<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>L&#039;orologiaio miope</title>
	<atom:link href="http://www.lorologiaiomiope.com/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.lorologiaiomiope.com</link>
	<description>Ci sono piu&#039; cose in cielo e in terra, Orazio, di quante possa immaginarne la tua filosofia</description>
	<lastBuildDate>Fri, 18 May 2012 11:39:10 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>Dal Giappone con furore &#8211; Intro</title>
		<link>http://www.lorologiaiomiope.com/dal-giappone-con-furore-intro/</link>
		<comments>http://www.lorologiaiomiope.com/dal-giappone-con-furore-intro/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 17 May 2012 22:50:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tupaia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[Giappone]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lorologiaiomiope.com/?p=2164</guid>
		<description><![CDATA[Quando pensiamo al Giappone, di solito due immagini ci si parano subito davanti: tecnologia avanzata e baleniere senza scrupoli. Il Giappone, tuttavia, non e&#8217; solo questo. Se e&#8217; vero da un lato che Godzilla e&#8217; probabilmente stato convertito in sushi di lusso molto tempo fa, e&#8217; anche vero che l&#8217;arcipelago e&#8217; un punto caldo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2012/05/japan2-087.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2167" title="japan2 087" src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2012/05/japan2-087-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p>Quando pensiamo al Giappone, di solito due immagini ci si parano subito davanti: tecnologia avanzata e baleniere senza scrupoli. Il Giappone, tuttavia, non e&#8217; solo questo. Se e&#8217; vero da un lato che Godzilla e&#8217; probabilmente stato convertito in sushi di lusso molto tempo fa, e&#8217; anche vero che l&#8217;arcipelago e&#8217; un punto caldo di biodiversita&#8217;, visto che conta circa 2000 piante endemiche e ben 183 vertebrati endemici. Tutto cio&#8217; in un paese la cui superficie e&#8217; appena un terzo maggiore di quella del Regno Unito. 132 specie di mammiferi tra cui 38 endemici, 600 specie di uccelli, 58 specie di anfibi di cui l&#8217;80% endemici, 73 specie di rettili di cui la meta&#8217; endemici, 3000 specie di pesci sono tra gli animali che contribuiscono a questa smisurata biodiversita&#8217;.</p>
<p>Quali sono queste specie e come mai ce ne sono cosi&#8217; tante?</p>
<p>La domanda e&#8217; complessa e la risposta necessita precisione e pazienza, due virtu&#8217; che non mancano ai giapponesi. Ho deciso quindi di sviluppare questo post come se fosse un origami modulare, piegando foglio dopo foglio in modo da ricostruire alla fine un&#8217;immagine completa. Nei prossimi giorni nuovi foglietti ripiegati, sotto forma di nuovi post, si verranno ad aggiungere a questo primo. Confido solo nella pazienza di chi legge.</p>

]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lorologiaiomiope.com/dal-giappone-con-furore-intro/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Per chi e&#8217; a Torino (spam)</title>
		<link>http://www.lorologiaiomiope.com/per-chi-e-a-torino-spam/</link>
		<comments>http://www.lorologiaiomiope.com/per-chi-e-a-torino-spam/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 08 May 2012 16:32:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tupaia</dc:creator>
				<category><![CDATA[annunci]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lorologiaiomiope.com/?p=2151</guid>
		<description><![CDATA[Riporto dalla newsletter di Codice, visto che riguarda in qualche modo questo blog: Il Salone del Libro è alle porte; il 10 maggio apre i battenti la kermesse più importante d’Italia dedicata al mondo dell’editoria. L’evento, che quest’anno festeggia la venticinquesima edizione e che ha come paesi ospiti la Spagna e la Romania, si presenta con un programma ricchissimo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
<p>Riporto dalla newsletter di <a href="http://www.codiceedizioni.it/">Codice</a>, visto che riguarda in qualche modo questo blog:</p>
<p>Il <a href="http://www.salonelibro.it/">Salone del Libro</a> è alle porte; il <strong>10 maggio</strong> apre i battenti la kermesse più importante d’Italia dedicata al mondo dell’editoria.</p>
<p>L’evento, che quest’anno festeggia la venticinquesima edizione e che ha come paesi ospiti la Spagna e la Romania, si presenta con un programma ricchissimo di incontri con autori italiani e grandi ospiti internazionali, lezioni, dibattiti, concerti e più di 150 iniziative per il Salone Off.</p>
<p>Anche noi abbiamo preparato un po’ di sorprese per tutti gli amici che essendo presenti a Torino avranno modo di passarci a trovare… ma anche per tutti coloro che non potranno visitare il Salone nei giorni dell’esposizione.</p>
<p>In anteprima, solo presso il nostro <a href="http://www.salonelibro.it/it/espositori/elenco-espositori-2012.html?id=1&amp;view=elem&amp;cid=182">stand</a> sarà possibile trovare e acquistare tre nuovi titoli, presto in uscita:</p>
<p><em><a href="http://www.codiceedizioni.it/libri/i-trucchi-della-mente/" target="_blank">I trucchi della mente</a></em>, di <a href="http://www.codiceedizioni.it/autore/stephen-macknik/" target="_blank">Stephen L. Macknik</a> e <a href="http://www.codiceedizioni.it/autore/susana-martinez-conde/" target="_blank">Susana Martinez-Conde</a> (con <a href="http://www.codiceedizioni.it/autore/sandra-blakeslee/" target="_blank">Sandra Blakeslee</a>)</p>
<p><em><a href="http://www.codiceedizioni.it/libri/il-prezzo-della-civilta/" target="_blank">Il prezzo della civiltà</a></em>, di <a href="http://www.codiceedizioni.it/autore/jeffrey-d-sachs/" target="_blank">Jeffrey Sachs</a></p>
<p><em><a href="http://www.codiceedizioni.it/libri/lorologiaio-miope/" target="_blank">L’orologiaio miope</a></em>, di <a href="http://www.codiceedizioni.it/autore/lisa-signorile/" target="_blank">Lisa Signorile</a></p>
<p>Inoltre, Giovedì 10 maggio <a href="http://www.codiceedizioni.it/autore/vittorio-marchis/" target="_blank">Vittorio Marchis</a> aprirà simbolicamente il Salone con la <a href="http://www.salonelibro.it/it/organizza-la-visita/programma/giovedi-10/details/3563-150-anni-di-brevetti-italiani-incontro-con-vittorio-marchis-incontri-professionali.html" target="_blank">presentazione</a> di <em><a href="http://www.codiceedizioni.it/libri/150-anni-di-invenzioni-italiane/" target="_blank">150 (anni di) invenzioni italiane</a>,</em> evento ad ingresso libero (fino a esaurimento posti), alle 10:00 in Sala Blu.</p>
<p>L’altra iniziativa prende spunto dal tema di quest’anno: <strong>Primavera Digitale,</strong> argomento su cui Codice ha puntato sempre più nel corso degli anni, pubblicando le opere di alcuni tra i maggiori esperti a livello internazionale di tecnologie e nuovi media.</p>
<p>Per questo, nei cinque giorni della manifestazione, lanceremo una promozione che avrà ad oggetto cinque nostri ebook, a un prezzo davvero accessibile.</p>
<p>Non possiamo dirvi altro per ora, ma a breve saranno disponibili tutte le informazioni sul nostro sito e sul portale di <a href="http://www.bookrepublic.it/">BookRepublic</a>.</p>
<p>Quindi, buon Salone del Libro a tutti!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Aggiungo solo una cosa: se siete a Torino e riuscite a comperare il libro lo avrete tra le mani prima di me, maledetti! Magari qualcuno me lo racconta ;-P</p>
<p>E no, non ci sono al salone perche&#8217; l&#8217;editore ha ritenuto piu&#8217; saggio non avermi tra le balle</p>

]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lorologiaiomiope.com/per-chi-e-a-torino-spam/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>19</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il vaso di Pandora: i Cycliophora (Symbion pandora)</title>
		<link>http://www.lorologiaiomiope.com/il-vaso-di-pandora-i-cycliophora-symbion-pandora/</link>
		<comments>http://www.lorologiaiomiope.com/il-vaso-di-pandora-i-cycliophora-symbion-pandora/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 07 May 2012 02:51:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tupaia</dc:creator>
				<category><![CDATA[invertebrati]]></category>
		<category><![CDATA[marini]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lorologiaiomiope.com/?p=2125</guid>
		<description><![CDATA[Le circa 1.500.000 specie di animali noti sono raggruppate in 35 phyla di cui il piu&#8217; affollato e&#8217; sicuramente quello degli artropodi, che conta almeno  1.113.000 specie, con un numero in continuo aumento, seguito dai mulluschi (100.000 specie), dai cordati come noi (52.000 specie) dai vermi nematodi (22.000 specie, anche queste in repentino aumento), dai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
<p>Le circa 1.500.000 specie di animali noti sono raggruppate in 35 phyla di cui il piu&#8217; affollato e&#8217; sicuramente quello degli artropodi, che conta almeno  1.113.000 specie, con un numero in continuo aumento, seguito dai mulluschi (100.000 specie), dai cordati come noi (52.000 specie) dai vermi nematodi (22.000 specie, anche queste in repentino aumento), dai vermi piatti platelminti (20.000 specie) e cosi&#8217; via.</p>
<p>Le differenze tra un phylum e l&#8217;altro sono sostanziali sia nell&#8217;anatomia che nella fisiologia (se fosero auto, diremmo tanto nella carrozzeria che nel motore) e si va da cose semplicissime come un <a href="http://www.lorologiaiomiope.com/la-piadina-misteriosa-trichoplax-adhaerens/">placozoo</a> (o un carro trainato da buoi) sino a una formica (o una Ferrari). Nel mezzo ci sono Ford T, Isotta Fraschini, Lancia Flavia, Fiat 131 Supermirafiori, Panda, Mercedes SLK, SUV, e cosi&#8217; via. Visto l&#8217;impatto che abbiamo sull&#8217;ambiente direi che noi umani rientriamo facilmente tra i SUV.</p>
<p>Immaginare di progettare un&#8217;auto con caratteristiche completamente diverse da quelle gia&#8217; esistenti non e&#8217; impresa facile, ma individuare un animale con caratteristiche completamente diverse da quelle gia&#8217; note e&#8217; ancora piu&#8217; improbabile, non fosse altro che per progettare un&#8217;auto si sta comodamente seduti davanti ad Autocad (credo), per trovare una nuova specie bisogna addentrarsi in quello che rimane dei luoghi piu&#8217; solitari, pericolosi e inesplorati del pianeta. In teoria. in pratica, come sempre accade, gli animali fanno un po&#8217; quello che vogliono e le cose non stanno sempre cosi&#8217;.</p>
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2012/05/Lobster_-_Norwegian.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2141" title="Lobster_-_Norwegian" src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2012/05/Lobster_-_Norwegian-300x211.jpg" alt="" width="300" height="211" /></a><em>Nephrops norvegicus.</em> <a href="http://www.oceaneyephoto.com/photo_847272.html">Fonte</a></p>
<p>Nel 1995 due scienziati danesi, Peter Funch e Reinhardt Møbjerg Kristensen, si imbatterono un uno strano organismo specializzato a vivere solo sull&#8217;apparato buccale delle aragoste di acqua fredda, nel caso particolare l&#8217;aragosta norvegese <em>Nephrops norvegicus </em>volgarmente da noi chiamata scampo, esattamente la stessa bestia che in Italia si cucina con le linguine (la specie e&#8217; moderatamente presente in alcune aree del Mediterraneo, il resto degli scampi sono importati dal Nord Atlantico). Non una bestia insolita, insomma, e neanche residente in posti pericolosi e solitari. Il posto piu&#8217; esotico per lei sono i fiordi delle isole Faeroer. Eppure il nuovo organismo che vive sugli scampi, Symbion Pandora, e&#8217; cosi&#8217; diverso che e&#8217; stato creato apposta per lui un intero nuovo phylum, i Cycliophora.</p>
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2012/05/Symbion-Pandora.gif"><img class="aligncenter size-full wp-image-2139" title="Symbion-Pandora" src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2012/05/Symbion-Pandora.gif" alt="" width="376" height="246" /></a>Colonia di <em>Symbion pandora</em></p>
<p>Il motivo per cui il commensale che vive sulla bocca dello scampo e&#8217; rimasto ignoto alla scienza sino a pochi anni fa e&#8217; che e&#8217; lungo, nel migiore dei casi, un terzo di millimetro e largo un decimo e vive solo su una ristretta area del corpo dell&#8217;aragosta (la bocca). Per individuarlo c&#8217;e&#8217; voluto quindi un talent scout, un biologo marino specializato a studiare animali marini microscopici e di acqua fredda, che nessuno di solito si degna di considerare, anche perche&#8217; non attirano l&#8217;interesse degli enti piu&#8217; o meno governativi che finanziano le ricerche. Reinhardt Kristensen, oltre ai Cycliophora, ha infatti scoperto altri due nuovi, microscopici Phyla, i Loricifera e i Micrognathozoa, e chissa&#8217; cos&#8217;altro c&#8217;e&#8217; laggiu&#8217;, a guardare bene. La speranza e&#8217; sempre quella di scoprirli prima che si estinguano.</p>
<p>Torniamo ai Cycliophora. Al momento e&#8217; stata ufficialmente descritta una sola specie di Cycliophora, <em>Symbion pandora</em>, ma almeno altre due specie sono state potenzialmente individuate, una sull&#8217;aragosta americana e un&#8217;altra sull&#8217;aragosta europea (<em>Homarus americanus </em>e<em> H. gammarus </em>rispettivamente<em>)</em>. Cycliophora vuol dire &#8220;portatore di ruota&#8221;, per via della bocca a imbuto dotata di un anello di ciglia per catturare microrganismi. Il nome <em>Symbion</em> deriva invece dal fatto che l&#8217;organismo e&#8217; considerato un simbionte delle aragoste (anche se personalmente parlerei di commensalismo: se il <em>Symbion</em> ricava cibo dai microrganismi e dai residui di pasto intorno alla bocca delll&#8217;aragosta, non riesco a vedere il vantaggio dell&#8217;aragosta nel portare a spasso alcune migliaia di <em>Symbion</em>, a meno che non agiscano da spazzolino da denti. Il nome pandora deriva dal fatto che la bestia ha una forma di anfora e contiene una miriade di diversi tipi di larva (il vaso di Pandora per la verita&#8217; conteneva tutti i mali del mondo, e&#8217; un nome un po&#8217; altisonante per questa bestia minuscola). Diciamocela tutta, probabilmente ai due danesi piace la mitologia greca.</p>
<p>La prima caratteristica rara dei Symbion e&#8217; che, pur avendo una simmetria bilaterale, sono acelomati, ovvero mancano della cavita&#8217; interna del corpo che hanno quasi tutti gli animali noi inclusi (nella forma di cavita&#8217; toracica e addominale). Praticamente sono anforette piene, solide e turgide, con un peduncolo che li ancora ad un pelo (seta) di una delle appendici boccali dello scampo e una bocca ad imbuto circondato da ciglia. Essere acelomati non e&#8217; grave, capita nelle migliori famiglie tipo quella delle planarie e delle tenie (Platelminti). Anche l&#8217;avere una simmetria bilaterale e&#8217; una caratteristica relativamente ben accetta nel Regno.</p>
<p>Quello che e&#8217; strano invece e&#8217; che ogni tanto i Symbion perdono la testa. Anche a me capita di non sapere dove ho la testa, perdo di tutto, dagli ombrelli ai campioni da esaminare, ma ai Symbion la faccenda non e&#8217; metaforica. Quando l&#8217;imbutino ciliato e l&#8217;intestino ad U si consumano vengono persi e rimpiazzati da un altro imbuto con annesso tutto l&#8217;apparato digerente, che si e&#8217; creato per gemmazione all&#8217;interno del corpo del Symbion. La gemma-digerente migra verso l&#8217;alto e rimpiazza la precedente, ma, come le uova delle galline, nel corpo c&#8217;e&#8217; gia&#8217; un&#8217;altra gemma-digerente ad uno stadio di maturazione piu&#8217; precoce. Mi chiedo cosa consumi l&#8217;intestino, visto che mangiano microrganismi e residui premasticati, e l&#8217;unica risposta che riesco a darmi e&#8217; che non abbiano alcuna protezione interna dai propri succhi gastrici. Del resto, anche esternamente hanno una cuticola delicata priva sia di chitina che di cheratina che lascia intravvedere in trasparenza gli organi interni. Mancano un apparato riproduttore, escretore, respiratorio e vascolare, e cosi&#8217; pure gli organi di senso. C&#8217;e&#8217; invece un cervello bilobato, ma cosa pensino queste creature sessili resta un mistero.</p>
<p>Per riprodursi asessualmente i Symbion producono una gemma da una delle cellule staminali poste in prossimita&#8217; del peduncolo, che si sviluppa internamente al corpo in un apposito &#8220;marsupio&#8221;. Quando il nuovo individuo e&#8217; pronto viene &#8220;partorito&#8221; dalla cloaca. Il nuovo organismo viene chiamato larva Pandora e a questo stadio e&#8217; libero di muoversi. Striscia o nuota usando le ciglia lungo le appendici dell&#8217;aragosta e si fissa poco piu&#8217; in la&#8217; rispetto al Symbion madre, tornando a quello che viene chiamato in inglese &#8220;feeding stage&#8221;, che riesco solo a tradurre come &#8220;stadio alimentare&#8221; Altri hanno tradotto in Italiano il feeding stage come &#8220;individuo feeding&#8221; ma siccome penso che l&#8217;espressione &#8220;individuo feeding&#8221; sia un crimine contro l&#8217;umanita&#8217;, usero&#8217; il nome inglese. In termini terra terra, il feeding stage, asessuato, si chiama cosi&#8217; perche&#8217; e&#8217; l&#8217;unico momento del ciclo vitale in cui il Symbion e&#8217; dotato di bocca e si nutre, e teoricamente potrebbe continuare a riprodursi asessualmente per sempre, se la larva Pandora fosse in grado di migrare su altre aragoste.</p>
<p>Purtroppo invece ogni tanto accade un terremoto nella pacifica vita di una colonia di Symbion, e la scossa tellurica e&#8217; costituita dalla muta dell&#8217;aragosta: con l&#8217;ecdisi (cambio dell&#8217;esoscheletro esterno per crescere, come accade in tutti gli artropodi), lo scampo si disfa di tutti i Symbion, che perderanno cosi&#8217; il ristorante. I Cycliophora pero&#8217; sono in grado di percepire in qualche modo il terribile sconvolgimento che sta per accadere, smettono di riprodursi in modo asessuato con le larve Pandora e danno il via ad un ciclo di riproduzione sessuata in cui tutti gli stadi coinvolti sono molto piu&#8217; piccoli del feeding stage e non si nutrono.</p>
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2012/05/Symbion_cyclesmall.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-2135" title="Symbion_cyclesmall" src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2012/05/Symbion_cyclesmall.jpg" alt="" width="382" height="513" /></a></p>
<p>Symplified Symbion pandora life cycle, redrawn according to Funk and Kristensen (1995) and Obst and Funch (2003). Never been any good at drawing but feel free to use it if you like it</p>
<p>Per quanto i feeding stage siano asessuati, cioe&#8217; identici tra loro esternamente e non dotati di organi riproduttivi, alcuni feeding stage genereranno solo maschi, mentre altri solo femmine, quindi deve esserci una qualche discriminante genetica che rimane inespressa nello stadio asessuato.</p>
<p>Un feeding stage maschio genera, per gemmazione interna ed espulsione dalla cloaca, una larva Prometeo, che e&#8217; un maschio immaturo non dotato di gonadi. La larva Prometeo e&#8217; libera di muoversi e nuota verso un altro feeding stage, uno che generera&#8217; una femmina, e si attacca a questo aspettando il momento giusto. La larva Prometeo e&#8217; dotata, al contrario del feeding stage, di organi di senso per cui e&#8217; evidentemente in grado di distinguere il sesso del feeding stage a cui si attacca. Dentro la larva Prometeo si sviluppano, in marsupi simili a quello della larva pandora, due maschi adulti, piccolissimi, circa un decimo di un feeding stage (una trentina di micrometri), nutriti a spese della larva Prometeo, che lentamente degenera. Il maschio ha un lungo pene falciforme ma anche un cervello molto grande, entrambi circca un terzo del corpo dell&#8217;adulto. Non e&#8217; chiaro perche&#8217; il maschio adulto abbia un cervello cosi&#8217; sproporzionatamente grande, il piu&#8217; grande di tutti gli stadi, probabilmente gli serve per coordinare gli organi di senso.</p>
<p>Nel frattempo dentro il feeding stage femmina si sviluppa la femmina adulta, sempre nel solito marsupio interno. La femmina adulta e&#8217; in tutto simile ad una larva Pandora, salvo che al suo interno contiene una unica, grande oocisti.</p>
<p>Il meccanismo della fertilizzazione non e&#8217; chiaro e non e&#8217; mai stato osservato. Il maschio potrebbe:</p>
<p>1) (versione de Sade) usare il pene come uno stiletto gia&#8217; da dentro la larva Prometeo, passare la cuticola di questa, passare la cuticola del feeding stage, passare la cuticola della femmina adulta in via di sviluppo e arrivare all&#8217;oocisti. Una prestazione indiscutibilmente interessante, ma il pene del maschio, per quanto lungo circa una decina di micron arriverebbe a malapena a al corpo della femmina, e comunque non sono mai stati osservati zigoti dentro un feeding stage.</p>
<p>2) (versione maniaco dei giardinetti) aspettare di essere finalmente libero dall&#8217;involucro degenerato della larva Prometeo e attendere il momento in cui la femmina adulta fuoriesce per &#8220;zac!&#8221;  stilettarla mentre lei e&#8217; impegnata a venire alla luce</p>
<p>3) (versione Jane Austen) aspettare che entrambi gli stadi maschili e femminili siano liberi e consensualmente disponibili ad una sincera e disinteressata amicizia.</p>
<p>Comunque le cose avvengano, dopo la fertilizzazione l&#8217;oocisti si strasforma in zigote, la femmina adulta si allontana un po&#8217; e comincia a degenerare. Dallo zigote nasce una larva cordoide capace di nuotare decentemente grazie a un folto set di ciglia e finalmente di cercarsi l&#8217;Aragosta Promessa, lontano dalla terra dei suoi avi. Quando la larva cordoide ha raggiunto un altro scampo si fissa e si trasforma in un feeding stage, per ricominciare tutto il ciclo. Se non trova un&#8217;altra aragosta&#8230; non c&#8217;e&#8217; scampo per lei.</p>
<p>La larva cordoide ha una particolarita&#8217; molto, molto interessante. Ha una &#8220;corda&#8221; interna simile alla notocorda, la struttura che ha dato origine alla nostra colonna vertebrale (e grazie alla quale facciamo parte del phylum dei cordati). La corda della larva e&#8217; costituita da una cinquantina di dischi muscolari con un vacuolo nel mezzo circondati da fasci muscolari per migliorare il movimento. Urocordati, Cefalocordati e Gastrotrichi condividono una struttura analoga. In piu&#8217; la larva Cordoide ha anche dei protonefridi (reni) e un cervello bilobato.</p>
<p>Prima pero&#8217; di gridare &#8220;nonna!&#8221; e&#8217; il caso di dire che la posizione tassonomica di queste bestie non e&#8217; chiara. Le analisi molecolari accostano i Cycliophora ai rotiferi e agli acantocefali riunendoli in un gruppo chiamato Syndermata, che sembra avere nulla a che spartire coi cordati. Potrebbe quindi trattarsi di una convergenza evolutiva piuttosto che della traccia di una lontana parentela, ma bisogna ovviamente attendere di saperne di piu&#8217;.</p>
<p>La prossima volta che mangiate un piatto di linguine agli scampi pensate pero&#8217; quante incredibili sorprese potremmo ricevere se ci guardassimo intorno piu&#8217; accuratamente senza dare nulla e nessuno per scontato.</p>
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2012/05/linguine-agli-scampi.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2143" title="linguine agli scampi" src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2012/05/linguine-agli-scampi-300x240.jpg" alt="" width="300" height="240" /></a>Fonte: <a href="http://www.akkiapparicette.it/ricette/linguine-agli-scampi/">akkiapparicette.it</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Referenze;</p>
<p>Funch P, Kristensen RM. (1995). Cycliophora is a new phylum with affinities to Entoprocta and Ectoprocta. Nature 378:711–714</p>
<p>Ruppert, E. E., fox, R. S., Barnes, R. D. (2004). <em>Invertebrate Zoology</em>, Seventh Edition. Cengage Learning, India Edition, Delhi. 963 pp.</p>
<p><span style="float: left; padding: 5px;"><a href="http://www.researchblogging.org"><img style="border: 0;" src="http://www.researchblogging.org/public/citation_icons/rb2_large_gray.png" alt="ResearchBlogging.org" /></a></span></p>
<p><span title="ctx_ver=Z39.88-2004&amp;rft_val_fmt=info%3Aofi%2Ffmt%3Akev%3Amtx%3Ajournal&amp;rft.jtitle=Journal+of+Morphology&amp;rft_id=info%3Adoi%2F10.1002%2Fjmor.10040&amp;rfr_id=info%3Asid%2Fresearchblogging.org&amp;rft.atitle=Dwarf+male+ofsymbion+pandora+%28cycliophora%29&amp;rft.issn=0362-2525&amp;rft.date=2003&amp;rft.volume=255&amp;rft.issue=3&amp;rft.spage=261&amp;rft.epage=278&amp;rft.artnum=http%3A%2F%2Fdoi.wiley.com%2F10.1002%2Fjmor.10040&amp;rft.au=Obst%2C+M.&amp;rft.au=Funch%2C+P.&amp;rfe_dat=bpr3.included=1;bpr3.tags=Biology%2CMarine+Biology%2C+Zoology">Obst, M., &amp; Funch, P. (2003). Dwarf male ofsymbion pandora (cycliophora) <span style="font-style: italic;">Journal of Morphology, 255</span> (3), 261-278 DOI: <a href="http://dx.doi.org/10.1002/jmor.10040" rev="review">10.1002/jmor.10040</a></span></p>

