell&#8217;ammoniaca (ma non dell&#8217;urina, che e&#8217; acida). Per quanto riguarda gli altri animali da laboratorio, invece, come topi, arvicole, gatti e conigli, un&#8217;iniezione in vena causa depressione generale, difficolta&#8217; respiratorie, disturbi cardiaci, paralisi, convulsioni e infine morte (in base al dosaggio: la dose minima letale a cui muore meta&#8217; delle cavie (LD50) col veleno di Blarina e&#8217; 22 mg/kg nel topo, nel giro di 20 minuti).</p>
<p>La parte piu&#8217; interessante di tutta questa storia pero&#8217; viene adesso: non ci sono studi recenti e decenti su questi mammiferi velenosi. La scienza sembra aver snobbato le tossine prodotte dai mammiferi per concentrarsi su quelle prodotte dai serpenti, forse perche&#8217; sono tanto piu&#8217; facili da ottenere. Negli anni &#8216;40 e &#8216;50 del secolo scorso furono svolti molti lavori pionieristici e interessanti, brevemente ripresi negli anni &#8216;60 e poi quasi piu&#8217; nulla. Nell&#8217;ultimo decennio l&#8217;interesse sembra essersi un po&#8217; risvegliato, almeno in termini di struttura dei denti dei mammiferi potenzialmente velenosi, ma ancora c&#8217;e&#8217; molto poco dal punto di vista tossicologico, salvo l&#8217;isolamento chimico delle tossine di Blarina e dell&#8217;ornitorinco. Perche&#8217; la scienza ignora la tossicita&#8217; degli Eulipotyphila? Molto probabilmente perche&#8217; queste specie sono estremamente elusive in natura e quasi impossibili da allevare (e osservare) in cattivita&#8217;. Oltretutto sono piccolissimi ed estrarre le ghiandole salivari da una cosetta che sta nel palmo di una mano e&#8217; un&#8217;impresa certosina. Il solenodonte, che invece e&#8217; grande come un coniglio nano, e&#8217; rarissimo ed ultraprotetto, per cui certamente non lo si puo&#8217; uccidere per estrargli le ghiandole salivari.Diciamo che negli anni &#8216;50 gli scienziati non andavano molto per il sottile in quanto al procurarsi materiale per le ricerche, ma oggi quei metodi sarebbero impraticabili, e i bastardissimi toporagni non si fanno certo spremere il veleno come i molto piu&#8217; stupidi serpenti. Non e&#8217; un caso che la parola inglese &#8220;shrewd&#8221;, astuto e maligno, derivi da shrew, toporagno.</p>
<p>E gia&#8217; che ci siamo, un po&#8217; di folklore sui toporagni. Le societa&#8217; contadine, a differenza degli scienziati moderni, osservarono con interesse i toporagni eintuirono la loro potenzialita&#8217; velenifera. La parola stessa toporagno riecheggia il nome latino dei toporagni comuni, <em>Sorex araneus</em>: topi come ragni, piccoli, neri e soprattutto velenosi, caratteristica indiscussa dei ragni.</p>
<p>Nel 1598 John Florio, linguista italo-inglese alla corte di Elisabetta I e possibile candidato all&#8217;identita&#8217; di Shakespeare (tradotto: non capiva una mazza di animali), cosi&#8217; descrive nel suo dizionario i toporagni:</p>
<p style="margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.42cm" align="center">“<font style="font-size: 9pt" size="2"><span lang="en-US">A kinde of mouse, deadlie to other beasts if he bite them, and laming any bodie if he but touch them, and of which that curse came, I beshrew thee</span></font>&#8220;</p>
<p style="margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.42cm">(un tipo di topo, mortale per le altre bestie se le morde e invalidante qualunque corpo non appena lo tocca, e da cui viene la maledizione &#8220;I beshrew thee).</p>
<p style="margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.42cm" align="left">Qualche anno dopo, nel 1607, il reverendo Topsell nella sua &#8220;The Historie of Foure-Footed Beasts&#8221; rincara la dose:</p>
<p align="center"><font style="font-size: 9pt" size="2"><span lang="en-US">&#8220;It is a ravening beast, feynging it selfe to be gentle and tame, but being touched it biteth deepe, and poisoneth deadly. It beareth a cruell minde, desiring to hurt any thing, neither is there any creature that it loveth, or it loveth him, because it is feared by all</span></font> &#8220;</p>
<p style="margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.42cm" align="left">(E&#8217; una bestia feroce,  che finge di essere gentile e domestica ma se toccata morde profondamente e avvelena mortalmente. Ha una mente crudele che desidera far male a tutto e non c&#8217;e&#8217; nessuna creatura che egli ami o che lo ami, poiche&#8217; da tutti e&#8217; temuto)</p>
<p style="margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.42cm" align="left">Insomma, per essere una cosetta da 20 g nel migliore dei casi forse si esagera un po&#8217;. In Inghilterra era temuto piu&#8217; delle vipere e il solo tocco di una zampa di toporagno era considerata presagio di sventure. Lo stesso *reverendo* Topsell spiega pero&#8217; che con le ceneri di un toporagno trovato morto sul sentiero, mescolate a grasso d&#8217;oca, si puo&#8217; fare un unguento contro gonfiori e infiammazioni, e dalle ceneri di coda di toporagno si ottiene un linimento contro i morsi di cane: una spendida commistione di stregoneria praticata da un religioso.</p>
<p style="margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.42cm" align="left">Per guarire dal terribile morso del toporagno stesso, invece, il procedimento era molto piu&#8217; complicato: bisognava praticare un foro con un succhiello in un frassino e murarvi dentro un toporagno, recitando delle formule magiche. Dopo il trattamento l&#8217;albero sarebbe diventato uno &#8220;shrew-ash&#8221;, un frassino-toporagno, e una verga proveniente da questo albero avrebbe guarito con un semplice tocco dal morso del toporagno. L&#8217;incantesimo si applicava soprattutto al bestiame: una delle maggiori preoccupazioni dei contadini inglesi del XVII secolo era infatti che il bestiame, mucche e cavalli, potesse essere morso dai toporagni. I sintomi del morso, per la verita&#8217;, si sovrappongono in modo impressionante a cio&#8217; che accade ai topi morsi da Blarina: difficolta&#8217; a reggersi sui quarti posteriori, paralisi e in alcuni casi morte. L&#8217;Inghilterra dell&#8217;epoca era effettivamente abbastanza piu&#8217; paludosa e il bestiame spesso pascolava con le zampe immerse nell&#8217;acqua, ambiente ideale per i toporagni d&#8217;acqua. Dufton (1992) arriva a postulare la presenza di una specie piu&#8217; simile a Blarina che a Neomys che potesse effettivamente infliggere morsi pericolosi al bestiame e che si sarebbe estinta per le bonifiche e il cambiamento delle tecniche agricole, ma e&#8217; un&#8217;ipotesi che mi lascia perplessa.</p>
<p style="margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.42cm" align="left">Se non siete ancora terrorizzati dal morso del toporagno vi consiglio la visione di <a href="http://www.stomptokyo.com/badmoviereport/reviews/K/kshrews.html" onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/www.stomptokyo.com');">questo spettacolare film</a> <strike>comico</strike> d&#8217;orrore degli anni &#8216;50:  The Killer Shrews, in cui dei collie travestiti miseramente da zoccoloni attaccano un gruppo di scienziati intrappolati sull&#8217;isola da un uragano, giusta punizione per aver aumentato di qualche centinaio di volte le dimensioni dei toporagni isolani.</p>
<p style="margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.42cm" align="left"><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/05/kshrews.jpg" title="kshrews.jpg" ></a></p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/05/kshrews.jpg" title="kshrews.jpg" ><img src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/05/kshrews.jpg" alt="kshrews.jpg" /></a></p>
<p style="margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.42cm" align="left"><strong>Referenze</strong>:</p>
<p style="margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.42cm" align="left">Dufton, M.J. (1992) Venomous mammals, Pharmac. Ther. Vol. 53, pp. 199-215</p>
<p style="margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.42cm" align="left">KAILA E. FOLINSBEE, JOHANNES MÜLLER, and ROBERT R. REISZ (2007) CANINE GROOVES: MORPHOLOGY, FUNCTION, AND RELEVANCE TO VENOM Journal of Vertebrate Paleontology 27(2):547–551</p>
<p style="margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.42cm" align="left">CALEY M. ORR, LUCAS K. DELEZENE, JEREMIAH E. SCOTT, MATTHEW W. TOCHERI, and GARY T. SCHWARTZ, (2007) THE COMPARATIVE METHOD AND THE INFERENCE OF VENOM-DELIVERY SYSTEMS IN FOSSIL MAMMALS Journal of Vertebrate Paleontology 27(2):541–546</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lorologiaiomiope.com/mammiferi-velenosi/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;orologiaio va in etere - 42!</title>
		<link>http://www.lorologiaiomiope.com/lorologiaio-va-in-etere-42/</link>
		<comments>http://www.lorologiaiomiope.com/lorologiaio-va-in-etere-42/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 20 Apr 2010 10:21:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tupaia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[annunci]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lorologiaiomiope.com/lorologiaio-va-in-etere-42/</guid>
		<description><![CDATA[N.B. ho risistemato i link, adesso dovrebbero funzionare. Questo mi insegnera&#8217; a non scrivere post col mal di denti mentre ricompulso libri di vulcanologia per sapere se riusciro&#8217; a salire su quel maledetto aereo o no.
Per coloro che riescono a captare la Radio Svizzera, parte oggi (22 Aprile 2010) il programma 42 su Radio 3 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left"><strong>N.B.</strong> ho risistemato i link, adesso dovrebbero funzionare. Questo mi insegnera&#8217; a non scrivere post col mal di denti mentre ricompulso libri di vulcanologia per sapere se riusciro&#8217; a salire su quel maledetto aereo o no.</p>
<p align="left">Per coloro che riescono a captare la Radio Svizzera, parte oggi (22 Aprile 2010) il programma <a href="http://www.quarantadue.ch/" onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/www.quarantadue.ch');">42</a> su Radio 3 alle 17.</p>
<p>Le vostre bestie schifose preferite avranno finalmente una voce (un po&#8217; squittente, per la verita&#8217;, dev&#8217;essere deformazione professionale) e nel corso del programma la sottoscritta vi raccontera&#8217; in pillole di pochi minuti alcuni degli animali di cui si e&#8217; parlato qui per esteso. Oggi la prima puntata in cui si parlera&#8217; della vita segreta della Tupaia (quella bipede che scrive questo blog).)</p>
<p>Per coloro  quali siano lontani dal Canton Ticino e vogliano comunque seguire la trasmissione, potranno farlo in streaming o in podcast, <a href="http://podcast.rsi.ch/ReteTre/Baobab/200410_SCIENZA_42.mp3" onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/podcast.rsi.ch');">qui il link </a>(la parte dell&#8217;orologiaio e&#8217; verso la fine, ma il resto merita sicuramente di essere ascoltato).</p>
<p>Per coloro infine che non amino troppo la radio o i podcast ecco <a href="http://quarantadue.apnetwork.it/?p=62" onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/quarantadue.apnetwork.it');">qui un&#8217;intervista</a> a me medesima personalmente di persona (cit).</p>
<p>Un sincero grazie a Marco Cagnotti per avermi gentilmente offerto questo spazio mediatico.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lorologiaiomiope.com/lorologiaio-va-in-etere-42/feed/</wfw:commentRss>
<enclosure url="http://podcast.rsi.ch/ReteTre/Baobab/200410_SCIENZA_42.mp3" length="10400396" type="audio/mpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>Il paese delle meraviglie: viaggio nel mondo degli acari della polvere</title>
		<link>http://www.lorologiaiomiope.com/il-paese-delle-meraviglie-viaggio-nel-mondo-degli-acari-della-polvere/</link>
		<comments>http://www.lorologiaiomiope.com/il-paese-delle-meraviglie-viaggio-nel-mondo-degli-acari-della-polvere/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 10 Apr 2010 01:31:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tupaia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ecologia]]></category>