]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lorologiaiomiope.com/il-vaso-di-pandora-i-cycliophora-symbion-pandora/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il nostro amico castoro</title>
		<link>http://www.lorologiaiomiope.com/il-nostro-amico-castoro/</link>
		<comments>http://www.lorologiaiomiope.com/il-nostro-amico-castoro/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 01:45:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tupaia</dc:creator>
				<category><![CDATA[alloctoni]]></category>
		<category><![CDATA[Erbivori]]></category>
		<category><![CDATA[mammiferi]]></category>
		<category><![CDATA[roditori]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lorologiaiomiope.com/?p=1994</guid>
		<description><![CDATA[&#8220;I castori sono roditori beniamini di grandi e piccini perche&#8217; sono buffi, tondi, pelosi e gran lavoratori. Sono anche ingegnosi, perche&#8217; hanno imparato l&#8217;arte della costruzione.&#8221; Questo piu&#8217; o meno quel che si leggerebbe sul castoro nell&#8217;ipotetico libro &#8221; I nostri amici animali&#8221;, o in uno di quegli altri atroci volumi destinati all&#8217;infanzia che trattano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
<p>&#8220;I castori sono roditori beniamini di grandi e piccini perche&#8217; sono buffi, tondi, pelosi e gran lavoratori. Sono anche ingegnosi, perche&#8217; hanno imparato l&#8217;arte della costruzione.&#8221;</p>
<p>Questo piu&#8217; o meno quel che si leggerebbe sul castoro nell&#8217;ipotetico libro &#8221; I nostri amici animali&#8221;, o in uno di quegli altri atroci volumi destinati all&#8217;infanzia che trattano i bambini da ritardati e generano serial-killer teen-ager.</p>
<p>I castori sono animali in teoria noti a tutti e non particolarmente a rischio di estinzione, e non avrebbero motivo ufficiale di essere qui. La ragione quindi per parlarne e&#8217; solo che dietro l&#8217;aspetto buffo e sotto le dighe si celano strane curiosita&#8217; e  una  minaccia ecologica a ben pochi nota.</p>
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2012/04/American_Beaver.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2108" title="American_Beaver" src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2012/04/American_Beaver-298x300.jpg" alt="" width="298" height="300" /></a></p>
<p>Esistono due specie di castoro, quello americano, <em>Castor canadensis</em>, e quello eurasiatico, <em>Castor fiber</em>. Le differenze sono minime e consistono in qualche lieve variazione nella forma del cranio, ma esteriormente sono assolutamente indistinguibili. Geneticamente, invece, la differenza e&#8217; grande: 48 cromosomi il castoro europeo, solo 40 cromosomi quello americano, per cui le due specie non sono interfeconde. I castori, con un peso record di 45 kg (ma generalmente intorno ai 30-35 kg), sono i secondi piu&#8217; grandi roditori viventi dopo i capibara. Gli europei sono leggermente piu&#8217; grandi degli americani, ma la differenza non e&#8217; tale da poter essere rilevata ad occhio. Tutti i castori (inclusi quelli estinti) discendono probabilmente da <em>Agnotocastor</em>, un proto-castoro vissuto in America e Asia nell&#8217;Oligocene, 32 milioni di anni fa. Fu solo nel Pliocene pero&#8217;, 5-1.8 milioni di anni fa, che i primi castori del genere <em>Castor</em> si evolverono (brrr che brutto tempo verbale) in Europa e da li&#8217;  giunsero in America, dove sedici cromosomi si fusero a due a due dando origine a <em>Castor canadensis</em>. La forma esterna e&#8217; stata pero&#8217; mantenuta identica in quanto evidentemente ottimale per occupare quella particolare nicchia ecologica.</p>
<p>I due castori oggi viventi sono una specie di relitto evolutivo, sono gli ultimi rappresentanti di un gruppo di roditori un tempo diversificati in moltissime specie e non molto imparentati con nessun altro roditore oggi esistente: nell&#8217;albero genealogico dei roditori, i castori fanno un po&#8217; parte per se&#8217; stessi, e soprattutto non sono parenti prossimi delle marmotte o delle nutrie, a cui per molti aspetti assomigliano.</p>
<p>Nel Pleistocene, 10.000 anni fa, , sia i castori europei che quelli americani coesistevano ad esempio tra le altre, con forme giganti, castoroni da oltre un quintale, piu&#8217; o meno il peso di un giovane orso, e lunghi due metri: Castoroides in Nord America, Trogontherium in Eurasia. Buoni per fare la diga sullo Yang-Tze, immagino, con annessa centrale idroelettrica, ma non abbastanza buoni da arrivare sino a noi  per via dell&#8217;ultraspecializzazione a vivere nelle paludi e nei canali allagati del Pleistocene. Fortunatamente i castori giganti non costruivano dighe e non tiravano giu&#8217; le sequoie con un morso, avevano piuttosto lo stile di vita di una nutria o meglio, di un ippopotamo solitario, vista la stazza.</p>
<p>Ma perche&#8217; i castori costruiscono le dighe? Cominciamo col chiarire che la diga non e&#8217; intenzionalmente una diga, e&#8217; una tana costruita in una zona inaccessibile, ovvero un&#8217;isola artificiale in mezzo al fiume o lago dove la famiglia di castori trova rifugio dai predatori e dai rigori dell&#8217;inverno.</p>
<p>Un breve volo pindarico prima di ritornare alle dighe: uno dei motivi per cui i castori piacciono tanto a gente del calibro di C. S. Lewis e&#8217; che sono, eccezionalmente per i roditori, rigidamente monogami e le coppie rimangono insieme sino alla morte di uno dei due partner. Entrambi i genitori contribuiscono ad allevare i piccoli e quando sono piu&#8217; grandicelli i cuccioli del primo anno restano nel nido insieme ai nuovi arrivati del secondo anno, prima di disperdersi (non troppo lontano, pero&#8217;!), contribuendo a formare un&#8217;immagine di famigliola felice del Mulino Bianco molto invidiata dalla specie umana (che monogama invero lo e&#8217; solo sulla carta, perche&#8217; i primati tendono a non esserlo, checche&#8217; la societa&#8217; proclami).</p>
<p>E insomma, tra cuccioli del primo anno e quelli del secondo anno la coppia  ha bisogno di un posto sicuro dove ospitare tutta la numerosa famiglia. Dal momento che discendono da animali scavatori, se ne hanno la possibilita&#8217; i castori non costruiscono affatto dighe, quelli europei in particolare, preferendo scavarsi tane lungo l&#8217;argine dei fiumi come fanno le nutrie. Un parente terrestre americano dei castori, Paleocastor, scavava tane a cavatappo profonde anche due metri e mezzo e larghe 20 cm, che poi fossilizzavano, e i paleontologi si sono a lungo chiesti cosa diamine producesse questi calchi di cavatappi nel terreno. Erano stati ribattezzati Daimonelix e prima di intuire che l&#8217;autore fosse Paleocastor si ipotizzavano spugne silicee giganti (e terrestri) o una nuova, ipotetica, specie di pianta. Alla fine trovarono dentro resti fossili di Paleocastor, inclusi castorini neonati, e si capi&#8217; che era semplicemente una tana di castori. I castori moderni non sono cosi&#8217; originali e scavano tane dall&#8217;apertura sommersa, come fanno quasi tutti i mammiferi semiacquatici, mentre la camera dove soggiornano e&#8217; circa 1.2-2 m al di sopra dell&#8217;entrata, all&#8217;asciutto e puo&#8217; essere singola o una penthouse pluriaccessoriata con labirinto di gallerie annesso. Niente di particolarmente originale, insomma.</p>
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2012/04/Daimonelix-with-Palaeocastor-fossor.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2110" title="Daimonelix with Palaeocastor fossor" src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2012/04/Daimonelix-with-Palaeocastor-fossor-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Daimonelix con resti di Paleocastor fossor nella camera per i cuccioli. Foto: <a href="http://coo.fieldofscience.com/2012/03/beaver-fever.html">coo.fieldofscience.com</a></p>
<p>La costruzione di dighe vere e proprie avviene, specie nel castoro europeo, quando lo scavo degli argini non e&#8217; un&#8217;opzione considerabile, ad esempio perche&#8217; sono bassi o troppo friabili. Piu&#8217; famiglie di castori possono costruire diverse dighe in prossimita&#8217; l&#8217;una dell&#8217;altra.</p>
<p>Un altro volo pindarico si rende necessario. Per tutta l&#8217;infanzia testi sacri della portata de &#8220;Il mio amico castoro&#8221; e &#8220;Le cronache di Narnia&#8221; mi avevano indotta nell&#8217;erronea convinzione che i castori, come le lontre, mangiassero pesce. Perche&#8217; costruire dighe altrimenti, se non per crearsi l&#8217;allevamento di trote, come fa Mr. Castoro ne &#8220;Il Leone, la strega e l&#8217;armadio&#8221;? Il ragionamento non fa una grinza. Si da&#8217; il caso pero&#8217; che i castori siano rigidamente vegetariani e mangino piante erbacee lungo gli argini in estate e corteccia e rami in inverno, con una predilezione per sbranare giovani pioppi, salici e ontani. In autunno, come gli scoiattoli, immagazzinano cibo per l&#8217;inverno solo che anziche&#8217; seppellire noci sottoterra nascondono i rami sott&#8217;acqua, a ciascuno il suo. Sfortunatamente i castori sono acquatici ma gli alberi no, e i castori non si allontanano mai piu&#8217; di 60 metri dall&#8217;acqua. Come fare allora a procacciarsi cibo quando la vegetazione scarseggia vicino alle sponde del fiume?</p>
<p>I castori sono in grado di scavare canali. La costruzione comincia spostando fango e sedimenti con le zampe anteriori da rivoletti che affluiscono nello specchio d&#8217;acqua dove il castoro vive, rendendoli piu&#8217; ampi e profondi e puo&#8217; andare avanti anche per qualche centinaio di metri in modo da consentire al castoro di arrivare o in un adiacente corso d&#8217;acqua o in una zona di approvvigionamento nuotando e non camminando sulla terra ferma. Questa abilita&#8217; pare sia stata il preadattamento necessario al&#8217;evoluzione della capacita&#8217; di costruire dighe, si comincia il corso di ingegneria scavando un canale e si finisce costruendo palazzi e nuovi laghi. Naturalmente anche questo semplice comportamento non e&#8217; senza conseguenze ecologiche in quanto mettere in comunicazione corsi d&#8217;acqua precedentemente non collegati causa rimescolamenti genetici delle popolazioni residenti.</p>
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2012/04/beaver-dam2.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2112" title="beaver-dam2" src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2012/04/beaver-dam2-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Quando una colonia di castori (ovvero mamma, papa&#8217;, cuccioli dell&#8217;anno precedente ed eventualmente quelli dell&#8217;anno in corso) decidono di costruire la villa al mare perche&#8217; le condizioni dell&#8217;habitat lo rendono necessario tutta la famiglia contribuisce all&#8217;impresa. L&#8217;operazione prevede un leggero scavo nel sedimento, sott&#8217;acqua e la deposizione di tronchi e rami per l&#8217;ammontare complessivo di alcune decine di tonnellate (un castoro solleva facilmente un ramo del proprio peso). Alcuni dei grossi tronchi e rami deposti alla base saranno la fonte di cibo per l&#8217;inverno della colonia. Quando l&#8217;impalcatura principale e&#8217; posata le vengono aggiunti rametti piu&#8217; piccoli e fango sino a che non diventa completamente impermeabile e termoisolata. La struttura finita puo&#8217; essere lunga sino a 12 m e alta tre, ha diverse camere all&#8217;interno (almeno tre), un condotto di areazione al di sopra e un paio di entrate sott&#8217;acqua. Tutta l&#8217;operazione dura solo una ventina di giorni e di solito blocca completamente o parzialmente il corso d&#8217;acqua in cui viene costruita. Cio&#8217; causa l&#8217;innalzamento del livello dell&#8217;acqua a monte e la formazione di un nuovo lago di sbarramento che puo&#8217; essere lungo anche un chilometro e mezzo. Il nuovo lago consente al castoro non di allevare pesci, ma di poter penetrare nel cuore della foresta e procacciarsi altri alberi e vegetazione da mangiare, ma questo e&#8217; un effetto collaterale. Quello principale e&#8217; di avere un rifugio assolutamente sicuro (a prova di orso) dove allevare la prole e svernare al caldo anche quando l&#8217;acqua e&#8217; completamente gelata in superficie: il calore prodotto da una decina di castori cicciotti e pelosi e&#8217; tale che dal condotto di areazione esce spesso caldo vapore acqueo, come vivere dentro una sauna finlandese.</p>
<p>Un miracolo di ingegneria, un esempio unico di ingegnosita&#8217;? Niente di tutto questo, naturalmente. E&#8217; certamente vero che i giovani castori apprendono dai genitori l&#8217;abilita&#8217; di costruire la diga, cosi&#8217; come un leoncino o un pipistrellino impara dalla mamma a cacciare, l&#8217;apprendimento dall&#8217;esempio e&#8217; una caratteristica dei mammiferi. Esistono pero&#8217; esempi di tane almeno altrettanto complesse senza che nessuno urli al miracolo. Giusto per rimanere tra i mammiferi le citta&#8217; dei tassi, le tane dei conigli quelle dei <a href="http://www.lorologiaiomiope.com/domestico-vallo-a-dire-a-tua-sorella-cricetus-cricetus/">criceti</a> e quelle degli <a href="http://www.lorologiaiomiope.com/i-wurstel-con-i-denti-gli-eterocefali-glabri-hetherocephalus-glaber/">eterocefali glabri</a> non sono meno complesse da costruire. Le termiti e le formiche costruiscono tane che fanno sembrare la diga del castoro un gioco per ragazzi, e anche le api e le vespe cartonaie non scherzano. Tra gli uccelli i <a href="http://www.lorologiaiomiope.com/i-megapodi-o-dellincubatrice-fai-da-te-articolo-di-giusealma/">megapodi</a> sicuramente sono impressionanti almeno quanto i castori, se non di piu&#8217;, ma anche il nido di un comune pendolino a me sembra un piccolo capolavoro.</p>
<p>Ma allora, quello che ci impressiona e&#8217; l&#8217;abilita&#8217; del castoro, in comune con noi, di manipolare l&#8217;ambiente e trasformare l&#8217;habitat in cui vive? Indubbiamente, ma anche in questo caso i castori sono in buona compagnia. Jones et al (1994) elencano una incredibile quantita&#8217; di animali capaci di fare altrettanto, che vanno dalle patelle allo zooplankton, dagli alligatori agli elefanti. Diciamoci la verita&#8217; fuori dai denti: i castori sono cosi&#8217; popolari come ingegneri solo perche&#8217; sono diffusi nei paesi occidentali (soprattutto in Nord America) e sono carini.</p>
<p>I bambini indubbiamente li amano, ma le loro mamme a volte anche di piu&#8217;. Dai castori infatti si ottengono due beni preziosi: una pelliccia idrorepellente usata per fare cappelli e il castoreum.</p>
<p>Il traffico di pellicce e&#8217; fortunatamente in declino, ma il castoreum (da non confondere col castor oil, che e&#8217; di origine vegetale) e&#8217; ancora ricercato, anche se fortunatamente sempre meno. Questa sostanza viene prodotta da speciali ghiandole poste nell&#8217;addome dell&#8217;animale e servono, soprattutto al maschio, a marcare il territorio. Delle piramidi alte anche oltre un metro vengono costruite con rami e fango sugli argini e il castoreum viene spruzzato alla sommita&#8217;, cosi&#8217; da disperdere meglio l&#8217;odore. La sostanza e&#8217; chimicamente molto complessa essendo un misto di centinaia di molecole tra cui fenoli, alcol, salicilaldeidi e castorammina e sin dall&#8217;antichita&#8217; e&#8217; stata apprezzata in farmacopea: Erodoto e Ippocrate la indicarono utile contro le malattie dell&#8217;utero, Plinio il vecchio e Galeno come rimedio contro crampi e spasmi intestinali, Paracelso contro l&#8217;epilessia e nel tempo altri le hanno attribuito proprieta&#8217; contro piaghe, ulcere, mal d&#8217;orecchi, costipazione, isteria e anche contro il veleno dei serpenti. La verita&#8217; e&#8217; che, dal momento che i castori mangiano la corteccia dei salici, accumulano acido acetilsalicilico, ovvero aspirina, e un derivato del principio attivo dell&#8217;aspirina si ritrova nel castoreum. In tempi recenti il castoreum e&#8217; stato usato usato nella medicina omeopatica e soprattutto come base per i profumi costosi.</p>
<p>Visti i pregi dell&#8217;animale (che come bonus e&#8217; anche buono da mangiare) va da se&#8217; che entrambe le specie sono state soggetto di sterminio, al punto che di castori europei nel 1900 ne erano rimasti 1200 in tutta Eurasia in otto popolazioni, in Francia, in Germania, Norvegia, Russia, due in Bielorussia, una sottospecie in Mongolia e una sottospecie in Cina di cui forse restano in tutto 700 esemplari ma non se ne sa quasi niente. In Italia si era estinto gia&#8217; nel XVI secolo.</p>
<p>Il castoro americano gia&#8217; all&#8217;inizio del 1800 era localmente estinto in buona parte del suo areale, soprattutto nella parte orientale degli States.</p>
<p>Questa pero&#8217; e&#8217; una storia insolita, perche&#8217; oltre ad esserci il lieto fine si va anche un po&#8217; oltre e si rischia, per eccesso, di ricadere in un finale triste. Entrambe le specie di castoro infatti sono state soggetto di intense campagne di ripopolamento, incredibilmente ben riuscite. Il castoro americano oggi e&#8217; tornato a rioccupare gran parte del suo areale naturale, al punto che in Canada, il suo ambiente per definizione,  ci sono abbattimenti selettivi. Il castoro europeo anche e&#8217; stato reintrodotto in buona parte del suo areale originario e nel 2006 si contavano 639.000 animali, una cifra sicuramente sottostimata perche&#8217; la specie ha avuto una crescita demografica esplosiva anche in zone dove e&#8217; difficile censirla, come la Russia. Le sottospecie originarie se ne sono andate a signore diversamente libere in fatto di costumi sessuali, con l&#8217;eccezione di quelle mongola e cinese, ma i castori sono ancora tra noi.</p>
<p>Siccome non si puo&#8217; mai avere troppo poco di una buona cosa, gia&#8217; che c&#8217;erano gli allevatori di pellicce (non li chiamerei allevatori di castori) hanno introdotto, con successo, i castori americani in Finlandia e in Russia (istmo di Karelia, bacino dell&#8217;Amur e penisola di Kamchatka) e siccome i castori sembrano abilissimi a crescere e moltiplicarsi ci sono ora floride popolazioni di castoro americano che sgomitano con le popolazioni in ripresa di castoro europeo.  Le due specie non sono interfeconde e accade lo stesso fenomeno per cui gli scoiattoli rossi europei sono eliminati da quelli grigi americani, che gli zoologi chiamano meccanismo di esclusione competitiva: non c&#8217;e&#8217; competizione diretta e le due specie coesistono pacificamente, ma una e&#8217; leggermente piu&#8217; adatta a sfruttare le risorse della nicchia e lascia l&#8217;altra specie a pancia abbastanza vuota da avere meno figli, e quindi lentamente la specie nativa declina.</p>
<p>L&#8217;aumento in numero dei castori americani in Finlandia e&#8217; a dire la verita&#8217; lento, grazie soprattutto al controllo sulla popolazione (leggi: catture e soppressione), ma considerando che le due specie sono indistinguibili a occhio non so esattamente questo controllo come venga esercitato. Curiosamente altre due popolazioni di castoro americano in Europa, in Austria e Polonia, si sono estinte sotto la pressione del castoro europeo: in zone piu&#8217; meridionali e calde, insomma, il castoro europeo ha la meglio, in zone settentrionali fredde vince il castoro americano.</p>
<p>Il ritorno improvviso di tutti questi castori in Europa ha ovviamente ripercussioni sull&#8217;attivita&#8217; umana: i castori scortecciano, tagliano gli alberi di pregio, sbarrano corsi d&#8217;acqua, creano laghi indesiderati e non disdegnano i campi coltivati. Sembra in realta&#8217; che il danno provocato dai castori sia minore di quello causato da altre specie come cervi e arvicole, ma viene notato per la brusca repentinita&#8217; del suo apparire. Visto che la specie era prima presente, deve in teoria solo ritrovare un equilibrio, se non fosse che mentre era assente gli esseri umani hanno cambiato la composizione forestale e hanno eliminato i predatori naturali dei castori (orsi, lupi, linci, sciacalli, volpi etc), per cui l&#8217;equilibrio al momento viene trovato a botte di fucili e trappole, e la storia si alterna con corsi e ricorsi. Di sicuro se arrivasse una colonia di castori a fare la diga nel canale dietro casa, alzasse il livello dell&#8217;acqua e mi inondasse casa andrei personalmente a dargli un benvenuto al piombo, sgomitando coi vicini.</p>
<p>Al peggio ovviamente non c&#8217;e&#8217; mai fine. Sinora abbiamo visto che i castori reintrodotti nel loro ambiente naturale mostrano la tendenza a una crescita demografica esplosiva. Qualli reintrodotti in un ambiente simile dove pero&#8217; ci sono gli stessi patogeni e predatori, piu&#8217; altri castori come competitori, hanno alterne fortune. Quando i castori li si manda in vacanza in un posto tutto laghi, canali e acquitrini, senza malattie, predatori e competitori e&#8217; la fine. E&#8217; accaduto in Terra del Fuoco, Argentina, dove 50 castori furono introdotti da uno sconsiderato tentativo commerciale del governo e successivamente liberati ne la Isla Grande nel 1946. In poche decadi hanno colonizzato diverse altre isole adiacenti della Patagonia, raggiungendo recentemente la terraferma in Cile. Nel 2008 si calcola ci fossero 0.7 colonie di castoro per km2 con piu&#8217; di 100.000 animali in una superficie di 70.000 km2. Tutti questi castori ovviamente causano pesanti modifiche all&#8217;ecosistema, in particolare l&#8217;aumento delle zone umide a discapito delle foreste per via della risalita del livello dell&#8217;acqua, l&#8217;alterazione della composizione chimica dell&#8217;acqua, dei sedimenti e del suolo per via dell&#8217;accumulo di fosforo, carbonio e azoto organici (leggi: cacca di castoro) e ovviamente l&#8217;alterazione pesante della flora e della fauna. Se pensate che io stia esagerando, guardate la foto qui sotto.</p>
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2012/04/beavers.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2113" title="beavers" src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2012/04/beavers-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p>Danni da castoro in Patagonia. fonte: <a href="http://scienceblogs.com/shiftingbaselines/2008/06/beavers_south_america.php">scienceblogs.com</a></p>
<p>I faggi australi del genere Nothofagus, in particolare gli endemici <em>N. pumilio</em> e <em>N. betuloides</em>, non sono adattati all&#8217;eccessivo rosicchiamento, scortecciamento e abbattimento da parte dei castori e scompaiono, al contrario di quanto accade ai nostri salici e ontani che si sono coevoluti col &#8220;nostro amico castoro&#8221;. Anche il sottobosco si altera in modo permanente, le felci australi scompaiono e lasciano il posto alle piante erbacee. Sparargli o distruggere le dighe non sembra al momento essere un sistema efficace di controllo, anche perche&#8217; essendo i castori beniamini di grandi e piccini attirano i turisti a beneficio dell&#8217;economia locale e a discapito dell&#8217;ecosistema subantartico.</p>
<p>Nella nostra penisola i castori non sono mai stati particolarmente abbondanti, sia perche&#8217; fa caldo sia perche&#8217; il territorio e&#8217; troppo montagnoso per i gusti di questi animali di pianura, sia perche&#8217; da sempre venivano cacciati per pelli, cibo e castoreum, sia perche&#8217; c&#8217;era una grossa biodiversita&#8217; di predatori concentrata in un territorio relativamente piccolo. Insomma, quando si sono estinti (erano diffusi prevalentemente in nord Italia) pochi se ne sono accorti. La reintroduzione del castoro in Italia e&#8217; stata pero&#8217; raccomandata in un documento dell&#8217;Unione Europea/Convenzione di Berna della Serie Natura ed Ambiente, come riportato sul sito della IUCN, ma fortunatamente sembra che l&#8217;Italia abbia ignorato la raccomandazione.</p>
<p>Non cosi&#8217; invece ha fatto la Scozia. Il governo scozzese e&#8217; partito allegramente con un progetto di reintroduzione, incurante del fatto che gia&#8217; i numerosi cervi alloctoni influiscono pesantemente e negativamente sulla struttura forestale. Nell&#8217;ambito preliminare di questo progetto di reintroduzione alcuni castori europei, provenienti dalla Norvegia e dalla Germania sono tenuti in cattivita&#8217; in grandi recinti. Guarda caso uno dei castori tedeschi ha introdotto in Gran Bretagna la tenia <em>Echinococcus multilocularis</em>: almeno 49 animali della popolazione bavarese affetta sono stati introdotti e la tenia e&#8217; stata trovata nel fegato di almeno uno di questi animali.</p>
<p>Ovviamente alcuni castori sono gia&#8217; scappati.</p>
<p>Ovviamente alcuni si sono stabiliti in natura e la popolazione selvatica e&#8217; in crescita.</p>
<p>Ovviamente non gli si puo&#8217; sparare perche&#8217; sono tanto carini.</p>
<p>Ovviamente in Gran Bretagna non ci sono predatori piu&#8217; grandi di una volpe</p>
<p>Ovviamente se arrivano qui nel sud dell&#8217;Inghilterra e mi allagano casa io calo nel canale le trappole.</p>
<p>L&#8217;invasione dei castori e&#8217; cominciata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Referenze:</p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">Korth, W. W. (2002)Comments on the Systematics and Classification of the Beavers (Rodentia, Castoridae) Journal of Mammalian Evolution, Vol. 8, No. 4, December 2001. DOI 1064-7554/ 01/ 1200-0279/ 0</span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">Swinehart, A. L. and Richards, R. L. (2001) . PALAEOECOLOGY OF A NORTHEAST INDIANA WETLAND HARBORING REMAINS OF THE PLEISTOCENE GIANT BEAVER (CASTOROIDES OHIOENSIS) Proceedings of the Indiana Academy of Science 110 :151—166</span></span></p>
<p>Mayhew, D. F. (1978). Reinterpretation of the Extinct Beaver Trogontherium (Mammalia, Rodentia). Philosophical Transactions of the Royal Society B: Biological Sciences, 281(983), 407-438. doi:10.1098/rstb.1978.0004</p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;">Hugueney, M. and Escuillie, F. (1996) Fossil Evidence for the Origin of Behavioral Strategies in Early Miocene Castoridae, and TheirRole in the Evolution of the Family. Paleobiology, Vol. 22, No. 4, pp. 507-513</span></span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;">Jones, C. G., Lawton, J. H., Shachak, M. (1994) Organisms as ecosystems engineers. Oikos 69: 373-386</span></span></p>
<p>Batbold, J., Batsaikhan, N., Shar, S., Amori, G., Hutterer, R., Kryštufek, B., Yigit, N., Mitsain, G. &amp; Muñoz, L.J.P. 2008. <em>Castor fiber</em>. In: IUCN 2011. IUCN Red List of Threatened Species. Version 2011.2. &lt;<a href="http://www.iucnredlist.org/">www.iucnredlist.org</a>&gt;. Downloaded on <strong>29 April 2012</strong>.</p>
<p>Macdonald, David W.; <a title="Sasha Norris (page does not exist)" href="http://en.wikipedia.org/w/index.php?title=Sasha_Norris&amp;action=edit&amp;redlink=1">Norris, Sasha</a> (August 30, 2006). <em>The Encyclopedia of Mammals</em> (2 ed.). Facts on File. pp. 930. <a title="International Standard Book Number" href="http://en.wikipedia.org/wiki/International_Standard_Book_Number">ISBN</a> <a title="Special:BookSources/978-0816064946" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Special:BookSources/978-0816064946">978-0816064946</a>.</p>
<p><a name="btAsinTitle"></a><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;">Stephen Harris, Derek Yalden (2008) </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;">Mammals of the British Isles: Handbook </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;">4th edition. Mammal Society. </span></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;">ISBN-13: 9780906282656</span></span></span></p>
<p><span style="float: left; padding: 5px;"><a href="http://www.researchblogging.org"><img style="border: 0;" src="http://www.researchblogging.org/public/citation_icons/rb2_large_gray.png" alt="ResearchBlogging.org" /></a></span><br />
<span class="Z3988" title="ctx_ver=Z39.88-2004&amp;rft_val_fmt=info%3Aofi%2Ffmt%3Akev%3Amtx%3Ajournal&amp;rft.jtitle=Biological+Invasions&amp;rft_id=info%3Adoi%2F10.1007%2Fs10530-007-9161-6&amp;rfr_id=info%3Asid%2Fresearchblogging.org&amp;rft.atitle=Assessing+genetic+variation+and+population+structure+of+invasive+North+American+beaver+%28Castor+Canadensis+Kuhl%2C+1820%29+in+Tierra+Del+Fuego+%28Argentina%29&amp;rft.issn=1387-3547&amp;rft.date=2007&amp;rft.volume=10&amp;rft.issue=5&amp;rft.spage=673&amp;rft.epage=683&amp;rft.artnum=http%3A%2F%2Fwww.springerlink.com%2Findex%2F10.1007%2Fs10530-007-9161-6&amp;rft.au=Lizarralde%2C+M.&amp;rft.au=Bailliet%2C+G.&amp;rft.au=Poljak%2C+S.&amp;rft.au=Fasanella%2C+M.&amp;rft.au=Giulivi%2C+C.&amp;rfe_dat=bpr3.included=1;bpr3.tags=Biology%2COther%2Cinvasive+species%2C+Zoology">Lizarralde, M., Bailliet, G., Poljak, S., Fasanella, M., &amp; Giulivi, C. (2007). Assessing genetic variation and population structure of invasive North American beaver (Castor Canadensis Kuhl, 1820) in Tierra Del Fuego (Argentina) <span style="font-style: italic;">Biological Invasions, 10</span> (5), 673-683 DOI: <a href="http://dx.doi.org/10.1007/s10530-007-9161-6" rev="review">10.1007/s10530-007-9161-6</a></span></p>

]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lorologiaiomiope.com/il-nostro-amico-castoro/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>19</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Habemus librum (spam)</title>
		<link>http://www.lorologiaiomiope.com/habemus-librum-spam/</link>
		<comments>http://www.lorologiaiomiope.com/habemus-librum-spam/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 23:29:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tupaia</dc:creator>
				<category><![CDATA[annunci]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lorologiaiomiope.com/?p=2081</guid>
		<description><![CDATA[Quando i blogger passano alla carta stampata di solito si montano la testa e i loro blog perdono grinta. Chiedo allora ai lettori del blog di farmi un favore: se pensate che chi scrive questo blog stia cadendo nella spirale del paperback richiamatela all&#8217;ordine. Cio&#8217; premesso, ebbene si, il libro &#8220;L&#8217;Orologiaio Miope (Tutto quello che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
<p>Quando i blogger passano alla carta stampata di solito si montano la testa e i loro blog perdono grinta.</p>
<p>Chiedo allora ai lettori del blog di farmi un favore: se pensate che chi scrive questo blog stia cadendo nella spirale del paperback richiamatela all&#8217;ordine.</p>
<p>Cio&#8217; premesso, ebbene si, il libro</p>
<p>&#8220;<span style="text-decoration: underline;"><em><span style="color: #000000; text-decoration: underline;">L&#8217;Orologiaio Miope (Tutto quello che avreste sempre voluto sapere sugli animali&#8230; che nessuno conosce)</span></em></span>&#8221;</p>
<p>uscira&#8217; a Maggio per i tipi della casa editrice <a href="http://www.codiceedizioni.it/"><strong>Codice</strong></a>, specializzata in pubblicazioni scientifiche e divulgazione scientifica.</p>
<p>Dal momento che in catalogo hanno gente della portata di Gould e Sean Carrol (quello dell&#8217;Evo-devo), ancora non ho capito bene che ci faccio li&#8217;, ma contenti loro&#8230;</p>
<p>Sebbene il testo di partenza sia stato tratto dal blog, i contenuti sono stati riorganizzati per argomento, completamente rivisti e in alcuni casi riscritti da zero o la prospettiva e&#8217; stata radicalmente modificata, perche&#8217; nel frattempo nuovi dati hanno permesso di andare oltre. Le fonti sono state riviste e sono molto piu&#8217; precise ed accurate.</p>
<p>La lingua anche e&#8217; stata completamente rivista, l&#8217;italiano e&#8217; sicuramente migliore, i congiuntivi tattici sono stati stroncati dal lavoro di redazione e i turpiloqui sono stati soppressi a beneficio dei bambini e dei puritani.</p>
<p>Insomma, l&#8217;idea portante e&#8217; quella del blog, i contenuti generali anche ma i contenuti scientifici sono piu&#8217; rigorosi (sebbene sempre in chiave leggera) e la lingua e&#8217; piu&#8217; scorrevole (sebbene nel testo abbia trovato il modo di farmi bandire per sempre ogni speranza di accesso all&#8217;Accademia della Crusca). Gli (eventuali) lettori abituali di questo blog non leggeranno aria fritta, insomma, e gli occasionali avranno alcuni tra i migliori testi riscritti e riorganizzati tutti insieme, corredati da decine di scoperte, aneddoti e curiosita&#8217; qui inedite. La Sacculina e&#8217; ancora piu&#8217; orrenda, tanto per fare un esempio, il candiru&#8217; meno.</p>
<p>Se pensate che da ultimo io abbia scritto poco sul blog, ora sapete perche&#8217;.</p>
<p>Da meta&#8217; maggio, in libreria, o su Amazon.</p>