		<category><![CDATA[invertebrati]]></category>

		<category><![CDATA[Anfibi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lorologiaiomiope.com/il-paese-delle-meraviglie-viaggio-nel-mondo-degli-acari-della-polvere/</guid>
		<description><![CDATA[Cosa succederebbe se all&#8217;improvviso, come in un racconto di fantascienza, diventaste piccolissimi, diciamo non piu&#8217; alti di mezzo mm? Il mondo intorno a voi, la vostra stessa casa, il vostro letto, diventerebbero all&#8217;improvviso un posto completamente alieno e misterioso.
Provate ad immaginarvi minuscoli, nel vostro letto. Siete avvolti da una morbida penombra e siete circondati da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa succederebbe se all&#8217;improvviso, come in un racconto di fantascienza, diventaste piccolissimi, diciamo non piu&#8217; alti di mezzo mm? Il mondo intorno a voi, la vostra stessa casa, il vostro letto, diventerebbero all&#8217;improvviso un posto completamente alieno e misterioso.<br />
Provate ad immaginarvi minuscoli, nel vostro letto. Siete avvolti da una morbida penombra e siete circondati da una specie di foresta. La volta sopra di voi e&#8217; un reticolo bianco fatto di corde spesse come gomene e vi sembra di camminare su di un intrico di radici. &#8220;Quello lassu&#8217; dev&#8217;essere il lenzuolo&#8221;, pensate, &#8220;e sto camminando sull&#8217;ordito del materasso&#8221;. Ognuno di noi pensa al proprio letto come ad un posto candido, immacolato e del tutto disabitato (a meno che non sappia di avere un&#8217;infestazione di <a href="http://www.lorologiaiomiope.com/good-night-sleep-tight-cimex-lectularius-la-cimice-dei-materassi/" >cimici</a>), ma la realta&#8217;  e&#8217; molto, molto diversa.</p>
<p>Strane forme si stagliano nella penombra della foresta. Grosse sfere finemente scolpite e decorate sembrano distrattamente lasciate qua e la da uno scultore pazzo, ma sapete che si tratta di polline (la pozione magica che vi ha rimpicciolito vi ha messo un po&#8217; di scienza infusa in testa). Ovunque vedete piccole forme bizzarre dall&#8217;aria di minuscole ciliege, ma sapete bene che si tratta di batteri. E&#8217; una foresta di grandi betulle morte, laggiu&#8217; in fondo? No, dev&#8217;essere il gatto che ha perso un po&#8217; di peli. Vi inoltrate nella selva pelosa e vi fate strada attraverso grandi lastre bianche che sembrano polistirolo al tatto. Ad un certo punto, un rumore. Disturbato dallo spostamento di una delle lastre e&#8217; comparso questo:</p>
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/04/house_dust_mite.jpg" title="house_dust_mite.jpg" ></a></p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/04/house_dust_mite.jpg" title="house_dust_mite.jpg" ><img src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/04/house_dust_mite.jpg" alt="house_dust_mite.jpg" height="356" width="460" /></a></p>
<p>No, decisamente non siete soli nel vostro letto. Grazie alla pozione magica (mica per altro), lo riconoscete subito: si tratta di <em>Dermatophagoides pteronyssinus</em>, il piu&#8217; comune acaro della polvere europeo. Sapete che e&#8217; solo un grosso bestione innocuo, con i suoi 400 micrometri di lunghezza e&#8217; grosso circa quanto un pony, per voi. Vuole solo la scaglia di forfora che avete appena spostato, gliela lasciate muovendovi pianissimo e indietreggiate prima che il vostro odore di sudore gli metta in testa strane idee. Dopotutto ha mangiato frammenti della vostra pelle da che e&#8217; nato, e&#8217; gia&#8217; abituato al vostro sapore. Poco piu&#8217; in la un movimento vi dice che avete di nuovo compagnia. Corde bianche e mollicce che si propagano ovunque vi fanno capire che siete vicino ad un micelio fungino, una spora che deve aver germinato al calore e all&#8217;unidita&#8217; del vostro corpo, la notte. Il micelio e&#8217; circondato da altri pachidermi, che restano li placidi a mangiare il loro fungo senza neanche notarvi.</p>
<p>Ci sono infatti nelle nostre case tredici specie di acaro della polvere propriamente dette, ma tre sono piu&#8217; o meno ubiquitarie e la loro frequenza dipende dal posto dove vi trovate: <em>Dermatophagoides pteronyssinus </em>e&#8217; la specie piu&#8217; frequente in Europa,<em> Dermatophagoides farinae</em> e&#8217; invece la specie piu&#8217; comune in Nord America, e poi c&#8217;e in proporzioni minori anche <em>Euroglyphus maynei</em>. I tre costituiscono circa l&#8217;80-90% della fauna del vostro letto, e del resto della vostra casa, e tutto sommato sono dei simpatici paciocconi piuttosto utili, contribuendo, con la loro azione di spazzini, ad eliminare le parti del vostro corpo che avete abbandonato in giro, come le scaglie di pelle morta. Oltre che nel letto (con una predilezione per il cuscino, meglio se sintetico), li si ritrova anche in divani, poltrone, tappeti, moquettes, vestiti, cucce del cane, del gatto, etc. Il motivo per cui non ci rendiamo conto della loro presenza e&#8217; che sono troppo piccoli e troppo poco mobili per vederli facilmente ad occhio nudo, ma in un piumone ce ne possono essere qualcosa come 20.000 di queste creature.</p>
<p>La preponderanza di una specie piuttosto che di un&#8217;altra dipende tanto dal continente in cui ci si trava che dal clima, ma state pur certi che agli acari della polvere non si sfugge in nessun angolo del globo, sono davvero troppo facili da portare in giro in valigia. <em>D. pteronyssinus</em> preferisce di solito luoghi piu&#8217; freschi ed umidi, ed infatti e&#8217; la specie preponderante nel <em>Regno Unito</em> (la seconda e&#8217; <em>E. maynei</em>). <em>D. farinae</em> invece predilige luoghi piu&#8217; caldi e secchi. Le altre specie hanno ricorrenze geografiche specifiche e sono comunque piu&#8217; rare. E&#8217; possibile in realta&#8217; che le specie siano molte di piu&#8217; ma non se ne sa niente per mancanza di accurate indagini scientifiche. A casa mia, ad esempio, a causa delle follie britanniche sull&#8217;edilizia, c&#8217;e&#8217; la moquette ovunque, e al di sotto ci sono assi di legno. Sono convinta che a guardare bene, oltre ad individuare Willy, il mio immaginario acaro gigante da compagnia che spaventa i dobermann, ci sono almeno altre 15 specie ancora ignote alla scienza.</p>
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/04/dustmite_whitebackgroundweb.jpg" title="dustmite_whitebackgroundweb.jpg" ></a></p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/04/emaynei007.jpg" title="emaynei007.jpg" ><img src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/04/emaynei007.jpg" alt="emaynei007.jpg" height="289" width="453" /></a></p>
<p align="center"><em>Euroglyphus maynei. Foto:<a href="http://www.saal-hellwig.de/Allergologie/milben.html" onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/www.saal-hellwig.de');"> saal-hellwig.de</a></em></p>
<p>Sfortunatamente, alcuni di noi possono sviluppare allergie anche gravi a queste bestioline. L&#8217;allergene e&#8217; costituito dagli enzimi utilizzati per demolire le scaglie di pelle e che vengono escreti nelle feci. Gli acari hanno la cattiva abitudine di lasciare le escrezioni un po&#8217; dove capita e non e&#8217; difficile immaginare che queste minuscole deiezioni possano essere inalate o anche semplicemente toccate da una persona che dorme o in generale respira. Il corpo dei soggetti allergici reagisce al contatto o all&#8217;inalazione degli enzimi digestivi producendo anticorpi, i quali a loro volta inducono la produzione di istamina, una sostanza che causa l&#8217;irritazione e la tumefazione delle prime vie aeree.</p>
<p>Se siete allergici, ricordate alcune semplici evidenze sperimentali (ma poi documentatevi presso il vostro medico su cosa fare):</p>
<p>1) la quantita&#8217; di acari dipende dalla temperatura, dall&#8217;umidita&#8217; e dall&#8217;altitudine. Case fredde e secche in alta montagna ospitano pochi o niente acari, che li non trovano l&#8217;ambiente favorevole per vivere e riprodursi; case riscaldate e non deumidificate attivamente, ad altitudini medio-basse, sono tutte piu&#8217; o meno colonizzate da una florida popolazione di acari.</p>
<p>2) Ci vuole un po&#8217; perche&#8217; gli acari colonizzino completamente una casa per cui case nuove ospitano meno acari di case vecchie, anche se questa regola cambia molto in base alle abitudini dei proprietari. Al contrario, l&#8217;eta&#8217; di un materasso o di un tappeto non influenza la quantita&#8217; di acari: Hart and Whitehead (1990), ad esempio, hanno trovato un materasso di 6 mesi che supportava una popolazione di 318 acari per 0.1g di polvere e uno di 25 anni che conteneva solo un acaro per 0.1g di polvere</p>
<p>3) Usare l&#8217;aspirapolvere sui materassi e sui pavimenti e&#8217; una buona abitudine, ma elimina solo il 10% degli acari, che si aggrappano con le zampine e possono vivere in tutto lo spessore di un materasso, non solo in superficie.</p>
<p>4) in un cuscino di piume, stranamente, ci sono meno acari che in uno di materiale sintetico.</p>
<p>Ma cosa sono questi acari della polvere? I parenti piu&#8217; prossimi degli acari sono i ragni e le zecche e come questi anche gli acari hanno otto zampe. Le femmine sono grandi quasi il doppio dei maschi, ma entrambi hanno un problema: il loro corpo contiene circa il 74% di acqua e a causa della forma ricca di appendici e piatta perdono acqua velocemente, che e&#8217; il motivo per cui prosperano solo in case umide. Le femmine depongono nel corso della loro esistenza 40-80 uova in gruppi di 3-5. Alla schiusa ne nasce una larva con sole sei zampe, che metamorfosa in una ninfa ad otto zampe. Vi sono due stadi di ninfa, dopo di che emerge l&#8217;adulto. Dalla deposizione dell&#8217;uovo all&#8217;adulto passa circa un mese, dopo di che le femmine di D. <em>pteronyssinus </em>vivono un mese, quelle di<em> P. Farinae </em>circa tre mesi<em>, </em>mentre i maschi di entrambe le specie vivono una settantina di giorni<em>.</em></p>
<p>Esistono 46 specie nella famiglia dei Pyroglifidi e oltre la meta&#8217; vivono esclusivamente come parassiti nei nidi degli uccelli. E&#8217; molto probabile che gli acari delle case si siano evoluti da quelli dei nidi degli uccelli e per fortuna nostra hanno trovato piu&#8217; conveniente una libera vita da saprofiti che una da parassiti. E&#8217; raro che dopo che si imbocca la strada della specializzazione a parassita si torni indietro despecializzandosi, quindi ci dobbiamo considerare doppiamente fortunati. Evidentemente non era conveniente, data l&#8217;abbondanza di cibo a disposizione: una persona produce in media 0.5-1g di pelle morta al giorno ma alcune migliaia di acari possono vivere per mesi con solo 0.25 g di cibo. Ci e&#8217; andata di lusso, avere migliaia di bestioline minuscole che vivono nella nostra pelle anziche&#8217; nel nostro letto sarebbe stato increscioso, oltreche&#8217; pruriginoso.</p>
<p>E ora che sappiamo tutto delle creature che stiamo osservando riprendiamo il nostro viaggio al centro del cuscino.</p>
<p>Rimanete per un certo tempo come incantati, al centro della foresta bianca, a guardare le creature di fronte a voi consumare il loro pasto. Ad un certo punto una vibrazione nell&#8217;ordito del materasso vi mette in allarme. Dall&#8217;intreccio in basso sbuca una zampa munita di artigli e setae che cerca di arpionarvi una gamba, e schivate il colpo per un soffio: vi avrebbe trinciato via l&#8217;arto. Cominciate a correre e dall&#8217;ordito del materasso sbuca fuori questo:</p>
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/04/cheyletus.jpg" title="cheyletus.jpg" ></a></p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/04/cheyletus.jpg" title="cheyletus.jpg" ><img src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/04/cheyletus.jpg" alt="cheyletus.jpg" height="361" width="480" /></a></p>
<p align="center"> <em>Cheyletus eruditus. Foto: </em><font size="-2" face="Verdana">Copyright Bild:       Dr. rer. nat. J.-Th. Franz</font></p>
<p>Terrorizzati correte alla cieca, cercando rifugio dove la trama e&#8217; piu&#8217; fitta, mentre il mostro, su otto zampe, guadagna terreno e muove gli orrendi cheliceri posti davanti alla bocca. Un attimo di lucidita&#8217; vi suggerisce la strada: vi avvicinate al gruppo di Dermatophagoides che pascolano e fate in modo che siano tra voi e il mostro. Lo stratagemma, per vostra fortuna, riesce: il mostro, un <em>Cheyletus eruditus</em>, si avventa su un <em> E. maynei </em>abbrancandolo con gli unghioni posti all&#8217;estremita&#8217; delle zampe e mordendolo con gli immensi cheliceri. La vittima si dibatte per un po&#8217; ma poi, pian piano, cede. Il predatore ha iniettato enzimi digestivi all&#8217;interno dell&#8217;esoscheletro della preda e pian piano ne risucchia i fluidi. Scampata per un soffio, questo &#8220;leone&#8221; degli acari della polvere era piu&#8217; grosso di voi (le femmine sino a 620 micrometri).</p>
<p align="left">Sfortunatamente (se siete piu&#8217; alti di mezzo millimetro) gli acari predatori costituiscono solo una piccola porzione del numero complessivo di acari, troppo piccola, generalmente, per essere usata come controllo biologico, stranamente piu&#8217; piccola di quello che ci si aspetterebbe in un normale equilibrio preda-predatore. Oltretutto sono piu&#8217; diffusi nei tappeti che nei materassi. E meno male! In assenza di prede adeguate, i Chelytus possono mordere gli occupanti del letto non solo per difesa, ma anche per succhiarne i fluidi corporei. Delle cimici miniaturizzate, praticamente. I Cheyletus di solito associati ai materassi , oltre al gia&#8217; citato <em>C. eruditus</em> (cosa sapra&#8217; che noi non sappiamo?) sono anche <em>C. malaccensis</em> e <em>C. fortis</em>. Poi ci sono generi simili, tipo la spaventosa <em>Cheyletiella parasitivorax</em> capace di mordere gatti econigli quando non trova prede della sua taglia e causare una forma di scabbia in questi animali.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/04/cheiletiella.jpg" title="cheiletiella.jpg" ><img src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/04/cheiletiella.jpg" alt="cheiletiella.jpg" height="293" width="252" /></a></p>
<p align="center">Cheyletiella omnivorax. foto:(C) University of Missoury</p>
<p>Siete ancora li&#8217; an<a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/04/carcuatus.jpg" title="carcuatus.jpg" ><img src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/04/carcuatus.jpg" alt="carcuatus.jpg" align="left" /></a>santi per lo spavento, e vi rendete conto che fareste meglio ad allontanarvi velocemente, quando sentite qualcosa di freddo sfiorarvi. E&#8217; un <em>Chortoglyphus arcuatus</em>, delle dimensioni, per voi, di un grosso cane rosa, che sembra incuriosito dalla vostra presenza. Gli enormi cheliceri muniti di &#8220;denti&#8221; potrebbero farvi veramente male, ma la creatura sembra pacifica e sta facendo l&#8217;equivalente acarino di scodinzolare, che suppongo sia agitare le setae dei tarsi. E&#8217;, inconfondibilmente, un maschietto: il pene di questa specie e&#8217; infatti costituito da un tubo veramente grosso, curvo e biforcuto alla base, difficile non notarlo. Si siede per studiarvi meglio utilizzando due ventose anali per aderire, poste un po&#8217; piu&#8217; ventralmente rispetto all&#8217;estremita&#8217; posteriore del corpo. E&#8217; un incontro fortuito, il vostro &#8220;cagnolone&#8221; vive piu&#8217; spesso nei granai o nelle dispense, ma capita anche che arrivi nei letti, specie se avete abitudine di far colazione a letto. Peccato che sia stupido, con le sue lunghe zampe sottili e le mascelle potenti ha potentialita&#8217; per diventare un bel levriere.</p>
<p><em>Chortoglyphus arcuatus. foto:<a href="http://www.flomy.com/por/acar_espe.asp" onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/www.flomy.com');">flomy.com</a></em></p>
<p>Vi incamminate in direzione della grande montagna, che sapete essere il cuscino, sperando di trovare il modo di tornare nel vostro mondo,  quando, vicino ad un fungo (ma non immaginate la casetta dei puffi, pensate ad un intreccio di ife) vedete un istrice. O almeno, quello che sembra un istrice, con un corpo quasi tondo e lunghissime setae sul dorso. Avvicinandovi notate che puzza anche un pochetto. Si tratta di un <em>Glyciphagus domesticus</em>, un acaro di bocca buona che puo&#8217; vivere praticamente ovunque mangiando funghi. Lo si ritrova, oltre che nel vostro letto, in farina, grano, fieno, semi di lino, tabacco, formaggio, prosciutto, barbabietola, stomaco secco di vitello (!!) nidi di api e uccelli, carta da parati umida, baccala&#8217;, capsule petri di laboratorio riempite di agar. Insomma, purche&#8217; ci siano funghi non si fa problemi. Dal canto suo, ci causa dermatiti ed asma. Mangia che devi essere mangiato: nel mentre che osservate la creatura mangiare il suo fungo, sbuca fuori dal nulla Shelob, una cosa che sembra un ragno gigantesco, grande il doppio di voi, e che immediatamente perfora col &#8220;becco&#8221; il povero <em>G. domesticus</em>. Il nuovo arrivato, <em>Haemogamasus pontiger</em>, occupa praticamente la nicchia ecologica del T. rex, e&#8217; il superpredatore di questo mondo crudele e selvaggio che e&#8217; il vostro letto. Fortunatamente, i cheliceri a forma di becco perperforare gli esoscheletri non vanno molto bene per mordere la carne umana, quindi il mostro di solito si limita a leccare il vostro sangue da ferite gia&#8217; aperte.</p>
<p>Non ne potete piu&#8217;: scansando quelle che sembrano testuggini giganti ma in realta&#8217; sono <em>Kleemannia plumigera</em>, saltando su alcune decine di larve di <em>Acarus siro</em>, schivando i cheliceri a forma di chela di granchio di <em>Androlaelaps casalis casalis</em>, il generalista del mondo acarino assolutamente onnivoro, correte urlando arrampicandovi sulla grande montagna, nella speranza che qualcuno possa sentirvi e a quel punto un tonfo sordo vi sveglia. Il volume &#8220;The mites of Stored Food and Houses&#8221; che stavate leggendo e&#8217; caduto per terra dal vostro letto mentre vi agitavate nel sonno. Vi alzate, e andate a dormire sulle nude piastrelle del bagno, dopo aver passato la candeggina.</p>
<p>Referenze:</p>
<p>Hughes, A. M. (1976)  The mites of Stored Food and Houses, Technical Bulletin N. 9,  Her Majesty&#8217;s Stationery Office, London, 400 pp</p>
<p>David Crowther, Jane Horwood, Nick Baker, David Thomson, Stephen Pretlove, Ian Ridley and Tadj Oreszczyn, (2000) House Dust Mites and the Built Environment: A Literature Review<a href="http://www.ucl.ac.uk/bartlett-housedustmites/Publications/Publications/review10Oct02.pdf" onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/www.ucl.ac.uk');"> http://www.ucl.ac.uk/bartlett-housedustmites/Publications/Publications/review10Oct02.pdf </a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lorologiaiomiope.com/il-paese-delle-meraviglie-viaggio-nel-mondo-degli-acari-della-polvere/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>tranquillezza scientifica</title>
		<link>http://www.lorologiaiomiope.com/tranquillezza-scientifica/</link>
		<comments>http://www.lorologiaiomiope.com/tranquillezza-scientifica/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 06 Apr 2010 00:24:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tupaia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[annunci]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lorologiaiomiope.com/tranquillezza-scientifica/</guid>
		<description><![CDATA[dopo il pesce d&#8217;aprile voglio solo confermare che il blog va avanti come prima e nuove, orripilanti creature stanno per arrivare. E&#8217; solo che ora ho troppo sonno per finire il post
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>dopo il pesce d&#8217;aprile voglio solo confermare che il blog va avanti come prima e nuove, orripilanti creature stanno per arrivare. E&#8217; solo che ora ho troppo sonno per finire il post</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lorologiaiomiope.com/tranquillezza-scientifica/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;orologiaio va su Twitter</title>
		<link>http://www.lorologiaiomiope.com/lorologiaio-va-su-twitter/</link>
		<comments>http://www.lorologiaiomiope.com/lorologiaio-va-su-twitter/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 31 Mar 2010 23:32:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tupaia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[annunci]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lorologiaiomiope.com/lorologiaio-va-su-twitter/</guid>
		<description><![CDATA[Per poter essere ascoltati bisogna come prima cosa trovare qualcuno che ti ascolti. Dopo di che e&#8217; necessario che questo qualcuno abbia voglia di ascoltarti. L&#8217;unico modo perche&#8217; cio&#8217; avvenga e&#8217; trovare un comune denominatore nella comunicazione, e ancora non e&#8217; sufficiente: come tutto in natura, la comunicazione deve evolversi, e stare al passo tanto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per poter essere ascoltati bisogna come prima cosa trovare qualcuno che ti ascolti. Dopo di che e&#8217; necessario che questo qualcuno abbia voglia di ascoltarti. L&#8217;unico modo perche&#8217; cio&#8217; avvenga e&#8217; trovare un comune denominatore nella comunicazione, e ancora non e&#8217; sufficiente: come tutto in natura, la comunicazione deve evolversi, e stare al passo tanto di chi parla che di chi ascolta.</p>
<p>Mi rendo conto che da ultimo questo blog ha perso visite, e questo unicamente per mia colpa: i post sono troppo lunghi, e la gente non ha tempo di leggere post da 10.000 parole. Cio&#8217; che non va non e&#8217; l&#8217;interesse dei lettori, ma la mia forma di comunicazione, troppo ancorata al passato e in un certo modo troppo accademicamente grigia e inadatta alla fruizione immediata.</p>
<p>Dopo una lunga autocritica ed esame di coscienza, ho capito che se voglio divulgare la zoologia la piattaforma del blog non va piu&#8217; bene. Dopo tre anni di onorata carriera questo blog si ferma qui allora, ma come i lepidotteri rinasce in una veste nuova: Twitter.</p>
<p>Twitter consente la comunicazione veloce ed immediata. In poche decine di caratteri il messaggio, se c&#8217;e', colpisce o manca l&#8217;obiettivo, e nessuno perde tempo, ne&#8217; chi scrive, ne&#8217; chi ascolta. Trovate la versione evoluta dell&#8217;orologiaio qui:</p>
<p><a href="http://twitter.com/orologiaiomiope" onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/twitter.com');"><small class="url">http://twitter.com/<span>orologiaiomiope</span></small></a></p>
<p>Ecco alcuni dei vecchi post come sono stati riscritti per twitter, per darvi un&#8217;idea del formato che prendera&#8217; questo blog in futuro:</p>
<p>Sacculina carcini: come alien, ma peggio</p>
<p>Nematomorfi: neri, vermiformi e parassiti di insetti: che si puo&#8217; volere di meno dalla vita?</p>
<p>L&#8217;invasione delle opunzie in Australia: spine a gogo sterminate da farfallina assassina.</p>
<p>Dermatobia homini: I&#8217;ve got you under my skin.</p>
<p>Breve, semplice ed immediato. O no?</p>
<p><small class="url"><span></span></small></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lorologiaiomiope.com/lorologiaio-va-su-twitter/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>La lepre marzolina</title>
		<link>http://www.lorologiaiomiope.com/la-lepre-marzolina/</link>
		<comments>http://www.lorologiaiomiope.com/la-lepre-marzolina/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 28 Mar 2010 17:02:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tupaia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Erbivori]]></category>