]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lorologiaiomiope.com/habemus-librum-spam/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>24</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Niente da dichiarare</title>
		<link>http://www.lorologiaiomiope.com/niente-da-dichiarare/</link>
		<comments>http://www.lorologiaiomiope.com/niente-da-dichiarare/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 13 Apr 2012 23:20:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tupaia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[rari]]></category>
		<category><![CDATA[rettili]]></category>
		<category><![CDATA[Tartarughe]]></category>
		<category><![CDATA[Varie ed eventuali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lorologiaiomiope.com/?p=1920</guid>
		<description><![CDATA[Ricordate l&#8217;uomo dai colibri&#8217; nelle mutande? Era sicuramente un temerario, e per fortuna non contrabbandava picchi. Ma perche&#8217; rischiare beccate ai gioielli di famiglia se si puo&#8217; confortevolmente importare animali esotici in modi meno personali? Molti hanno provato, alcuni, per fortuna, hanno fallito. Ecco qui alcuni esempi clamorosi che danno un&#8217;idea sia dell&#8217;entita&#8217; del traffico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
<p>Ricordate l&#8217;<a href="http://www.lorologiaiomiope.com/luomo-coi-colibri-nelle-mutande/">uomo dai colibri&#8217; nelle mutande</a>?</p>
<p>Era sicuramente un temerario, e per fortuna non contrabbandava picchi. Ma perche&#8217; rischiare beccate ai gioielli di famiglia se si puo&#8217; confortevolmente importare animali esotici in modi meno personali? Molti hanno provato, alcuni, per fortuna, hanno fallito. Ecco qui alcuni esempi clamorosi che danno un&#8217;idea sia dell&#8217;entita&#8217; del traffico di animali,  sia del giro di quattrini che c&#8217;e&#8217; dietro l&#8217;importazione illegale di animali, sia dei danni ecologici e delle sofferenze individuali provocate. L&#8217;unico onore al merito di una tratta altrimenti disprezzabile e&#8217; l&#8217;inventiva nell&#8217;escogitare sistemi di contrabbando a volte davvero fantasiosi.</p>
<p>Un<a href="http://www.traffic.org/home/2011/6/2/live-crocodiles-and-turtles-seized-in-airport-baggage.html"> viaggiatore di nazionalita&#8217; Bangladeshi</a> imbarcato a Dhaka e diretto a Bangkok (Thailandia) a giugno 2011 ha imbarcato in quattro borse 451 tra tartarughe terrestri e di acqua dolce appartenenti a una mezza dozzina di specie rare e protette in lista I e II del CITES, piu&#8217; sette rarissimi e ultraprotetti gaviali. Le autorita&#8217; di frontiera all&#8217;arrivo hanno notato ad un controllo di routine tante piccole cose a forma di tartaruga dentro una delle borse e hanno deciso di controllare. Il direttore generale delle dogane tailandesi ritiene che gli animali fossero destinati al tristemente noto Chatuchak Market di Bangkok, dove sarebbero stati venduti come pet. Evidentemente la bustarella non e&#8217; stata di gradimento dell&#8217;ufficiale di dogana, vista la corruzione media del posto. L&#8217;anno precedente due spedizioni per complessive un migliaio di tartarughe rare erano state intercettate sulla via dal Bangladesh alla Thailandia. Gli animali confiscati vengono ridistribuiti tra parchi nazionali e centri di recupero fauna selvatica.</p>
<p>La Thailandia pero&#8217; non e&#8217; necessariamente la destinazione finale. A <a href="http://www.telegraph.co.uk/earth/wildlife/6204087/South-African-caught-at-airport-with-crocodiles-in-luggage.html">settembre 2009 un sudafricano</a> e&#8217; stato bloccato all&#8217;areoporto internazionale di Johannesburg, proveneinte dalla Thailandia, con circa 70 animali vivi nella valigia. La collezione comprendeva otto caimani neonati (che da adulti arrivano a 2.5 m circa), alcune dozzine di serpenti, una tartaruga, lucertole, rane, ragni e scorpioni di cui molti appartenenti a specie non commerciabili, rare o seriemente a rischio. Gli animali sono stati portati allo zoo di Pretoria, ed erano tutti piu&#8217; o meno in condizioni accettabili</p>
<p>Sino a qui tutto bene. Quello dell&#8217;ecotrafficante pero&#8217; e&#8217; un mestiere pericoloso e non privo di rischi professionali, rischi che invero corre qualsiasi viaggiatore all&#8217;areoporto, ma se si trasportano animali vivi i risultati sono molto piu&#8217; emozionanti: che succede se sul nastro che trasporta i bagagli si apre una valigia piena di <em>Boa constrictor</em>? E&#8217; successo in <a href="http://www.guardian.co.uk/environment/2010/sep/03/smuggler-boa-constrictors">Malesia, all&#8217;areoporto di Kuala Lampur</a>. Se siete in transito tra due localita&#8217; e&#8217; gia&#8217; seccante dover ritirare il bagaglio, non parliamone se siete vittime dell&#8217;allucinante esperienza di una valigia che si frammenta sul nastro trasportatore disseminando mutande con gnomi e pinguini. Se invece delle mutande, pero&#8217;, dalla veligia escono 95 boa, due rare vipere rinoceronte e una tartaruga matamata la faccenda si fa ancora piu&#8217; imbarazzante e, oltre a spargere il panico tra i passeggeri, termina con sei mesi di carcere e una multa di 65.000 dollari.</p>
<p>Non sempre il contenuto delle valigie viene esposto in modo cosi&#8217; plateale, ma sicuramente viene controllato. Dev&#8217;essere stato uno shock per gli ufficiali di dogana all&#8217;<a href="http://www.globalanimal.org/2011/12/27/man-caught-smuggling-247-snakes-on-a-plane/61957/">areoporto Ezeiza di Buonos Aires</a> quando hanno controllato la valigia rigonfia di un cittadino della Repubblica Ceca diretto a Madrid dall&#8217;Argentina: ai raggi X si vedeva della materia organica in movimento. All&#8217;ispezione la suddetta materia organica apparteneva a 247 tra rettili e molluschi e il movimento era quello dei numerosi serpenti tra cui crotali e vipere (tutti velenosi) di ben nove specie, tutti in sacchetti di plastica. Per fortuna solo due dei serpenti erano gia&#8217; morti ma la mancanza di ossigeno ne avrebbe uccisi molti altri durante il volo transatlantico.</p>
<p>Se siete preoccupati che gli ufficiali di dogana notino ai raggi X che nella vostra valigia c&#8217;e&#8217; <a href="http://www.guardian.co.uk/world/2010/aug/26/thailand-airport-tiger-cub-luggage">una cosa a forma di tigrotto</a>, tutto quello che dovete fare e&#8217; procurarvi tanti tigrotti di pelouche con cui mimetizzarne la sagoma, tanto figurati se ai raggi X si vedono le ossa e il cuore che batte del tigrotto vero! E&#8217; successo, guarda caso, in Tailandia, dove una donna che non aveva le idee molto chiare su come funzionano i raggi X ha cacciato nel bagaglio un tigrotto di tre mesi drogato e diretto, nel bagaglio in stiva, verso l&#8217;Iran. Il tigrotto e&#8217; stato portato ad un centro di recupero per animali selvatici in pessime condizioni, ma le notizie lo riportano in ripresa. Se fosse riuscito ad arrivare vivo in Iran avrebbe fruttato alla donna circa 2000 sterline (2500 euro), mentre cosi&#8217; le frutta sino a 4 anni di carcere e una multa di un migliaio di euro. Speriamo che nel frattempo buttino via la chiave.</p>
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2012/04/pb-110513-thai-animal-smuggling-06.photoblog900.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2079" title="pb-110513-thai-animal-smuggling-06.photoblog900" src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2012/04/pb-110513-thai-animal-smuggling-06.photoblog900-300x218.jpg" alt="" width="300" height="218" /></a></p>
<p>La signora del tigrotto era  in effetti una dilettante. Un vero professionista non si avvicinerebbe ad un areoporto per meno di una mezza dozzina di specie in lista I della Cites. Un caso limite e&#8217; stato il <a href="http://photoblog.msnbc.msn.com/_news/2011/05/13/6636212-exotic-animals-found-in-suitcases-at-bangkok-airport">signore degli Emirati Arabi  beccato</a> all&#8217;areoporto di Bangkok con quattro valige contenenti due leopardi, due pantere, un orso malese del Borneo, un gibbone dalle guance bianche, una uistiti&#8217; dai pennacchi neri, un orso dal collare e due macachi, tutti cuccioli di un paio di mesi. Le povere creature erano tutte sedate e hanno accolto con sbadigli l&#8217;apertura delle valigie che li portavano verso Dubai, non si sa se in transito verso altre destinazioni. Il trafficante,  Noor Mahmoodr, sembra essere dentro una rete estesa di traffici illeciti di animali e sicuramente ha gia&#8217; fatto questo tipo di volo (in prima classe) altre volte. Questa volta pare sia stato arrestato perche&#8217; c&#8217;e&#8217; stata una &#8220;soffiata&#8221; alla polizia e perche&#8217; c&#8217;era una NGO coinvolta, FREELAND Foundation. Sfortunatamente in Thailandia all&#8217;arresto per questo tipo di illecito quasi mai segue il carcere.</p>
<p>Il primato dell&#8217;originalita&#8217; spetta pero&#8217; secondo me a Jereme James, di Long Beach, Los Angeles. L&#8217;americano aveva scavato un apposito alloggiamento nella sua <a href="http://www.usatoday.com/news/offbeat/2007-09-22-iguana-smuggling_N.htm">gamba artificiale</a> per rubare delle superprotette iguane bandeggiate delle Fiji durante una sua visita ad una riserva dell&#8217;arcipelago. Pare che tre di questi animali siano stati venduti in patria per $32.000 l&#8217;uno e altri quattro sono stati trovati a casa del trafficante durante una perquisizione. L&#8217;uomo e&#8217; stato processato nel 2007 ma gli esisti del processo non hanno avuto gli onori della stampa. anche in questo caso sospetto che un buon avvocato riesca facilmente a spuntare mezz&#8217;ora di arresti domiciliari, nel peggiore dei casi.</p>
<p>E per chiudere, torniamo alle mutande, da sempre il mezzo di trasporto favorito degli eco-trafficanti. Un tedesco e&#8217; stato arrestato nel 2009 in Nuova Zelanda mentre gia&#8217; pregustava 21 ore di volo con 44 tra gechi e scinchi neozelandesi nelle mutande, in otto compartimenti appositamente cuciti per tener compagnia ai gioielli di famiglia. <a href="http://www.msnbc.msn.com/id/35087361/ns/world_news-world_environment/t/man-jailed-over-lizards-briefs/#.T4ivdbtq2N0">World News riporta</a> che 14 delle 15 femmine adulte di geko e 12 delle 14 femmine adulte di scinco erano incinte. Per correttezza mi preme sottolineare che il padre non era il tedesco. I gechi gli avrebbero fruttato $2800 l&#8217;uno e tutti gli ornamenti della biancheria intima gli avrebbero fruttato qualcosa come $100.000. Ha ricevuto invece 14 settimane nelle galere neozelandesi e una multa di $3450.</p>
<p>Troppo poco, sempre troppo poco. Sino a che non si riconoscera&#8217; l&#8217;impatto ecologico pesantissimo di questi traffici e sino a che non si inaspriranno (o applicheranno, come nel caso della Thailandia) le pene, gli ecotrafficanti hanno tutto da guadagnarci e poco importa se una volta su dieci devono passare in carcere qualche settimana a cucire tasche nelle mutande per il prossimo viaggio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>

]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lorologiaiomiope.com/niente-da-dichiarare/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>7</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Suggerimenti per Carnevale</title>
		<link>http://www.lorologiaiomiope.com/suggerimenti-per-carnevale/</link>
		<comments>http://www.lorologiaiomiope.com/suggerimenti-per-carnevale/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 10 Apr 2012 17:04:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tupaia</dc:creator>
				<category><![CDATA[annunci]]></category>
		<category><![CDATA[Carnevale della Biodiversita']]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lorologiaiomiope.com/?p=2065</guid>
		<description><![CDATA[Cari biodiversi, come avete visto, abbiamo saltato una sessione del carnevale della biodiversità. Non perché non ci piacesse l&#8217;idea iniziale o fossimo troppo impegnati (oddio, magari anche sì) ma perché crediamo che la formula del carnevale della biodiversità, secondo noi, ha bisogno di una rinfrescatina e di modifiche per farla diventare agile e diversa. Ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
<pre><span style="font-family: Verdana;"><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2012/04/CDB-02-BigMod_thumb1.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2068" title="CDB-02---BigMod_thumb[1]" src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2012/04/CDB-02-BigMod_thumb1-294x300.png" alt="" width="294" height="300" /></a> Cari biodiversi,</span></pre>
<p><span style="font-family: Verdana;">come avete visto, abbiamo saltato una sessione del carnevale della biodiversità. Non perché non ci piacesse l&#8217;idea iniziale o fossimo troppo impegnati (oddio, magari anche sì) ma perché crediamo che la formula del carnevale della biodiversità, secondo noi, ha bisogno di una rinfrescatina e di modifiche per farla diventare agile e diversa. Ci siamo consultati fra noi, abbiamo alcune idee ma vorremmo che ci suggeriste voi quali cambiamenti potrebbero trasformare il carnevale in qualcosa di ancora più interessante e, magari, ancora più divertente. Provate a mandare a uno di noi tre (o a tutti e tre, o a due) i vostri suggerimenti: li valuteremo, ne discuteremo e vi faremo sapere cos&#8217;è successo. Nella rete le cose possono andare lente o veloci, accelerare e frenare improvvisamente. Non sappiamo quanto tempo impiegherà questo &#8220;sondaggio&#8221;, ma prima o poi il carnevale rinascerà. </span></p>

]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lorologiaiomiope.com/suggerimenti-per-carnevale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>5</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Parassiti, gatti e personalita&#8217; alterate</title>
		<link>http://www.lorologiaiomiope.com/parassiti-gatti-e-personalita-alterate/</link>
		<comments>http://www.lorologiaiomiope.com/parassiti-gatti-e-personalita-alterate/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 01 Apr 2012 01:17:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tupaia</dc:creator>
				<category><![CDATA[comportamento]]></category>
		<category><![CDATA[malattie]]></category>
		<category><![CDATA[parassiti]]></category>
		<category><![CDATA[unicellulari]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lorologiaiomiope.com/?p=2051</guid>
		<description><![CDATA[E&#8217; ben noto che molti parassiti possono alterare il comportamento dei loro ospiti. I nematomorfi, ad esempio, inducono l&#8217;artropode che li ospita ad avvicinarsi all&#8217;acqua; il verme parassita delle lumache Leucochloridium paradoxum le costringe ad arrampicarsi in alto per essere mangiate dagli uccelli e continuare il ciclo vitale del parassita; la Sacculina carcini costringe i granchi maschio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
<p>E&#8217; ben noto che molti parassiti possono alterare il comportamento dei loro ospiti. I <a href="http://www.lorologiaiomiope.com/non-e-un-capello-e-neanche-un-crine-di-cavallo-lo-strano-caso-dei-nematomorfi/">nematomorfi</a>, ad esempio, inducono l&#8217;artropode che li ospita ad avvicinarsi all&#8217;acqua; il verme parassita delle lumache <a href="http://www.lorologiaiomiope.com/il-peggior-incubo-delle-chiocciole-leucochloridium-paradoxum/"><em>Leucochloridium</em> paradoxum</a> le costringe ad arrampicarsi in alto per essere mangiate dagli uccelli e continuare il ciclo vitale del parassita; la <em>S<a href="http://www.lorologiaiomiope.com/alien-ci-fa-un-baffo-sacculina-carcini/">acculina carcini</a></em> costringe i granchi maschio a comportarsi come femmine e cosi&#8217; via.</p>
<p>In tutto questo, il dubbio e&#8217; naturale: puo&#8217; un parassita alterare il comportamento umano? La risposta, ovviamente, e&#8217; si, ed e&#8217; un fenomeno molto piu&#8217; incredibile e diffuso di quel che ci si aspetterebbe.</p>
<p>Amate i gatti? Anche i loro parassiti amano voi, e vi inducono ad amarli ancora di piu&#8217;.</p>
<p>Il protozoo <em>Toxoplasma gondii</em> e&#8217; un organismo unicellulare parassita capace di finire il suo ciclo vitale solo nei felini, che rappresentano l&#8217;ospite definitivo, inclusi i mici di casa. Gli stadi larvali di questo parassita infettano tuttavia numerosi ospiti intermedi, che poi verranno mangiati direttamente o indirettamente dai felini. Animali grandi come gli esseri umani rappresentano oggigiorno un vicolo cieco per il parassita, dato che la possibilita&#8217; di essere sbranati da una tigre o da un micio di casa e&#8217; remota, ma in tempi passati i nostri antenati antropomorfi erano spesso vittime dei grandi felini, e le scimmie africane lo sono ancora. Ottimo motivo insomma per cadere vittime dell&#8217;infezione da <em>Toxoplasma gondii</em>, detta toxoplasmosi, una malattia comunissima e che negli adulti non immunodepressi causa di solito solo lievi sintomi di tipo influenzale, sebbene possa causare danni ai feti.</p>
<p>Il toxoplasma puo&#8217; andare ad incistarsi nel cervello, e numerosi studi dimostrano che le persone con anticorpi per la toxoplasmosi, e che quindi trasportano dentro di se&#8217; una forma dormiente del parassita, mostrano numerose alterazioni della personalita&#8217;.</p>
<p>Ad esempio, le donne infette tendono ad essere piu&#8217; intelligenti e hanno quel che viene definito un superego elevato, ovvero obbediscono alle regole, sono attente ai propri doveri, coscenziose, conformiste, sensibili all&#8217;etica, posate. Sono anche piu&#8217; cordiali, estroverse, attente alle necessita&#8217; altrui, gentili, alla mano e amano la gente. D&#8217;altro canto gli uomini infetti, rispetto al controllo non infetto, sono meno intelligenti e hanno un superego meno sviluppato, cioe&#8217; tendono ad infrangere le regole, trascurano i propri doveri, sono opportunisti, sospettosi, gelosi e dogmatici. Inoltre sono poco amanti delle novita&#8217;, il che sarebbe un indice di personalita&#8217; rigide, leali, stoiche, lente all&#8217;ira e frugali. Entrambi i sessi, inoltre, rispetto ai controlli, dopo l&#8217;infezione tendono a manifestare una tendenza ai sensi di colpa, ovvero sono piu&#8217; apprensivi, dubitano di se&#8217; stessi, si preoccupano di piu&#8217;, sono insicuri, e accusano se&#8217; stessi.</p>
<p>La sieroprevalenza (percentuale di persone con anticorpi) del <em>T. gondii</em> varia a seconda del clima, ovvero e&#8217; piu&#8217; presente nelle zone caldo-temperate e umide, e di conseguenza ci sono nazioni dove e&#8217; assente e nazioni dove pressoche&#8217; tutti sono sieropositivi (hanno avuto l&#8217;infezione in passato). Dal momento che la presenza del parassita altera le singole personalita&#8217;, viene da pensare che la personalita&#8217; aggregata di intere nazioni sia influenzata dal Toxoplasma. In altre parole, la personalita&#8217; collettiva di un paese dipende da quanti abitanti hanno avuto la toxoplasmosi. Considerando ad esempio che tutti gli individui affetti sono piu&#8217; soggetti a sensi di colpa, gli abitanti di Parma dovrebbero sentirsi mediamente piu&#8217; colpevoli (sieroprevalenza del 48.5%) rispetto a quelli di Legnano (sieroprevalenza del 21.5%), e che le emiliane siano mediamente piu&#8217; espansive delle lombarde non e&#8217; certo un mistero per nessuno. La sieroprevalenza e&#8217; d&#8217;altro canto 6.6% nel Regno Unito e 66.9%, dieci volte di piu&#8217;, in Brasile, e non ci sono dubbi sul fatto che gli abitanti si comportino diversamente. Se ve lo state chiedendo, la sieroprevalenza media in Italia e&#8217; intermedia, 32.6% nel 2000. In aggiunta a cio&#8217;, i paesi occidentali  con alta prevalenza di T. gondii hanno una piu&#8217; spiccata separazione dei ruoli maschili e femminili e una maggiore tendenza ad evitare rischi rispetto ai paesi con bassa prevalenza. Gli inglesi insomma hanno la parita&#8217; tra sessi ma sono piu&#8217; avventurosi dei brasiliani (e degli italiani). Mancano purtroppo dati relativi al resto del mondo.</p>
<p>Dato che al peggio non c&#8217;e&#8217; mai fine, il toxoplasma sarebbe in qualche modo implicato anche nell&#8217;insorgenza della schizofrenia.</p>
<p>Perche&#8217; mai il parassita induce simili cambiamenti comportamentali? Non e&#8217; ben chiaro. si sa pero&#8217; che questo protozoo manipola il comportamento dei roditori in modo da aumentare le probabilita&#8217; di contagio nei gatti: i topi infetti sono piu&#8217; attivi, i primi ad entrare nelle trappole e hanno meno paura dei gatti. E&#8217; stato osservato che topi portatori di T. gondii avevano livelli di dopamina piu&#8217; elevati, un neurotrasmettitore noto per alterare la ricerca di novita&#8217;, lo stesso del libro (e del film) &#8220;Risvegli&#8221;, e personalita&#8217; <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Neuroticism">neurotiche</a>.</p>
<p>Negli esseri umani le sostanze chimiche ritenute responsabili dei cambiamenti comportamentali sono due, la dopamina e il testosterone. Uno dei meccanismi suggerito per spiegare i cambiamenti di comportamento postula che l&#8217;infezione a livello cerebrale induce una risposta immunitaria, necessaria per mantenere dormiente il T. gondii, che altera i livelli di citochine che a loro volta influenzano i neuromodulatori. L&#8217;aumentato livello di testosterone potrebbe essere invece indotto dal protozoo per abbassare le difese immunitarie dell&#8217;ospite e quindi cercare di sopravvivere attivo nell&#8217;organismo ospite. In questa corsa della regina rossa, noi ci sentiamo colpevoli.</p>
<p>Oltre che la personalita&#8217; il parassita altera le capacita&#8217; psicomotorie, ovvero aumenta i tempi di risposta ad uno stimolo. Uno studio ceco dimostra infatti che soggetti sieropositivi alla toxoplasmosi hanno 2.65 volte piu&#8217; probabilita&#8217; di essere coinvolti in incidenti automobilistici (sia come guidatori che da pedoni) rispetto al gruppo di controllo. Oltre al test del palloncino i carabinieri dovrebbero fare anche quello del felino (Sei proprietaria di almeno un gatto? SI X    NO. Hai tendenze ossessivo-cumpulsive da gattara? SI X   NO. Nutri e accarezzi tutti i randagi del quartiere? SI X     NO. Ok, patente ritirata. Ma forse e&#8217; meglio non dargli idee, se voglio continuare a guidare).</p>
<p>Il clima non e&#8217; l&#8217;unico fattore di rischio per beccarsi la toxoplasmosi, perche&#8217; naturalmente alcuni comportamenti individuali possono aumentare il rischio di esposizione al parassita. Il primo e&#8217; ovviamente avere gatti (sara&#8217; un caso che le donne amano i gatti piu&#8217; degli uomini, in media?). Anche vivere in condizioni di sovraffollamento e di scarsita&#8217; igienica aumenta pero&#8217; i rischi di ingerire le oocisti (tutto sommato basta portarsi alla bocca le mani dopo aver toccato un oggetto contaminato). Il contatto col suolo per motivi professionali (agricoltori, ad esempio) e&#8217; un altro fattore di rischio, e naturalmente tutti i cibi crudi o poco cotti. Per mettere quest&#8217;ultimo fattore meglio in prospettiva, il 38% della carne in vendita in UK e&#8217; contaminata da oocisti di T. gondii, alcune delle quali probabilmente sono vive.</p>
<p>La domanda cruciale e&#8217; pero&#8217; se chi ama i gatti lo fa di sua spontanea volonta&#8217; o perche&#8217;, come nel caso dei topi, ne e&#8217; attratto per aumentare le probabilita&#8217; che il parassita chiuda il suo ciclo. Eviterei di chiedere a Micio la sua disinteressata opinione.</p>
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2012/04/OBEY1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2054" title="OBEY" src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2012/04/OBEY1-300x238.jpg" alt="" width="300" height="238" /></a></p>
<p align="LEFT">Sebbene questo post porti la data del primo aprile, vorrei specificare che non si tratta di una mia goliardata. Quanto sopra e&#8217; stato preso e tradotto fedelmente dai primi due articoli citati nelle referenze, entrambi articoli peer reviewed e pubblicati su riviste serie (controllare per credere). Dalla meta&#8217; degli anni &#8217;90 del secolo scorso, di fatto, numerosi articoli sono stati pubblicati sull&#8217;argomento, principalmente da parte del ceco Jaroslav Flegr, ma anche di Joanne P. Webster e altri autori come K. D. Lafferty.</p>
<p align="LEFT">Prima che andiate ad abbandonare Micio in autostrada pero&#8217;, per favore, <em><strong>continuate a leggere</strong></em>, non voglio sentirmi responsabile di scelte idiote. La teoria di Flegr ha dell&#8217;incredibile. Ma allora, perche&#8217; non e&#8217; mai stata pubblicata su Science o su Nature, le due riviste in assoluto piu&#8217; prestigiose ed autorevoli? O almeno su The Lancet, la piu&#8217; autorevole rivista medica? Il problema e&#8217; che i risultati di Flegr sono discutibili. Innanzi tutto non c&#8217;e&#8217; nessuno studio che valuti la personalita&#8217; prima e dopo l&#8217;insorgenza della toxoplasmosi, per valutare l&#8217;entita&#8217; dei cambiamenti e la loro significativita&#8217;. In secondo luogo non e&#8217; chiaro qual&#8217;e&#8217; la causa e qual&#8217;e&#8217; l&#8217;effetto, ovvero se avere la toxoplasmosi induce certi comportamenti o se questi comportamenti rendono il soggetto piu&#8217; a rischio di contrarre la malattia. Una relazione causale diretta tra la toxoplasmosi e la schizofrenia, oltretutto, e&#8217; ancora dibattuta perche&#8217; anche in questo caso e&#8217; possibile che accada il viceversa, ovvero che l&#8217;ospedalizzazione degli schizofrenici (che poi vengono usati per questi studi) li renda piu&#8217; proni a contrarre la toxoplasmosi. Quello che e&#8217; certo pero&#8217;, da studi genetici, e&#8217; che questo microrganismo produce l&#8217;enzima tirosina idrolasi, coinvolto nel metabolismo della dopamina, e che alterazioni nel livello di dopamina possono in effetti causare anomalie comportamentali.</p>
<p>Insomma, prendete quanto sopra con le dovute cautele, sicuramente le oocisti del toxoplasma si annidano nel cervello, e sicuramente possono interferire coi livelli di dopamina. L&#8217;entita&#8217; di cio&#8217; e&#8217; pero&#8217; ancora tutta da dimostrare. Oltretutto, noi non siamo insetti, o lumache, siamo creature complesse con una etologia complicatissima e manipolarci solo su base chimica e&#8217; un compito non impossibile, ma complesso. Insomma, e&#8217; il caso di aspettare di saperne di piu&#8217; prima di allarmarci.</p>
<p>Se pero&#8217; proprio l&#8217;idea di un toxoplasma nel cervello (che fa compagnia anche all&#8217;herpes virus di quando avete contratto la varicella e a chissa&#8217; quanti retrovirus dormienti) vi spaventa, vi ricordo che prendersela col gatto e&#8217; inutile e non previene nulla. Controllate semmai le vostre abitudini igieniche e alimentari, quindi non mettetevi le mani sporche in bocca, non mangiate carne cruda e lavate frutta e verdura con disinfettanti. Ah, mi raccomando, non mangiate la lettiera del gatto, ma se lo fate, qualunque cambiamento comportamentale non puo&#8217; essere che in meglio.</p>
<p align="LEFT">Referenze</p>
<p><span style="float: left; padding: 5px;"><a href="http://www.researchblogging.org"><img alt="ResearchBlogging.org" src="http://www.researchblogging.org/public/citation_icons/rb2_large_gray.png" style="border:0;"/></a></span><span class="Z3988" title="ctx_ver=Z39.88-2004&#038;rft_val_fmt=info%3Aofi%2Ffmt%3Akev%3Amtx%3Ajournal&#038;rft.jtitle=Proceedings+of+the+Royal+Society+B%3A+Biological+Sciences&#038;rft_id=info%3Adoi%2F10.1098%2Frspb.2006.3641&#038;rfr_id=info%3Asid%2Fresearchblogging.org&#038;rft.atitle=Can+the+common+brain+parasite%2C+Toxoplasma+gondii%2C+influence+human+culture%3F&#038;rft.issn=0962-8452&#038;rft.date=2006&#038;rft.volume=273&#038;rft.issue=1602&#038;rft.spage=2749&#038;rft.epage=2755&#038;rft.artnum=http%3A%2F%2Frspb.royalsocietypublishing.org%2Fcgi%2Fdoi%2F10.1098%2Frspb.2006.3641&#038;rft.au=Lafferty%2C+K.&#038;rfe_dat=bpr3.included=1;bpr3.tags=Biology%2CMedicine%2CSocial+Science%2CNeuroscience">Lafferty, K. (2006). Can the common brain parasite, Toxoplasma gondii, influence human culture? <span style="font-style: italic;">Proceedings of the Royal Society B: Biological Sciences, 273</span> (1602), 2749-2755 DOI: <a rev="review" href="http://dx.doi.org/10.1098/rspb.2006.3641">10.1098/rspb.2006.3641</a></span></p>
<p align="LEFT"> <cite><span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;">J. FLEGR, S. ZITKOVA, P. KODYM </span></span></span></cite><cite><span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;">and </span></span></span></cite><cite><span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;">D. FRYNTA (1996) </span></span></span></cite><cite><span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;">Induction of changes in human behaviour by the parasitic </span></span></span></cite><cite><span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;">protozoan </span></span></span></cite><cite><span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;">Toxoplasma gondii </span></span></span></cite><cite><span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;">Parasitology</span></span></span></cite><cite><span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;">, 113, 49-54</span></span></span></cite></p>
<p align="LEFT"> <cite><a href="http://www.springerlink.com/content/?Author=P.+P.+Valcavi"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;">P. P. Valcavi</span></span></span></a></cite><cite><span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;">, </span></span></span></cite><cite><a href="http://www.springerlink.com/content/?Author=A.+Natali"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;">A. Natali</span></span></span></a></cite><cite><span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;">, </span></span></span></cite><cite><a href="http://www.springerlink.com/content/?Author=L.+Soliani"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;">L. Soliani</span></span></span></a></cite><cite><span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;">, </span></span></span></cite><cite><a href="http://www.springerlink.com/content/?Author=S.+Montali"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;">S. Montali</span></span></span></a></cite><cite><span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;">, </span></span></span></cite><cite><a href="http://www.springerlink.com/content/?Author=G.+Dettori"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;">G. Dettori</span></span></span></a></cite><cite><span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;"> and </span></span></span></cite><cite><span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;">C. Cheez Prevalence of anti-</span></span></span></cite><cite><span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;"><em>Toxoplasma gondii</em></span></span></span></cite><cite><span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;"> antibodies in the population of the area of Parma (Italy)</span></span></span></cite><cite><span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;">EUROPEAN JOURNAL OF EPIDEMIOLOGY </span></span></span></cite><a href="http://www.springerlink.com/content/0393-2990/11/3/"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;">Volume 11, Number 3</span></span></span></a><span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;">, 333-337, DOI: 10.1007/BF01719439</span></span></span></p>
<p align="LEFT"> <span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;">M. De Paschale, C. Agrappi, P. Clerici, P. Mirri, M. T. Manco, S. Cavallari, E. F. Viganò (2008) Seroprevalence and incidence of </span></span></span><em><span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;"><em>Toxoplasma gondii</em></span></span></span></em><span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;"> infection in the Legnano area of Italy Clinical Microbiology and Infection </span></span></span><a href="http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/clm.2008.14.issue-2/issuetoc"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;">Volume 14</span></span></span></a><a href="http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/clm.2008.14.issue-2/issuetoc"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;">, </span></span></span></a><a href="http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/clm.2008.14.issue-2/issuetoc"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;">Issue 2</span></span></span></a><a href="http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/clm.2008.14.issue-2/issuetoc"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;">, </span></span></span></a><span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;">pages 186–189 DOI: 10.1111/j.1469-0691.2007.01883.x</span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="LEFT"><span style="color: #222222; font-family: 'Times New Roman', serif; font-size: x-small;"><br />
</span></p>
<p>&nbsp;</p>