		<category><![CDATA[comportamento]]></category>

		<category><![CDATA[mammiferi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lorologiaiomiope.com/la-lepre-marzolina/</guid>
		<description><![CDATA[
 
Perche&#8217; la lepre marzolina e&#8217; matta? Lewis Carroll ce l&#8217;ha dipinta nell&#8217;interminabile tea-party insieme al Cappellaio Matto e al ghiro (che in realta&#8217; e&#8217; un moscardino, e&#8217; un problema di traduzione, non c&#8217;erano ghiri in Inghilterra all&#8217;epoca). Ecco quello che ci scrive il Rev. Dodgson:
&#8220;The March Hare &#8230;      as this [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/03/lepre-marzolina.JPG" title="lepre-marzolina.JPG" ></a></p>
<p style="text-align: center" align="left"> <a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/03/lepre-marzolina.JPG" title="lepre-marzolina.JPG" ><img src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/03/lepre-marzolina.JPG" alt="lepre-marzolina.JPG" height="297" width="408" /></a></p>
<p style="text-align: left" align="left">Perche&#8217; la lepre marzolina e&#8217; matta? Lewis Carroll ce l&#8217;ha dipinta nell&#8217;interminabile tea-party insieme al Cappellaio Matto e al ghiro (che in realta&#8217; e&#8217; un moscardino, e&#8217; un problema di traduzione, non c&#8217;erano ghiri in Inghilterra all&#8217;epoca). Ecco quello che ci scrive il Rev. Dodgson:</p>
<p style="text-align: left" align="left">&#8220;The March Hare &#8230;      as this is May, it won&#8217;t be raving mad - at least not so mad as it was in March.&#8221; [La lepre marzolina&#8230; poiche&#8217; siamo in Maggio, non sara&#8217;  matta da legare - almeno non tanto matta come in Marzo].</p>
<p class="meanings-body">L&#8217;idea che le lepri siano matte a Marzo pero&#8217; non e&#8217; di Lewis Carroll ma appartiene alla tradizione popolare inglese. La prima citazione in inglese moderno risale a Thomas Moore nel 1529: &#8220;As mad not as a march hare, but as a madde dogge.&#8221; [matto non come una lepre marzolina, ma come un cane matto], ma si puo&#8217; risalire indietro nel tempo sino a Chaucer in The Friar&#8217;s tale: &#8220;For though this Summoner wood were as a hare,/To tell his harlotry I will not spare&#8221; [la traduzione letterale la lascio come utile esercizio per il lettore che si volesse cimentare nell&#8217; inglese medioevale].</p>
<p class="meanings-body">Appurato come l&#8217;idea di questa pazzia lagomorfica sia antica,  ci resta da capire da cosa dipende. In effetti, la causa della pazzia delle lepri non e&#8217; molto diversa da quella dell&#8217;Orlando Furioso: sesso.</p>
<p class="meanings-body">Le lepri europee (<em>Lepus europaeus</em>) si accoppiano quasi tutto l&#8217;anno ma in particolare tra Febbraio e  Settembre, con picchi di gravidanze (in Scozia) tra Aprile e Maggio, il che vuol dire che a Marzo il testosterone e&#8217; al livello massimo. Ora, immaginate di assistere alla seguente scena: una lepre e&#8217; inseguita in pieno giorno (sono tendenzialmente notturne) da un gruppo di altre lepri. Prima di raggiungere l&#8217;inseguita alcune di queste lepri si alzano in piedi e cominciano a prendersi a schiaffi come in un incontro di boxe. Le lepre inseguita, se raggiunta, si volta e comincia a picchiare e inseguire l&#8217;inseguitore a sua volta. Cosa pensereste? che le lepri siano improvvisamente diventate tutte matte. <a href="http://www.youtube.com/watch?v=JvW92ksM_DE" onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/www.youtube.com');">Qui un filmato</a>, e qui <a href="http://www.youtube.com/watch?v=PgNpNw4XXRE" onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/www.youtube.com');">un altro</a>.</p>
<p class="meanings-body">Guardando pero&#8217; con l&#8217;occhio del naturalista e non con quello del poeta, si capisce cosa sta accadendo: i maschi in primavera tendono spesso ad avvicinarsi ad una stessa femmina e il maschio dominante caccia via gli intrusi alzandosi sulle posteriori e lottando in una specie di lek. La femmina tuttavia non sempre e&#8217; ricettiva e se non lo e&#8217; caccera&#8217; via il maschio senza tanti complimenti. Anche se lo fosse, pero&#8217;, l&#8217;idea di sfidare il maschio prendendolo a cazzotti non e&#8217; peregrina: per avere leprotti forti sara&#8217; bene che il maschio sia fisicamente in buone condizioni e abbastanza forte da vincere la femmina in uno scontro. I leprotti rimarranno a lungo da soli semplicemente nascosti nell&#8217;erba e sara&#8217; bene che siano forti e veloci gia&#8217; dalla nascita se non vogliono diventare un pasto per le volpi. Pazzia? Per niente, semplice selezione naturale.</p>
<blockquote></blockquote>
<p style="text-align: left" align="left">&nbsp;</p>
<p style="text-align: left" align="left">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lorologiaiomiope.com/la-lepre-marzolina/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Sulla caccia - II parte</title>
		<link>http://www.lorologiaiomiope.com/sulla-caccia-ii-parte/</link>
		<comments>http://www.lorologiaiomiope.com/sulla-caccia-ii-parte/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 27 Mar 2010 20:22:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tupaia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[riflessioni]]></category>

		<category><![CDATA[Varie ed eventuali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lorologiaiomiope.com/sulla-caccia-ii-parte/</guid>
		<description><![CDATA[Per cause di lavoro ho accompagnato un cacciatore professionista in bosco, impegnato in operazioni di abbattimento selettivo degli ungulati, e ho potuto toccare con mano di cosa si tratta. Il mio post precedente, in effetti, si basava sulle mie conoscenze e, sicuramente, sui miei pregiudizi.
Posso riassumere cosi&#8217; la mia esperienza:
1) lunghe ore di noia mortale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per cause di lavoro ho accompagnato un cacciatore professionista in bosco, impegnato in operazioni di abbattimento selettivo degli ungulati, e ho potuto toccare con mano di cosa si tratta. Il mio <a href="http://www.lorologiaiomiope.com/sulla-caccia-esternazioni-dal-profondo/" >post precedente</a>, in effetti, si basava sulle mie conoscenze e, sicuramente, sui miei pregiudizi.</p>
<p>Posso riassumere cosi&#8217; la mia esperienza:</p>
<p>1) lunghe ore di noia mortale in cui bisogna rimanere immobili;</p>
<p>2) un freddo micidiale che ti entra nelle ossa, accompagnato da un sonno pazzesco perche&#8217; ti sei dovuto svegliare alle quattro del mattino;</p>
<p>3) alcuni attimi di eccitazione se si individua qualcosa a cui sparare;</p>
<p>4) alcuni minuti di orrore puro se l&#8217;animale non e&#8217; morto e bisogna finirlo &#8220;a mano&#8221; mentre si agita, roba (per me) da incubo degna di Dario Argento.</p>
<p>Tutto cio&#8217; nonostante che il cacciatore che accompagnavo sia una persona simpatica, intelligente e con almeno cinque decadi di esperienza alle spalle (a occhio), tanto che come cane da caccia usa un cocker. Sicuramente lui si occupa del management delle popolazioni di ungulati anche per passione per la caccia, ma io davvero non riesco a capire cosa ci si provi. E&#8217; uno sporco lavoro ma qualcuno deve pur farlo, sono d&#8217;accordo, ed e&#8217; meglio che a farlo sia una persona esperta pagata per farlo piuttosto che il cacciatore della domenica che magari si limita a ferire gli animali, o spara alle bestie sbagliate.</p>
<p>Pero&#8217; quando mi si dice che e&#8217; un istinto innato scritto nei nostri geni mi viene da pensare che da qualche parte, nel mio genoma, ci deve essere un errore di stampa.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lorologiaiomiope.com/sulla-caccia-ii-parte/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Quando gli insetti non sono poi cosi&#8217; mostruosi: la guerra del fico d&#8217;India (Cactoblastis cactorum)</title>
		<link>http://www.lorologiaiomiope.com/quando-gli-insetti-non-sono-poi-cosi-mostruosi-la-guerra-del-fico-dindia-cactoblastis-cactorum/</link>
		<comments>http://www.lorologiaiomiope.com/quando-gli-insetti-non-sono-poi-cosi-mostruosi-la-guerra-del-fico-dindia-cactoblastis-cactorum/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 24 Mar 2010 01:21:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tupaia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ecologia]]></category>

		<category><![CDATA[alloctoni]]></category>

		<category><![CDATA[Insetti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lorologiaiomiope.com/quando-gli-insetti-non-sono-poi-cosi-mostruosi-la-guerra-del-fico-dindia-cactoblastis-cactorum/</guid>
		<description><![CDATA[Anno: 1925
Luogo: Queensland e New South Wales, Australia
Ecosistema: Devastato
Animali: nessuno
Piante: solo immense, intricate selve spinose
Causa: Infestazione da Opunzia sp., detta comunemente: Fico d&#8217;India.
Causa originaria: stupidita&#8217; umana.
Che ci facevano i fichi d&#8217;India in Australia? Queste piante sono infatti originarie delle Indie occidentali, come indica il nome. Si da&#8217; il caso pero&#8217; che le coltivazioni di fichi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anno: 1925</p>
<p>Luogo: Queensland e New South Wales, Australia</p>
<p>Ecosistema: Devastato</p>
<p>Animali: nessuno</p>
<p>Piante: solo immense, intricate selve spinose</p>
<p>Causa: Infestazione da Opunzia sp., detta comunemente: Fico d&#8217;India.</p>
<p>Causa originaria: stupidita&#8217; umana.</p>
<p>Che ci facevano i fichi d&#8217;India in Australia? Queste piante sono infatti originarie delle Indie occidentali, come indica il nome. Si da&#8217; il caso pero&#8217; che le coltivazioni di fichi d&#8217;India fossero considerate altamente redditizie. Queste piante infatti sono parassitate da insetti detti <a href="http://www.lorologiaiomiope.com/una-patella-nellorto-ceroplastes-japonicus/" >cocciniglie </a><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/03/redcoatbattle.jpg" title="redcoatbattle.jpg" ><img src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/03/redcoatbattle.thumbnail.jpg" alt="redcoatbattle.jpg" align="right" /></a>(<em>Dactylopi</em><em>us coccus</em>) , da cui si produce un colorante a quei tempi estremamente pregiato, il rosso carminio. Uno dei principali usi del rosso carminio nei paesi del Commonwealth era di tingere di rosso le giacche dei soldati e considerando il numero di soldati che dispiegava l&#8217;Impero Britannico va da se&#8217; che comperare il colorante dalla Spagna e dal Portogallo o dalle loro ex-colonie era una bella botta per le casse di Sua Maesta&#8217;. Il colorante era cosi&#8217; prezioso da essere quotato nelle borse di Londra ed Amsterdam.</p>
<p>Perche&#8217; allora non produrselo in casa? Il Capitano Arthur Phillip era un uomo dalle molte risorse, dalle ampie vedute e dai cattivi consiglieri. Nel 1787 fu posto a capo del<a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/03/prickly_pear.jpg" title="prickly_pear.jpg" ><img src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/03/prickly_pear.jpg" alt="prickly_pear.jpg" align="left" height="283" width="214" /></a>la &#8220;Prima flotta&#8221;, una epica spedizione 11 navi che portava un migliaio di forzati, uomini e donne, a costruire il primo insediamento dell&#8217;uomo bianco in Australia, nella Botany Bay. Durante il viaggio la flotta si fermo&#8217; un mese in Brasile per approvvigionarsi di acqua e cibo e il capitano ebbe modo di guardarsi intorno. Carico&#8217; cosi&#8217; a bordo della sua nave alcune piante di Opunzia infestate di cocciniglia, sperando evidentemente di poter fornire una risorsa di valore alla sua nascente colonia e le piante attecchirono bene in quello che sarebbe diventato il Nuovo Galles del Sud. L&#8217;idea dell&#8217;industria della cocciniglia in Australia per la verita&#8217; non fu del capitano Phillip, che era semplicemente un marinaio, ma di Sir Joseph Banks, il botanico a cui si devono contemporaneamente i Kew Gardens di Londra e gli ammutinati del Bounty (il capitano Bligh portava alberi del pane dalle Isole del Pacifico ai Caraibi in una spedizione organizzata da Banks), l&#8217;introduzione degli eucalipti in Europa e l&#8217;esplorazione dell&#8217;Africa nera. Banks era un ottimo botanico ma non capiva un tubo di ecologia, scienza che a quei tempi non era ancora nata.</p>
<p>Poco si sa del destino dei fichi d&#8217;India portati in quel viaggio alla Botany Bay, ma si sa per certo che si trattava di <em>Opuntia vulgaris</em>, tutt&#8217;oggi una pianta fastidiosa lungo le coste del Nuovo Galles del Sud ma che non e&#8217; mai diventata una piaga disastrosa.</p>
<p>Il disastro fu causato invece da altre due specie di fico d&#8217;India, <em>Opuntia stricta</em> e <em>Opuntia aurantiaca</em>. L&#8217;introduzione di queste altre due specie deve essere stata molto meno epica e leggendaria, perche&#8217; nulla si sa di preciso di come siano arrivate in Australia. Si sa tuttavia che all&#8217;inizio del XIX secolo queste piante erano coltivate nel distretto di Parramatta, oggi un sobborgo di Sidney, molto vicino al primo insediamento della Prima Flotta. Le piante venivano utilizzate per foraggiare il bestiame, evidentemente in mancanza di piante autoctone meno pericolose delle <a href="http://www.lorologiaiomiope.com/il-mistero-dellisola-di-guam/" >Cicadee</a>. Nel 1839 si registra la presenza di <em>O. stricta</em> a Scone, sempre in Nuovo Galles del Sud sempre per il foraggio del bestiame. Nel 1848 la pianta fu portata nel Queensland per piantarla come albero da frutto e per farne siepi.</p>
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/03/common-tiger-patch-bw-1920s-web.jpg" title="common-tiger-patch-bw-1920s-web.jpg" ></a></p>
<p>L&#8217;opunzia ben presto si acclimato&#8217; e, con l&#8217;aiuto dell&#8217;uomo e dei suoi frutti saporiti, comincio&#8217; a diffondersi. Per evitare la diffusione eccessiva, tuttavia, i frutti venivano gettati nel bush dai coloni che pensavano cosi&#8217; di distruggerli, ma la pianta non aspettava occasione migliore per diffondersi ancora, e ancora, e ancora, lontana da qualunque parassita o malattia o predatore.</p>
<p>Tra il 1900 e il 1930 l&#8217;opunzia invase oltre 25 milioni di ettari, una superficie pari quasi a quella dell&#8217;Italia, espandendosi al passo di mezzo milione di ettari all&#8217;anno e formando intricate e inestricabili foreste spinose in cui nessun animale era adattato a vivere, e con cui le piante native non riuscivano a competere, soccombendo all&#8217;invasione del fico d&#8217;India. In circa 80 anni produsse una biomassa pari a 1.5 miliardi di tonnellate e le fattorie furono abbandonate, il bestiame spostato altrove. Chissa&#8217; che sorpresi che dovevano essere canguri e aborigeni, che sicuramente pensavano fosse il sogno di un antenato che non aveva digerito lo stufato di echidna! Va oltre lo scopo di questo blog il ricordare che il successo dell&#8217;opunzia era dovuto al suo particolare metabolismo, che un fisiologo vegetale definirebbe CAM (Metabolismo Acido Crassulaceo), che concentra la CO2 e consente una crescita molto piu&#8217; veloce e inarrestabile che nelle piante normali (dette C3 dal fisiologo di cui sopra) grazie ad alcune modifiche nel processo di fotosintesi.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/03/common-tiger-patch-bw-1920s-web.jpg" title="common-tiger-patch-bw-1920s-web.jpg" ><img src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/03/common-tiger-patch-bw-1920s-web.jpg" alt="common-tiger-patch-bw-1920s-web.jpg" /></a></p>
<p align="center">Infestazione di fichi d&#8217;India in Queensland (Australia) verso il 1920. Foto: <a href="http://www.northwestweeds.nsw.gov.au/prickly_pear_history.htm" onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/www.northwestweeds.nsw.gov.au');">northwestweeds.nsw.gov.au</a></p>
<p>Ma i coloni australiani non rimasero a lungo inermi a osservare le opunzie che crescevano.</p>
<p>Nel 1886 fu emanato il primo &#8220;Atto di Distruzione del Fico d&#8217;India del Commonwealth&#8221;, che obbligava proprietari terrieri e ontandini a distruggere le piante, sotto sorveglianza di ispettori. Naturalmente non servi&#8217; a nulla. Nel 1924, quando le opunzie erano completamente fuori controllo e al massimo dell&#8217;espansione, il Nuovo Galles del Sud sanci&#8217; la costituzione di una &#8220;Commissione di distruzione del Fico d&#8217;India&#8221; con pieni poteri. Si, lo so che state sorridendo di questi nomi, ma pensate al fastidio delle spinette dei frutti che vi entrano nella carne quando li sfiorate e piantatela.</p>
<p>La distruzione meccanica delle piante purtroppo non serve a niente, visto il loro grande potere rigenerativo. Gli australiani ricorsero cosi&#8217; alla guerra chimica. Uno dei rimedi consisteva nel soffiare fumi di una mistura di pentossido di arsenico in ebollizione sulle piante. La commissione del fico d&#8217;India del Queensland del 1926 riporta che la quantita&#8217; di arsenico venduta in Queensland quell&#8217;anno era sufficiente a trattare 9.450.000 tonnellate di pianta invasiva (che rimangono una goccia in un oceano comparate al miliardo e mezzo di tonnellate). Se vi state chiedendo l&#8217;effetto di tutto questo arsenico sulla fauna locale non preoccupatevi troppo. Come misura pracauzionale per limitare la diffusione dei semi di opunzia fu emanata anche una taglia contro gli uccelli che si cibavano dei frutti dell&#8217;opunzia, tipo emu&#8217;, corvi e gazze australi, nel caso fossero sopravissuti all&#8217;arsenico.</p>
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/03/destroy-prickly-pear-with-a-flame-thrower1_3137481_tcm11-17673.jpg" title="destroy-prickly-pear-with-a-flame-thrower1_3137481_tcm11-17673.jpg" ></a></p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/03/destroy-prickly-pear-with-a-flame-thrower1_3137481_tcm11-17673.jpg" title="destroy-prickly-pear-with-a-flame-thrower1_3137481_tcm11-17673.jpg" ><img src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/03/destroy-prickly-pear-with-a-flame-thrower1_3137481_tcm11-17673.jpg" alt="destroy-prickly-pear-with-a-flame-thrower1_3137481_tcm11-17673.jpg" height="699" width="532" /></a></p>
<p align="center">&#8220;Distruggetele col lanciafiamme!&#8221; Documento originale del 1919. Da: <a href="http://vrroom.naa.gov.au/print/?ID=18965" onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/vrroom.naa.gov.au');">vrroom.naa.gov.au</a></p>
<p>Inutile a dirsi, neanche la guerra chimica funziono&#8217;. In un mondo popolato da soli uomini quale era quello scientifico vittoriano, vale sempre la pena di menzionare i meriti di una donna. La pioniera della guerra chimica e del pentossido di azoto fu la botanica australiana Jean White-Haney, che fu incaricata dalla famosa Commissione del fico d&#8217;India di trovare un rimedio all&#8217;invasione aliena e le fu affidata una stazione di ricerca in cui condusse qualcosa come 10.000 diversi tentativi di avvelenamento delle piante. Ma la White-Haney, contrariamente agli uomini che sono stati menzionati sinora in questo post, aveva una carta in piu&#8217; e la gioco&#8217; bene: da scienziata intelligente, capiva il valore dei meccanismi ecologici. Propose allora di usare proprio la cocciniglia <em>Coccus indicus</em>, la fonte di tutti i mali, per debellare le opunzie. Ci riusci&#8217; con la specie <em>Opuntia monacantha, </em>che aveva infestato il nord del Queensland e che fu annientata dalla cocciniglia, ma non con le altre specie. Lancio&#8217; pero&#8217; l&#8217;idea che qualcuno avrebbe raccolto una decina di anni piu&#8217; tardi: bisogna tornare indietro e capire come mai la pianta non e&#8217; un problema nel suo paese natale e lo e&#8217; in Australia. Chi sono i suo nemici naturali?</p>
<p>La risposta arrivo&#8217; circa una decina di anni piu&#8217; tardi, sotto le vesti di una farfallina sud americana piccola e irrilevante, <em>Cactoblastis cactorum</em>.</p>
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/03/cactoblastis_cactorum.gif" title="cactoblastis_cactorum.gif" ></a></p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/03/cactoblastis_cactorum.gif" title="cactoblastis_cactorum.gif" ><img src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/03/cactoblastis_cactorum.gif" alt="cactoblastis_cactorum.gif" /></a></p>
<p align="center"> Cactoblastis cactorum. In alto la femmina, in basso il maschio. Foto: <a href="http://www.aphis.usda.gov/ppq/ep/emerging_pests/cactoblastis/pgallery.htm" onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/www.aphis.usda.gov');">aphis.usda.gov</a></p>
<p>Il ciclo vitale di questo lepidottero e&#8217; incentrato sull&#8217;opunzia: le femmine sessualmente mature  rilasciano all&#8217;alba feromoni sulle piante di opunzia e attirano i maschi. Dopo l&#8217;accoppiamento e un periodo di incubazione interna, la femmina depone una novantina di uova incollandole tra loro  in modo da formare una struttura che sembra una spina del fico d&#8217;india. Dopo 23-28 giorni di incubazione (dipende dalla temperatura esterna) emergono le larve che subito scavano nei cladodi (le pale appiattite, che sono fusti modificati) della pianta e vi rimangono consumandola dall&#8217;interno, protette dalle spine del loro ospite. Le larve sono gregarie e conducono un&#8217;esistenza comunitaria all&#8217;interno delle pale del fico d&#8217;India. Dopo alcune mute raggiungono dimensioni di circa due, tre centimetri, dopo di che emergono all&#8217;esterno della pianta dallo stesso buco da cui tutte insieme, in fila indiana, erano entrate e si lasciano cadere per terra, dove impupano alla base della pianta ospite. L&#8217;insetto alato che ne emerge infine si disperde e le sue larve infesteranno, uccidendole o danneggiandole seriamente, altre piante. E&#8217; efficientissima anche contro <em>Opuntia stricta</em>, l&#8217;infestante peggiore, che aveva resistito sino ad allora a tutti gli altri sistemi di lotta all&#8217;invasore.</p>
<style type="text/css"> 	<!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 	--></style>
<p><meta http-equiv="CONTENT-TYPE" content="text/html; charset=utf-8" /> 	 	<meta name="GENERATOR" content="OpenOffice.org 3.0  (Unix)" />La farfallina e&#8217; efficientissima  nel distruggere le opunzie e solo le opunzie: prima di rilasciarla (ben 2 milioni di uova!) furono condotti diversi test per vedere se avrebbe potuto avere effetti negativi sul resto dell&#8217;ecosistema, ma si e&#8217; comportata benissimo: dove scompare l&#8217;opunzia scompare anche la farfallina. Test recenti hanno portato a concludere che l&#8217;insetto femmina e&#8217; attirato dal metabolismo CAM delle opunzie (ma non da quello di altre specie di cactus), e per la precisione si basa sulla quantita&#8217; di CO2 accumulata, un sistema di individuazione dell&#8217;ospite sicuramente insolito e molto sofisticato. La farfallina in Australia svolse cosi&#8217; bene il suo compito nel lontano 1925 che fu ben presto introdotta anche in altri paesi dove c&#8217;era un problema analogo:    	Africa (Mauritius, Sant&#8217;Elena , Sud Africa, Tanzania), India e Pakistan, e i Caraibi. Giusto per mostrare un po&#8217; l&#8217;altra faccia della medaglia, sfortunatamente dai Caraibi la <em>Cactoblastis cactorum</em> e&#8217; arrivata sul continente Nord americano, dove sta pesantemente danneggiando delle specie autoctone diOpuntia. Non si puo&#8217; fare una frittata senza rompere le uova, ahime&#8217;, e cio&#8217; che va bene per la lontana Australia non va bene per delle isole cosi&#8217; vicine al paese di origine.</p>
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/03/cactoblastis_cactorum_larvae.jpg" title="cactoblastis_cactorum_larvae.jpg" ></a></p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/03/cactoblastis_cactorum_larvae.jpg" title="cactoblastis_cactorum_larvae.jpg" ><img src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/03/cactoblastis_cactorum_larvae.jpg" alt="cactoblastis_cactorum_larvae.jpg" height="491" width="328" /></a></p>
<p align="center">Le belle larve colorate di Cactoblastis cactorum. Foto: Wikicommons</p>
<p>E l&#8217;Italia?</p>
<p>In Italia abbiamo importato cinque specie di fico d&#8217;India, ma la piu&#8217; comune e diffusa e&#8217; l&#8217;<em>Opuntia ficus-indica</em>, e nelle regioni meridionali e nelle isole e&#8217; facile vedere dei bei boschetti di questa specie alloctona. La pianta pero&#8217;, per motivi che mi sono misteriosi (ma che suppongo abbiano a che fare con l&#8217;inverno relativamente freddo che mal si adatta col metabolismo CAM), rimane confinata a piccole macchie spontanee che in genere vengono sfruttate commercialmente per la produzione dei frutti. Nessun bisogno quindi di introdurre  la farfallina, anzi, sarebbe economicamente svantaggioso e mi priverebbe di uno dei miei frutti preferiti.</p>
<p class="MsoNormal" align="left"><span style="font-family: Dutch" lang="EN-US"> </span></p>
<p class="MsoNormal">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal"> Referenze:</p>
<p class="MsoNormal">Osmond, B.,  Neales, T.,  Stange, G. (2008) Curiosity and context revisited : crassulacean acid metabolism in the Anthropocene. <em>Journal of experimental botany</em>. 59, 7   pp. 1489-1502</p>
<p class="MsoNormal">http://www.northwestweeds.nsw.gov.au/prickly_pear_history.htm</p>
<p class="MsoNormal">&nbsp;</p>
<p>dh,fba</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lorologiaiomiope.com/quando-gli-insetti-non-sono-poi-cosi-mostruosi-la-guerra-del-fico-dindia-cactoblastis-cactorum/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Siamo un popolo di santi, ignoranti e poeti</title>
		<link>http://www.lorologiaiomiope.com/siamo-un-popolo-di-santi-ignoranti-e-poeti/</link>
		<comments>http://www.lorologiaiomiope.com/siamo-un-popolo-di-santi-ignoranti-e-poeti/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 14 Mar 2010 17:30:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tupaia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[riflessioni]]></category>