]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lorologiaiomiope.com/parassiti-gatti-e-personalita-alterate/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>15</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il bruco della pianta carnivora &#8211; Epilogo</title>
		<link>http://www.lorologiaiomiope.com/il-bruco-della-pianta-carnivora-epilogo/</link>
		<comments>http://www.lorologiaiomiope.com/il-bruco-della-pianta-carnivora-epilogo/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 11 Mar 2012 11:28:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tupaia</dc:creator>
				<category><![CDATA[alloctoni]]></category>
		<category><![CDATA[annunci]]></category>
		<category><![CDATA[Insetti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lorologiaiomiope.com/?p=2038</guid>
		<description><![CDATA[Tempo fa scrissi un post, questo qui,  su uno strano evento che avevo osservato: un misterioso bruco che anziche&#8217; esserne mangiato mangiava la mia pianta carnivora. Tutto e&#8217; bene cio&#8217; che finisce bene, l&#8217;infestazione del bruco assassino e stata debellata e l&#8217;evento e&#8217; stato tradotto in un paper scientifico sul numero di gennaio di &#8220;The [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
<p>Tempo fa scrissi <a href="http://www.lorologiaiomiope.com/help-il-mistero-della-falena-della-pianta-carnivora/">un post, questo qui</a>,  su uno strano evento che avevo osservato: un misterioso bruco che anziche&#8217; esserne mangiato mangiava la mia pianta carnivora.</p>
<p>Tutto e&#8217; bene cio&#8217; che finisce bene, l&#8217;infestazione del bruco assassino e stata debellata e l&#8217;evento e&#8217; stato tradotto in un paper scientifico sul numero di gennaio di &#8220;The Entomologist&#8217;s Gazette&#8221;, una piccola rivista specializzata in lepidotteri. Se qualcuno fosse cosi&#8217; insano da volerlo leggere non  ha che da chiedermi il pdf.</p>
<p>&nbsp;</p>

]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lorologiaiomiope.com/il-bruco-della-pianta-carnivora-epilogo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>9</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I vermi col formaggio (Piophila casei)</title>
		<link>http://www.lorologiaiomiope.com/i-vermi-col-formaggio-piophila-casei/</link>
		<comments>http://www.lorologiaiomiope.com/i-vermi-col-formaggio-piophila-casei/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 06 Mar 2012 01:33:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tupaia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Insetti]]></category>
		<category><![CDATA[vermi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lorologiaiomiope.com/?p=785</guid>
		<description><![CDATA[Chi legge questo blog lo fa a proprio rischio e pericolo, ma penso che questo ormai sia chiaro. Io vi ho avvisati, andiamo avanti. Diventare &#8220;cibo per vermi&#8221; non e&#8217; una prospettiva che arride a molti. Cibarsi di vermi neanche. Cibarsi di vermi che si cibano di &#8220;cibo per vermi&#8221; penso poi che infranga almeno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
<p>Chi legge questo blog lo fa a proprio rischio e pericolo, ma penso che questo ormai sia chiaro. Io vi ho avvisati, andiamo avanti.</p>
<p>Diventare &#8220;cibo per vermi&#8221; non e&#8217; una prospettiva che arride a molti. Cibarsi di vermi neanche. Cibarsi di vermi che si cibano di &#8220;cibo per vermi&#8221; penso poi che infranga almeno un paio di tabu&#8217; sociali.</p>
<p>Il &#8220;casu marzu&#8221;, invece, il pecorino con i vermi, e&#8217; una leccornia per gastronomi vietata per legge ma ancora molto diffusa nel nostro paese. La maggior parte dei &#8220;buongustai&#8221; che mi hanno parlato del formaggio coi vermi (io confesso che non ho mai cercato l&#8217;occasione di un incontro ravvicinato, non mangio ne&#8217; formaggi ne&#8217; bigattini) me li hanno descritti o come &#8220;piccoli, non li noti neanche&#8221; (si tratta di larve lunghe circa un cm negli stadi larvali finali, impossibile non notarli a meno che non si faccia uno sforzo cosciente o il formaggio non sia stato disinfestato), o come &#8220;fatti di formaggio&#8221;, come se gli ultimi due secoli di conoscenze scientifiche non siano mai esistiti e la generazione spontanea sia un&#8217;evidenza innegabile. Qualcuno si e&#8217; invece divertito a descrivermi come sia necessario inseguire i bigattini col pane (o con la polenta, nel caso del formaggio coi vermi bergamasco) quando saltano cercando di scappare via dal formaggio. Credevo mi prendessero in giro ma e&#8217; vero, questi bigattini saltano anche una ventina di cm in altezza e in lunghezza se si sentono minacciati. Suppongo che la caccia aggiunga interesse alla pietanza.</p>
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2012/03/Casu_Marzu_cheese.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2022" title="Acer Image" src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2012/03/Casu_Marzu_cheese-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Casu marzu</p>
<p>Esclusa la generazione spontanea (da circa 250 anni), da dove arrivano e cosa sono questi vermi che rendono il formaggio cosi&#8217; prelibato e (per fortuna) cosi&#8217; vietato? I vermi del casu marzu (o cacio marcetto (Abruzzo), o salterello (Friuli), o furmai nis (Emilia Romagna), o formaggio punto (Puglia) o comunque venga chiamato nel vostro dialetto, uso il nome sardo solo perche&#8217; e&#8217; il piu&#8217; diffuso) sono le larve di una piccola mosca, circa la meta&#8217; di una mosca domestica, chiamata <em>Piophila casei</em>. I produttori tolgono la crosta al formaggio, che di norma lo proteggerebbe, e lo lasciano stagionare al buio e al caldo, salandolo meno del dovuto, girando poco le forme, sminuzzando la pasta, il tutto per favorire l&#8217;infestazione. Questo attiva i processi di fermentazione e decomposizione dei grassi e delle proteine, che cominciano a frammentarsi grazie all&#8217;azione decompositrice dei batteri. Questo processo va avanti per un paio di mesi (i tempi sono variabili in base alla temeratura e al contenuto in grassi e sale del formaggio), sino a che l&#8217;alterazione chimica dei grassi e&#8217; tale che il formaggio comincia a produrre un essudato detto &#8220;lagrima&#8221; dai buongustai ma stadio di &#8220;putrefazione nera&#8221; della decomposizione dagli entomologi forensi.</p>
<p>Il formarsi della &#8220;lagrima e&#8217; anche il segnale che l&#8217;operazione e&#8217; andata a buon fine e la mosca ha finalmente infestato il fromaggio con le sue uova. Il ciclo vitale della <em>Piophila casei</em> e&#8217; piuttosto rapido, anche se dipende molto dalla temperature a dall&#8217;umidita&#8217;: quando il formaggio e&#8217; allo stato di decomposizione giusto le uova impiegano 1-2 giorni a schiudersi e le larve circa 1-2 settimane a passare attraverso tre stadi di accrescimento. Quando sono pronte si piegano ad U, tendono i muscoli e rilasciano tutto di botto, riuscendo a saltare, come si diceva, abbastanza lontano da impuparsi fuori dal formaggio. Dopo circa una settimana emerge l&#8217;insetto adulto che reinfesta il formaggio o vola via in cerca di altri substrati su cui deporre le uova. Maggiore e&#8217; la temperatura e piu&#8217; breve e&#8217; questo ciclo ma temperature molto alte riducono la fecondita&#8217; degli adulti e la sopravvivenza delle uova.</p>
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2012/03/Piophilia_casei_british_entymology_detail1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2020" title="Piophilia_casei_british_entymology_detail" src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2012/03/Piophilia_casei_british_entymology_detail1-300x281.jpg" alt="" width="300" height="281" /></a></p>
<p style="text-align: left;"> <em>Piophila casei</em>, adulto</p>
<p>Durante le sue due settimane circa di vita, la larva si nutre avidamente del formaggio riducendolo, grazie all&#8217;azione dei suoi enzimi digestivi, ad una pasta molle. In sostanza cio&#8217; che viene consumato alla fine non e&#8217; piu&#8217; il formaggio in se&#8217; ma i bigattini, i loro secreti digestivi, le loro deiezioni  e i resti degli esoscheletri dopo che fanno le mute. E&#8217; proprio il passaggio attraverso il sistema digerente del bigattino a liquefare i grassi, contribuendo alla formazione della &#8220;lagrima&#8221; e a dare il sapore che mi viene descritto come &#8220;acido e pungente&#8221; del formaggio.</p>
<p>Se vi piace il sapore delle secrezioni di bigattino ma siete vegetariani o non approvate il consumo di animali vivi esiste un trucco per voi: si mette il formaggio in un sacchetto di carta (di plastica suppongo funzioni meglio, ma il riferimento che mi e&#8217; stato descritto e&#8217; alla carta), si aspetta che le condizioni diventino anossiche e i bigattini saltano tutti fuori dal formaggio, almeno tutti quelli all&#8217;ultimo stadio, piu&#8217; salterini e visibili. Il rumore che si sente e&#8217; tipo quello dei pop-corn, prodotto dal bigattino quando urta contro le pareti del sacchetto. Quando tutto tace si puo&#8217; togliere il fromaggio dal sacchetto e consumare una pietanza meno deambulante.</p>
<p>Attenzione pero&#8217;: se i vermi muoiono per conto loro il formaggio non era buono o le condizioni di putrefazione sono troppo avanzate persino per le mosche, e va scartato.</p>
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2012/03/cheese_skipperRW.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2023" title="cheese_skipperRW" src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2012/03/cheese_skipperRW.jpg" alt="" width="300" height="293" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Larva di <em>Piophila casei</em>. Foto: <a href="http://www.cmnh.org/site/ResearchandCollections/InvertebrateZoology/Research/ForensicEnt/ForensicPhotoAtlas.aspx">Cleveland Museum of Natural History</a></p>
<p>La <em>Piophila casei</em> del resto e&#8217; di bocca buona, e non ha una particolare predilezione verso il pecorino sardo, semmai sono i sardi ad avere una particolare predilezione per la mosca. Questa mosca infatti infesta qualunque derivato nel latte, se nelle giuste condizioni di fermentazione, e costituisce di fatto un grosso problema igienico-sanitario per le industrie casearie sane di mente e che non allevano mosche, dato che e&#8217; molto difficile controllarla. Oltre ai formaggi la Piophila e&#8217; particolarmente ghiotta di prosciutti, carni conservate e pesci essiccati, ovunque insomma ci sia un elevata quantita&#8217; di proteine conservate per molto tempo.</p>
<p>Vista la sua ubiquita&#8217; (la mosca e&#8217; diffusa in tutto l&#8217;emisfero nord, soprattutto nelle zone piu&#8217; calde, e anche in America del Sud), e&#8217; praticamente certo che il casu marzu e tutti gli altri formaggi coi vermi italiani (il &#8220;verme&#8221; e&#8217; sempre lo stesso, cambia solo il tipo di formaggio, caprino o bovino in Piemonte, pecorino leccese in Puglia, etc) derivino da &#8220;incidenti di percorso&#8221; di formaggi lasciati a stagionare in luoghi esposti, o magari portati ai mercati, dove e&#8217; piu&#8217; facile il contatto con la mosca ovopositrice. Posso capire che in tempo di carestia pazienza, se il formaggio va a male lo si mangia lo stesso, ma non capisco perche&#8217; oggi lo si paghi due o tre volte il prezzo di un buon pecorino al mercato nero avendo a disposizione cibo che non se ne va a spasso da solo. La produzione di casu marzu piu&#8217; o meno clandestino ammonta a circa 1000 quintali l&#8217;anno, che mi sembra una quantita&#8217; davvero notevole per del cibo andato a male. Nessuno sano di mente mangerebbe invece oggi un prosciutto infestato, forse perche&#8217; l&#8217;odore della carne putrefatta e&#8217; un tabu&#8217; troppo forte per noi, ma ai tempi delle lunghe navigazioni oceaniche la carne salata distribuita ai marinai molto spesso era condita di bigattini di <em>Piophila casei, </em>e la scelta era tra il bigattino e il digiuno. Forse ecco perche&#8217; la marina inglese, pietosa, distribuiva anche una razione di Rhum.</p>
<p>La <em>Piophila casei</em> non si e&#8217; evoluta coi formaggi. Si puo&#8217; senz&#8217;altro dire infatti che questa piccola mosca ricopre un ruolo chiave per la vita sulla terra. Anzi, per la morte sulla terra. Quando un animale muore passa attraverso numerosi stadi di decomposizione che partono da batteri anaerobi contenuti nell&#8217;apparato digerente dell&#8217;animale stesso. Dopo poche ore dalla morte arrivano le prime mosche carnarie, quelle azzurre metalliche molto belle, e depongono le uova. Nel frattempo i batteri anaerobi fanno iniziare i processi di putrefazione producendo gas come materiale di scarto, tipo solfuro di idrogeno, metano, cadaverina e putrescina, responsabili dell&#8217;odore. I movimenti dei bigattini sulla superficie del corpo contribuiscono alla diffusione dei batteri e i gas fanno rigonfiare il cadavere. L&#8217;odore dei gas attira ancora altre mosche, di altre specie, coleotteri e acari. Gli ultimi ad arrivare sono mosche e coleotteri predatori che predano i bigattini, piu&#8217; alcune vespe parassitoidi che depongono le uova nelle larve e nelle pupe delle mosche. Dopo una decina di giorni, insomma, il corpo dell&#8217;animale morto e&#8217; diventato un complicatissimo ecosistema intento a demolirlo. Dopo un periodo di tempo variabile in base alla temperatura esterna i gas non trovano piu&#8217; resistenza nelle pareti del corpo e le pareti collassano, la pelle e i peli si staccano, la carne ha una consistenza cremosa per via dell&#8217;azione dei bigattini. L&#8217;odore e&#8217; fortissimo ma non attira piu&#8217; le mosche pioniere, gli insetti preponderanti sono quelli predatori, le cui larve si nutrono anche del corpo in decomposizione.  E&#8217; la fase della putrefazione nera. Dopo 1-3 mesi dalla morte, sempre dipendenti dalla temperatura esterna, comincia la fase della fermentazione butirrica: la carne e&#8217; oramai poca, i liquidi sono stati tutti assorbiti, i gas prodotti dai batteri anaerobi scarseggiano e la formazione di acido butirrico da&#8217; alla carcassa un odore di formaggio. E&#8217; a questo punto che entra in azione la <em>Piophila casei</em> che, attratta dall&#8217;odore di formaggio e dalla carne secca rimasta sulla carcassa, depone le sue uova quando quasi tutte le altre mosche sono oramai andate via.</p>
<p>Si intuisce che per la mosca l&#8217;acido butirrico prodotto dalla decomposizione dei grassi e&#8217; identico sia che provenga da un cadavere che da un formaggio o un prosciutto: purche&#8217; ci siano abbastanza proteine per nutrire le larve tutto fa brodo.</p>
<p>E qui il ciclo si chiude: quando si lascia esposto all&#8217;aria il pecorino perche&#8217; ci arrivino i vermi, da dove arriva la mosca? Non e&#8217; improbabile che la mosca in questione sia emersa qualche giorno prima da una larva che si e&#8217; nutrita di un animale morto. La contaminazione microbica del casu marzu e&#8217; risultata elevata ai controlli, in particolare sono state riscontrate da Mazzette et al. elevate quantita&#8217; di <em>Pseudomonas spp</em>, muffe e stafilococchi, ma soprattutto l&#8217;ingestione della larva della mosca puo&#8217; portare a miasi, ovvero a danni ai tessuti molli dovuti alla sopravvivenza della larva all&#8217;interno del corpo. La cuticola esterna della larva e&#8217; infatti molto robusta e resiste bene all&#8217;acido dei succhi gastrici. La larva puo&#8217; ritrovarsi nell&#8217;uomo nel tratto oro-faringeo, in quello digerente o addirittura in quello genito-urinario, ma di solito per ingestione di cibo contaminato la sede della miasi e&#8217; il tratto digerente. Le larve possono causare serie lesioni della mucosa intestinale mentre cercano di scavare con le mandibole attraverso la parete. I sintomi includono nausea, vomito, dolore addominale e diarrea sanguinante e larve vive o morte si possono ritrovare nelle feci. Infezioni batteriche secondarie delle lesioni possono poi complicare il quadro clinico.</p>
<p>Se nel frattempo non siete corsi a prendere un antiemetico, ecco finalmente che arrivano le buone notizie: la Piophila casei, oltre a svolgere la sua importante funzione di decompositore finale, e&#8217; molto importante per l&#8217;entolomogia forense. L&#8217;entomologia forense si occupa tra le altre cose di determinare l&#8217;intervallo postmortem, ovvero di risalire alla probabile data del decesso esaminando la composizione della entomofauna (gli insetti) trovata sul corpo. Piophila casei e&#8217; un&#8217;ottima specie indicatrice perche&#8217; compare dopo circa 3-6 mesi dalla morte (in base alle condizioni ambientali) e non e&#8217; influenzata nello sviluppo da sostanze come l&#8217;eroina. Gli entomologi forensi vengono a volte prestati all&#8217;archeologia e riescono a reperire informazioni sulle condizioni di morte, imbalsamazione e successiva conservazione delle mummie basandosi sugli insetti ritrovati e ovviamente la mosca del formaggio e&#8217; anche in questo caso una delle specie chiave.</p>
<p>L&#8217;altra buona notizia e&#8217; che noi italiani non siamo soli nella nostra follia di mangiare formaggi semoventi: il <em>Milbenkäse </em>e&#8217; un formaggio prodotto in Germania nel villaggio di Würchwitz in Turingia ottenuto facendo divorare del quark a una particolare specie di acari, <em>Tyrophagus casei</em>. Gli acari quasi polverizzano il formaggio e alla fine i buongustai mangiano fondamentalmente acari, escrementi di acari e i resti della muta presenti sulla superficie del quark. La presenza degli acari fornisce un sapore piccante al formaggio.</p>
<p>De gustibus.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div><strong> Alcune referenze:</strong></div>
<h6 align="LEFT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #231f20;">Mazzette R., Colleo M.M., Riu G., Piras G., Piras F., Addis M., Pes M., Pirisi A., Meloni D.,</span></span></span></span><span style="font-size: x-small; font-family: Georgia, serif; color: #231f20;">Mureddu A., Spada S., Fiori M., Coinu M., Lentini A. (2010) PRODUZIONE DI “CASU MARZU” IN CONDIZIONI CONTROLLATE: VALUTAZIONE DELL’EFFETTO DELLA COLONIZZAZIONE DA </span><span style="font-size: x-small; font-family: Georgia, serif; color: #231f20;">Piophila casei </span><span style="font-size: x-small; font-family: Georgia, serif; color: #231f20;">SULLE CARATTERISTICHE MICROBIOLOGICHE E CHIMICHE DEI FORMAGGI. </span><span style="font-size: x-small; font-family: Georgia, serif; color: #231f20;">Rivista dell’Associazione Italiana Veterinari Igienisti</span><span style="font-size: x-small; font-family: Georgia, serif; color: #231f20;">, Marzo 2010, 7, 45-54</span></h6>
<p>Smart, J. The effects of temperature and humidity on the cheese skipper, <em>P</em>. casei. J. Exp. Biol 1935. 12:384–389.</p>
<p><span style="float: left; padding: 5px;"><a href="http://www.researchblogging.org"><img style="border: 0;" src="http://www.researchblogging.org/public/citation_icons/rb2_large_gray.png" alt="ResearchBlogging.org" /></a></span><br />
<span class="Z3988" title="ctx_ver=Z39.88-2004&amp;rft_val_fmt=info%3Aofi%2Ffmt%3Akev%3Amtx%3Ajournal&amp;rft.jtitle=Environmental+Entomology&amp;rft_id=info%3Adoi%2F10.1603%2F0046-225X-35.2.194&amp;rfr_id=info%3Asid%2Fresearchblogging.org&amp;rft.atitle=++++++++++++++Life+Fertility+Tables+of%0D%0A++++++++++++++%0D%0A++++++++++++++L.+%28Diptera%3A+Piophilidae%29+Reared+at+Five+Different+Temperatures%0D%0A++++++++++++&amp;rft.issn=0046-225X&amp;rft.date=2006&amp;rft.volume=35&amp;rft.issue=2&amp;rft.spage=194&amp;rft.epage=200&amp;rft.artnum=http%3A%2F%2Fwww.bioone.org%2Fdoi%2Fabs%2F10.1603%2F0046-225X-35.2.194&amp;rft.au=Russo%2C+A.&amp;rft.au=Cocuzza%2C+G.&amp;rft.au=Vasta%2C+M.&amp;rft.au=Simola%2C+M.&amp;rft.au=Virone%2C+G.&amp;rfe_dat=bpr3.included=1;bpr3.tags=Biology%2COther%2CEntomology">Russo, A., Cocuzza, G., Vasta, M., Simola, M., &amp; Virone, G. (2006). Life Fertility Tables of</span></p>
<p>L. (Diptera: Piophilidae) Reared at Five Different Temperatures<br />
<span style="font-style: italic;">Environmental Entomology, 35</span> (2), 194-200 DOI: <a href="http://dx.doi.org/10.1603/0046-225X-35.2.194" rev="review">10.1603/0046-225X-35.2.194</a></p>