		<category><![CDATA[informazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lorologiaiomiope.com/siamo-un-popolo-di-santi-ignoranti-e-poeti/</guid>
		<description><![CDATA[Mi viene da piangere. O da ridere, non lo so.
Una volta un ragazzo di un istituto tecnico mi chiese: &#8220;perche&#8217; a scuola studiamo scienze solo per due anni, e religione per cinque?&#8221;. La domanda e&#8217; ottima e fui molto impressionata che un ragazzino di quindici anni si fosse posto il problema, ma come spiegargli, senza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi viene da piangere. O da ridere, non lo so.</p>
<p>Una volta un ragazzo di un istituto tecnico mi chiese: &#8220;perche&#8217; a scuola studiamo scienze solo per due anni, e religione per cinque?&#8221;. La domanda e&#8217; ottima e fui molto impressionata che un ragazzino di quindici anni si fosse posto il problema, ma come spiegargli, senza lanciarmi in una crociata, dei Patti Lateranensi e della visione crociana del mondo?</p>
<p>Di sicuro invece i vari ministri dell&#8217;Istruzione che si sono succeduti  non si sono posti il problema, e neanche si son presi la briga di guardare questo grafico:</p>
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/03/ocse-pisa.jpg" title="ocse-pisa.jpg" ></a></p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/03/ocse-pisa.jpg" title="ocse-pisa.jpg" ><img src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/03/ocse-pisa.jpg" alt="ocse-pisa.jpg" height="362" width="479" /></a></p>
<p align="center">L&#8217;Italia e&#8217; al quintultimo posto come conoscenze scientifiche di base tra i quindicenni, comparando tra trenta paesi di tutto il mondo. Grafico  da  questa <a href="http://www.oecd.org/dataoecd/60/1/39727764.ppt" onclick="wreport_click_groupe('',201185,'201185 Home',277896,277896,201185,1,'PISA 2006 - powerpoint presentation on the United Kingdom 39727765 -U-',0,1);return true" onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/www.oecd.org');">UK powerpoint presentation</a>.</p>
<p align="left">Siamo nel G8 e ci possiamo permettere di competere a malapena con la Turchia in quanto a conoscenze scientifiche delle nuove generazioni. Viviamo in un paese che gia&#8217; ora usa quasi esclusivamente tecnologia e scienza d&#8217;importazione in quanto i nostri livelli di ignoranza scientifica sono tali da non consentirci di fare altro, e la situazione futura mi sembra sara&#8217; ancora peggiore di quella attuale. E intanto il progresso scientifico ci avanza intorno.</p>
<p align="left">Ma a tutto c&#8217;e&#8217; rimedio, ovviamente. Gli studenti italiani non conoscono le scienze, e neanche la matematica (siamo quart&#8217;ultimi in matematica, giusto sopra Grecia, Turchia e Messico)? Riformiamo la scuola. Giusto. E come la riformiamo?</p>
<p align="left">Riporto le illuminate parole di un<a href="http://lnx.cidi.it/ricercadidattica/wp-content/uploads/2009/11/Scienze-integrate-C.Olivari.pdf" onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/lnx.cidi.it');"> documento</a> di Carla Olivari Flick del CIDI, Centro di Iniziativa Democratica Insegnanti:</p>
<p align="center">&#8220;La mancanza nella popolazione italiana , e non solo, di una adeguata conoscenza scientifica di base ha<br />
portato ad un inserimento non corretto della nostra specie nell’ambiente con conseguenze fortemente<br />
negative (inquinamento, manipolazioni genetiche..), mentre le recenti scoperte scientifiche, soprattutto nel<br />
campo biologico, sottopongono all’umanità problemi sempre più complessi, per la cui risoluzione<br />
necessitano conoscenze più approfondite Non è più rinviabile l&#8217;obiettivo di rendere i cittadini consapevoli che<br />
la specie umana è parte integrante del mondo naturale , verso il quale è necessario il rispetto, e coscienti dei<br />
possibili effetti a lunga scadenza del nostro agire.&#8221;</p>
<p align="left">Il resto ve lo risparmio. La prossima volta che mi dovesse venire l&#8217;idea di guardare un film dell&#8217;orrore, leggero&#8217; invece questo documento per intero. E questo spiega uno dei problemi dei nostri poveri quindicenni: se gli insegnanti non conoscono neanche la grammatica italiana, come ci si aspetta che gli studenti conoscano cosa sono e a che servono le &#8220;manipolazioni genetiche&#8221;? (Stendo un velo pietoso sulla frase: &#8220;ha portato ad un inserimento non corretto della nostra specie nell’ambiente&#8221;).</p>
<p align="left">Ma per fortuna, a dispetto della agghiacciante ignoranza dell&#8217;insegnante di scienze medio (di tutti quelli che ho conosciuto se ne salvava uno solo, che poi ha cambiato mestiere) ,  c&#8217;e&#8217; il ministero della (d)istruzione che provvede. Sarebbe stata ad esempio una buona idea fornire regolari corsi di aggiornamento ai prof di scienze in modo che, ad esempio, sappiano di che parlano quando citano le &#8220;manipolazioni genetiche&#8221;. Troppo buona per il Ministero medio, scartiamola. Sarebbe stata un&#8217;idea ancora migliore esaminare le conoscenze dei prof, oltre che quelle degli alunni, e rimandare a studiare quelli che non passano un minimo di standard di qualita&#8217;. Ma il governo, almeno quello attuale, sembra troppo occupato dal mandare a casa le visite fiscali, e poi a qualcuno potrebbe venire la balzana idea di testare le conoscenze tecniche di chi ci governa).</p>
<p align="left">Che fare allora? Riformiamo la scuola pasticciando con il numero di  ore di lezione e con le classi di concorso degli insegnanti, due al prezzo di uno.</p>
<p align="left">E allora abbiamo la Legge 133/2008, art. 64, che predispone un aumento del numero degli alunni per classe. I ragazzi non capivano la matematica o la chimica gia&#8217; quando ce n&#8217;erano 20 per classe (l&#8217;ultimo controllo sistematico OCSE-Pisa risale al 2006), dal 2011 ce ne saranno 30 e passa tutti insieme. La motivazione data dalla legge (comma 1) e&#8217; :&#8221;<font size="3">per un accostamento di tale rapporto ai relativi standard europei&#8221;. Peccato che noi siamo molto al di sotto di tali standard europei.</font> Il comma 3 e&#8217; ancora meglio perche&#8217; dopo aver tagliato del 17% il personale non docente, (comma 2), predispone &#8220;<font size="3">un piano programmatico di interventi volti ad una maggiore razionalizzazione dell&#8217;utilizzo delle risorse umane e strumentali disponibili, che conferiscano una maggiore efficacia ed efficienza al sistema scolastico&#8221;. E come ottenere tutto cio?</font> Ce lo spiega il comma 4:</p>
<p align="left"><font size="3">a) razionalizzazione ed accorpamento delle classi di concorso, per una maggiore flessibilità nell&#8217;impiego dei docenti</font>.</p>
<p align="left"><font size="3"><em>b)</em> ridefinizione dei curricoli [sic] vigenti nei diversi ordini di scuola anche attraverso la razionalizzazione dei piani di studio e dei relativi quadri orari, con particolare riferimento agli istituti tecnici e professionali;</font></p>
<p align="left">Tradotto: riduciamo il numero di insegnanti tagliando ore di lezione (da 36 a 32 a settimana) e quelli che restano insegnano quello che capita. Cosi&#8217; sono state partorite le &#8220;scienze integrate&#8221; da insegnare nel Biennio degli istituti tecnici: laddove prima in tre ore a settimana per due anni si insegnavano Biologia e Scienze della Terra, ora in due ore a settimana per due anni si insegnano Biologia, Scienze della Terra, Chimica e Fisica. E dato che gli insegnanti sono stati &#8220;accorpati&#8221;, un laureato in fisica si trova ad insegnare la tassonomia, mentre ad un laureato in Biologia tocca spiegare le equazioni di Maxwell. Ma cio&#8217; ovviamente non e&#8217; un problema: i programmi giocoforza diventano una farsa, e in realta&#8217; la biologia o la chimica che cosi&#8217; si insegneranno saranno a livello di cio&#8217; che viene insegnato in Germania o in Australia alle scuole elementari. Se non ve ne siete accorti, signori, hanno appena eliminato l&#8217;insegnamento dell&#8217;evoluzione dalle scuole superiori: chi avra&#8217; piu&#8217; il tempo di spiegarla?</p>
<p align="left">In compenso sono leggermente aumentate le ore di matematica e fisica nel triennio degli istituti tecnici e altre scuole appena nate (nel nuovo &#8220;liceo musicale&#8221;, ad esempio,  si studiera&#8217; fisica per tre anni. Dopo che hanno imparato la teoria delle onde, perche&#8217; mai i musicisti dovrebbero conoscere il terzo principio della termodinamica? In compenso biologia, che include l&#8217;anatomia del corpo umano, prevenzione dalle malattie, educazione sessuale etc va nel calderone delle scienze integrate del biennio, cioe&#8217; viene azzerata).</p>
<p align="left">Va da se&#8217; che le ore di religione restano una a settimana  per cinque anni in tutte le scuole e che quindi, a conti fatti, ai ragazzi degli Istituti Tecnici vengono impartite molte piu&#8217; ore di religione che di  Biologia nel corso di studi superiore, nonostante in alcune scuole anche il 25% degli alunni non si avvalga dell&#8217;ora di religione. In quell&#8217;ora ovviamente si resta a spasso nei corridoi.</p>
<p align="left">Il papa sara&#8217; contento,  cosi&#8217; finalmente gli studenti italiani quindicenni potranno confrontarsi in teologia con quelli iraniani, anche se dubito farebbero bella figura con gli iraniani in scienze.</p>
<p align="left">Non e&#8217; che io pensi che da adulti ci si ricordi quello che si e&#8217; imparato a scuola, ma il modo in cui una nazione predispone l&#8217;istruzione delle nuove generazioni la dice lunga sugli effetti a lungo termine e sulle ricadute che chi ci governa pianifica.</p>
<p align="left">Queste nuove generazioni di analfabeti scientifici, ministro Gelmini, sono quelli che saranno neurologi quando Lei avra&#8217; il morbo di Alzheimer, e che saranno addetti alle telecomunicazioni quando a Lei verra&#8217; un colpo e Le tocchera&#8217; chiamare un&#8217;ambulanza, e che saranno su quell&#8217;ambulanza, o che le staranno cercando la cura contro il cancro. Ah, gia&#8217;, ma Lei andra&#8217; a farsi curare all&#8217;estero, ovviamente, coma gia&#8217; fa il suo inclito capo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lorologiaiomiope.com/siamo-un-popolo-di-santi-ignoranti-e-poeti/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>A brief history of pretty much everything</title>
		<link>http://www.lorologiaiomiope.com/a-brief-history-of-pretty-much-everything/</link>
		<comments>http://www.lorologiaiomiope.com/a-brief-history-of-pretty-much-everything/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 01:18:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tupaia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[deliri]]></category>

		<category><![CDATA[evoluzione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lorologiaiomiope.com/a-brief-history-of-pretty-much-everything/</guid>
		<description><![CDATA[



]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="560" height="340">
<param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/gNYZH9kuaYM&#038;hl=en_GB&#038;fs=1&#038;"></param>
<param name="allowFullScreen" value="true"></param>
<param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/gNYZH9kuaYM&#038;hl=en_GB&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="560" height="340"></embed></object></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lorologiaiomiope.com/a-brief-history-of-pretty-much-everything/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Il mistero dell&#8217;isola di Guam</title>
		<link>http://www.lorologiaiomiope.com/il-mistero-dellisola-di-guam/</link>
		<comments>http://www.lorologiaiomiope.com/il-mistero-dellisola-di-guam/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 18:45:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tupaia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ecologia]]></category>

		<category><![CDATA[misteri]]></category>

		<category><![CDATA[malattie]]></category>

		<category><![CDATA[mammiferi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lorologiaiomiope.com/il-mistero-dellisola-di-guam/</guid>
		<description><![CDATA[Guam e&#8217; la principale isola dell&#8217;arcipelago delle Marianne, una delle centinaia di isole vulcaniche sparse nell&#8217;oceano Pacifico.
Fu scoperta per la prima volta circa 3500 anni fa da popolazioni originariamente provenienti dall&#8217;area Indo-malese  e poi fu riscoperda da Magellano nel 1521.
Inutile dire che i &#8220;buoni selvaggi&#8221;  avevano gia&#8217; provveduto a distruggere le foreste col taglia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Guam e&#8217; la principale isola dell&#8217;arcipelago delle Marianne, una delle centinaia di isole vulcaniche sparse nell&#8217;oceano Pacifico.</p>
<p>Fu scoperta per la prima volta circa 3500 anni fa da popolazioni originariamente provenienti dall&#8217;area Indo-malese  e poi fu riscoperda da Magellano nel 1521.</p>
<p>Inutile dire che i &#8220;buoni selvaggi&#8221;  avevano gia&#8217; provveduto a distruggere le foreste col taglia e brucia prima dell&#8217;arrivo degli Europei, e che questi poi ci si misero di buona lena a completare i danni.</p>
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/03/guammap.jpg" title="guammap.jpg" ><img src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/03/guammap.jpg" alt="guammap.jpg" align="left" height="446" width="373" /></a></p>
<p>Tra le opere spagnole da menzionare c&#8217;e&#8217; una vera e propria pulizia etnica a danno dei Chamorro, la popolazione locale: tra il 1668 e il 1710 la popolazione crollo&#8217; da circa 50.000 a circa 2000 unita&#8217;. Prima di allora i Chamorro vengono descritti dai cronisti spagnoli come alti, forti, longevi e incredibilmente esenti da malattie. Dopo la conquista spagnola invece arrivarono, oltre alle armi e all&#8217;acciaio, anche le immancabili malattie come vaiolo, morbillo, tubercolosi e lebbra. Con il passare del tempo, le nuove generazioni erano sempre piu&#8217; ibride sia dal punto di vista genetico che culturale. Nel 1898 gli Americani conquistarono l&#8217;isola e ne fecero una base nel Pacifico, che fu conquistata dai giapponesi durante la seconda guerra mondiale e poi nuovamente conquistata dagli americani grazie a pesantissimi bombardamenti. Tutto cio&#8217; naturalmente ha ulteriormente devastato sia i Chamorro sia l&#8217;ambiente. Ogni medaglia, pero&#8217;, ha il suo rovescio: l&#8217;isola e&#8217; stata adibita a deposito nucleare e i tratti gestiti dai militari, circa un terzo dell&#8217;isola, sono interdetti a tutti; cio&#8217; ha consentito la ricrescita o la conservazione della foresta nei tratti recintati cosi&#8217; che Guam, a differenza di altre isole del pacifico, conserva una percentuale di territorio coperto da foresta primaria, e la presenza di specie endemiche di piante ed animali, grazie ad una base militare che custodisce testate nucleari. A volte e&#8217; letteralmente vero che dal letame spuntano i fiori.</p>
<p>Fu nel 1902, subito dopo la conquista americana, che i medici occidentali cominciarono a registrare delle morti strane tra la popolazione Chamorro, risalita nel frattempo a circa 10.000 persone, e la misteriosa malattia che portava a questi decessi comincio&#8217; a diffondersi a macchia d&#8217;olio tra i locali. La malattia in questione viene chiamata &#8220;lytico-bodig&#8221;in lingua chamorro e ALS/PDC, Sindrome Laterale Amiotrofica- Complesso Parkinson-Demenza in lingua scientifica (ma io di qui in poi preferisco il Chamorro per semplicita&#8217;). Fatto ancora piu&#8217; strano, dopo un periodo esplosivo in cui anche il 30% della popolazione era colpito dalla malattia, non si sono piu&#8217; registrate nuove insorgenze tra persone nate dopo il 1960, ma essendo una malattia a decorso a volte molto lento e a insorgenza tardiva (tra i 25 e i 40 anni), ci sono tutt&#8217;ora casi di lytico-bodig a Guam tra le generazioni meno giovani, anche se progressivamente sempre meno e in breve la malattia si estinguera&#8217;.</p>
<p>I sintomi del lytico-bodig sono descritti minuziosamente nel bel libro di Oliver Sacks &#8220;l&#8217;isola dei senza colore&#8221;, che da neurologo si e&#8217; a lungo interessato di questo strano fenomeno e delle sue cause. In breve si tratta di una degenerazione neurologica che provoca due tipi fondamentali di sintomi, quelli dell&#8217;ALS (lytico), che causa atrofia muscolare e paralisi, con conseguente morte per paralisi dei muscoli respiratori, e quelli del PDC (bodig), che provoca sintomi tipo morbo di Parkinson con tremori e incapacita&#8217; di cominciare un&#8217;azione a cui puo&#8217; essere o meno associata demenza tipo morbo di Alzheimer. A volte ad entrambe le sintomatologie si associano anche una paralisi dei muscoli degli occhi e/o una forma di retinopatia. Niente di cui essere allegri, insomma. La malattia ha avuto una prevalenza maggiore al sud dell&#8217;isola, piu&#8217; rurale e tradizionale, e tendeva ad avere un andamento su base familiare, per cui alcune famiglie erano molto piu&#8217; colpite di altre, sebbene quasi tutte le famiglie dell&#8217;isola abbiano avuto parenti devastati da questa orribile sindrome. Alcune persone che hanno lasciato Guam dopo la guerra sono state colpite dal lytico-bodig nella nuova patria d&#8217;adozione anche a distanza  di vent&#8217;anni, e alcuni filippini residenti a Guam hanno sviluppato sintomi piu&#8217; o meno compatibili. Nessun caucasico, tuttavia, ha mai preso la malattia.</p>
<p>Tutto cio&#8217; e&#8217; molto interessante, starete pensando, ma cosa diamine c&#8217;entra una malattia umana in un blog che parla di animali strani?  A parte ovviamente che anche gli esseri umani sono animali strani, per sapere la risposta temo sia necessario andare avanti nella lettura.</p>
<p>Le cause di questa malattia hanno fatto impazzire i medici per almeno cinquant&#8217;anni e solo in tempi recenti, quando la malattia e&#8217; quasi scomparsa, si e&#8217; riusciti a venirne a capo.  I primi medici che conminciarono ad indagare le cause del lytico-bodig (e che capirono che, nonostante la sintomatologia fosse tanto diversa, si trattava di un&#8217;unica malattia e non di due) furono gli americani Kurland e Mulder (che non c&#8217;entra niente con gli X-files, anche se ci starebbe bene). Tra le possibili cause ipotizzate nel tempo ci sono state:</p>
<p>- mutazione genetica (indimostrata, ma il dubbio viene a causa della tendenza alla familiarita&#8217; e del collo di bottiglia da cui passarono i Chamorro quando furono sterminati dagli spagnoli);</p>
<p>- virus lenti o prioni (mai dimostrati, ma il dubbio era piu&#8217; che lecito: una sindrome del tutto simile era stata individuata in altre popolazioni molto lontane, una in Giappone nella penisola di Kii e due in Irian Jaya (NuovaGuinea), <font><font face="Verdana">gli Jakai e gli Auyu, </font></font>popolazioni che non c&#8217;entrano niente con quella in cui era endemico il Kuru, la versione locale della mucca pazza dovuta a cannibalismo rituale);</p>
<p>- carenza da metalli e ioni nell&#8217;acqua (mai dimostrata, le analisi chimiche sono sempre state contraddittorie e variabili da pozza a pozza);</p>
<p>- avvelenamento da una tossina di origine vegetale.<a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/03/cycas_circinalis.jpg" title="cycas_circinalis.jpg" ><img src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/03/cycas_circinalis.jpg" alt="cycas_circinalis.jpg" align="right" height="420" width="283" /></a></p>
<p>Quest&#8217;ultima ipotesi ha continuato a girare nella testa degli scienziati per cinquant&#8217;anni tra alterne fortune. Si tratta di questo: su Guam ci sono delle specie endemiche di cicadee, che sono delle piante antichissime piu&#8217; o meno dall&#8217;aspetto di palma. All&#8217;epoca dei dinosauri erano la componente principale di tutte le foreste, dato che le Angiosperme, le piante che fanno il fiore, non si erano ancora evolute. Le cicadee sono Gimnosperme come il <em>Gingko  biloba</em> e le conifere (pini, abeti etc), ma presentano una incredibile commistione di caratteri ancestrali e di caratteri altamente evoluti e sono rimaste endemiche solo nell&#8217;emisfero australe (anche se conosco un posto in Italia dove le hanno usate per l&#8217;alberatura stradale, evviva la fantasia degli assessori!). Tutte le cicadee sono a sessi separati, hanno gli alberi maschi e gli alberi femmina. Gli spermi sono molto grandi, mobili e flagellati, a differenza del polline delle angiosperme, piccolo e immobile che si e&#8217; coevoluto con gli insetti. Le piante femmina non producono un frutto, ovviamente, poiche&#8217; non fanno i fiori, ma fanno un grosso seme rivestito da un tegumento ricco di amido (sarcotesta) da cui si ricava il sago, la principale fonte di amido nel Pacifico.</p>
<p align="left"> <em>A fianco: Cycas circinalis, esemplare di 200 anni e cono femminile</em></p>
<p>Sfortunatamente il seme delle cicadee e&#8217; velenoso poiche&#8217; contiene almeno due diversi tipi di tossina, MAM (methylazoxyglycoside)  e β-methyl-amino-L-alanina, (BMAA). Il primo composto fa parte di una sostanza detta cicasina che  puo&#8217; provocare avvelenamento con vomito ed e&#8217; epatotossico e cancerogeno, ed e&#8217; responsabile di avvelenamenti anche gravi nel bestiame in Australia (pecore e mucche non si sono coevolute con le cicadee e non sanno evitare il pericolo), e anche in passato di avvelenamenti umani, tipo alcuni marinai del capitano Cook e di de la Pérouse in Australia. La seconda sostanza e&#8217; stata a lungo ritenuta responsabile del lytico-bodig da molti medici che si sono occupati del fenomeno, ma nessuno e&#8217; riuscito ad indurre dei sintomi simili somministrando la sostanza ad animali da laboratorio. I Chamorro oltretutto sottopongono i semi della <em>Cycas circinalis</em>, la piu&#8217; comune cicadea di Guam  (detta anche <em>Cycas micronesica</em>) a dei trattamenti per detossificarli. Resta pero&#8217; il fatto che il BMAA e&#8217; molto simile al BOAA, una tossina che si trova nelle cicerchie e che provoca una malattia degenerativa del sistema nervoso detta latirismo (per quello le nostre nonne tenevano a bagno le cicerchie anche uno o due giorni, cambiando spesso l&#8217;acqua; per chi non lo sapesse le cicerchie sono dei ceci piuttosto selvatici originari dell&#8217;India che erano molto consumati anche in Italia sino a una cinquantina di anni fa, e che poi sono passati in disuso sia perche&#8217; sono tossici sia perche&#8217; secondo me bisogna davvero aver fame per apprezzarle). Divagazioni a parte, nessuno e&#8217; mai riuscito a provare una correlazione diretta tra il consumo della farina di semi di Cycas e il lytico-bodig, anche perche&#8217; il <em>fadang</em> o <em>federico</em>, cosi&#8217; e&#8217; detta questa farina il lingua locale, e&#8217; stata consumata per secoli senza danni evidenti, e non si conoscono altre neurotossine che agiscono a scoppio ritardato a distanza di vent&#8217;anni.</p>
<p>Ma  allora qual&#8217;e&#8217; la causa del lytico-bodig? L&#8217;unica correlazione che si riusci&#8217; a stabilire dopo vent&#8217;anni di studi intensi fu che la malattia era correlata con la preferenza verso il cibo tradizionale Chamorro, e quindi l&#8217;agente causale doveva essere nel cibo, ma quale?</p>
<p>E arriviamo alla parte zoologica di questo post, finalmente. Guam e&#8217; un&#8217;isola vulcanica e come sempre accade in questi casi gli unici mammiferi che sono riusciti a colonizzarla sono i pipistrelli; nel 1898,  quando Guam passo&#8217; agli americani, ce n&#8217;erano tre specie, una di pipistrello insettivoro e due di volpi volanti frugivore. Al giorno d&#8217;oggi sopravvivono in tutto sull&#8217;isola solo 100 volpi volanti di una delle due specie, <em>Pteropus mariannus</em>, mentre l&#8217;altra specie di volpe volante, <em>Pteropus tokudae</em>, e il pipistrello insettivoro <em>Emballonura semicaudata</em>, sono estinti sull&#8217;isola, laddove si calcola che Guam era sicuramente in grado di supportare una popolazione di almeno 60.000 volpi volanti. Questi animali avevano delle funzioni fondamentali nell&#8217;ecosistema insulare: l&#8217;insettivoro ovviamente manteneva sotto controllo la popolazione di insetti, sopratuttto quelli vettori di malattie, e i frugivori agivano come dispersori di semi e quindi favorivano la ricrescita della foresta. Nella dieta dei due Pteropus c&#8217;erano tra gli altri pandano, albero del pane, fichi e naturalmente il fadang, il seme delle cicadine. Che ne e&#8217; stato dei pipistrelli di Guam?</p>
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/03/pteropus_mariannus.jpg" title="pteropus_mariannus.jpg" ></a></p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/03/pteropus_mariannus.jpg" title="pteropus_mariannus.jpg" ><img src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/03/pteropus_mariannus.jpg" alt="pteropus_mariannus.jpg" /></a></p>
<p align="center"><em>Pteropus mariannus</em>. Foto:  <em>© Merlin Tuttle, <a href="http://www.guamdawr.org/learningcenter/factsheets/mammals/fruitbat_html" onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/www.guamdawr.org');">guamdawr.org</a></em></p>
<p>Come immagino avrete intuito, sono stati tutti mangiati, da almeno due diversi tipi di vertebrato.</p>
<p>Nella cucina tradizionale Chamorro i fanihi (pipistrelli) erano visti come una delikatessen da mangiare in occasioni rituali particolari come matrimoni e feste varie. Venivano catturati ai posatoi (formavano colonie di centinaia di individui) con reti e bastoni, operazione complicatissima perche&#8217; gli animali volavano via appena si accorgevano della presenza dell&#8217;uomo. Poi venivano &#8220;sbucciati&#8221; tipo frutto, bolliti in acqua o latte di cocco e serviti accompagnati sempre da latte di cocco. Si mangiavano interi, testa, ali e tutto compreso. I Chamorro sono cosi&#8217; ghiotti di pipistrelli che tutt&#8217;oggi continuano ad importarne da altre isole.</p>
<p>Dobbiamo all&#8217;etnobotanico Paul Alan Cox qualche anno fa (2002) l&#8217;intuizione che il lytico-bodig fosse legato al consumo di pipistrelli. L&#8217;idea e&#8217; che mentre i semi da cui ottenere la farina vengono detossificati da lavaggi accurati, i semi ingeriti dai pipistrelli rilasciano la tossina nel corpo di questi animali, bioaccumulandosi. Il consumo dei pipistrelli induce l&#8217;accumulo di BMAA nel sistema nervoso umano e cio&#8217; provoca la malattia. Non e&#8217; ancora chiaro se la lunga latenza sia dovuta al fatto che la tossina e ad azione lenta (sarebbe un caso unico) o alla necessita&#8217; di un lento e progressivo bioaccumulo.</p>
<p>Quello che e&#8217; chiaro invece e&#8217; come mai la malattia e&#8217; cominciata nel 1900 e terminata dopo qualche decennio. Durante la colonizzazione spagnola gli indigeni avevano continuato a vivere -e cacciare- usando i sistemi tradizionali. Quando arrivarono gli americani, tuttavia, si diffuse l&#8217;uso delle armi da fuoco. Appostarsi all&#8217;imbrunire sotto un posatoio di fanihi e aprire il fuoco appena volano e&#8217; un gioco da ragazzi rispetto ad usare armi neolitiche come reti e bastoni. Il consumo di pipistrelli aumento&#8217; enormemente, anche al di fuori delle feste rituali, e il lytico-bodig si instauro&#8217; nella popolazione come effetto collaterale. Cio&#8217; e&#8217; andato avanti sino a che su Guam ci sono state consistenti colonie di pipistrelli ma il prelievo e&#8217; stato tale da causare un crollo drammatico a poche centinaia di esemplari e fare estinguere due specie su tre.</p>
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/03/brown_tree_snake.jpg" title="brown_tree_snake.jpg" ></a></p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/03/brown_tree_snake.jpg" title="brown_tree_snake.jpg" ><img src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/03/brown_tree_snake.jpg" alt="brown_tree_snake.jpg" height="273" width="408" /></a></p>
<p align="center"><em>Boiga irregularis</em>, licenza creative commons</p>
<p>Non e&#8217; finita qui pero&#8217; per i poveri pipistrelli. Negli anni cinquanta una nave americana porto&#8217; con se&#8217; dall&#8217;Australia  un clandestino che sbarco&#8217; su Guam carico di appetito e belle speranze. Si trattava di un serpente, chiamato in inglese semplicemente brown Treesnake, serpente arboricolo marrone, <em>Boiga irregularis</em>. Questo serpente non e&#8217; velenoso e sicuramente non e&#8217; un problema nel suo paese d&#8217;origine. Su Guam pero&#8217; non ha trovato ne&#8217; predatori ne&#8217; malattie ne&#8217; competitori (l&#8217;unico serpente autoctono, <em>Ramphotyphlops braminus</em>, e&#8217; minuscolo, cieco e fossorio, tanto che i nativi lo consideravano un verme) e ha cominciato a moltiplicarsi a dismisura, al punto da trovarne qualcosa come 13.000 per miglio quadrato, praticamente sono ovunque. Prima ha cominciato a mangiare tutti gli uccelli canori, al punto che si sono tutti estinti su Guam, specie endemiche incluse. Poi finiti quelli e&#8217; passato ai pipistrelli, di cui preda i giovani prima che inizino a volare. Finiti pure i pipistrelli e&#8217; passato alle lucertole, con cui al momento sembra aver trovato un equilibrio.</p>
<p>La colonia superstite di pipistrelli vive, ultraprotetta, nella base americana dove non entra nessuno. I militari concedono pero&#8217; agli scienziati di entrare a studiarli, ma purtroppo non provvedono ad alcun controllo del brown Treesnake, che sta finendo il suo lavoro di gourmet con le baby-volpi volanti. Ogni tanto, spinte da tifoni, arrivano altre volpi volanti dalla vicina isola di Rota  e la popolazione sembra aumentare, per declinare subito dopo nelle pentole dei Chamorro, il che provoca aumenti locali e temporanei nell&#8217;insorgenza di lytico-bodig. Un ciclo ecologico perfetto ed equilibrato.</p>
<p>Alcuni dei testi consultati per scrivere questo post:</p>
<p><font size="3">Kwang-Ming Chen, Ulla K. Craig, Chin-Tian Lee, Robert Haddock, Paul Alan Cox, and Oliver W. Sacks (2002) Cycad neurotoxin, consumption of flying foxes, and ALS/PDC disease in Guam Neurology, Vol. 59, Issue 10, 1664-1665, November 26, 2002</font></p>
<p>Laqueur, G.L., Mickelsen, O., Whiting, M.G., &amp; Kurland, L.T<strong>.</strong> 1963. Carcinogenic properties of nuts from Cycas circinalis L. indigenous to Guam.  Journal of the National Cancer Research Institute 31: 919-951.</p>
<p>John Pickrell (2003) Bat-Eating Linked to Neurological Illness. National Geographic News, June 13, 2003</p>
<p>Sacks, O. (1996) L&#8217;isola dei senza colore. Ed. it Adelphi</p>
<p><em> </em></p>
<p class="western">Steele JC, McGeer PL (2008). <font size="3">T</font><font size="3">he ALS/PDC syndrome of Guam and the cycad hypothesis. Neurology. May 20;70(21):1984-90</font></p>
<p><em><em> </em></em>Whiting, M.G. 1963. Toxicity of cycads.  Economic Botany 17<strong>:</strong> 271-302.</p>
<p><meta http-equiv="CONTENT-TYPE" content="text/html; charset=utf-8" /> 	<title></title> 	<meta name="GENERATOR" content="OpenOffice.org 3.0  (Unix)" /></p>
<style type="text/css"> 	<!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 	--> 	</style>
<p class="western">http://www.fws.gov/pacificislands/fauna/marianabat.html</p>
<p class="western">http://www.batcon.org/index.php/media-and-info/bats-archives.html?task=viewArticle&amp;magArticleID=277</p>
<p class="western">http://www.fort.usgs.gov/resources/education/bts/invasion/history.asp</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lorologiaiomiope.com/il-mistero-dellisola-di-guam/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Scolytus sp. e la strage degli olmi</title>
		<link>http://www.lorologiaiomiope.com/scolytus-sp-e-la-strage-degli-olmi/</link>
		<comments>http://www.lorologiaiomiope.com/scolytus-sp-e-la-strage-degli-olmi/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 21 Feb 2010 19:13:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tupaia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[alloctoni]]></category>