]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lorologiaiomiope.com/i-vermi-col-formaggio-piophila-casei/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>26</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il tessitore sordo (considerazioni sul koan dell&#8217;albero)</title>
		<link>http://www.lorologiaiomiope.com/il-tessitore-sordo-considerazioni-sul-koan-dellalbero/</link>
		<comments>http://www.lorologiaiomiope.com/il-tessitore-sordo-considerazioni-sul-koan-dellalbero/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 14:12:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tupaia</dc:creator>
				<category><![CDATA[evoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[riflessioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lorologiaiomiope.com/?p=2007</guid>
		<description><![CDATA[&#8220;Se un albero cade in una foresta senza che ci siano spettatori alla scena, l&#8217;albero produce un rumore cadendo?&#8221; Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, questo non e&#8217; un koan zen. Il principio filosofico alla base e&#8217; un parto del filosofo inglese George Berkeley e fu successivamente ripreso da diversi autori sino alla esposizione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
<p>&#8220;Se un albero cade in una foresta senza che ci siano spettatori alla scena, l&#8217;albero produce un rumore cadendo?&#8221;</p>
<p>Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, questo non e&#8217; un koan zen. Il principio filosofico alla base e&#8217; un parto del filosofo inglese George Berkeley e fu successivamente ripreso da diversi autori sino alla esposizione del concetto nella frase di cui sopra. L&#8217;idea era gia&#8217; in precedenza stata considerata e accarezzata dallo zen, ovviamente, ma si dimostra che il Giappone, per venire fuori dal medioevo, ha dovuto lasciare i templi ai turisti e cominciare ad utilizzare il pensiero occidentale per diventare la terza potenza mondiale. Lasciamo quindi fuori i buddisti dell&#8217;ottavo secolo e concentriamoci sui filosofi inglesi del diciottesimo.</p>
<p>La risposta alla domanda sarebbe che se non ci sono spettatori allora l&#8217;albero non produce rumore, perche&#8217; la realta&#8217; non e&#8217; oggettiva ma soggettiva, un parto della nostra mente ed e&#8217; la nostra personale elaborazione degli aspetti fisici del mondo che permette loro di assurgere all&#8217;esistenza. Se questa fosse rimasta un&#8217;idea filosofica pazienza. Il problema e&#8217; che nel 1884 la rivista Scientific American (quel che in italiano e&#8217; &#8220;Le Scienze&#8221;)  accetto&#8217; la sfida e diede una risposta &#8220;razionale&#8221; al perche&#8217; l&#8217;albero che cade non fa rumore. Come mi ha anche spiegato qualche giorno fa un lettore di questo blog, segno che la spiegazione ancora vale, l&#8217;albero che cade produce delle vibrazioni dell&#8217;aria, ma sono poi il nostro orecchio e il nostro cervello che traducono queste vibrazioni in &#8220;suono&#8221;, per cui c&#8217;e&#8217; da distinguere tra il fenomeno fisico e la sua interpretazione e in mancanza di chi interpreta non c&#8217;e&#8217; suono.</p>
<p>Il nucleo dell&#8217;idea del reverendo Berkeley (un vescovo, non a caso) fu  spiegata meglio una ventina di anni dopo da William Fosset (Fossett, W. (1754) <em>Natural States</em>, R. &amp; J. Dodsley, Pall Mall. London),  traduzione mia in mancanza di meglio:</p>
<p>&#8220;Strappa la trama [del mondo naturale] e lo schema di colori si dissolve. Il disegno risiede in come il tessitore sistema i fili: in questo modo o in quello, come detta la moda. [...] Dire che qualcosa ha senso significa dire che e&#8217; cosi&#8217; che noi lo organizzeremmo; il modo in cui ne comprendiamo la natura e cio&#8217; che tu o io comprendiamo potrebbe differire da come lo comprende un gatto, ad esempio. Se un albero cade in un parco e non c&#8217;e&#8217; nessuno in prossimita&#8217;, sara&#8217; silenzioso ed invisibile e senza nome. Se noi scomparissimo, non ci sarebbe affatto albero; tutto il significato scomparirebbe con noi, a parte quello che ne trarrebbe il gatto, naturalmente.&#8221;</p>
<p>Fondamentalmente quindi, il mondo come noi lo conosciamo esisterebbe solo in funzione della nostra interpretazione. Non c&#8217;e&#8217; organizzazione nello schema dell&#8217;universo se non c&#8217;e&#8217; nessuno a comprendere quell&#8217;organizzazione.</p>
<p>Secondo il mio modesto punto di vista, siamo davanti ad un parente stretto della filosofia del <a href="http://www.lorologiaiomiope.com/evoluzionisti-e-orologiai/">reverendo Paley e del concetto dell&#8217;orologiaio creatore</a> secondo cui la natura e&#8217; cosi&#8217; coerente ed ordinata che ci deve essere stato qualcuno a crearla. In questo caso, la natura sarebbe cosi&#8217; coerente ed ordinata non perche&#8217; esistono le leggi della chimica e della fisica ad ordinarla e regolarla, ma solo perche&#8217; saremmo noi ad interpretarla cosi&#8217;. Il gatto la interpreterebbe in un modo differente, completamente caotico, suppongo, se appena capisco i gatti.</p>
<p>Secondo Fossett il tessitore esiste solo nella nostra mente, e ce ne sarebbe uno diverso per la mente dei gatti, o dei lombrichi, ma non c&#8217;e&#8217; una trama oggettiva del mondo perche&#8217; la fisica e la chimica sono dei concetti relativi. Fossett e&#8217; morto troppo presto per inserirsi nel dibattito dell&#8217;evoluzione ma sospetto che avrebbe postulato che se non c&#8217;e&#8217; nessuno ad osservare una specie che si evolve (e non ci puo&#8217; essere nessuno, dato che e&#8217; un processo che avviene in centinaia di migliaia di anni), allora l&#8217;evoluzione non esiste.</p>
<p>E&#8217; un concetto pernicioso e sottile, esattamente come quello dell&#8217;orologiaio di Paley, perche&#8217; guarda il mondo esclusivamente da un punto di vista antropocentrico e priva tutto quello che e&#8217; al di fuori dell&#8217;esperienza piccola ed immediata, come appunto l&#8217;evoluzione, di credibilita&#8217;.</p>
<p>La nostra interpretazione dei fatti, o quella del gatto, sono irrilevanti in realta&#8217;. Se la mia vicina creazionista non vede nei fossili la prova dell&#8217;evoluzione questo non impedisce all&#8217;evoluzione di avvenire ugualmente. Sara&#8217; &#8220;invisibile e senza nome&#8221; per lei, ma non per il batterio che diventa resistente agli antibiotici. Il suo &#8220;essere sorda&#8221; alle mutazioni del DNA non cambiera&#8217; la possibilita&#8217; di errori di trascrizione dei geni. Del resto, l&#8217;evoluzione e&#8217; andata avanti per centinaia di milioni di anni prima che qualcuno ne capisse il disegno.</p>
<p>Siamo liberi di creare nella nostra mente tutte le trame e gli orditi che ci piacciono per interpretare la realta&#8217;, ma questa non smette di esistere. L&#8217;albero cade comunque, e fa rumore, anche se l&#8217;unico spettatore e&#8217; sordo. Se ci sono due spettatori, uno sordo e uno no, l&#8217;albero cadra&#8217; e fara&#8217; rumore tanto quanto ne avrebbe fatto se ci fosse stato solo lo spettatore sordo, perche&#8217; cio&#8217; che conta sono le vibrazioni delle particelle d&#8217;aria, che per altro un sordo avverte benissimo.</p>
<p>&nbsp;</p>

]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lorologiaiomiope.com/il-tessitore-sordo-considerazioni-sul-koan-dellalbero/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>33</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il canto del gundi (Ctenodactylidae)</title>
		<link>http://www.lorologiaiomiope.com/il-canto-del-gundi-ctenodactylidae/</link>
		<comments>http://www.lorologiaiomiope.com/il-canto-del-gundi-ctenodactylidae/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 02:55:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tupaia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Erbivori]]></category>
		<category><![CDATA[mammiferi]]></category>
		<category><![CDATA[roditori]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lorologiaiomiope.com/?p=1997</guid>
		<description><![CDATA[C&#8217;e&#8217; un grande silenzio dove non c&#8217;e&#8217; mai stato suono, C&#8217;e&#8217; un grande silenzio dove suono non puo&#8217; esserci, Nella fredda tomba&#8211;nel profondo mare, O nel grande deserto, dove non si trova vita, Che e&#8217; stata muta, e ancora giace addormentata; [Silence, di Thomas Hood] &#160; L&#8217;immagine di Thomas Hood del deserto dove non c&#8217;e&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: right;">C&#8217;e&#8217; un grande silenzio dove non c&#8217;e&#8217; mai stato suono,<br />
C&#8217;e&#8217; un grande silenzio dove suono non puo&#8217; esserci,<br />
Nella fredda tomba&#8211;nel profondo mare,<br />
O nel grande deserto, dove non si trova vita,<br />
Che e&#8217; stata muta, e ancora giace addormentata;</p>
<p style="text-align: right;">[Silence, di Thomas Hood]</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;immagine di Thomas Hood del deserto dove non c&#8217;e&#8217; vita e regna un eterno silenzio e&#8217; bella ma e&#8217; falsa. Nel deserto vita ce n&#8217;e&#8217; in abbondanza, e dove c&#8217;e&#8217; vita ci sono suoni, solo che non c&#8217;e&#8217; nessuno ad ascoltarli.</p>
<p>Dal momento che ho un debole per le cause perse, come Rett Butler, dopo il <a href="http://www.lorologiaiomiope.com/lenigmatico-gerbillo-di-przewalski-brachiones-przewalskii/">gerbillo di Przewalski</a> ecco la storia di un altro roditore dimenticato, il gundi, il cui canto rimane inascoltato.</p>
<p>La scoperta &#8220;ufficiale&#8221; della prima specie di gundi, il <em>Ctenodactylus gundi</em>, risale al 1774, quando M. Rothmann trovo&#8217; e descrisse il primo &#8220;<em>Mus gundi</em>&#8221; (come lo chiamo&#8217; lui, gundi e&#8217; il nome locale dell&#8217;animale) 80 km a sud di Tripoli, in Libia. Dopodiche&#8217; naturalmente i gundi furono dimenticati dagli occidentali per oltre un secolo e mezzo, salvo naturalmente il fatto che tutti i tuareg sapevano che erano li&#8217; nel deserto e l&#8217; occasionale esporatore ogni tanto portava qualche pelle a questo o quel museo. Per farla breve esistono cinque specie di gundi in quattro generi, vivono tutte ai bordi o nel deserto del Sahara e di almeno due di queste specie si sa davvero pochissimo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2012/01/Ctenodactylus_gundi_qtl1.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-2000" title="Ctenodactylus_gundi_qtl1" src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2012/01/Ctenodactylus_gundi_qtl1-1024x706.jpg" alt="" width="375" height="258" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><em>Ctenodactylus gundi</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non e&#8217; stato sempre cosi&#8217;. I Gundi sono parenti degli Hystricomorpha, cioe&#8217; il gruppone di roditori che comprende gli istrici, le cavie e i chinchilla (e questo spiega il loro aspetto da porcellino d&#8217;india) pur stando per conto loro. Si sono separati prestissimo dalla linea ancestrale dei roditori, probabilmente qualcosa come 40 milioni di anni fa o prima, quando vivevano in Asia. Poi, pian pianino, si sono espansi e hanno conquistato l&#8217;Africa. Doveva anche essere un Ctenodactylide il fortunato vincitore della lotteria che prese un traghetto di mangrovie dall&#8217;Africa e fini&#8217; in sud America circa 30 milioni di anni fa, dando origine a tutti i roditori sudamericani, dal capibara alle nutrie. All&#8217;epoca i roditori di questa famiglia non erano particolarmente specializzati a vivere in uno specifico ambiente, come oggi accade in sud America dove i caviomorfi sono molto diversificati, e ve n&#8217;erano decine di specie. I cinque gundi superstiti sono invece  delle specie relitte, e&#8217; tutto quello che rimane di una grande famiglia. Come <a href="http://uniroma1.academia.edu/AntonioTaglialatela/Papers/768250/OZYMANDIAS_di_P._B._Shelley_-_Traduzione_En-Ita_di_Antonio_Taglialatela">Ozymandias</a> &#8220;Which yet survive, stamped on these lifeless things&#8221; , i gundi sono li&#8217; a ricordarci che il tempo che passa porta alla caduta e all&#8217;estinzione.</p>
<p>I gundi superstiti devono probabilmente la loro sopravvivenza alla loro ultraspecializzazione da deserto dove non hanno molti competitori. Oddio, ci sarebbero gerbilli, gerboa, topi e ratti assortiti, ma se non altro le densita&#8217; sono basse. Contrariamente agli altri roditori infatti, i denti dei gundi sono una fregatura e dovrebbero riportarli indietro alla fabbrica: mancano dello spesso smalto duro e protettivo di color arancione tipico di praticamente tutti gli altri roditori per cui rosicchiano poco e mangiano solo erbe, fiori e semi delle piante del deserto, che di solito sono succulente, nel senso botanico del termine, e quindi tenere (si pensi invece, per confronto, ad un castoro che tira giu&#8217; le querce e se le sgranocchia).</p>
<p>A parte il bidone che hanno preso quando distribuivano i denti (giusto per non essere fraintesa dal creazionista di passaggio: ovviamente funziona nell&#8217;altro senso, evolutivamente parlando, il loro cibo e&#8217; tenero <span style="text-decoration: underline;">e quindi</span> hanno perso lo smalto protettivo), i gundi sono delle macchine da sopravvivenza nel deserto. Hanno dei reni ultramodificati con dei tubuli renali lunghissimi che riassorbono praticamente tutta l&#8217;acqua, fanno pochissima pipi&#8217; e non hanno bisogno di bere perche&#8217; prendono l&#8217;acqua di cui hanno bisogno unicamente dal cibo. Hanno inoltre un pelo densissimo e finissimo che li isola perfettamente sia dal caldo del giorno che dal freddo della notte. I gundi vivono tutti in strutture rocciose del deserto, su cui si arrampicano agilmente grazie ad unghie arcuate ed affilate. Unghiacce del genere rovinerebbero il pelo delicato e morbido, per cui per tenerlo in ordine hanno dovuto inventare uno stratagemma: dalle due dita centrali delle zampe posteriori (hanno solo quattro dita per zampa, avanti e dietro) sporgono numerose setole rigide che i gundi impiegano come un pettine per lisciarsi il prezioso mantello: Ctenodactylidae significa infatti &#8220;dalle dita a pettine&#8221;. Ci sono resoconti aneddotici dei primi esploratori &#8220;bianchi&#8221; di gundi che si pettinano dolcemente alla luce della luna. Peccato che non sia vero perche&#8217; i gundi non sono notturni, come si pensava erroneamente per via degli enormi occhioni sognanti a perlina. A dire la verita&#8217; non sono neanche diurni: hanno lo stile di vita di una lucertola. Non ci sono dati sulla loro capacita&#8217; di mantenere la temperatura corporea ma sospetto che facciano parte di quella ristretta cerchia di mammiferi incapaci di mantenere costante la temperatura interna. All&#8217;alba i gundi escono dagli anfratti tra le rocce dove hanno passato la notte tutti ammassati per proteggersi dal freddo notturno del deserto  e prendono il sole come le lucertole. Quando la temperatura arriva intorno ai venti gradi si avviano alla ricerca di cibo e per trovare erba, fanno un breve pasto dopodiche&#8217; si appiattiscono sulle rocce mettendo a contatto la pancia con le rocce che si intiepidiscono per attivare la digestione. Quando la temperatura dell&#8217;aria arriva intorno ai 32 gradi C i gundi si fermano nel primo anfratto roccioso a disposizione, all&#8217;ombra, e aspettano che la temperatura scenda, al tramonto. In ogni caso, non si allontanano mai piu&#8217; di 100 m dalle rocce per evitare i predatori. Nel deserto l&#8217;erba scarseggia e a volte gli tocca percorrere anche un km per trovarne, che per un cosetto da 250 grammi e 20 cm di lunghezza e&#8217; tanto. Camminare affatica e riscalda per cui di solito si avviano sotto il sole, quando si sono surriscaldati vanno all&#8217;ombra a rinfrescarsi, quando si sono raffreddati si riavviano, alternando, esattamente come i rettili. Per potersi infilare negli anfratti rocciosi piu&#8217; stretti i gundi hanno la gabbia toracica disarticolata che si appiattisce all&#8217;occorrenza, per cui a riposo hanno sempre un po&#8217; un&#8217;aria da topo investito da un tir. Insieme ad una gabbia toracica rigida i gundi hanno anche rinunciato alle tipiche orecchie da topo, grandi, mobili e portate alte sulla testa, per potersi infilare ovunque. Le orecchie di questi animali ricordano un po&#8217; le nostre, sono piatte, ai lati della testa ed immobili. Nella specie piu&#8217; deserticola di tutte, <em>Massoutiera mzabi</em>, le orecchie sono contornate da una frangia di pelo bianco che protegge il canale uditivo dalla sabbia. Nonostante le orecchie scadenti da umano i gundi ci sentono benissimo perche&#8217; hanno un enorme orecchio interno, in proporzione molto piu&#8217; grande del nostro. L&#8217;udito gli serve per avvertire l&#8217;avvicinamento di un predatore o per sentirsi tra di loro.</p>
<p>I gundi infatti cantano, a frequenze udibili anche da noi a distanza. In un luogo inospitale dove ci sono pochi uccelli canori (pochi ma buoni, ci sono infatti alcuni uccelli che cantano nel deserto) e&#8217; bello pensare al cinguettio dei gundi all&#8217;alba, un suono che c&#8217;e&#8217; ma nessuno sente, come il fottuto albero che cade nella fottuta foresta del fottuto coan zen che odio. <em>Massoutiera mzabi</em> e&#8217; il gundi piu&#8217; taciturno, perche&#8217; e&#8217; l&#8217;unico gundi solitario: nell&#8217;alto deserto algerino il cibo e&#8217; troppo scarso per consentire una struttura sociale, ma anche lui di tanto in tanto cinguetta. <em>Felovia vae</em>, che vive nelle regioni aride e rocciose di Mauritania, Mali e Senegal, emette un secco &#8220;chee chee&#8221; , sonoro e persistente, quando e&#8217; in pericolo per avvertire i conspecifici, che dura sinche&#8217; il predatore e&#8217; in circolazione. <em>Pectinator spekei</em>, che vive in Etiopia, Djibouti ed Eritrea, forma grandi colonie ed ha una vasta gamma di vocalizzazioni che vanno dal cinguettio al balbettio al fischio. E&#8217; sicuramente il gundi piu&#8217; canterino ed ha un richiamo per ogni occasione: ad esempio richiami brevi ed acuti avvisano della presenza di rapaci e permette a tutti i gundi a portata di udito di infilarsi al sicuro tra le rocce. Chi da&#8217; l&#8217;avviso anziche&#8217; scappare e&#8217; il gundi che si espone piu&#8217; al rischio, in un esempio da manuale di &#8220;kin selection&#8221; per cui il bene della comunita&#8217; viene prima del bene del singolo individuo. Richiami piu&#8217; lunghi avvisano della presenza di un predatore di terra e comunicano al predatore che e&#8217; stato sgamato per cui gli conviene girare al largo.<em> Ctenodactilus gundi</em> e <em>Ctenodactylus vali</em> vivono entrambi in Marocco, Tunisia, Libia ed Algeria, in simpatria. Per evitare di incasinarsi e rispondere al richiamo della specie sbagliata hanno diversificato i suoni per cui la prima specie cinguetta, e la seconda fischia. Probabilmente all&#8217;inizio si trattava di un&#8217;unica specie di cui alcuni individui cominicarono prevalentemente a fischiare (o cinguettare), finirono col non capirsi come in una torre di babele murina e le due popolazioni, i cinguettanti e i fischianti, si separarono in due specie per mancanza di ibridi che capissero entrambe le lingue. In aggiunta ai richiami i gundi battono un piede per terra come i conigli se sono in pericolo, perche&#8217; il suono si trasmette meglio e piu&#8217; lontano se passa attraverso unmezzo compatto come il suolo anziche&#8217; attraverso l&#8217;aria</p>
<p>Cosa si dicano i gundi tra loro rimane un segreto. I piccolini, uno o due di solito, hanno anche un richiamo particolare per chiamare la mamma. Questa, sebbene sia una madre premurosa e tenga caldi i baby la notte tenendoli intorno al collo, nella folta pelliccia, di giorno li abbandona alla ricerca di cibo. Dal giorno in cui lascia la tana per andare a cercare cibo la prima volta dopo il parto smette di allattarli, perche&#8217; latte significa acqua, una risorsa che non si puo&#8217; sprecare. In alternativa svezza i piccoli con vegetali semidigeriti ed in un mese sono pronti per affrontare il deserto e cercarsi il cibo da soli, cantando sotto la sabbia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Referenze</p>
<p>Huchon, D, F M Catzeflis, and E J Douzery. 2000. “Variance of molecular datings, evolution of rodents and the phylogenetic affinities between Ctenodactylidae and Hystricognathi.” <em>Proceedings. Biological sciences / The Royal Society</em> 267 (1441) (February 22): 393-402. doi:10.1098/rspb.2000.1014.</p>
<p>Aulagnier, S. 2008. <em>Ctenodactylus gundi</em>. In: IUCN 2011. IUCN Red List of Threatened Species. Version 2011.2. &lt;<a href="http://www.iucnredlist.org/">www.iucnredlist.org</a>&gt;. Downloaded on <strong>20 January 2012</strong>.</p>
<p><strong></strong>Macdonald (Ed), Professor David W. (2006). <em>The Encyclopedia of Mammals</em>. Oxford University Press. <a title="International Standard Book Number" href="http://en.wikipedia.org/wiki/International_Standard_Book_Number">ISBN</a> <a title="Special:BookSources/0-19-920608-2" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Special:BookSources/0-19-920608-2">0-19-920608-2</a>.</p>

]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lorologiaiomiope.com/il-canto-del-gundi-ctenodactylidae/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>10</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Nicchie estreme</title>
		<link>http://www.lorologiaiomiope.com/nicchie-estreme/</link>
		<comments>http://www.lorologiaiomiope.com/nicchie-estreme/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 06 Jan 2012 00:22:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tupaia</dc:creator>
				<category><![CDATA[alloctoni]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[riflessioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lorologiaiomiope.com/?p=1879</guid>
		<description><![CDATA[Innanzi tutto, cos&#8217;e&#8217; una nicchia? La definizione breve di Wiki e&#8217; &#8220;come vive un organismo. La nicchia ecologica descrive come un organismo o una popolazione risponde alla distribuzione delle risorse e dei competitori e come a sua volta altera questi fattori&#8221;. Una definizione che mi piace di piu&#8217; pero&#8217; e&#8217; quella di C. S. Elton: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
<p>Innanzi tutto, cos&#8217;e&#8217; una nicchia? La definizione breve di Wiki e&#8217; &#8220;come vive un organismo. La nicchia ecologica descrive come un organismo o una popolazione risponde alla distribuzione delle risorse e dei competitori e come a sua volta altera questi fattori&#8221;. Una definizione che mi piace di piu&#8217; pero&#8217; e&#8217; quella di C. S. Elton: &#8220;quando un ecologo dice: &#8220;ecco un tasso&#8221; dovrebbe includere nei suoi pensieri idee precise sul posto dell&#8217;animale nella sua comunita&#8217;, come se dicesse &#8220;ecco il vicario&#8221;". Litigo di continuo con un mio amico che sostiene che le nicchie vuote non esistono e le nicchie esistono solo in funzione di chi le occupa. Io penso che anche se nel mio paese non ci fosse un prete la nicchia del prete per eventuali persone disposte a credere ci sarebbe. Una nicchia potenziale che sarebbe occupata dal primo con il giusto curriculum  che arriva in zona.</p>
<p>Adesso che sappiamo cosa vuol dire nicchia, proviamo a rispondere alla domanda piu&#8217; difficile: che vuol dire &#8220;estrema&#8221;? Questa e&#8217; una domanda non da poco. Estrema nel senso che oltre quella non c&#8217;e&#8217; piu&#8217; niente, nel senso che e&#8217; la migliore o la peggiore, nel senso che e&#8217; un posto difficile dove vivere?</p>
<p>Prendiamo ad esempio le <a href="http://www.lorologiaiomiope.com/fumarole-e-vermoni-ovvero-linimmaginabile-mondo-di-riftia-pachyptila/">fumarole nere</a>. Nessun dubbio che si tratti di un ambiente estremo, tecnicamente parlando. Niente luce, pochissimo ossigeno, energia ricavata dallo zolfo invece che dal sole, temperature elevatissime, pressioni di 250 atmosfere, adattamenti incredibili per vivere in quel posto. Eppure&#8230; eppure e&#8217; possibile che la vita si sia creata in prossimita&#8217; di una fumarola nera in tempi in cui non c&#8217;era ancora l&#8217;ossigeno nell&#8217;aria. Gli animali che vivono in prossimita&#8217; delle fumarole sono perfettamente adattati a quella nicchia. Siamo NOI ad essere fuori posto li&#8217;, noi vertebrati che respiriamo ossigeno dall&#8217;aria (orrore! un temibile agente ossidante dei tessuti!), che ricaviamo energia dalla luce del sole (che ci danneggia coi suoi micidiali raggi UV),  che non deponiamo le uova in acqua come ogni creatura timorata di Cthulhu dovrebbe fare e che viviamo in condizioni di pressione ridicolmente basse. Chi occupa un ambiente estremo, loro che sono li pacifici dalla notte dei Tempi, o almeno da quella del Precambriano, o noi che ce ne siamo andati adattandoci ad un ambiente estremo come la terraferma? Loro hanno adattamenti incredibili per vivere nella loro nicchia estrema. E noi, invece?</p>
<p>Un altro esempio marino: <a href="http://www.lorologiaiomiope.com/picnogonidi-in-passerella/">i picnogonidi</a>. Un tempo gli antenati degli aracnidi erano marini, come tutto del resto, poi un bel giorno uno di loro si arrampico&#8217; fuori dall&#8217;acqua dando vita alla radiazione adattativa che ha portato alla grande diversita&#8217; di ragni e scorpioni terrestri e inventando adattamenti come le ragnatele, le punture velenose e cosi&#8217; via. I picnogonidi discendono anche loro da quel lontanissimo progenitore comune e hanno evoluto, in fondo al mare, altri adattamenti tipo il disfarsi del grosso degli organi interni e spostare lo stomaco nelle zampe e le vagine nelle ginocchia. Dal punto di vista di quel lontano progenitore comune di tutti gli aracnidi, un comune ragno crociato non vive in un ambiente meno estremo di un picnogonide, anche lui ha a che fare col temibile ossigeno per cui ha evoluto dei polmoni a libro, deposita uova che non si seccano senza acqua e deve lottare contro le vespe vasaio, gli uccelli, la mia gatta e chissa&#8217; quant&#8217;altro. Non voglio neanche accennare ai <a href="http://www.lorologiaiomiope.com/solifugophobia/">camel spider</a> che vivono nel deserto.</p>
<p>In altre parole, qualunque ambiente fuori della nostra peculiare nicchia e&#8217; estremo perche&#8217; prevede una serie di adattamenti e di pre-adattamenti senza i quali moriremmo. In tempi geologici pero&#8217; si puo&#8217; fare, direte voi. Certo, ma anche in tempi brevissimi. Tutto quello che dovete fare per vedere un adattamento estremo e&#8217; prendere cento specie diciamo, di insetti, dall&#8217;Italia e liberarli in, diciamo, Nuova Zelanda. Bambini, non fate questo a casa: si tratta di un esperimento teorico come il gatto di Shroedinger, che non ha mai rinchiuso felini dentro scatole avvelenate. Dicevo, prendete cento specie di insetti e le liberate. Secondo la regola dei dieci dell&#8217;ecologo inglese Williamson di queste cento specie dieci riusciranno a stabilirsi e sopravvivere in questo nuovo ambiente e di queste dieci una riuscira&#8217; ad espandersi e addirittura prevaricare le altre diventando invasiva. In altre parole, spostando una specie da un posto all&#8217;altro la si introduce con tutta probabilita&#8217; nel piu&#8217; estremo possibile degli ambienti, tanto che al 90% si estingue, al 10% vivacchia e solo nell1% se la cava.</p>
<p>Immaginate di essere presi di forza da qualcuno e portati in Wyoming dopo un viaggio allucinante per nave, e lasciati nel mezzo di una foresta. Bel posto, per carita&#8217;, se vi hanno lasciato la carta di credito. Altrimenti siete li infreddoliti e affamati, non sapete se quelle bacche sono buone da mangiare o velenose, non sapete dove andare a trovare rifugio, non sapete se ci sono orsi o lupi nella foresta, e in caso ci siano cosa fare, e se incontrate qualcuno non parlate la lingua e non riuscite neanche a spiegare il vostro problema. Questa dev&#8217;essere stata piu&#8217; o meno la sensazione provata dai daini che George Washington fece portare dall&#8217;Europa nel suo parco per cacciarli (non credo fosse in Wyoming, pero&#8217;). Ciononostante, i daini ci sono ancora e sono diventati una specie infestante negli USA. Come hanno fatto? Esattamente come i picnogonidi, si sono adattati. In tempi brevissimi.</p>
<p>Esempio opposto: i conigli europei portati in Australia. Chi ha detto che un ambiente estremo deve essere &#8220;estremamente sfavorevole&#8221;? Nel caso dei conigli e&#8217; stato come prendere un mafioso dallo Zen di Palermo e lasciarlo alle Barbados o in qualunque altro posto dove non ha gang rivali, non e&#8217; ricercato dalla polizia e puo&#8217; riavviare il suo business senza che gli indigeni sospettino di che si tratti. Indubbiamente il cibo locale gli dara&#8217; aria e rimpiangera&#8217; gli arancini della nonna, ma per il resto e&#8217; a cavallo. Questo e&#8217; quello che succede a quell&#8217;1% che diventa invasivo.</p>
<p>L&#8217;esempio delle specie alloctone, ovviamente, serve solo a ribadire che qualunque ambiente e&#8217; estremo, salvo una percentuale bassissima di casi fortunati, al di fuori di quello in cui ci siamo adattati. Il concetto di nicchia estrema e&#8217; quindi a mio avviso piu&#8217; una forzata antropocentrizzazione che vede come estremo quello che sarebbe estremo per noi piuttosto che un concetto ecologicamente valido.</p>
<p>Questo blog si contraddice, dopo duecento post sugli adattamenti estremi? Ebbene si&#8217;, si contraddice, si vede che, come Walt Witman, contiene moltitudini.</p>
<p>Williamson, M. H. (1996). Biological Invasions (p. 244). London: Chapman &amp; Hall.</p>

]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lorologiaiomiope.com/nicchie-estreme/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>14</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;enigmatico gerbillo di Przewalski (Brachiones przewalskii)</title>
		<link>http://www.lorologiaiomiope.com/lenigmatico-gerbillo-di-przewalski-brachiones-przewalskii/</link>
		<comments>http://www.lorologiaiomiope.com/lenigmatico-gerbillo-di-przewalski-brachiones-przewalskii/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 02:20:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tupaia</dc:creator>
				<category><![CDATA[misteri]]></category>
		<category><![CDATA[rari]]></category>
		<category><![CDATA[roditori]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lorologiaiomiope.com/?p=1972</guid>
		<description><![CDATA[Ma non era un cavallo, quello di Przewalski? Se e&#8217; per questo c&#8217;e&#8217; anche la gazzella di Przewalski, la capra di Przewalski, la lepre di Przewalski e almeno un&#8217;ottantina di piante di Przewalski. L&#8217;uomo era un grande esploratore, un grande naturalista, un grande geografo e un assoluto pezzo di merda nei confronti delle popolazioni asiatiche, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
<p>Ma non era un <a href="http://www.lorologiaiomiope.com/il-prezzo-della-liberta-dramma-in-tre-atti-equus-ferus-przewalski/">cavallo</a>, quello di Przewalski?</p>
<p>Se e&#8217; per questo c&#8217;e&#8217; anche la gazzella di Przewalski, la capra di Przewalski, la lepre di Przewalski e almeno un&#8217;ottantina di piante di Przewalski. L&#8217;uomo era un grande esploratore, un grande naturalista, un grande geografo e un assoluto pezzo di merda nei confronti delle popolazioni asiatiche, che lui considerava inferiori e su cui faceva tiro al bersaglio:  &#8220;Qui (riferendosi all&#8217;Asia) possiamo ripetere gli exploits di Corez&#8221;, scrisse nel 1873 in una lettera ad un amico.</p>
<p>Comunque fosse, tra una fucilata a un Kirghiso e una frustata a un cinese, raccolse anche migliaia di campioni biologici. La collezione che porto&#8217; indietro dai suoi quattro viaggi esplorativi in Siberia, steppe dell&#8217;Asia centrale, Tibet, Mongolia e Cina ammontava a 5000 piante. 1000 uccelli, 3000 insetti, 70 rettili e le pelli di 130 mammiferi. Veramente impressionante, ma non voglio sapere come ha preso le pelli. Porto&#8217; in Russia inoltre anche alcuni cavallini mongoli vivi (che ora hanno il suo nome, e tutto sommato dobbiamo a questa sua spedizione se la specie esiste ancora) e osservo&#8217; e descrisse i cammelli della Bactriana vivere allo stato brado.</p>
<p>Siccome Przewalski era un vero uomo, e i veri uomini non si ammalano, all&#8217;inizio del suo quinto viaggio esplorativo bevve da una pozza d&#8217;acqua che sapeva essere inquinata, si ammalo&#8217; e mori&#8217; di febbre tifoide. Poco male, anzi, bene, se eri un Tajiko, peccato solo per le specie che non ha avuto il tempo di scoprire e che si sono estinte nel vuoto esplorativo succeduto alla sua morte. Gli Uzbeki e i Tibetani pero&#8217; ringraziano.</p>
<p>Fortunatamente, prima della morte (avvenuta nel 1888) Przewalsky cedette diversi campioni a un tale Dr. E. Büchner quando si incrociarono nella regione del Lob-Nor, in Turkestan e da questi campioni Büchner descrisse (nel 1889) un <em>Gerbillus przewalskii</em>. Scambio&#8217; inoltre tre pelli col British Museum (tu mi dai tre gerbilli mongoli, io ti do due ornitorinchi. No l&#8217;ornitorinco celo. La volpe volante celo. Il tilacino manca. Si, ma quello e&#8217; raro, io ti do un tilacino, tu mi dai tre gerbilli e un saiga. OK.). Nel 1925 Oldfield riesamino&#8217; le tre pelli del British Museum e ridescrisse l&#8217;animale, classificandolo come un genere totalmente nuovo, <em>Brachiones</em>, per cui la specie si chiamo&#8217; <em>Brachiones Przewalskii</em>. Büchner credeva infatti che si trattasse di un <em>Meriones</em>, un gerbillo delle steppe aride al cui genere appartiene anche il gerbillo che viene tenuto in occidente come animaletto da compagnia, il <em>Meriones unguiculatus</em> o gerbillo mongolo. Oldfield invece lo ridescrisse come un animale molto diverso da un gerbillo mongolo, con la testa tonda, il musino corto, la coda corta e le orecchie piccolissime, la meta&#8217; di quelle che ci si aspetterebbe da un gerbillo.</p>
<p><strong>Vorrei potervelo mostrare</strong>, ma sembra non ne esistano foto sul web, e neanche sui libri, e neanche sulle pubblicazioni scientifiche, e anche se la specie non e&#8217; classificata come a rischio dalla IUCN nulla si sa sui numeri effettivi. In realta&#8217; dopo la riclassificazione di Oldfield, una mezza paginetta scritta sulla rivista del museo, il gerbillo di Przewalski sembra essere stato dimenticato da tutti e virtualmente nulla si sa su di lui.</p>
<p>Uno dei motivi per cui sul gerbillo di Przewalski si sa pochissimo e&#8217; che vive nelle regioni fredde e desertiche e di alta quota del Nord della Cina come Gansu, Nei Mongol e Xinjiang. Preferisce zone di dune semi-permanenti coperte da cespugli o dune vicino ad aree alberate, in cui si scava semplici tane. Vista l&#8217;asperita&#8217; del suo habitat, subito a sud del deserto del Gobi e non piu&#8217; piacevole di quest&#8217;ultimo, questa specie e&#8217; solitaria e vive a bassissime densita&#8217;: nel deserto c&#8217;e&#8217; poco cibo e non si possono sfamare grandi comunita&#8217;. Fondamentalmente questa specie condivide l&#8217;habitat e i numeri bassi con il <a href="http://www.lorologiaiomiope.com/hello-kitty-e-una-dilettante-in-confronto-al-gerboa-dalle-lunghe-orecchie-euchoreutes-naso/">gerboa dalle lunghe orecchie</a> ed e&#8217; curioso che i due roditori abbiano uno orecchie grandi il doppio del normale rispetto alle proporzioni corporee e l&#8217;altro la meta&#8217;. Invece che spartirsi le nicchie si saranno spartiti le orecchie.</p>
<p>Esistono veramente poche o nulle notizie su questo animale, che pure e&#8217; affascinante. Ad esempio, gli arti anteriori sono poco adattati allo scavo e infatti non costruisce tane complicate (il gerboa dalle lunghe orecchie, invece, e&#8217; un ottimo scavatore e costruisce diversi tipi di tane, e anche il gerbillo mongolo se la cava bene in quanto a scavi, quindi la friabilita&#8217; della sabbia non e&#8217; una buona motivazione). Come si difende allora dai predatori e dal clima terribile del deserto? Cosa mangia? Mistero. Sappiamo che il pelo e&#8217; corto e folto, color sabbia sul dorso e bianco candido sulla pancia, e la codina e&#8217; pelosa. Gli incisivi, anziche&#8217; essere ricurvi all&#8217;indietro come quelli degli altri roditori, vanno giu&#8217; quasi verticalmente, e questo infittisce il mistero sulla sua dieta: sara&#8217; vegetariano o sara&#8217; anche lui carnivoro come il gerboa dalle lunghe orecchie? I gerbilli e i gerboa (la differenza e&#8217; che i gerboa saltano tipo topo-canguro, i gerbilli assomigliano a criceti con la coda) di solito sono vegetariani ma nel deserto tutto e&#8217; possibile. La letteratura scientifica in questo non aiuta. Due studi cinesi ci dicono che le povere bestioline sono infettate da batteri tipo l&#8217;Helicobacter e da un virus che da&#8217; una forma di febbre emorragica anche agli uomini. Come si infettino, date le scarse densita&#8217;, e&#8217; anche un mistero. Null&#8217;altro. I libri lo menzionano a stento, dicono piu&#8217; o meno solo che esiste.</p>
<p>Sara&#8217; un complotto antimperialista per cancellare il ricordo di Przewalski, e insieme anche quello delle specie da lui scoperte? Sara&#8217; che chi lo studia finisce nei campi di &#8220;rieducazione&#8221; cinesi? Perche&#8217; c&#8217;e&#8217; un cover-up sul gerbillo di Przewalski? Sara&#8217; solo che non riescono a scrivere correttamente il nome quando compilano i progetti? Piu&#8217; probabilmente si tratta semplicemente di una commistione tra scarso interesse (Oh, no, l&#8217;ennesimo roditore! Ci vuole una bella specie come la tigre siberiana per ottenere fondi, che ce ne facciamo di un sorcio?), habitat impervio e complicazioni politiche nel recarsi in Cina in una regione politicamente instabile e turbolenta.</p>
<p>E in tutto questo il gerbillo di Przewalski continua indisturbato a condurre la sua misteriosa esistenza. Forse, tutto sommato, e&#8217; meglio cosi&#8217; per lui.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Referenze</p>
<p>Oldfield, T. (1925) LXVIII.- The generic position of Gerbillus przewalskii, Büchner. Journal of Natural History Series 9, 16(95): 548</p>
<p>Smith, A.T. &amp; Johnston, C.H. 2008.  <em>Brachiones przewalskii</em>.  In: IUCN 2011.  IUCN Red List of Threatened Species.  Version 2011.2.  &lt;<a href="http://www.iucnredlist.org/">www.iucnredlist.org</a>&gt;.  Downloaded on 01 January 2012.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>

]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lorologiaiomiope.com/lenigmatico-gerbillo-di-przewalski-brachiones-przewalskii/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;orologiaio non va piu&#8217; in etere</title>
		<link>http://www.lorologiaiomiope.com/lorologiaio-non-va-piu-in-etere/</link>
		<comments>http://www.lorologiaiomiope.com/lorologiaio-non-va-piu-in-etere/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 23:42:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tupaia</dc:creator>
				<category><![CDATA[annunci]]></category>
		<category><![CDATA[Estinti!]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lorologiaiomiope.com/?p=1970</guid>
		<description><![CDATA[E&#8217; con tristezza che annuncio la fine dei post dell&#8217;Orologiaio Miope raccontati sulla Rete 3 Svizzera, nella trasmissione 42 condotta da Marco Cagnotti. La trasmissione era un piccolo cameo di scienza divulgativa, non certo grazie alla presenza della sottoscritta ma perche&#8217; era pensata bene da chi la organizzava. Camei sporadici, ma in ogni caso interessanti. La rete [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
<p>E&#8217; con tristezza che annuncio la fine dei post dell&#8217;Orologiaio Miope raccontati sulla<a href="http://www.rsi.ch/home/networks/retetre"> Rete 3 Svizzera</a>, nella trasmissione 42 condotta da Marco Cagnotti.</p>
<p>La trasmissione era un piccolo cameo di scienza divulgativa, non certo grazie alla presenza della sottoscritta ma perche&#8217; era pensata bene da chi la organizzava. Camei sporadici, ma in ogni caso interessanti.</p>
<p>La rete ha deciso di sopprimere la trasmissione perche&#8217; Marco monopolizzava la radio con la sua mezz&#8217;ora ogni sei settimane, e basta, non se ne poteva piu&#8217; di sentire la sua voce! Non ci credete? <a href="http://www.stukhtra.it/?p=7315">Qui c&#8217;e&#8217; tutta la storia in dettaglio</a>.</p>
<p>I piu&#8217; smaliziati di noi sospettano si tratti di un trucco da parte dell&#8217;emittente per tagliare i costi. Precisiamo, la sottoscritta lavorava gratis e su base strettamente volontaria, ma c&#8217;erano indubbiamente dei costi di gestione.</p>
<p>L&#8217;emittente ha persino cancellato i vecchi podcast, per cui delle orribili creature di questo blog raccontate con la mia orribile voce non rimane piu&#8217; nulla, il che sinceramente e&#8217; la parte che mi dispiace di piu&#8217;.</p>
<p>Forse pero&#8217; non tutto e&#8217; perduto, e sicuramente a far sentire la propria voce non c&#8217;e&#8217; niente da perdere.</p>
<p>Su <a href="http://www.stukhtra.it/?p=7315">Stukhtra</a> c&#8217;e&#8217; la possibilita&#8217; di mandare un messaggio elettronico ai responsabili della rete. Se vi va, mandate un messaggio per chiedere il ripristino di 42 (e quindi dell&#8217;orologiaio in etere).</p>
<p>Nel frattempo, qui c&#8217;e&#8217; il <a href="http://podcast.rsi.ch/ReteTre/Baobab/061211ScienzaSpeciale42Demircan.mp3">link al podcast dell&#8217;ultima puntata di 42</a></p>

]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lorologiaiomiope.com/lorologiaio-non-va-piu-in-etere/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
<enclosure url="http://podcast.rsi.ch/ReteTre/Baobab/061211ScienzaSpeciale42Demircan.mp3" length="11953149" type="audio/mpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>Un&#8217;apologia di Erode: l&#8217;infanticidio tra i primati</title>
		<link>http://www.lorologiaiomiope.com/unapologia-di-erode-linfanticidio-tra-i-primati/</link>
		<comments>http://www.lorologiaiomiope.com/unapologia-di-erode-linfanticidio-tra-i-primati/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 16:28:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tupaia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Carnevale della Biodiversita']]></category>
		<category><![CDATA[comportamento]]></category>
		<category><![CDATA[primati]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lorologiaiomiope.com/?p=1936</guid>
		<description><![CDATA[Questo post e&#8217; stato scritto per il Carnevale della Biodiversita&#8217;, VI edizione, Dicembre 2012, dal tema: &#8220;Parenti, serpenti&#8221;. Qui trovate la review degli altri post di questa edizione. Il riferimento ad Erode mi sembrava appropriato per entrare nello spirito del Natale. Per gli Homo sapiens dell&#8217;emisfero occidentale degli ultimi 2-3 secoli l&#8217;infanticidio e&#8217; uno dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
<p>Questo post e&#8217; stato scritto per il Carnevale della Biodiversita&#8217;, VI edizione, Dicembre 2012, dal tema: &#8220;Parenti, serpenti&#8221;. <a href="http://oggiscienza.wordpress.com/2011/12/12/carnevale-della-biodiversita-vi-parenti-serpenti-chi-fa-da-se/">Qui</a> trovate la review degli altri post di questa edizione. Il riferimento ad Erode mi sembrava appropriato per entrare nello spirito del Natale.</p>
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2011/12/logo-carnevale3.png"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-1943" title="logo-carnevale[3]" src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2011/12/logo-carnevale3-150x150.png" alt="" width="119" height="119" /></a></p>
<p>Per gli<em> Homo sapiens</em> dell&#8217;emisfero occidentale degli ultimi 2-3 secoli l&#8217;infanticidio e&#8217; uno dei principali tabu&#8217;, insieme al cannibalismo e all&#8217;incesto. Questo pero&#8217; non vale necessariamente per gli altri primati piu&#8217; o meno antropomorfi e, per dirla tutta, non vale neanche per gli <em>Homo sapiens</em>. Gli infanticidi di solito finiscono ai nostri giorni in prima pagina sui giornali come pazzi pericolosi. C&#8217;e&#8217; da chiedersi pero&#8217; se, sotto sotto, questo avviene perche&#8217; sono davvero inadatti psicologicamente o se hanno semplicemente infranto un tabu&#8217; culturale che impone al sapiens di comportarsi secondo etica e non secondo il suo istinto di primate aggressivo.</p>
<p>I primati infanticidi piu&#8217; studiati sono i langur <em>Presbytis entellus</em>, una specie di Colobine che vive nel subcontinente indiano. Questi primati sono abbastanza rigidamente vegetariani ed hanno una struttura sociale basata su un gruppo di femmine imparentate tra loro che fanno da harem per un maschio dominante. A volte uno o due maschi giovani sono tollerati, ma di solito prima della maturita&#8217; il maschio allontana tutti i potenziali concorrenti. I giovani maschi si riuniscono allora in gruppi erratici che contano da 2 a 60 individui e che possono entrare in conflitto con i gruppi riproduttivi con le femmine. A volte alcuni di questi maschi erratici scacciano via il maschio dominante di un gruppo di femmine ed un nuovo maschio si insedia al suo posto. Quello che succede e&#8217; che il nuovo maschio uccide a morsi tutti i piccoli non svezzati, anche se nati dopo il suo insediamento. Il motivo di questa brutale strage di innocenti e&#8217; stato chiarito abbastanza in dettaglio ed e&#8217; in comune con altre specie di mammiferi che hanno una struttura sociale simile come i leoni e, in minor misura, i gatti. L&#8217;usurpatore ha fretta, non sa quanto riuscira&#8217; a rimanere in quella posizione di dominanza prima che il precedente leader o un nuovo maschio gli sottraggano la possibilita&#8217; di riprodursi. Una femmina in allattamento non va in estro, quindi per generare i suoi primi cuccioli l&#8217;usurpatore deve aspettare che il piccolo sia completamente svezzato e che la madre sia abbastanza in forma da entrare di nuovo in estro per lui, e cio&#8217; puo&#8217; richiedere molti mesi o addirittura 2-3 anni. Uccidendo il piccolo la madre torna in estro entro pochi giorni e puo&#8217; accoppiarsi con lui, garantendogli successo riproduttivo e la possibilita&#8217; di tramandare i propri geni.</p>
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2011/12/langur1.jpg"></a><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2011/12/langur2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1947" title="langur" src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2011/12/langur2.jpg" alt="" width="311" height="260" /></a><br />
Langur, femmina con cucciolo. <a href="http://scienceblogs.com/afarensis/2007/10/know_your_primate_semnopithecu.php">Fotolink</a></p>
<p>E&#8217; interessante notare che le femmine di langur sono madri devote e sono state viste tenere tra le braccia il loro piccolo anche per giorni dopo che e&#8217; morto, in circostanze normali. Nel caso di piccoli feriti dai morsi del nuovo maschio, invece, le femmine si sono limitate ad abbandonarli al loro destino. Non per crudelta&#8217; ovviamente, questa e&#8217; un&#8217;antropizzazione. Semplicemente, in termini puramente evolutivi, devono investire in una nuova generazione se vogliono tramandare il loro DNA, perche&#8217; per i figli non svezzati del vecchio capo non ci sono comunque speranze. A loro discolpa c&#8217;e&#8217; da dire che cercano comunque, per quanto possibile, di difendere il piccolo dagli attacchi del maschio sino a che il baby-langur non viene ferito. Se il vecchio maschio torna in possesso del branco uccide a sua volta tutti i nuovi nati, i potenziali  figli del rivale, per le stesse ragioni. In periodi di instabilita&#8217; del maschio dominante e&#8217; quindi facile che il grosso dei piccoli soccomba.</p>
<p>Gli albori degli studi sulla socialita&#8217; e sul comportamento dei primati, intorno alla meta&#8217; del XX secolo, erano principalmente condotti da esperti in scienze sociali umane piu&#8217; che da primatologi con un background da biologi. Per almeno un ventennio, quindi, le ripetute segnalazioni di infanticidio vennero ignorate o, nei casi migliori, interpretate come casi di patologia sociale dovuti a stress, sovraffollamento, deforestazione, urbanizzazione o altro. La colpa dell&#8217;infanticidio insomma sarebbe stata nostra e non delle scimmie, perche&#8217; &#8220;ogni societa&#8217; sana deve avere una struttura sociale intrinsecamente integrata&#8221;. Una revisione primatologica del mito del buon selvaggio, insomma, con l&#8217;infanticidio visto come una patologia e non come un meccanismo evolutivo.</p>
<p>Il dibattito sull&#8217;infanticidio nei langur, oltre ad essere stato sviante per l&#8217;etologia di questa specie, ebbe anche lo spiacevole effetto collaterale di distrarre l&#8217;attenzione del mondo scientifico dal crescente numero di evidenze che suggerivano che l&#8217;infanticidio e&#8217; un elemento comune nell&#8217;organizzazione sociale dei primati.</p>
<p>E&#8217; ad esempio considerato frequente tra le scimmie urlatrici ed e&#8217; stato studiato in particolare per le scimmie urlatrici rosse del Venezuela (<em>Alouatta seniculus</em>), quando vi sono variazioni nella composizione maschile del branco o cambiamenti nel loro stato riproduttivo. Queste scimmie hanno una struttura sociale piu&#8217; aperta rispetto ai langur e in un branco vi possono in alcuni casi essere piu&#8217; maschi adulti che fecondano le femmine. I maschi possono anche essere non imparentati e gli invasori possono inserirsi in un branco in modo piu&#8217; o meno forzato. Le femmine, dal canto loro,  si accoppiano con piu&#8217; maschi ma sembra che le chances di paternita&#8217; siano piu&#8217; alte per il maschio residente e dominante che per quelli di passaggio. Gli infanticidi osservati erano praticati dai maschi solo su figli di altri maschi, mai sui loro, ma come facciano a sapere chi e&#8217; il padre, visto che le femmine si accoppiano con piu&#8217; maschi, non e&#8217; chiaro. A volte anche giovani non riproduttivi uccidono i neonati, e le madri spesso non si accoppiano con l&#8217;infanticida; in alcune occasioni sono state osservati uccisioni di piccoli gia&#8217; in svezzamento, quando la madre era gia&#8217; in estro. Tutto questo porta alla conclusione che l&#8217;infanticidio  a scopo di vantaggio riproduttivo non si applica alle scimmie urlatrici del Venezuela e le cause sono da ricercare altrove. Si ipotizza di fatto che l&#8217;infanticidio per queste scimmie sia dovuto a pura e semplice competizione per le risorse: il cibo e&#8217; il fattore limitante per queste scimmie di savana, non altrimenti stressate, non ad alta densita&#8217; e non disturbate dagli uomini. Uccidere un cucciolo non tuo che diventera&#8217; presto un competitore alimentare e&#8217; una buona mossa strategica che garantisce non solo a te, maschio piu&#8217; o meno dominante, la possibilita&#8217; di sopravvivere, ma anche ai tuoi cuccioli, sempre posto che sopravvivano all&#8217;infanticidio perpetrato da altri maschi. L&#8217;accoppiarsi &#8216;ndo&#8217; cojo cojo delle femmine potrebbe essere di fatto una manovra strategica per confondere la paternita&#8217; e garantire al cucciolo di non essere ucciso perche&#8217; non e&#8217; chiaro chi sia il padre.</p>
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2011/12/alouatta.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1949" title="alouatta" src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2011/12/alouatta.jpeg" alt="" width="176" height="134" /></a></p>
<p>Scimmia urlatrice rossa del Venezuela. <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Venezuelan_red_howler">Fotolink</a></p>
<p>I langur e le scimmie urlatrici del nuovo mondo sono nostri cugini, certo, ma non sono scimmie antropomorfe. L&#8217;unica antropomorfa che ha una struttura sociale ad harem con un maschio dominante e&#8217; il gorilla. Non sorprendentemente, il pattern e&#8217; lo stesso. Le osservazioni di Dian Fossey e di altri ricercatori ci dicono che se muore il silverback e&#8217; facile che i cuccioli siano uccisi da altri maschi per far si&#8217; che le femmine tornino feconde, ma e&#8217; anche possibile, sebbene piu&#8217; raro, che i cuccioli muoiano durante scontri tra maschi non imparentati per la dominanza di un gruppo. Complessivamente, l&#8217;infanticidio da parte di conspecifici causa un terzo delle morti infantili tra i gorilla. Le femmine non hanno modo di opporsi all&#8217;uccisione dei gorillini, che deve essere una cosa veramente frustrante per animali cosi&#8217; intelligenti e che portano in braccio per settimane il figlio morto. Nei gorilla vale la spiegazione classica dell&#8217;infanticidio per vantaggio riproduttivo: dato il lungo periodo di svezzamento dei cuccioli e la struttura ad harem il nuovo maschio dominante ha fretta che alle femmine ricominci il ciclo mestruale. Un piccolo aneddoto a riprova di cio&#8217;: Lo zoo di Londra era riuscito ad ottenere un maschio riproduttivo di gorilla per le tre femmine residenti, ma il maschio mori&#8217; lasciando una delle femmine in attesa di un piccolo, e fu presto rimpiazzato da un altro maschio. La nascita del piccolo fu accolta con orgoglio dai keepers, quest&#8217;anno (2011) e i visitatori accorsero numerosi per vedere il piccolo Tiny, che significa &#8220;Piccolo&#8221;. Il nuovo silverback fu tenuto fisicamente separato dal cucciolo per sette mesi, sebbene lo avesse potuto vedere da dietro un vetro e annusarlo, ma poi i keepers decisero di mettere Kesho in contatto con madre a cucciolo. Al secondo contatto diretto, ovviamente, il maschio ha caricato Tiny ed e&#8217; passato sull&#8217;inerme cucciolotto, il figlio di un altro maschio. Il piccolo non e&#8217; sopravvissuto alle lesioni ed e&#8217; morto nonostante l&#8217;intervento dei veterinari.</p>
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2011/12/Tiny.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1951" title="Tiny" src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2011/12/Tiny.jpg" alt="" width="415" height="233" /></a></p>
<p>Tiny con la sua mamma Mjukuu, prima dell&#8217;assalto infanticida del silverback Kesho allo zoo di Londra. <a href="http://www.bbc.co.uk/news/science-environment-11645589">Fotolink</a></p>
<p>La facenda non si complica di molto nel caso di scimmie a struttura sociale complessa in cui maschi e femmine condividono lo stesso gruppo. Nei babbuini ad esempio, scimmie a gruppo misto ma con un maschio dominante, l&#8217;infanticidio ricorrente (il 37% dei casi di mortalita&#8217; infantile) viene spiegato con l&#8217;ipotesi del vantaggio riproduttivo del nuovo maschio alfa, che di solito e&#8217; un estraneo al gruppo e deve sbrigarsi ad eliminare l&#8217;amenorrea da lattazione nelle femmine per generare figli suoi prima di cambiare status sociale. Bisogna dire che non tutti i babbuini sono infanticidi. Nello studio di Palombit et al (2000), ad esempio, solo tre maschi alfa su otto erano infanticidi (e cannibali: alcuni dei piccoli uccisi sono stati divorati dai maschi uccisori). La differenza in questo caso e&#8217; che le femmine adottano una controstrategia per difendere i loro piccoli: stringono &#8220;amicizia&#8221; con un determinato maschio che, pur non essendo il padre, aiuta la femmina a salvare il piccolo se questo viene preso da un maschio in scalata sociale.</p>
<p>Che dire dei nostri stretti cugini scimpanze&#8217;, con cui condividiamo il 98% del patrimonio genetico e con cui eravamo interfecondi sino a 5 milioni di anni fa? Non c&#8217;e&#8217; ovviamente neanche bisogno di chiederlo, gli scimpanze&#8217; sono i piu&#8217; complicati (tra i primati non umani). E sono, naturalmente, anche cannibali (due tabu&#8217; in uno) perche&#8217; spesso (ma non sempre)  il piccolo ucciso finisce divorato. Il problema con gli scimpanze&#8217; e&#8217; che le cause dell&#8217;infanticidio, comune e osservato direttamente in diversi casi, non sono sempre chiare. Non solo i maschi sono infanticidi, infatti, ma anche le femmine, e c&#8217;e&#8217; almeno un caso osservato direttamente di un cucciolo ucciso da una coppia, maschio e femmina. La femmina,madre di un cucciolotto di sei settimane a sua volta, all&#8217;inizio simpatizzava con la madre vittima ma dopo essere stata attaccata dal maschio ha cooperato attivamente nell&#8217;uccisione del piccolo, mentre suo figlio guardava appeso sotto la sua pancia. La madre aggredita, invece di ritornare al suo gruppo da cui si era allontanata, e&#8217; stata vista in giro col maschio infanticida almeno per un anno, segno che l&#8217;infanticidio in questo caso e&#8217; da interpretarsi con l&#8217;ipotesi del vantaggio riproduttivo. Il pattern di infanticidio e&#8217; estremamente variabile. Puo&#8217; essere perpetrato sia da individui di gruppi differenti che tra individui dello stesso gruppo; sia da gruppi che da individui singoli; le madri o stringono i legami con gli infanticidi o scompaiono; i piccoli o sono mangiati o abbandonati.</p>
<p>Il comportamento infanticida delle femmine si puo&#8217; spiegare, secondo Jane Goodall,  in termini di eliminazione di competitori per le risorse e come fonte di proteine. Per i maschi c&#8217;e&#8217; indubbiamente un vantaggio riproduttivo, ma nel caso riportato sopra di attacco di una coppia su un cucciolo lui era probabilmente il padre del piccolo. La madre pero&#8217; si era allontanata dalla zona per un po&#8217; e l&#8217;incertezza della paternita&#8217; puo&#8217; avere agito come causa scatenante.</p>
<p>Bisogna dire, comunque, che anche tra altri primati e&#8217; possibile l&#8217;infanticidio da parte di altre femmine ma le cause sono completamente differenti. In quelle scimmie infatti in cui i legami tra femmine del gruppo non sono strettissimi e&#8217; possibile che una femmina senza figli rapisca un cucciolo per puro istinto materno. Se la rapitrice e&#8217; dominante non ci sono speranze che la madre recuperi il cucciolo, che muore di fame perche&#8217; la madre adottiva non e&#8217; in lattazione. Tra i primati infatti le &#8220;nurseries&#8221; sono rare, ovvero quei contesti sociali in cui una femmina si occupa di cuccioli non suoi mentre le madri biologiche cercano cibo. Questo comportamento e&#8217; molto comune tra i pipistrelli,  tra i gatti e tra alcuni canidi, ma e&#8217; piuttosto raro tra i primati perche&#8217;, diciamocelo, di noi non ci si puo&#8217; fidare. Il rapimento con conseguente morte dei cuccioli e&#8217; stato osservato tra i macachi, le scimmie-scoiattolo, i colobi e i cercopitechi. Le colobine come i langur e le femmine umane sono le uniche scimmie che affidano tranquillamente i loro piccoli alle nonne e alle zie per via della struttura sociale tra femmine, piu&#8217; rilassata rispetto ad altre scimmie ad elevata struttura gerarchica.</p>
<p>Che dire di noi umani? L&#8217;infanticidio e&#8217; ovviamente parte della nostra struttura sociale e lo e&#8217; sempre stato, da Sparta, a Erode, alle campagne cinesi d&#8217;oggigiorno, ma forse e&#8217; piu&#8217; prudente se a trattare l&#8217;argomento sia un sociologo che parla di patologia sociale e non uno zoologo che parla di vantaggi evolutivi nell&#8217;infanticidio, quindi mi ritiro in buon ordine per non scandalizzare nessuno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Referenze:</strong></p>
<p>Hrdy, Sarah Blaffer (1977) Infanticide as a Primate Reproductive Strategy:  Conflict is basic to all creatures that reproduce sexually, because the  genotypes, and hence self-interests, of consorts are necessarily  nonidentical. Infanticide among langurs illustrates an extreme form of  this conflict. American Scientist , Vol. 65, No. 1, pp. 40-49</p>
<p>Agoramoorthy, G. and Rudran, R. (1995), Infanticide by Adult and Subadult Males in Free-ranging Red Howler Monkeys, <em>Alouatta seniculus</em>, in Venezuela. Ethology, 99: 75–88. doi: 10.1111/j.1439-0310.1995.tb01090.x</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Watts, D. P. (1989), Infanticide in Mountain Gorillas: New Cases and a  Reconsideration of the Evidence. Ethology, 81: 1–18.  doi: 10.1111/j.1439-0310.1989.tb00754.x</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Palombit, R., Cheney, D., Seyfarth, R., Rendall, D., Silk, J., Johnson, S., and Fischer, J. (2000). Male infanticide and defense of infants in chacma baboons. In van Schaik,C., and Janson,C. (eds.), Infanticide by Males and Its Implications, Cambridge University Press, Cambridge, pp. 123–152.</p>
<p><span style="float: left; padding: 5px;"><a href="http://www.researchblogging.org"><img style="border: 0;" src="http://www.researchblogging.org/public/citation_icons/rb2_large_gray.png" alt="ResearchBlogging.org" /></a></span><br />
<span class="Z3988" title="ctx_ver=Z39.88-2004&amp;rft_val_fmt=info%3Aofi%2Ffmt%3Akev%3Amtx%3Ajournal&amp;rft.jtitle=Primates&amp;rft_id=info%3Adoi%2F10.1007%2FBF02557557&amp;rfr_id=info%3Asid%2Fresearchblogging.org&amp;rft.atitle=Infanticide+in+chimpanzees%3A+Review+of+cases+and+a+new+within-group+observation+from+the+Kanyawara+study+group+in+Kibale+National+Park&amp;rft.issn=0032-8332&amp;rft.date=1999&amp;rft.volume=40&amp;rft.issue=2&amp;rft.spage=337&amp;rft.epage=351&amp;rft.artnum=http%3A%2F%2Fwww.springerlink.com%2Findex%2F10.1007%2FBF02557557&amp;rft.au=Arcadi%2C+A.&amp;rft.au=Wrangham%2C+R.&amp;rfe_dat=bpr3.included=1;bpr3.tags=Biology%2CEvolutionary+Biology">Arcadi, A., &amp; Wrangham, R. (1999). Infanticide in chimpanzees: Review of cases and a new within-group observation from the Kanyawara study group in Kibale National Park <span style="font-style: italic;">Primates, 40</span> (2), 337-351 DOI: <a rev="review" href="http://dx.doi.org/10.1007/BF02557557">10.1007/BF02557557</a></span></p>