		<category><![CDATA[parassiti]]></category>

		<category><![CDATA[Insetti]]></category>

		<category><![CDATA[Varie ed eventuali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lorologiaiomiope.com/scolytus-sp-e-la-strage-degli-olmi/</guid>
		<description><![CDATA[Questa e&#8217; una storia bella, triste e complicata, e anche leggermente OT. E&#8217; la storia di uno sterminio sistematico e silenzioso che e&#8217; avvenuto sotto gli occhi di tutti senza che molti se ne rendessero conto. Una epidemia che ha sterminato intere popolazioni di una creatura bella e meravigliosa, ma muta alle nostre orecchie, e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa e&#8217; una storia bella, triste e complicata, e anche leggermente OT. E&#8217; la storia di uno sterminio sistematico e silenzioso che e&#8217; avvenuto sotto gli occhi di tutti senza che molti se ne rendessero conto. Una epidemia che ha sterminato intere popolazioni di una creatura bella e meravigliosa, ma muta alle nostre orecchie, e che pertanto non ha potuto gridare a noi colpevoli le sue paure a la sua sofferenza.</p>
<p>La vittima della nostra storia e&#8217;, un po&#8217; di varieta&#8217; finalmente, un albero, per la precisione si tratta di diverse specie di olmo (<em>Ulmus sp.</em>) . Il killer e&#8217; un fungo. E che c&#8217;entra con un blog che parla di animali? Semplice: il mediatore tra il killer e la sua vittima e&#8217; un insetto. Abbiamo quindi tre regni coinvolti e il risultato e&#8217; stata la quasi totale scomparsa degli olmi europei nel giro di una decina d&#8217;anni, negli anni sessanta. Cio ho pensato e ci ho ripensato, ma da quando ho imparato qualche anno fa a distinguere gli alberi tra di loro non ho MAI visto un olmo in natura. Se il Graal e&#8217; di legno (come dovrebbe essere la coppa di un falegname, Indiana Jones docet), e&#8217; sicuramente di legno d&#8217;olmo.</p>
<p>E&#8217; deprimente pensare alla scomparsa di una specie che per i nostri nonni era familiare come il cane nell&#8217;aia: moltissime fattorie e moltissimi campi coltivati avevano il loro olmo, che forniva ombra nelle estati calde, legno come tutore per le viti (gia&#8217; raccomandato per questo scopo da Columella nel 50 d.C.) e per vari lavori di falegnameria, frasca per il foraggio del bestiame e germogli per le insalate. L&#8217;intera Venezia si regge su pali di olmo, il cui legno e&#8217; resistente alla marcescenza dovuta all&#8217;umidita&#8217;, e il taglio delle piante forestali era spesso riservato all&#8217;esercito perche&#8217; vi si facevano gli affusti di cannone, dato che il legno oltre che duro e resistente all&#8217;umidita&#8217; e&#8217; elastico e assorbe bene gli urti. Che volere di piu&#8217;?</p>
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/02/constable4.jpg" title="constable4.jpg" ></a></p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/02/constable4.jpg" title="constable4.jpg" ><img src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/02/constable4.jpg" alt="constable4.jpg" /></a></p>
<p align="center">John constable, 1826, The Cornfield. Il filare di olmi sulla sinistra era un&#8217;immagine bucolica comune ai tempi di Constable.</p>
<p align="left"><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/02/elmleaf.jpg" title="elmleaf.jpg" ><img src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/02/elmleaf.thumbnail.jpg" alt="elmleaf.jpg" align="left" /></a>In Italia e un po&#8217; in tutta l&#8217;Europa occidentale ce ne sono  (ce n&#8217;erano?) tre specie native, l&#8217;olmo campestre (<em>Ulmus minor</em>), l&#8217;olmo montano (<em>Ulmus glabra</em>) e l&#8217;olmo cigliato (<em>Ulmus leavis</em>) e di questi l&#8217;olmo campestre era sicuramente il piu&#8217; diffuso. L&#8217;identificazione e&#8217; semplicissima, gli olmi hanno tutti le foglie fortemente asimmetriche vicino alla base e l&#8217;orlo seghettato.</p>
<p> Gli olmi sono sempre stati parassitati da dei coleotteri ultraspecializzati del genere Scolytus, <em>Scolitus multistriatus </em>e <em>Scolytus scolytus</em>, che vivono subito sotto la corteccia degli olmi (e solo di questi). Per la precisione si tratta di curculionidi, la famiglia di animali che conta piu&#8217; specie in assoluto e ad occhio nudo assomigliano un po&#8217; al <em>Tribolium castaneum</em>, quell&#8217;insettino marrone che a volte alla fine dell&#8217;estate troviamo a infestare la pasta nelle nostre dispense. A distanza ravvicinata pero&#8217; gli Scolytus sono ancora piu&#8217; piccoli e brutti, ma questo e&#8217; per via della loro ultraspecializzazione (2-3 mm <em>S. multistriatus</em> e 3-4 mm <em>S. scolytus</em>).</p>
<p>E adesso occorre fare una premessa per coloro i quali non siano esattamente ferrati in anatomia vegetale.  La parte cruciale e vitale del tronco di un albero e&#8217; un anellino largo pochi mm contenente i fasci vascolari, tutto il resto e&#8217; solo legno di sostegno. Questo strato si trova subito sotto la corteccia e contiene i vasi di trasporto della linfa e dell&#8217;acqua, detti floema (verso l&#8217;esterno) e xilema (verso l&#8217;interno) rispettivamente e che anatomicamente corrispondono vagamente alle nostre arterie e vene. Lo strato vascolare presenta all&#8217;interfaccia tra floema e xilema anche un altro elemento molto importante, ovvero le cellule del cambio, responsabili dell&#8217;accrescimento in diametro dell&#8217;albero e quindi della formazione degli anelli di crescita. Se qualcosa danneggia il cambio o i fasci vascolari, tipo un esteso rosicchiamento da parte di un mammifero, l&#8217;albero e&#8217; morto.</p>
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/02/treesection.jpg" title="treesection.jpg" ></a></p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/02/treesection.jpg" title="treesection.jpg" ><img src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/02/treesection.jpg" alt="treesection.jpg" height="270" width="301" /></a></p>
<p align="center">Sezione di un albero. Schema da: <a href="http://www.pc.gc.ca/apprendre-learn/prof/sub/mpb-ddp/page3_e.asp" onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/www.pc.gc.ca');">pc.gc.ca</a></p>
<p>Esistono una ventina di specie di Scolytus, e da bravi &#8220;pidocchietti&#8221; sono tutti specializzati a vivere su una specifica specie di albero. Le due specie in questione vivono unicamente parassitando gli olmi, ma non sono gli unici coleotteri che infestano gli olmi: esistono infatti altri coleotteri non specifici per gli olmi ma che occasionalmente li infestano e portano loro la malattia, tra cui il mio preferito e&#8217; un coleottero dall&#8217;improbabile nome latino di <em>Ips typographus</em>, per via delle &#8220;decorazioni&#8221; che fa al legno scavando.</p>
<p>Il ciclo vitale degli Scolytus comincia quando riescono a penetrare nell&#8217;albero scavando una galleria larga pochi mm alla biforcazione di un ramo giovane. Questi insetti, si sara&#8217; capito, si nutrono di legno e preferiscono quello molto giovane o marcescente, piu&#8217; tenero, per cui non sono mai stati un reale problema per gli olmi in buona salute in quanto solo gli alberi ammalati subivano infestazioni serie.</p>
<p>Quando un maschio e una femmina si incontrano si accoppiano nella cosiddetta &#8220;camera nuziale&#8221; scavata sotto la corteccia, dopodiche&#8217;  la femmina comincia a scavare una galleria verticale lunga 3-10 cm, sempre sotto la corteccia, dove c&#8217;e&#8217; il  cambio, e depone le uova isolate in nicchie lungo la galleria.</p>
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/02/galleries.JPG" title="galleries.JPG" ><img src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/02/galleries.JPG" alt="galleries.JPG" align="left" height="387" width="171" /></a>Quando le uova si schiudono le larve, dei bacarozzi bianchi e senza zampe con una testolina ambrata piccola piccola, cominciano a scavarsi ognuna la propria galleria ad angolo retto con quella materna, disperdendosi. Le gallerie laterali delle larve aumentano di diametro man mano che si allontanano dalla galleria centrale, poiche&#8217; la larva cresce e diventa sempre piu&#8217; larga. Questo stadio larvale dura circa un mese dopodiche&#8217; gli insetti si impupano e gli adulti emergono da forellini simili a quelli da cui sono entrati inizialmente i loro genitori ed essendo alati si disperdono andando ad infestare altri olmi. Le larve, nel loro cammino verso l&#8217;eta&#8217; adulta, lungo una quindicina di cm, si lasciano dietro ingenti quantita&#8217; di deiezioni e muri di cacca le separano quindi dalla madre che risiede ancora nella galleria centrale. La madre, dal canto suo, finche&#8217; risiede nella galleria, protegge la sua ingrata progenie contro eventuali intrusi, un raro esempio di cure parentali tra gli insetti. Di solito questi animali si riproducono una volta l&#8217;anno ma in condizioni particolarmente buone la femmina puo&#8217; deporre anche due volte, in posti diversi. A fianco: le gallerie scavate dalle larve. Foto: <a href="http://www.dutchelmdisease.org/EXPERT/DED/CORE/00/02/8B.HTML" onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/www.dutchelmdisease.org');">dutchelmdisease.org</a></p>
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/02/scolytus.jpg" title="scolytus.jpg" ></a></p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/02/scolytus.jpg" title="scolytus.jpg" ><img src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/02/scolytus.jpg" alt="scolytus.jpg" /></a></p>
<p align="center">Scolytus sp. Fonte: <a href="http://www.dutchelmdisease.org/EXPERT/DED/CORE/00/02/2.HTML" onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/www.dutchelmdisease.org');">dutchelmdisease.org</a></p>
<p>E fino a qui tutto normale, e&#8217; un ciclo che e&#8217; andato avanti per centinaia di migliaia di anni. Verso la fine del XIX secolo tuttavia un fungo della specie <em>Ophiostoma ulmi</em> venne importato in Europa occidentale probabilmente dall&#8217;Himalaya e probabilmtente tramite importazione di legname dalle Indie Olandesi. Il percorso e&#8217; stato ricostruito poiche&#8217; gli olmi della regione Himalayana sono immuni a tutti questi funghi e l&#8217;epicentro della malattia in Europa fu l&#8217;Olanda (per questo gli inglesi chiamano la malattia Dutch Elm Desease, malattia olandese degli olmi , mentre in italiano si chiama <strong>grafiosi</strong>, in nome che ricorda l&#8217;Ips typografus). Questo fungo causo&#8217; una moria di olmi dal 1910 al 1940 circa prima di estinguersi ma non era particolarmente virulento e &#8220;solo&#8221; il 10-40% degli olmi europei mori&#8217; in questa ondata epidemica. Nel 1930 l&#8217;infezione arrivo&#8217; negli USA tramite casse di legno di olmo infetto e fece strage anche li delle specie locali di olmo, sterminandone circa una meta&#8217;.</p>
<p>Le donne hanno sempre avuto un posto quasi pari a zero nella scienza sino a pochi decenni fa,  quindi e&#8217; necessario ricordare le eccezioni: fu una giovanissima ricercatrice olandese, Bea Schwarz, a scoprire nel 1922 che la causa della morte degli olmi era un fungo esotico, lavorando in un team a capo di un&#8217;altra donna, <span class="new">Johanna Westerdijk. Peccato che dopo il dottorato la Schwarz si sia sposata e abbia lasciato la scienza per diversi anni, sino alla morte del marito, quando meritatamente riprese gli studi sulle infezioni fungine degli alberi. </span></p>
<p>Nel 1966, forse proveniente dagli USA, forse dall&#8217;Asia,  il fungo torno&#8217;, mutato e incredibilmente piu&#8217; pernicioso e virulento. In dieci anni ha spazzato via 20 milioni di olmi solo in Gran Bretagna, su 30 milioni che erano in origine, e al momento il conto ammonta a 25 milioni di perdite, senza che il fungo accenni ad andarsene. In Italia il primo caso di grafiosi risale al 1930 e da allora la perdita di olmi adulti si avvicina al 100%</p>
<p>La mutazione subita e&#8217; stata tale che gli scienziati hanno dato a questo nuovo fungo un altro nome, <em>Ophiostoma novo-ulmi</em>, mentre quello del 1910 era solo <em>Ophiostoma ulmi</em>.</p>
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/02/scolytus_head1.jpeg" title="scolytus_head1.jpeg" ></a></p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/02/scolytus_head1.jpeg" title="scolytus_head1.jpeg" ><img src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/02/scolytus_head1.jpeg" alt="scolytus_head1.jpeg" height="327" width="433" /></a></p>
<p>Primo piano di Scolytus scolytus: si noti la frangia da &#8220;Beatle&#8221; su cui si attaccano le spore del fungo. <span class="imageCaption">Source: Simon Hinkley &amp; Ken Walker 		 			 					<a href="http://www.museum.vic.gov.au/" id="ImageSourceContactLink" onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/www.museum.vic.gov.au');"><span id="ImageSourceContactLabel">Museum Victoria</span></a></span></p>
<p>Come funziona l&#8217;infestazione? I giovani Scolytus e gli Scolytus adulti che emergono dal letargo raccolgono sul loro corpo le spore del fungo se l&#8217;albero in cui hanno vissuto era infetto. La prima cosa che fanno all&#8217;inizio della primavera e&#8217; cercarsi un olmo che sta emettendo getti laterali, teneri e freschi, e cominciano a rosicchiare la corteccia lasciando delle ferite esterne. <em>Scolytus scolytus </em>in particolare, la specie peggiore da questo punto di vista, produce nella corteccia delle lesioni piuttosto estese. Non si sa bene perche&#8217; faccioano questo, ma sicuramente nel fare cio&#8217; raggiungono i delicati vasi del cambio e vi depositano le spore che hanno sulla loro simpatica frangetta anni sessanta. Giunte nello xilema (i vasi che portano l&#8217;acqua e i sali minerali dalle radici alle foglie), le spore germinano nell&#8217;ambiente umido e cominciano a lesionare il legno. L&#8217;albero non rimane passivo di fronte a questo attacco ma il solo sistema che conosce per difendersi, purtroppo,  e&#8217; produrre bolle d&#8217;aria nel vaso xilematico attaccato, il che interrompe il flusso d&#8217;acqua verso le foglie. Le foglie che ricevevano acqua da quel vaso a questo punto muoiono e man mano che l&#8217;infezione fungina si diffonde sempre piu&#8217; vasi xilematici vengono interrotti e pian piano tutta la chioma muore.</p>
<p>Le radici pero&#8217; sopravvivono, e questo e&#8217; un bene ma e&#8217; anche un male: e&#8217; un male perche&#8217; se le radici di due olmi vengono in contatto l&#8217;infezione passa da un albero all&#8217;altro senza bisogno dell&#8217;insetto; e&#8217; un bene perche&#8217; le radici sopravissute emettono polloni che ricominciano la crescita delle aprti aeree dell&#8217;albero. Era proprio questa capacita&#8217; rigenerativa degli olmi a renderli cosi&#8217; preziosi, soprattutto come produttori di tutori per gli innesti delle viti, dato che fabbricavano pali dritti e robusti a volonta&#8217;. Sfortunatamente, appena i polloni raggiungono i 10 cm di diametro vengono nuovamente attaccati dagli Scolytus riportando l&#8217;infezione fungina e ricausando la morte delle parti aeree e a lungo andare la morte dell&#8217;albero. Il motivo per cui gli olmi non si sono estinti e&#8217; proprio che riescono a rigenerarsi, ma cio&#8217; comporta che da alberi di 30 m che erano ora sopravvivono solo sino a che sono cespuglietti.<a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/02/dead-elm.JPG" title="dead-elm.JPG" ><img src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/02/dead-elm.JPG" alt="dead-elm.JPG" align="right" /></a></p>
<p>E&#8217; interessante sottolineare la simbiosi che si e&#8217; instaurata immediatamente tra il fungo e il coleottero ai danni dell&#8217;albero: l&#8217;insetto e&#8217; un ottimo vettore per le spore del fungo, ed in cambio il fungo danneggia l&#8217;albero rendendolo piu&#8217; incline all&#8217;infestazione da Scolytus. Naturalmente il sistema si mantiene se la malattia non e&#8217; troppo virulenta: l&#8217;estinzione locale degli olmi causa infatti anche l&#8217;estinzione locale degli Scolytus e del fungo, ma questo sembra che riesca a sopravvivere bene anche come saprofita e riemerge piu&#8217;virulento che mai appena la popolazione di olmi sembra leggermente riprendersi, in cicli epidemici di infezione tipo quelli del nostro morbillo. Una situazione da cui sinora non si vede soluzione, e che sta portando alla lenta ed inesorabile scomparsa di tutti gli olmi nativi europei.</p>
<p>Soluzioni? alcune, ma nessuna realmente efficace. A scopo industriale si stanno selezionando varieta&#8217; di olmo resistenti all&#8217;infezione, ma nessuna sinora sembra funzionare perfettamente. Contro gli Scolytus sono state create trappole a base di feromoni che li attirano lontano da olmi da proteggere e li uccidono. Contro il fungo si stanno selezionando virus e altri funghi che sembrano efficaci nel contrastare l&#8217;infestazione (la prima epidemia si esauri&#8217; proprio grazie alla presenza di un virus che uccide <em>Ophiostoma ulmi</em> ma non sembra funzionare contro <em>O. novo-ulmi</em>.</p>
<p>Al momento pero&#8217; la situazione rimane drammatica e non si intravedono molte speranze per questi bellissimi alberi.</p>
<p align="right">Foto: <a href="http://scriptorsenex.blogspot.com/2009_02_01_archive.html" onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/scriptorsenex.blogspot.com');">scriptorsenex</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lorologiaiomiope.com/scolytus-sp-e-la-strage-degli-olmi/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Ok, sono in ritardo&#8230;</title>
		<link>http://www.lorologiaiomiope.com/ok-sono-in-ritardo/</link>
		<comments>http://www.lorologiaiomiope.com/ok-sono-in-ritardo/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 23:35:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tupaia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[uncategorised]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lorologiaiomiope.com/ok-sono-in-ritardo/</guid>
		<description><![CDATA[&#8230;per il post del darwin&#8217;s day.
Tocchera&#8217; aspettare un anno per un post sui balani, porca miseria!
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;per il post del darwin&#8217;s day.</p>
<p>Tocchera&#8217; aspettare un anno per un post sui balani, porca miseria!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lorologiaiomiope.com/ok-sono-in-ritardo/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Precisazione</title>
		<link>http://www.lorologiaiomiope.com/precisazione/</link>
		<comments>http://www.lorologiaiomiope.com/precisazione/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 00:17:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tupaia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[riflessioni]]></category>