]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lorologiaiomiope.com/unapologia-di-erode-linfanticidio-tra-i-primati/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>9</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Carnevale della Biodiversita&#8217; &#8211; VI edizione: Parenti serpenti</title>
		<link>http://www.lorologiaiomiope.com/carnevale-della-biodiversita-vi-edizione-parenti-serpenti/</link>
		<comments>http://www.lorologiaiomiope.com/carnevale-della-biodiversita-vi-edizione-parenti-serpenti/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 13:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tupaia</dc:creator>
				<category><![CDATA[annunci]]></category>
		<category><![CDATA[Carnevale della Biodiversita']]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lorologiaiomiope.com/?p=1931</guid>
		<description><![CDATA[E&#8217; arrivato Dicembre, e come tutti sapete sta per arrivare una data importantissima. Natale? Ma no! Qualcosa di molto piu&#8217; interessante e che comporta molti meno regali: la VI edizione del carnevale della Biodiversita&#8217; si terra&#8217; infatti tra pochissimo, il 12 Dicembre Una caratteristica in comune col Natale pero&#8217; questo carnevale ce l&#8217;ha: ha a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
<p>E&#8217; arrivato Dicembre, e come tutti sapete sta per arrivare una data importantissima. Natale? Ma no! Qualcosa di molto piu&#8217; interessante e che comporta molti meno regali: la VI edizione del carnevale della Biodiversita&#8217; si terra&#8217; infatti tra pochissimo, il <strong><span style="text-decoration: underline;">12 Dicembre</span></strong></p>
<p>Una caratteristica in comune col Natale pero&#8217; questo carnevale ce l&#8217;ha: ha a che fare coi parenti.</p>
<p>Il tema, come sempre provocatorio per stimolare l&#8217;inventiva di chi scrive e la curiosita&#8217; di chi legge, sara&#8217; infatti:</p>
<p style="text-align: center;">PARENTI SERPENTI.</p>
<p>e il blog ospite sara&#8217; il popolarissimo <a href="http://oggiscienza.wordpress.com/">Oggiscienza</a></p>
<p>Sssssssiamo molto curiosi di vedere cosa ci aspetta in questa sssssesta edizione!</p>
<p>Ecco intanto i link alle passate edizioni:</p>
<p><a href="../il-carnevale-della-biodiversita-infinite-forme-bellissime/">I – Infinite forme bellissime</a></p>
<p><a href="http://leucophaea.blogspot.com/2011/02/carnevale-della-biodiversita-ii-puntata.html">II -Biodiversita’ e adattamenti</a></p>
<p><a href="http://mahengechromis.blogspot.com/2011/04/carnevale-della-biodiversita-iii.html">III – Le dimensioni contano</a></p>
<p><a href="http://meristemi.wordpress.com/2011/06/22/alieni-tra-noi-al-carnevale-della-biodiversita-quarta-edizione/">IV – Alieni tra noi</a></p>
<p><a href="http://theropoda.blogspot.com/2011/10/carnevale-della-biodiversita-v-nicchie.html">V &#8211; Nicchie estreme</a>.</p>
<p><strong>FAQ:</strong></p>
<p><strong>D.</strong> Ho un blog in cui parlo di biologia e vorrei partecipare, come faccio?</p>
<p><strong>R.</strong> Semplice, manda una email di adesione <a href="../il-ritorno-del-carnevale-v-edizione/Mahengechromis@tiscali.it">a questo indirizzo</a> e il comitato direttivo valutera’ la candidatura (per mantenere alti  gli standard siamo costretti a fare una minima selezione, della qual  cosa ci sentiamo comunque molto in colpa). Chi ha gia’ partecipato    verra’  invece contattato in privato dal Comitato.</p>
<p><strong>D.</strong> Non ho mai partecipato alle precedenti edizioni, posso partecipare a questa?</p>
<p><strong>R.</strong> Certamente, tutti i bio-blogger sono benvenuti</p>
<p><strong>D.</strong> A chi mando il mio post dopo che l’ho scritto?</p>
<p><strong>R.</strong> I contributi al Carnevale vanno inviati a Stefano della Casa, uno degli autori di Oggiscienza, a <a href="stefano.dallacasa@gmail.com">questo indirizzo</a></p>
<p><strong>D. </strong>Entro quando posso mandare la mia candidatura per partecipare?</p>
<p><strong>R.</strong> Possibilmente entro il <strong>5 Dicembre<br />
</strong></p>
<p><strong>D.</strong> Entro quando posso mandare il mio post a Theropoda per l’inclusione nella rassegna del Carnevale?</p>
<p><strong>R.</strong> Entro e non oltre il <em><strong>12 </strong></em><strong><em>Dicembre, </em></strong> per dare tempo a Stefano di leggere il post e recensirlo nella  rassegna.  Ritardi nell’invio del post potrebbero portare all’esclusione  dal Carnevale</p>
<p><strong>D. </strong>Ho una domanda sul Carnevale e vorrei discuterne in privato, con chi posso parlarne?</p>
<p><strong>R.</strong> Puoi rivolgerti ad uno qualsiasi (o a tutti e tre in CC) del comitato direttivo, <a href="../il-ritorno-del-carnevale-v-edizione/Mahengechromis@tiscali.it">Livio Leoni</a>, <a href="../il-ritorno-del-carnevale-v-edizione/marco.pferrari@gmail.com">Marco Ferrari</a> o <a href="../il-ritorno-del-carnevale-v-edizione/tupaia.b@gmail.com">Lisa Signorile</a></p>
<p>&nbsp;</p>

]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lorologiaiomiope.com/carnevale-della-biodiversita-vi-edizione-parenti-serpenti/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La creatura e&#8217; ancora viva!</title>
		<link>http://www.lorologiaiomiope.com/la-creatura-e-ancora-viva/</link>
		<comments>http://www.lorologiaiomiope.com/la-creatura-e-ancora-viva/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 25 Nov 2011 12:37:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tupaia</dc:creator>
				<category><![CDATA[annunci]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lorologiaiomiope.com/?p=1929</guid>
		<description><![CDATA[Il blog ha subito una pausa per via di impegni personali e del server che l&#8217;ha &#8220;ucciso&#8221; per circa 24 ore. Ora tutto questo, si spera, e&#8217; storia e l&#8217;orologiaio tornera&#8217; prestissimo con bestie sempre piu&#8217; inquetanti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
<p>Il blog ha subito una pausa per via di impegni personali e del server che l&#8217;ha &#8220;ucciso&#8221; per circa 24 ore.</p>
<p>Ora tutto questo, si spera, e&#8217; storia e l&#8217;orologiaio tornera&#8217; prestissimo con bestie sempre piu&#8217; inquetanti</p>

]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lorologiaiomiope.com/la-creatura-e-ancora-viva/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Rapporto preda-predatore in cucurbitacee stagionali (Buon Halloween)</title>
		<link>http://www.lorologiaiomiope.com/rapporto-preda-predatore-in-cucurbitacee-stagionali-buon-halloween/</link>
		<comments>http://www.lorologiaiomiope.com/rapporto-preda-predatore-in-cucurbitacee-stagionali-buon-halloween/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 31 Oct 2011 22:20:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tupaia</dc:creator>
				<category><![CDATA[auguri]]></category>
		<category><![CDATA[Varie ed eventuali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lorologiaiomiope.com/?p=1925</guid>
		<description><![CDATA[Come l&#8217;anno scorso, mi alleno a fare altro per quando non riusciro&#8217; a trovare contratti come zoologa]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2011/10/IMG00142-20111029-2038.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1926" title="IMG00142-20111029-2038" src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2011/10/IMG00142-20111029-2038.jpg" alt="" width="451" height="338" /></a></p>
<p>Come<a href="http://www.lorologiaiomiope.com/dinamica-di-popolazioni-spiegata-ai-bambini/"> l&#8217;anno scorso</a>, mi alleno a fare altro per quando non riusciro&#8217; a trovare contratti come zoologa</p>

]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lorologiaiomiope.com/rapporto-preda-predatore-in-cucurbitacee-stagionali-buon-halloween/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Un voto per lo hihi</title>
		<link>http://www.lorologiaiomiope.com/un-voto-per-lo-hihi/</link>
		<comments>http://www.lorologiaiomiope.com/un-voto-per-lo-hihi/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 27 Oct 2011 11:59:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tupaia</dc:creator>
				<category><![CDATA[annunci]]></category>
		<category><![CDATA[rari]]></category>
		<category><![CDATA[Uccelli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lorologiaiomiope.com/?p=1922</guid>
		<description><![CDATA[Ricordate lo hihi, l&#8217;uccellino dalla torbida vita sessuale della Nuova Zelanda? Se non lo ricordate qui c&#8217;e&#8217; il link su questo rarissimo e morboso passeriforme. Ebbene, se vi piacciono le storie torbide e volete fare qualcosa per dare una mano a salvare la rara bestiola dall&#8217;estinzione basta qualche click. La versione neozelandese della LIPU ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
<p>Ricordate lo hihi, l&#8217;uccellino dalla torbida vita sessuale della Nuova Zelanda? Se non lo ricordate <a href="http://www.lorologiaiomiope.com/hihi-notiomystis-cincta/">qui c&#8217;e&#8217; il link</a> su questo rarissimo e morboso passeriforme.</p>
<p>Ebbene, se vi piacciono le storie torbide e volete fare qualcosa per dare una mano a salvare la rara bestiola dall&#8217;estinzione basta qualche click. La versione neozelandese della LIPU ha bandito la competizione annuale  per nominare &#8220;l&#8217;uccello dell&#8217;anno&#8221;, il link e&#8217; questo: <a href="http://www.birdoftheyear.org.nz/"><span style="color: #000000;">http://www.birdoftheyear.org.nz/</span></a></p>
<p>Far vincere lo hihi potrebbe aiutare ad aumentare la visibilita&#8217; dell&#8217;occulta bestiola e di conseguenza si potrebbe fare di piu&#8217; per proteggerlo: al momento le autorita&#8217; neozelandesi, e soprattutto gli abitanti delle zone interessate non sembrano particolarmente coinvolti nel problema.</p>
<p>Votare e&#8217; facile, cliccate e lasciate il vostro indirizzo email e quando vi arriva la mail di risposta cliccate sul link ed il gioco e&#8217; fatto. Ho provato e non arriva spam, almeno non ne e&#8217; arrivato per il momento.</p>
<p>Visto che i nostri passeriformi finiscono con la polenta possiamo almeno provare ad aiutare quelli degli antipodi</p>

]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lorologiaiomiope.com/un-voto-per-lo-hihi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>9</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Conversazioni nell&#8217;oscurita&#8217; (Arachnocampa luminosa)</title>
		<link>http://www.lorologiaiomiope.com/conversazioni-nelloscurita-arachnocampa-luminosa/</link>
		<comments>http://www.lorologiaiomiope.com/conversazioni-nelloscurita-arachnocampa-luminosa/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 11 Oct 2011 23:34:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tupaia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Carnevale della Biodiversita']]></category>
		<category><![CDATA[Insetti]]></category>
		<category><![CDATA[invertebrati]]></category>
		<category><![CDATA[notturni]]></category>
		<category><![CDATA[predatori]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lorologiaiomiope.com/?p=1888</guid>
		<description><![CDATA[Questo post e&#8217; stato scritto per il Carnevale della Biodiversita&#8217;, 5^ edizione: Nicchie estreme. Qui potete trovare gli altri post scritti per questa rassegna. &#160; Maringanui aveva vissuto sino ad allora una pacifica esistenza. Era uno dei piu&#8217; anziani ed autorevoli del suo gruppo, non saltava mai i pasti, evitava gli incidenti molesti, odiava i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
<p>Questo post e&#8217; stato scritto per il Carnevale della Biodiversita&#8217;, <a href="http://www.lorologiaiomiope.com/il-ritorno-del-carnevale-v-edizione/">5^ edizione</a>: Nicchie estreme.</p>
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2011/10/02LOGO.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-1901" title="02LOGO" src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2011/10/02LOGO.png" alt="" width="161" height="169" /></a></p>
<p><a href="http://theropoda.blogspot.com/2011/10/carnevale-della-biodiversita-v-nicchie.html#comments">Qui</a> potete trovare gli altri post scritti per questa rassegna.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Maringanui aveva vissuto sino ad allora una pacifica esistenza. Era uno dei piu&#8217; anziani ed autorevoli del suo gruppo, non saltava mai i pasti, evitava gli incidenti molesti, odiava i pesci, e se avesse potuto avrebbe avuto una porticina rotonda all&#8217;ingresso di casa.</p>
<p>Quando la metamorfosi comincio&#8217;, quindi, Maringanui non ne fu particolarmente contento, non essendo un grande amante dei cambiamenti e delle avventure. Aveva pero&#8217; gia&#8217; tre settimane e il destino e&#8217; ineluttabile. Saluto&#8217; quindi amici e parenti, mangio&#8217; un ultimo, abbondante pasto e si imbozzolo&#8217; per bene, aspettando paziente i cambiamenti.</p>
<p>Quando Maringanui si sveglio&#8217; si sentiva confuso. Aprendo gli occhi si rese conto che intorno a se&#8217; era buio, ma non era il buio normale della notte. Era un buio profondo, penetrante e in qualche modo anomalo. In lontananza si vedevano le stelle, ma non erano le solite stelle a cui era abituato, erano disposte in modo completamente diverso. Se avesse potuto provare angoscia avrebbe usato questa parola per descrivere il suo stato d&#8217;animo. Si libero&#8217; del bozzolo e verifico&#8217; paziente tutti i cambiamenti, non sapendo esattamente cosa fare e dove andare. Passo&#8217; quindi in rassegna tutte le varie parti, indolenzite, del suo nuovo corpo. &#8220;Testa ok, c&#8217;e&#8217; ancora. Cosa c&#8217;e&#8217; su? Devono essere antenne, frivolamente piumate. Torace ok, arti credo ci siano tutti. Cos&#8217;ho sulla schiena?&#8221; si chiese distrattamente &#8220;devono essere le ali&#8221;, penso&#8217; e ando&#8217; avanti nella rassegna. Dopo un tempo che a Maringanui parve interminabilmente lungo le ali si asciugarono. &#8220;Tornare indietro al fiume?&#8221; penso&#8217;. &#8220;Neanche per sogno! Andare di lato sulla terra ferma? Troppo pericoloso! Andare avanti in alto? E&#8217; la sola cosa da fare! Dunque, in marcia!&#8221; Cosi&#8217; si alzo&#8217; in volo e caracollo&#8217; un po&#8217; traballante, all&#8217;inizio, verso il cielo stellato alieno, col cuore che era tutto un frenetico tic-tac. Come tutti i membri adulti della sua specie, anche Maringanui si sentiva infatti attratto dalle luci.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2011/10/arachnocampa.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1902" title="arachnocampa" src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2011/10/arachnocampa.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a></p>
<p>La volta di Waitomo. Foto da: <a href="http://minouette.blogspot.com/2010/05/waitomo-glow-worm-caves.html">minouette.blogspot.com</a></p>
<p>Maringanui era un <em>Maoridiamesa intermedia</em>, un moscerino endemico del gruppo dei  chironomidi la cui larva abita i ruscelli montani e la cui pupa doveva essere stata accidentalmente trasportata sino al fiume che scorre nella caverna Waitomo, in Nuova Zelanda.</p>
<p>Quel giorno Marama non era particolarmente affamata, la caccia era andata bene e aveva gia&#8217; mangiato tre <em>Macropelopia debilis</em>, un C<em>hironomus zealandicus</em> (Chironomidi in entrambi i casi) e un&#8217;effimera che non le aveva voluto declinare il suo casato tassonomico. L&#8217;eterna luce che brillava sulla sua coda si era pertanto affievolita un pochino e lei se ne stava pigramente sulla sua amaca di seta, persa in una reverie di luci, ombre ed emolinfa. Marama e i suoi parenti erano antichi, vivevano in quella grotta da sempre, per quello che ne sapeva lei, e lei conosceva perfettamente la posizione di ognuno dei suoi cugini e fratelli. Non per spirito di pettegolezzo, ma per puro istinto di sopravvivenza: sconfinare nel territorio di un&#8217;altra <em>Arachnocampa luminosa</em> infatti puo&#8217; voler dire la morte perche&#8217; le larve, se si incontrano nel loro reticolato di fili di seta sospesi sulla volta della grotta, combattono sino alla morte e il vincitore divora l&#8217;altro. Mangiare i nemici sconfitti in battaglia, del resto, e&#8217; sempre stata una acclamata tradizione anche tra i Maori. Se la caccia va male, non e&#8217; improbabile che le larve si dedichino ad una dieta cannibale, tanto basta seguire la luce per sapere dove sono i conspecifici.</p>
<p>Marama era nel corso dell&#8217;equivalente entomologico di un sogno junghiano, sognava di quando il suo uovo si era schiuso e lei ne era emersa, e la sua coda si era illuminata per la prima volta, aggiungendo una stella nel firmamento della volta di Waitomo. L&#8217;uovo di Marama era stato fatto aderire alla volta della grotta da sua madre tramite una sostanza collosa di cui era ricoperto ed era rimasto li&#8217; per una ventina di giorni, mentre l&#8217;embrione vi si sviluppava all&#8217;interno, nel buio eterno della caverna. Non tutti i suoi fratelli, comunque vivevano nella grotta: alcune uova erano state deposte nel buio della foresta, dove di giorno la luce del sole riesce ad arrivare, o nei tunnel di comunicazione tra le caverne di Waitomo, nei quali la luce del sole filtra. Al contrario di lei, luminosa per 24 ore al giorno, i suo fratelli &#8220;esterni&#8221; brillavano quindi solo di notte. Dato che la luce serve ad attirare le prede, i fratelli &#8220;esterni&#8221; di solito crescono meno perche&#8217; di giorno devono fermare la caccia e non sarebbero mai riusciti ad arrivare ai suoi quattro centimetri. Le <em>Arachnocampa</em> sono ditteri come le zanzare e quattro centimetri per una larva sono veramente notevoli. Dopo sei mesi e centinaia di chironomidi ed effimere, la grassa Marama era ormai vicina ad impuparsi, le bastava solo qualche altra preda. Marama ricordava, nel sogno, di quando, piccola larva tutta tubuli malpighiani brillanti, era strisciata lontano dall&#8217;uovo e si era costruita il suo primo nido di seta.</p>
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2011/10/glowworm1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1905" title="glowworm1" src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2011/10/glowworm1.jpg" alt="" width="400" height="334" /></a></p>
<p>Foto da: <a href="http://artsonearth.com/2008/08/surreal-caves-of-earth.html">artsonearth.com</a></p>
<p><a href="http://artsonearth.com/2008/08/surreal-caves-of-earth.html"></a>Una ragnatela costruita da una mosca che brilla come una lucciola nel profondo di una caverna, nella piu&#8217; isolata delle terre del pianeta.</p>
<p>Costruito il supporto per se&#8217; stessa, la giovane Marama aveva cominciato a filare fili di seta che appendeva verticali sotto la sua amaca di supporto, uno dopo l&#8217;altro, in una fila ordinata. Ad ogni filo, meticolosamente, Marama aveva aggiunto goccie della sua saliva velenosa, costruendo alcune decine di mortifere collane di perle, appiccicose e velenose, che pendevano verticali nella grotta, dove il vento che le scompiglierebbe non arriva mai. Con la luce brillante al massimo, si era messa quindi trepidante in attesa di una sventurata creatura attirata dalla sua luce. Ricordava ancora la prima preda, un tricottero grasso e saporito. Ma che fatica era stata ucciderlo con un morso, per l&#8217;inesperta creatura!</p>
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2011/10/arachnocampa2.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1907" title="arachnocampa2" src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2011/10/arachnocampa2-300x183.jpg" alt="" width="300" height="183" /></a></p>
<p>Arachnocampa luminosa, larva. Foto: <a href="http://milknosugarblog.blogspot.com/2010/08/arachnocampa-luminosa.html">milknosugarblog</a></p>
<p>Una vibrazione improvvisa scosse Marama da questi sogni e ricordi. Con la perizia dovuta alla lunga esperienza, la mosca sapeva gia&#8217; esattamente a quale filo si era impigliato qualcosa. Striscio&#8217; quindi lentamente dalla sua tana per raggiungere il filo e con l&#8217;abilita&#8217; di un pescatore esperto comincio&#8217; a riavvolgere la lunga lenza: i fili di Marama raggiungevano anche i 50 centimetri. Quando era affamata, marama li rimangiava con una velocita&#8217; anche di due mm al secondo, il che significa che impiegava circa 4 minuti per tirare su la preda. In questo caso pero&#8217; se la prese comoda e mentre riavvolgeva il filo diede un&#8217;occhiata alla sua nuova vittima.</p>
<p>&#8220;Cosa saresti tu?&#8221; disse, con voce tonante. &#8220;Mi chiamo Maringanui&#8221;, rispose la preda, intimorita&#8221;sono un <em>Maoridiamesa intermedia. </em>Potrebbe darmi una mano a liberarmi? Ho due zampe impasticciate dentro qualcosa di appiccicoso, e non me le sento piu&#8217;, si sono completamente intorpidite&#8221; &#8220;Maoridiache?&#8221; chiese Marama. &#8220;Mai sentito. Sei buono da mangiare?&#8221;</p>
<p>In condizioni normali di solito non si curava di questi dettagli, ingoiava e basta, ma dato che non era particolarmente affamata poteva perdere un po&#8217; di tempo in conversazione. Al sentire questa domanda il povero Maringanui si senti&#8217; perso, era finito nella trapola di un qualche predatore che non vedeva, li&#8217; nell&#8217;oscurita&#8217;. Cerco&#8217; di guadagnare tempo e, ingenuamente, di bluffare: &#8220;ehm, sono un chironomide, tutti sanno che viviamo in ambienti inquinati e poveri di ossigeno, quindi suppongo di essere velenosissimo. Posso chiedere invece con chi, ehm, ho l&#8217;onore di intrattenermi in conversazione?&#8221;"Se sei un chironomide sei buono, ne ho mangiati centinaia sinora, son piu&#8217; dell&#8217;80% delle mie prede. Uhm, non mi dire che non hai mai sentito parlare di me. Io sono la Signora di questa grotta, la Grande Predatrice, la Luce nel Buio, la Divoratrice di Cugini, la Tessitrice Instancabile, l&#8217;Avvelenatrice, la Mosca Brillante. Questi sono i nomi che mi danno. I maori mi chiamano &#8220;Titiwati&#8221;, che significa &#8220;proiettata sull&#8217;acqua&#8221;. I turisti mi chaimano anche &#8220;Ooooh, com&#8217;e&#8217; romantico qui&#8221;, ma quando arrivano di solito io spengo la luce perche&#8217; ce n&#8217;e&#8217; troppe delle loro&#8221;. Gli scienziati invece mi chiamano <em>Arachnocampa luminosa</em>, della famiglia dei Keroplatidae e dell&#8217;ordine dei Ditteri&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2011/10/arachnocampaAdult.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1909" title="arachnocampaAdult" src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2011/10/arachnocampaAdult-291x300.jpg" alt="" width="291" height="300" /></a></p>
<p>Un maschio adulto di <em>Arachnocampa luminosa</em>. Foto: <a href="http://www.metafysica.nl/nature/insect/nomos_32b.html">metafysica</a></p>
<p><a href="http://www.metafysica.nl/nature/insect/nomos_32b.html"></a>Maringanui sentiva che il filo a cui era appesa la sua vita diventava sempre piu&#8217; corto, e cerco&#8217; di pensare sul come fare a liberarsi, ma aveva bisogno di capire con chi aveva a che fare, cosi&#8217; chiese ancora: &#8220;ma allora le stelle non sono stelle? Da dove viene la luce?&#8221; Marama cominciava a stancarsi di tutte queste domande, ma penso&#8217; che magari un po&#8217; di conversazione le avrebbe messo appetito, cosi&#8217; rispose: &#8220;noi Arachnocampa produciamo la luce col nostro corpo, ogni stella che vedi e&#8217; una di noi, larva, pupa o adulto, tutti produciamo luce. I maschi adulti un po&#8217; meno, a dire la verita&#8217;, si spengono poco dopo la metamorfosi ma noi femmine continuiamo a brillare tutta la vita, da larve per attivare voi stupidi, da pupe e da adulte per attirare i maschi. I maschi ci cercano sin da quando siamo pupe e aspettano che emergiamo. Quando cio&#8217; accade, lottano tra loro e noi ci accoppiamo col vincitore, celebrando il banchetto nuziale col corpo degli sconfitti&#8221; &#8220;Si&#8217;, ma la luce? Incalzo&#8217; Maringanui &#8220;come fate a produrre la luce? Io anche volendo non ci riuscirei&#8221; &#8220;I nostri antenati erano zanzare non troppo diverse da te. E&#8217; stato il tempo, il buio e la vostra stupida attrazione verso la luce a far si che sviluppassimo questa capacita&#8217;. Ci siamo evoluti in solitudine, lentamente, ed efficientemente. La nostra pelle e&#8217; trasparente e i nostri reni si sono modificati: e&#8217; dalla parte terminale dei tubili malpighiani che viene emessa la luce. C&#8217;e&#8217; una reazione chimica che la produce: una sostanza, chiamata luciferina, si attiva in presenza di ossigeno, magnesio e un enzima chiamato luciferasi. Il legame con l&#8217;ossigeno porta la luciferina in una condizione chimicamente eccitata. Quando decade da questa condizione viene emessa energia sotto forma di luce. Il meccanismo e&#8217; in comune con altri insetti luminosi detti &#8220;lucciole&#8221;, ho sentito uno degli scienziati spiegare questa faccenda a una guida. Ah, prima che tu me lo chieda c&#8217;e&#8217; del veleno nella mia saliva, quindi sei spacciato comunque.&#8221; Mentre diceva queste parole Marama era oramai arrivata a tirar su tutto il filo e Maringanui vide contro la luce della volta due immense mandibole pronte a divorarlo in pochi bocconi. Sfortunatamente non aveva palpebre per chiudere gli occhi, ma degluti&#8217; con forza.</p>
<p>Quando le mandibole stavano ormai per richiudersi sulla sua testa senti&#8217; la tensione del filo allentarsi e Marama sussultare e cacciare un urlo: qualcuno si era accorto che lei era distratta in orgogliose spiegazioni anatomiche. Maninganui, con quel filo di vita che ancora gli rimaneva per via del veleno, vide nettamente contro lo sfondo brillante della volta il nuovo arrivato: Due occhi enormi e pallidi sotto otto zampe lunghissime stavano divorando Marama: la Grande Predatrice non e&#8217; al vertice della catena alimentare del suo Regno. <em>Megalopsalis tumida</em>, un opilione troglobio, e&#8217; infatti tra i predatori dell&#8217;Arachnocampa insieme a <em>Hendea myersi</em>, un altro opilione, una vespa parassitoide che depone il suo uovo nella larva ed un fungo che ne distrugge le uova. Mentre le luci si spegnevano piano, negli occhi di Maringanui, questi pensava che la vita tutto sommato e&#8217; uno scherzo di cattivo gusto, e non ci sono mai ne&#8217; vinti, ne&#8217; vincitori.</p>
<p>Alcune fonti:</p>
<p>Tolkien, J.R.R. (1937) Lo hobbit o la riconquista del tesoro. Adelphi, Milano. (Trad. italiana Adelphi 1973)</p>
<p>Richards M. A. (1960) Observations on the New Zealand Glow-worm Arachnocampa luminosa (Skuse) 1890. Transactions of the Royal Society of New Zealand, 88: 559-574</p>
<p>﻿Green, L. F. B. (1979). The fine structure of the light organ of the New Zealand glow-worm Arachnocampa luminosa (Diptera: Mycetophilidae). Tissue and Cell, 11(3), 457-465.</p>
<p>Winterbourn,M.J. ; Gregson,K.L.D. (1981) Guide to the aquatic insects of New Zealand. ENTOMOL. SOC. N.Z. BULL.: 5:1-80</p>
<p>﻿Meyer-Rochow, V. B., &amp; Liddle, A. R. (1988). Structure and Function of the Eyes of Two Species of Opilionid from New Zealand Glow-worm Caves (Megalopsalis tumida: Palpatores, and Hendea myersi cavernicola: Laniatores). Proceedings of the Royal Society B: Biological Sciences, 233(1272),</p>
<p><span style="float: left; padding: 5px;"><a href="http://www.researchblogging.org"><img style="border: 0;" src="http://www.researchblogging.org/public/citation_icons/rb2_large_gray.png" alt="ResearchBlogging.org" /></a></span><br />
<span class="Z3988" title="ctx_ver=Z39.88-2004&amp;rft_val_fmt=info%3Aofi%2Ffmt%3Akev%3Amtx%3Ajournal&amp;rft.jtitle=Resonance&amp;rft_id=info%3Adoi%2F10.1007%2FBF02836185&amp;rfr_id=info%3Asid%2Fresearchblogging.org&amp;rft.atitle=Lightning+bugs&amp;rft.issn=0971-8044&amp;rft.date=2002&amp;rft.volume=7&amp;rft.issue=9&amp;rft.spage=49&amp;rft.epage=55&amp;rft.artnum=http%3A%2F%2Fwww.springerlink.com%2Findex%2F10.1007%2FBF02836185&amp;rft.au=Babu%2C+B.&amp;rft.au=Kannan%2C+M.&amp;rfe_dat=bpr3.included=1;bpr3.tags=Biology">Babu, B., &amp; Kannan, M. (2002). Lightning bugs <span style="font-style: italic;">Resonance, 7</span> (9), 49-55 DOI: <a rev="review" href="http://dx.doi.org/10.1007/BF02836185">10.1007/BF02836185</a></span></p>