		<category><![CDATA[fanatici religiosi]]></category>

		<category><![CDATA[creazionisti]]></category>

		<category><![CDATA[Varie ed eventuali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lorologiaiomiope.com/precisazione/</guid>
		<description><![CDATA[Leggo dal Disinformatico, il blog di Paolo Attivissimo, che stimo come una persona molto seria e professionalmente estremamente in gamba, questo post in cui si parla di Harun Yahya. Per inciso, mi e&#8217; capitato tra le mani l&#8217;altro giorno il suo famoso Atlante della Creazione e ho trovato i pochi testi che ho letto degni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Leggo dal <a href="http://attivissimo.blogspot.com/" onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/attivissimo.blogspot.com');">Disinformatico</a>, il blog di Paolo Attivissimo, che stimo come una persona molto seria e professionalmente estremamente in gamba, <a href="http://attivissimo.blogspot.com/2010/01/poster-creazionisti-per-lugano.html" onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/attivissimo.blogspot.com');">questo post</a> in cui si parla di Harun Yahya. Per inciso, mi e&#8217; capitato tra le mani l&#8217;altro giorno il suo famoso Atlante della Creazione e ho trovato i pochi testi che ho letto degni di un bambino di quarta elementare che soffre di ADHD, ma questa e&#8217; un&#8217;altra storia.</p>
<p>La precisazione che mi preme scrivere riguarda la penultima frase del post, in cui scrive:</p>
<p>&#8220;Chi volesse documentarsi sulle basi scientifiche solide e concrete dell&#8217;evoluzione e sul fatto che l&#8217;evoluzione non è in conflitto con la fede (come del resto <a href="http://www.sorelleclarisseravello.it/santa%20chiara/Archivio%20documenti/Scienza%20%28filosofia%29%20e%20fede/Fede%20e%20Ragione/ultimi%20aggiornamenti/Intervento%20di%20Giovanni%20Paolo%20II%20sull%27Evoluzione.htm" onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/www.sorelleclarisseravello.it');">dichiarato</a> anche da Papa Giovanni Paolo II) ha a disposizione un buon numero di siti Internet, anche in italiano, come <a href="http://pikaia.eu/" onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/pikaia.eu');">Pikaia.eu</a>, <a href="http://www.lorologiaiomiope.com//" >L&#8217;orologiaio miope</a> o questa del <a href="http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=100257" onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/www.cicap.org');">Cicap</a>. In inglese segnalo in particolare la chiarissima <a href="http://www.pbs.org/wgbh/evolution/library/faq/index.html" onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/www.pbs.org');">FAQ</a> dell&#8217;emittente pubblica statunitense PBS e <a href="http://www.talkorigins.org/" onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/www.talkorigins.org');">Talkorigins.org</a>.&#8221;</p>
<p>Mi dispiace, Paolo, ma io penso che l&#8217;evoluzione e la fede non abbiano niente a che spartire l&#8217;una con l&#8217;altra perche&#8217; appartengono a piani mentali differenti. Se li accosti forzatamente, pero&#8217;, come hai fato tu, allora si, il conflitto ce lo vedo eccome, e penso di averlo sempre lasciato trasparire in questo blog.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lorologiaiomiope.com/precisazione/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Sulla caccia - esternazioni dal profondo</title>
		<link>http://www.lorologiaiomiope.com/sulla-caccia-esternazioni-dal-profondo/</link>
		<comments>http://www.lorologiaiomiope.com/sulla-caccia-esternazioni-dal-profondo/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 07 Feb 2010 21:59:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tupaia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[riflessioni]]></category>

		<category><![CDATA[Varie ed eventuali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lorologiaiomiope.com/sulla-caccia-esternazioni-dal-profondo/</guid>
		<description><![CDATA[Non mi faro&#8217; molti amici con questo post, ma questo non dovrebbe cambiare la mia situazione piu&#8217; di tanto.
E&#8217; solo che ultimamente ho questo bolo che non riesce ad andare giu&#8217;, allora cerco di farlo risalire dicendo fuori dai denti quello che penso sulla caccia.
Il mio problema con la caccia, ad essere precisi, sono i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non mi faro&#8217; molti amici con questo post, ma questo non dovrebbe cambiare la mia situazione piu&#8217; di tanto.</p>
<p>E&#8217; solo che ultimamente ho questo bolo che non riesce ad andare giu&#8217;, allora cerco di farlo risalire dicendo fuori dai denti quello che penso sulla caccia.</p>
<p>Il mio problema con la caccia, ad essere precisi, sono i cacciatori. Non necessariamente i singoli individui, ovviamente, ma la massa.</p>
<p>Il termine &#8220;cacciatore&#8221;, mi si dira&#8217;, ha molte sfumature per cui non si puo&#8217; fare di tutte le erbe un fascio. Verissimo. Allora guardiamole queste sfumature.</p>
<p style="text-align: left">Abbiamo dentro i nostri geni un milione di anni di selezione naturale come cacciatori-raccoglitori, che certamente 10.000 anni da agricoltori  non sono stati sufficienti a rimuovere. Il cacciatore-raccoglitore tradizionale caccia con archi, frecce e lance, come tutt&#8217;ora fanno i Koi-San o i Pigmei. Anche fionde e cerbottane vanno bene all&#8217;occorrenza, magari con dardi avvelenati, come gli Yanomami, o trappole costruite con mezzi di fortuna. Passa la vita nelle foreste o pianure in cui va a caccia e conosce e rispetta l&#8217;ambiente che lo circonda come o meglio del miglior naturalista professionista. Non uccide piu&#8217; animali di quelli che riesce a consumare e spesso venera la preda con un senso di misticismo religioso, come i tanti affreschi rupestri lasciatici dai nostri antenati testimoniano. Il cacciatore-raccoglitore e&#8217; un uomo coraggioso. Sa benissimo che le sue prede possono ucciderlo e che un cinghiale ferito che si rivolta contro di lui non gli lascera&#8217; scampo, poiche&#8217; per colpire la sua preda con le armi di cui dispone si deve avvicinare ad una distanza tale da non consentirgli la fuga. Se il cacciatore-raccoglitore passa la prova per diventare adulto e&#8217; perche&#8217; ha dimostrato di saper sopravvivere nella foresta, o perche&#8217; ha dimostrato di saper sopportare il dolore o la paura o la stanchezza, abilita&#8217; che gli serviranno nella caccia. Un cacciatore che sopravvive sino all&#8217;eta&#8217;a dulta e che e&#8217; bravo nel suo mestiere e&#8217; un uomo rispettato dalla tribu&#8217;, che sa di poter contare su di lui nei momenti peggiori. Il suo status sociale quindi e&#8217; alto e l&#8217;uomo merita di essere rispettato.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/02/hunter_gatherer_cartoon.gif" title="hunter_gatherer_cartoon.gif" ><img src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/02/hunter_gatherer_cartoon.gif" alt="hunter_gatherer_cartoon.gif" height="368" width="311" /></a></p>
<p align="center">&#8220;Ehi, io sono il cacciatore, tu dovresti essere la raccoglitrice!&#8221; &#8220;Ma lui stava sulla roba che volevo raccogliere&#8221;. Vignetta da: <a href="http://www.bizarro.com/" onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/www.bizarro.com');">Bizarro.com </a></p>
<p>Il cacciatore medio moderno italiano di professione (<font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif" size="2"><strong>800.457  </strong></font>cacciatori patentati nel 2002 ben distribuiti tra Nord, Centro e Sud) fa il commercialista o, nel migliore dei casi, l&#8217;allevatore di bestiame. Non e&#8217; mediamente in grado di distinguere una marzaiola da un&#8217;alzavola e vive in citta&#8217; o in paese. Si reca nei boschi solo durante la stagione di caccia, e mediamente non conosce il territorio in cui si muove. La sua arma e&#8217; un fucile di precisione con mirino telemetrico con una portata di almeno 900 m (Remington 700 per la caccia al cervo), se va a caccia di animali grossi e potenzialmente pericolosi, come appunto un cervo. Come dice il sito della Beretta, &#8220;sono armi che hanno la capacità di fermare la preda con il notevole potere d’arresto del primo colpo, assicurando la disponibilità immediata di un potente secondo colpo in caso di necessità&#8221;. Ha con se una muta di cani che gli stana la preda e la spinge verso di lui, o che la fa alzare in volo, o che gliela riporta se cade in un posto scomodo come l&#8217;acqua di una palude. Si costruisce comodi capanni di caccia in cui aspettare non visto la preda. Non va mai o quasi a caccia da solo, di solito e&#8217; accompagnato da un guardiacaccia (che almeno conosce il territorio, cosi&#8217; il commercialista non si perde) che gli indica a cosa sparare e quando, mentre lui si limita a fare del tiro al bersaglio ad un capriolo spesso attirato con il sale. Lo scopo principale della caccia non e&#8217; procurarsi da mangiare (i 10.000 euro e passa che ha speso tra fucile, licenza, equipaggiamento e cani gli consentirebbero di pasteggiare lautamente), ma di vantarsi con gli amici al bar. Lo status sociale che guadagna si limita ad una cerchia di 15 altri cacciatori semi-ubriachi. Della preda non gli importa nulla ma spara sino a che il carniere non e&#8217; pieno anche a costo di regalare le prede perche&#8217; lui mangia solo bistecca di Angus argentino, ma desidera portare a casa un trofeo. Negli assoluti limiti della legge, per carita&#8217;. E&#8217; solo che le leggi a volte le trova un po&#8217; restrittive, allora perche&#8217; non modificarle grazie agli opportuni appoggi politici del commercialista di cui sopra? E quindi compaiono perle cole la legge Orsi (per fortuna fermata) o l&#8217;articolo 38 che modifica la legge 157 eliminando i limiti di caccia dal 1 settembre al 31 gennaio (questo sembra che passera&#8217; indenne, il Parlamento deve pur dare un contentino ad alcuni suoi membri dall&#8217;animo &#8220;verde&#8221; ogni tanto, in fondo, e se l&#8217;ISPRA non e&#8217; daccordo che se ne frega di quelle teste d&#8217;uovo?).</p>
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/02/aikon.jpg" title="aikon.jpg" ></a></p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/02/aikon.jpg" title="aikon.jpg" ><img src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/02/aikon.jpg" alt="aikon.jpg" height="304" width="451" /></a></p>
<p> Se vi siete mai chiesti che effetto fa essere impallinati da un Benelli chiedetelo ad Aikon, un dolcissimo cagnolino che ha avuto come unica colpa la sfortuna di abitare accanto ad un cretino armato che sfoga le sue frustrazioni venatorie sparando ai cani sul monte Bondone, a due passi  da Trento. Aikon per fortuna si e&#8217; salvato e il &#8220;cacciatore&#8221; e&#8217; stato incriminato (accidentalmente e per un altro reato, mancando le prove per Aikon, ma vabe&#8217;, hanno fregato cosi&#8217; anche Al Capone). Grazie a Karol Tabarelli de Fatis per la storia e la foto di Aikon.</p>
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/02/hunters450.jpg" title="hunters450.jpg" ></a></p>
<p align="center"> <a href="http://www.basspro.com/webapp/wcs/stores/servlet/CFPage?catalogId=10001&amp;langId=-1&amp;mode=article&amp;objectID=31149&amp;storeId=10151" onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/www.basspro.com');"></a></p>
<p>Poi c&#8217;e&#8217; il cacciatore della Domenica, quello che caccia appunto di Domenica anche se non si puo&#8217; (?) perche&#8217; lui e&#8217; al di sopra delle leggi. Ho conosciuto un tale che ha pasteggiato per molti anni a base di fenicotteri rosa grazie alle sue abilita&#8217; di cacciatore della domenica, appunto, e quando l&#8217;eta&#8217; avanzata ha cominciato ad impedirgli di praticare questo suo hobby innocente ha appaltato l&#8217;attivita&#8217; ad un amico. Il cacciatore della Domenica caccia in genere da solo, conosce bene il territorio perche&#8217; spesso fa l&#8217;agricoltore nei paraggi e spara quando quelli che pagano la licenza stanno a casa, in modo che nessuno lo veda andare per boschi. A volte va a caccia quando la legge glielo consente, opportunamente munito di licenza, e senza licenza quando la legge non glielo consente. Tanto visto il numero di guardiacaccia presenti sul terriotrio nazionale (0.8 guardiacaccia, tra volontari e non, in rapporto ai cacciatori effettivamente presenti e distribuiti su 1000 ha, dati <a href="http://www.istat.it/agricoltura/datiagri/caccia/tavolecaccia2002.htm" onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/www.istat.it');">ISTAT</a>, 2002), si e&#8217;  matematicamente certi di non essere sgamati. Ad essere precisi, tecnicamente ci sarebbero 226 cacciatori patentati per ogni guardiacaccia professionista, secondo i dati ISTAT del 2002, i piu&#8217; recenti consultabili).</p>
<p>Poi c&#8217;e&#8217; il cacciatore senza fucile, quello che caccia coi sistemi di suo nonno.  Bene, mi direte voi, qualcuno che torna alle origini e alle tradizioni degli antenati cacciatori-raccoglitori. Ma neanche per sogno, vi direi io, siamo nel XXI secolo e degli antenati non frega niente a nessuno, conta la moneta. Mi riferisco ai signori muniti di archetto, vishio e reti che prendono gli uccelli di passo. Quest&#8217;anno sono stati <a href="http://www.lipu.it/news/no.asp?912" onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/www.lipu.it');">beccati quelli sardi </a>(la notizia sta facendo il giro del mondo perche&#8217; e&#8217;stata ripresa da giornali di portata internazionale tipo BBC Wildlife), ma  non e&#8217; che nel <a href="http://www.lipu.it/news/sezioni.asp?5" onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/www.lipu.it');">resto d&#8217;Italia</a> sia meglio. E questo solo per gli uccelli, senza contare i mammiferi.</p>
<p align="center">[OMISSIS: FOTO DI UN PETTIROSSO CATTURATO CON UN ARCHETTO: MI FACEVA IMPRESSIONE]</p>
<p>Io non  riesco a provare nessun rispetto per questa gente. Neanche per quelli che rispettano le leggi anche se poi le vogliono modificare, se e&#8217; per questo.</p>
<p>Mi diranno i cacciatori, certamente, che il prelievo degli ungulati e&#8217; necessario perche&#8217; non ci sono abbastanza predatori. Vero, non saro&#8217; io a negarlo. Sfortunatamente neanche un ufficio regionale efficiente come quello del Piemonte e&#8217; in grado di fornire dati sui censimenti degli ungulati, o le tecniche di censimento, in modo da stabilire scientificamente la quota del prelievo venatorio. Ci sono troppi cinghiali e vanno abbattuti. D&#8217;accordissimo. Ma quant&#8217;e'&#8221;troppi&#8221;? Com&#8217;e&#8217; che quando bisogna proteggere le specie a rischio bisogna portare dati alla seconda decimale, e quando bisogna fare gli abbattimenti si portano i dati MCMC (che non sta per &#8220;Markov Chain Monte Carlo methods&#8221;, ma per &#8220;Mezz&#8217;alla Cazzo e Mezz&#8217;a Capocchia&#8221;)? E non mi pare che il prelievo dei germani reali, o dei chiurli, o delle lepri, sia altrettanto necessario, quindi questi come si giustificano, visto che le associazioni venatorie pretendono di essere quelle che controllano e regolano gli ecosistemi?</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/02/hunters450.jpg" title="hunters450.jpg" ><img src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2010/02/hunters450.jpg" alt="hunters450.jpg" height="312" width="392" /></a></p>
<p align="center">Orgogliosi cacciatori mostrano le loro oche delle nevi in un campo pieno di&#8230; oche delle nevi. Foto da: <a href="http://www.basspro.com/webapp/wcs/stores/servlet/CFPage?catalogId=10001&amp;langId=-1&amp;mode=article&amp;objectID=31149&amp;storeId=10151" onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/www.basspro.com');">basspro.com</a></p>
<p>Ma le riserve di caccia (1.260.744 ettari nel 2006, sempre secondo l&#8217;ISTAT), proteggono effettivamente gli ecosistemi, mi si dira&#8217;, che altrimenti sarebbero terreni destinati a scopo agricolo dai proprietari. Quindi per proteggere un ecosistema e&#8217; necessario sacrificare alcuni anelli della</p>
<p>catena. E questo in base a quale dato ecologico e&#8217; vero? Se il proprietario della riserva guadagna dai cacciatori o dalla coltivazione del fondo, non potrebbe guadagnare magari dall&#8217;ecoturismo, senza danni per nessuno? Una Nikon D90, che mi e&#8217; stata alla fine regalata da un caro amico che legge questo blog e che ringrazio qui ufficialmente, costa 800 euro (le donazioni ricevute son bastate per un obiettivo, ringrazio qui ufficialmente anche i generosi sottoscrittori). Un fucile da caccia costa sicuramente altrettanto se non di piu&#8217;, anche se non ho idea di quanto. Certo, le foto non si mangiano, ma di sicuro rimangono piu&#8217; a lungo di un&#8217;allodola spappolata, che non e&#8217; che abbia tanta piu&#8217; carne da mangiare di una foto. E&#8217; solo che gli amici al bar riderebbero se gli si presentasse la foto di un beccaccino. In questo consiste oramai la caccia.</p>
<p>L&#8217;unica eccezione che posso fare, e&#8217; per quella minoranza di cacciatori che sparano al coniglio (uno) o al germano, senza cani, tornano a casa e se lo mangiano per cena. Ma quanti cacciatori cosi&#8217; ci sono, visto che una cena a base di un selvatico ogni tanto non giustifica l&#8217;ingente costo di tutta l&#8217;attrezzatura e della licenza? Eppure, se tutti i cacciatori fossero cosi&#8217; questo post non avrebbe avuto ragione di essere scritto, e cosi&#8217; pure l&#8217;Articolo 38.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lorologiaiomiope.com/sulla-caccia-esternazioni-dal-profondo/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
	</channel>
</rss>