]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lorologiaiomiope.com/conversazioni-nelloscurita-arachnocampa-luminosa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>7</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;uomo coi colibri&#8217; nelle mutande</title>
		<link>http://www.lorologiaiomiope.com/luomo-coi-colibri-nelle-mutande/</link>
		<comments>http://www.lorologiaiomiope.com/luomo-coi-colibri-nelle-mutande/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 10 Oct 2011 01:25:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tupaia</dc:creator>
				<category><![CDATA[alloctoni]]></category>
		<category><![CDATA[deliri]]></category>
		<category><![CDATA[Uccelli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lorologiaiomiope.com/?p=1894</guid>
		<description><![CDATA[Non e&#8217; il titolo di un romanzo porno, e&#8217; una storia tristemente vera. Un ecotrafficante olandese ha cercato di contrabbandare una dozzina di colibri&#8217; vivi e _non sedati_ avvolgendoli in uno straccio bloccato con nastro adesivo, in modo che stessero fermi, e tenendoli in tasche cucite nei pantaloni all&#8217;altezza delle mutande. &#160; Foto dal Dailymail. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
<p>Non e&#8217; il titolo di un romanzo porno, e&#8217; una storia tristemente vera. Un ecotrafficante olandese ha cercato di contrabbandare una dozzina di colibri&#8217; vivi e _non sedati_ avvolgendoli in uno straccio bloccato con nastro adesivo, in modo che stessero fermi, e tenendoli in tasche cucite nei pantaloni all&#8217;altezza delle mutande.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1895" title="colibri'" src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2011/10/colibri.jpg" alt="" width="507" height="376" /></p>
<p style="text-align: center;">Foto dal <a href="http://www.dailymail.co.uk/news/article-2042474/Traveller-arrested-trying-smuggle-live-HUMMINGBIRDS-special-pouches-sewn-pants.html">Dailymail</a>.</p>
<p style="text-align: left;">L&#8217;uomo, che era gia&#8217; stato <a href="http://www.insightcrime.org/insight-latest-news/item/1627-ecotrafficker-caught-in-french-guiana-airport-with-hummingbirds-in-pants">arrestato</a> in passato per lo stesso crimine, e&#8217; stato fermato a fine settembre (2011) all&#8217;aeroporto Rochambeau a Cayenne, in Guiana Francese, grazie al body scanner, ufficialmente, ma secondo me perche&#8217; andava in giro con le mani nelle mutande: i colibri&#8217; hanno un becco lungo e affilato. La stampa non riporta quante delle sfortunate creature si siano salvate.</p>
<p style="text-align: left;">Le mutande degli ecotrafficanti pero&#8217; sembrano un posto molto affollato. Un mese prima, il 30 agosto, un altro uomo e&#8217; stato <a href="http://www.upi.com/Odd_News/2011/08/30/Airline-passenger-had-snakes-in-pants/UPI-41231314721123/">arrestato</a> a Miami, diretto in Brasile, mentre esportava illegalmente sette serpenti e tre tartarughe, tutti nascosti nelle mutande dentro sacchetti di plastica, e di nuovo sgamato col body scanner dopo una segnalazione, oppure perche&#8217; sembrava un superdotato e volevano vederglielo. Non se i serpenti fossero velenosi o se e&#8217; meglio avere un colibri&#8217; o un serpente nelle mutande, ma quello che so e&#8217; che questo traffico frutta 20 milioni di dollari l&#8217;anno a spese solo di qualche beccata al proprio di uccello e soprattutto a spese delle sfortunate bestiole.</p>
<p style="text-align: left;">Il giorno prima una donna diretta in Cina e&#8217; stata <a href="http://www.huffingtonpost.com/2011/08/30/tsa-catches-woman-smuggli_n_941558.html">arrestata</a> a Los Angeles con due pappagalli dentro calze a tubo, uno legato al petto e l&#8217;altro alla coscia. Suppongo che all&#8217;acquirente avrebbe chiesto se preferiva petto o coscia. Gli angry birds, comunque, sono sopravissuti.</p>
<p style="text-align: left;">Nel 2010 un tedesco fu <a href="http://www.msnbc.msn.com/id/35087291/ns/travel-news/t/man-caught-airport-lizards-pants/">beccato</a> in Nuova zelanda con 44 tra gechi e scinchi, sempre nelle mutande, in una tasca opportunamente cucita.</p>
<p style="text-align: left;">Nel 2009 un americano fu <a href="http://news.nationalgeographic.com/news/2009/05/090506-bird-smuggling-picture.html">beccato</a> con 14 uccelli da canto vietnamiti legati al calzini da un complicato sistema di calze. Fu sgamato per via della pioggia di escrementi e piume che gli cadevano sulle scarpe. Era al secondo tentativo, almeno che si sappia. Gli uccelli gli avrebbero fruttato 400 dollari l&#8217;uno.</p>
<p style="text-align: left;">Sempre nel 2009 un australiano fu <a href="http://seattletimes.nwsource.com/html/travel/2008702327_webpigeonstraveler03.html">sgamato</a> in patria, mentre tornava da un viaggio in estremo oriente, con due piccioni vivi nelle mutande, legati alle gambe con delle calze e bloccati dentro sacchetti a bolle. Aveva anche due uova in uno scatolo di vitamine e dei semi nel portafogli. I piccioni sono sopravissuti al viaggio.</p>
<p style="text-align: left;">Nel 2010 un messicano proveniente dal Lima, in Peru&#8217;, e diretto in patria fu <a href="http://www.gadling.com/2010/07/20/man-arrested-in-mexico-smuggling-18-monkeys-in-his-pants/">arrestato</a> perche&#8217; portava 18 (dico, 18!) scimmie nelle mutande. Ok, erano Titi monkeys che sono molto piccole ed erano state messe in una speciale cintura dotata di tasche e legata alla vita, sotto i pantaloni, solo per non farle passare sotto i raggi x. L&#8217;uomo si fece beccare perche&#8217; ad un controllo sembrava molto nervoso. Chi non lo sarebbe con 18 scimmie piene di dentini aguzzi che si agitano all&#8217;altezza dei gioielli di famiglia? Due titi monkeys non sono sopravissute al viaggio.</p>
<p style="text-align: left;">Nel 2003 uno svedese proveniente da Bangkok fu <a href="http://www.dumbcrooks.com/man-jailed-for-smuggling-snakes-in-pants/">fermato</a> in Australia con otto serpenti, quattro boa e quattro cobra reali (baby) nelle mutande. I cobra reali sono tra i piu&#8217; velenosi serpenti che ci siano ma purtroppo morirono durante il viaggio, mentre i boa sopravvissero. I serpenti erano legati alle gambe e sarebbero serviti a finanziare una vacanza, mentre finanziarono solo un soggiorno nelle auguste prigioni di Sidney.</p>
<p style="text-align: left;">Si, insomma, avete capito il concetto. Le mutande dei passeggeri sono uno dei posti con la maggiore biodiversita&#8217; al mondo e se il vostro vicino, in aereo, vi sussurra che ha un grosso uccello nelle mutande beh&#8230; potreste anche dovergli credere. La prossima volta che vi perquisiscono in areoporto o vi fanno un body scan siate pazienti. Pensate che questa pratica, ogni tanto, salva anche la pelle a qualche sfortunata bestia tropicale.</p>
<p style="text-align: left;">Agli animali che viaggiano nel bagaglio dedichero&#8217; un post a parte perche&#8217; l&#8217;elenco e&#8217; ancora piu&#8217; lungo e pazzesco.</p>
<p style="text-align: left;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;">Hat tip: grazie, Bernardo, per tutte le interessanti conversazioni fatte al posto di lavorare</p>
<p style="text-align: left;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;">&nbsp;</p>

]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lorologiaiomiope.com/luomo-coi-colibri-nelle-mutande/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Se l&#8217;orologiaio e&#8217; miope, gli scoiattoli non sono da meno</title>
		<link>http://www.lorologiaiomiope.com/se-lorologiaio-e-miope-gli-scoiattoli-non-sono-da-meno/</link>
		<comments>http://www.lorologiaiomiope.com/se-lorologiaio-e-miope-gli-scoiattoli-non-sono-da-meno/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 30 Sep 2011 00:02:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tupaia</dc:creator>
				<category><![CDATA[uncategorised]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lorologiaiomiope.com/?p=1861</guid>
		<description><![CDATA[Una prova evidente della fallacia del disegno intelligente e&#8217; che gli adattamenti degli animali sono sempre funzionali, ma non sono quasi mai ottimali. Sono come l&#8217;A112 su cui ho imparato a guidare, che non aveva quasi piu&#8217; un pezzo originale, sostituiti nel corso del tempo da varie parti di Renault 5, Fiat 126, Panda e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
<p>Una prova evidente della fallacia del disegno intelligente e&#8217; che gli adattamenti degli animali sono sempre funzionali, ma non sono quasi mai ottimali. Sono come l&#8217;A112 su cui ho imparato a guidare, che non aveva quasi piu&#8217; un pezzo originale, sostituiti nel corso del tempo da varie parti di Renault 5, Fiat 126, Panda e Maggiolini vari,  ma ciononostante tirava i cento all&#8217;ora in autostrada.</p>
<p>I mammiferi si sono evoluti a partire da animali notturni e di conseguenza l&#8217;antenato comune aveva gli occhi adattati per vedere al buio. L&#8217;antenato comune, a sua volta, discendeva da rettili mammalomorfi diurni ma oramai il danno era fatto, non si puo&#8217; tornare indietro nell&#8217;evoluzione e i mammiferi restano tra i vertebrati con la peggiore vista diurna, e in molti casi anche quella notturna non e&#8217; un granche&#8217;.</p>
<p>Ad esempio, in media i mammiferi hanno solo due tipi di fotorecettori per il colore (i coni), quello con un picco nel verde e quello con un picco nel blu. Uccelli e rettili, che tendenzialmente sono sempre rimasti diurni, ne hanno quattro in media (oltre al verde al blu c&#8217;e&#8217; il fotorecettore con picco nel rosso e quello con picco spostato nell&#8217;ultravioletto). Noi scimmie antropomorfe, tutte spiccatamente diurne,  siamo riuscite a reinventare il fotorecettore col picco nel rosso, per fortuna, rendendo la nostra percezione dei colori leggermente piu&#8217; vivida rispetto agli altri mammiferi.</p>
<p>Anche gli scoiattoli, come i primati, si sono dovuti adattare alla vita diurna, in entrambi i casi perche&#8217; per saltare da un ramo all&#8217;altro e&#8217; meglio avere quel tanto di luce da evitare di prendere craniate contro i rami, ma le soluzioni che hanno &#8220;inventato&#8221; per sistemare i &#8220;pezzi mancanti&#8221; sono state in molti casi differenti dalle nostre. Bisogna anche dire che gli Sciuromorpha (scoiattoli e ghiri) sono stati tra i roditori che per primi si sono separati dal loro progenitore comune e a fianco di caratteri ancora primitivi hanno anche caratteri peculiari che si sono evoluti indipendentemente da tutti.</p>
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2011/09/greysquirrel.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1869" title="greysquirrel" src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2011/09/greysquirrel-300x276.jpg" alt="" width="300" height="276" /></a></p>
<p>Gli occhi degli scoiattoli sono pittosto interessanti dal punto di vista degli adattamenti funzionali. Una delle specie meglio studiate e&#8217; lo scoiattolo grigio orientale americano (<em>Sciurus carolinensis</em>), che vive ora anche in Italia per via di scelte sconsiderate. Il motivo per cui e&#8217; molto studiato e&#8217; purtroppo l&#8217;abbondanza di cavie dovuta ai vari programmi di contenimento di questa specie nelle isole britanniche. Non molto tempo fa mi ha telefonato un ricercatore che voleva da me occhi di scoiattoli appena estirpati perche&#8217; la retina si degrada molto velocemente subito dopo la morte dell&#8217;animale. Mi ha fatto senso, e comunque non dispongo di occhi freschi di scoiattoli, per cui temo di essere stata un po&#8217; brusca al telefono.</p>
<p>In ogni caso, si tratta di occhi peculiari. Innanzi tutto, gli scoiattoli grigi non possono accomodare. Mi spiego meglio: negli occhi di noi umani c&#8217;e&#8217; un muscoletto che comprime o allarga la lente del cristallino a seconda che sia richiesto di vedere da vicino o da lontano, come muovere la ghiera dell&#8217;obiettivo di una macchina fotografica per mettere a fuoco. Negli scoiattoli questo muscolo e quasi atrofico per cui il cristallino rimane sempre della stessa forma e gli scoiattoli vedono a fuoco fisso, il che negli umani operati di cataratta di solito crea problemi a vedere da vicino. Un minimo di messa a fuoco, comunque, avviene dilatando o restringendo la pupilla e agli scoiattoli non e&#8217; richiesto di leggere righe piccole, per cui sono a posto. A pupilla ristretta, comunque, vedono circa cinque diottrie contro le 10/11 umane, il che significa che a distanza vedono in teoria meno bene di noi. Ad un animale arboricolo, tuttavia, non e&#8217; richiesto di vedere bene da lontano come occorre ad un animale bipede evolutosi nella savana, gli serve solo scorgere una noce sull&#8217;albero vicino. In breve gli scoiattoli sono un po&#8217; miopi e anche un po&#8217; presbiti ma se la cavano ottimamente.</p>
<p>D&#8217;altro canto, noi primati e gli scoiattoli condividiamo una caratteristica che ci adatta ad un&#8217;esistenza prettamente diurna. Il cristallino degli scoiattoli e&#8217; molto simile a quello dei giovani umani nel contenere una sostanza detta N-acetyl-3-OH-L-kynurenina che colora il cristallino di giallo. Questo filtro giallo assorbe la luce blu e ultravioletta e migliora la visione, eliminando le lunghezze d&#8217;onda brevi che da un lato producono aberrazioni cromatiche, e dall&#8217;altro causano lesioni alla retina. Probabilmente questi occhiali da sole ante-litteram erano gia&#8217; posseduti dal progenitore comune degli Euarchontoglires (il superordine che raggruppa insieme primati, roditori, <a href="http://www.lorologiaiomiope.com/la-misteriosa-tupaia-tupaia-belangeri/">tupaie</a> e <a href="http://www.lorologiaiomiope.com/nonno-colugo-cynocephalus-sp/">cinocefali</a>), il che fa supporre che l&#8217;avo fosse diurno e che i topi son tornati solo secondariamente ad essere notturni. Gli scoiattoli vivono pochi anni ma negli umani il pigmento giallo si accumula con l&#8217;eta&#8217; e cio&#8217;  limita l&#8217;acuitezza visiva con l&#8217;andare del tempo.</p>
<p>Gli scoiattoli sono tecnicamente daltonici: come il grosso dei mammiferi hanno solo i coni per il blu e per il verde e complessivamente hanno una retina (come anche noi, del resto) con un picco di assorbimento nel verde. Non e&#8217; un caso, considerando che foreste e savane sono verdi. Tutto quello che deve vedere uno scoiattolo sono gli alberi, le noci, i conspecifici e i predatori, e nel loro caso non fa molta differenza avere un&#8217;estensione nella gamma del rosso. Ecco come suppongo appaia un albero ad uno scoiatotlo (foto a destra), comparato con la nostra visione tricromatica (a sinistra)</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2011/09/protanopic.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-1867" title="protanopic" src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2011/09/protanopic-1024x378.jpg" alt="" width="452" height="167" /></a></p>
<p>C&#8217;e&#8217; un lieve spostamento della gamma, ma lo spettro di assorbimento del cono chiamato &#8220;verde&#8221; e di quello chiamato &#8220;rosso&#8221; sono simili e cio&#8217; che viene penalizzato e&#8217; per lo piu&#8217; un&#8217;acuitezza nella visione delle tonalita&#8217; di rosso a maggiore lunghezza d&#8217;onda. Non che vedere il rosso ad uno scoiattolo grigio serva molto: il suo fegato e&#8217; capace di detossificare i tannini delle ghiande e il sapore aspro non li disturba per cui possono mangiare la frutta acerba senza problemi, al contrario di noi umani che abbiamo bisogno di vedere il rosso per capire quand&#8217;e&#8217; che la frutta e matura. Si aggiunga anche che gli scoiattoli mangiano per lo piu&#8217; ghiande, mature o no che siano, quindi a loro il cono del rosso proprio non serve.</p>
<p>D&#8217;altro canto gli scoiattoli grigi hanno una retina formata in gran maggioranza da coni (il 60% di coni e il 40% di bastoncelli). I coni sono sensibili ai colori e i bastoncelli all&#8217;intensita&#8217; luminosa per cui gli animali notturni hanno quasi solo bastoncelli e a quelli diurni con un antenato notturno tocca riadattare le proporzioni in modo da avere piu&#8217; coni possibile. Noi umani abbiamo risolto il problema inventandoci la fovea, una fossetta in cui addensiamo i nostri pochi coni (circa il 5% di tutti i fotorecettori, abbiamo 120 milioni di bastoncelli e solo 6-7 milioni di coni) e su cui arriva la parte centrale dell&#8217;immagine. Nella nostra fovea, tra l&#8217;altro, abbiamo solo coni rossi e verdi quindi nella parte centrale dell&#8217;immagine siamo meno sensibili alle lunghezze d&#8217;onda brevi (blu). In pratica abbiamo una buona visione a colori al centro, e vieppiu&#8217; meno definita e colorata nella parte periferica dell&#8217;immagine. Si fa quel che si puo&#8217; con quel che si ha.</p>
<p>Gli scoiattoli invece non avranno il cono del rosso, ma hanno una quantita&#8217; mostruosa di coni sparsi per tutta la retina. I coni sono molto meglio dei bastoncelli nel creare un&#8217;immagine dettagliata: infatti ad ogni cono corrisponde una fibra nervosa che porta al cervello la luce captata da quel singolo recettore. I bastoncelli invece si ammucchiano in tanti sulla stessa terminazione nervosa quindi al cervello arriva, da quella fibra nervosa, un&#8217;immagine piu&#8217; grossolana captata da tanti recettori. La differenza e&#8217; quella che c&#8217;e&#8217; tra una foto scattata col telefonino avuto coi punti del detersivo e quella scattata con una Nikon D90 da 12.300.000 pixel. L&#8217;immagine che arriva al cervellino da 7 grammi dello scoiattolo e&#8217; mostruosamente dettagliata, molto piu&#8217; che quella che arriva al nostro cervello che fabbrica macchine fotografiche, almeno nella parte periferica dell&#8217;immagine (centralmente ce la caviamo benino anche noi, altrimenti avreste difficolta&#8217; nel leggere queste righe).</p>
<p>Che se ne fa lo scoiattolo di tutti questi coni? Compensa probabilmente i difetti di accomodamento, per cui il risultato finale e&#8217; che anche se otticamente non sono eccezionali, dal punto di vista della pellicola gli scoiattoli sono top-of-the-line e alla fine abbiamo bestie con una vista perfettamente funzionale e adattata alle loro necessita&#8217;. Non la migliore possibile, sicuramente, anche se l&#8217;essere in grado di captare la luce 7.5 volte meglio di noi e&#8217; un grande aiuto al buio, a scorno delle martore, ma se si parte da un&#8217;A112 difficilmente si avra&#8217; una Ferrari anche con tutte le modifiche possibili.</p>
<p>Referenze:</p>
<p>﻿ARDEN, G. B., &amp; SILVER, P. H. (1962). Visual thresholds and spectral sensitivities of the grey squirrel (Sciurus carolinensis leucotis). The Journal of physiology, 163, 540-57.</p>
<p>﻿Zigman, S., &amp; Paxhia, T. (1988). The nature and properties of squirrel lens yellow pigment. Experimental eye research, 47(6), 819-24.</p>
<p><span style="float: left; padding: 5px;"><a href="http://www.researchblogging.org"><img style="border: 0;" src="http://www.researchblogging.org/public/citation_icons/rb2_mid.png" alt="ResearchBlogging.org" /></a></span><br />
<span class="Z3988" title="ctx_ver=Z39.88-2004&amp;rft_val_fmt=info%3Aofi%2Ffmt%3Akev%3Amtx%3Ajournal&amp;rft.jtitle=The+Journal+of+physiology&amp;rft_id=info%3Apmid%2F8271206&amp;rfr_id=info%3Asid%2Fresearchblogging.org&amp;rft.atitle=Experimental+myopia+in+a+diurnal+mammal+%28Sciurus+carolinensis%29+with+no+accommodative+ability.&amp;rft.issn=0022-3751&amp;rft.date=1993&amp;rft.volume=469&amp;rft.issue=&amp;rft.spage=427&amp;rft.epage=41&amp;rft.artnum=&amp;rft.au=McBrien+NA&amp;rft.au=Moghaddam+HO&amp;rft.au=New+R&amp;rft.au=Williams+LR&amp;rfe_dat=bpr3.included=1;bpr3.tags=Biology%2CMedicine%2CNeuroscience%2CEye%2C+Myopia%2C+Squirrels">McBrien NA, Moghaddam HO, New R, &amp; Williams LR (1993). Experimental myopia in a diurnal mammal (Sciurus carolinensis) with no accommodative ability. <span style="font-style: italic;">The Journal of physiology, 469</span>, 427-41 PMID: <a rev="review" href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/8271206">8271206</a></span></p>

]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lorologiaiomiope.com/se-lorologiaio-e-miope-gli-scoiattoli-non-sono-da-meno/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il ritorno del Carnevale &#8211; V Edizione</title>
		<link>http://www.lorologiaiomiope.com/il-ritorno-del-carnevale-v-edizione/</link>
		<comments>http://www.lorologiaiomiope.com/il-ritorno-del-carnevale-v-edizione/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 12 Sep 2011 19:17:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tupaia</dc:creator>
				<category><![CDATA[annunci]]></category>
		<category><![CDATA[Carnevale della Biodiversita']]></category>
		<category><![CDATA[uncategorised]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lorologiaiomiope.com/?p=1837</guid>
		<description><![CDATA[Dopo la pausa estiva rieccoci qui a riproporvi la nostra iniziativa, il Carnevale della Biodiversita’, in cui i principali bio-blogger italiani si cimentano su uno specifico tema, che sviluppano sulla base delle loro inclinazioni e competenze. Sinora i risultati sono stati superiori a tutte le aspettative, del che  siamo molto soddisfatti, e speriamo di poter [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2011/09/02LOGO.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-1844" title="02LOGO" src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2011/09/02LOGO.png" alt="" width="161" height="169" /></a></p>
<p>Dopo la pausa estiva rieccoci qui a riproporvi la nostra iniziativa, il Carnevale della Biodiversita’, in cui i principali bio-blogger italiani si cimentano su uno specifico tema, che sviluppano sulla base delle loro inclinazioni e competenze. Sinora i risultati sono stati superiori a tutte le aspettative, del che  siamo molto soddisfatti, e speriamo di poter continuare a stimolare la curiosita’ e gli interessi di chi partecipa sia leggendo che scrivendo.</p>
<p>Ecco I link alle passate edizioni:</p>
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/il-carnevale-della-biodiversita-infinite-forme-bellissime/">I &#8211; Infinite forme bellissime</a></p>
<p><a href="http://leucophaea.blogspot.com/2011/02/carnevale-della-biodiversita-ii-puntata.html">II -Biodiversita&#8217; e adattamenti</a></p>
<p><a href="http://mahengechromis.blogspot.com/2011/04/carnevale-della-biodiversita-iii.html">III &#8211; Le dimensioni contano</a></p>
<p><a href="http://meristemi.wordpress.com/2011/06/22/alieni-tra-noi-al-carnevale-della-biodiversita-quarta-edizione/">IV &#8211; Alieni tra noi</a></p>
<p>Torniamo ora alla carica proponendovi un tema che sara&#8217; ancora una volta una sfida e una provocazione:</p>
<p>AI CONFINI DELLA REALTA&#8217;: NICCHIE ESTREME</p>
<p>Il blog ospite questa volta sara&#8217; <a href="http://theropoda.blogspot.com/">Theropoda</a>, e la data di pubblicazione di questo carnevale sara&#8217; una difficile da dimenticare, il</p>
<p><strong>12 Ottobre 2011</strong> , data in cui tutti i post verranno pubblicati simultaneamente dai blogger</p>
<p>Perche&#8217; e&#8217; una data difficile da dimenticare? Perche&#8217; e&#8217; la data della scoperta dell&#8217;America, e vorremmo che questo Carnevale ci parli di scoperte grandi e piccole nel campo della biodiversita&#8217;.</p>
<p><strong>FAQ:</strong></p>
<p><strong>D.</strong> Ho un blog in cui parlo di biologia e vorrei partecipare, come faccio?</p>
<p><strong>R.</strong> Semplice, manda una email di adesione <a href="Mahengechromis@tiscali.it">a questo indirizzo</a> e il comitato direttivo valutera&#8217; la candidatura (per mantenere alti gli standard siamo costretti a fare una minima selezione, della qual cosa ci sentiamo comunque molto in colpa). Chi ha gia&#8217; partecipato   verra&#8217;  invece contattato in privato dal Comitato.</p>
<p><strong>D.</strong> Non ho mai partecipato alle precedenti edizioni, posso partecipare a questa?</p>
<p><strong>R.</strong> Certamente, tutti i bio-blogger sono benvenuti</p>
<p><strong>D.</strong> A chi mando il mio post dopo che l&#8217;ho scritto?</p>
<p><strong>R.</strong> I contributi al Carnevale vanno inviati ad Andrea Cau, l&#8217;autore di Theropoda, <a href="cauand@gmail.com">a questo indirizzo</a></p>
<p><strong>D. </strong>Entro quando posso mandare la mia candidatura per partecipare?</p>
<p><strong>R.</strong> Possibilmente entro il <strong>2 Ottobre</strong></p>
<p><strong>D.</strong> Entro quando posso mandare il mio post a Theropoda per l&#8217;inclusione nella rassegna del Carnevale?</p>
<p><strong>R.</strong> Entro e non oltre il <span style="text-decoration: underline;"><em><strong>10 Ottobre</strong></em></span>, per dare tempo ad Andrea di leggere il post e recensirlo nella rassegna. Ritardi nell&#8217;invio del post potrebbero portare all&#8217;esclusione dal Carnevale</p>
<p><strong>D. </strong>Ho una domanda sul Carnevale e vorrei discuterne in privato, con chi posso parlarne?</p>
<p><strong>R.</strong> Puoi rivolgerti ad uno qualsiasi (o a tutti e tre in CC) del comitato direttivo, <a href="Mahengechromis@tiscali.it">Livio Leoni</a>, <a href="marco.pferrari@gmail.com">Marco Ferrari</a> o <a href="tupaia.b@gmail.com">Lisa Signorile</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Vi aspettiamo!</p>

]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lorologiaiomiope.com/il-ritorno-del-carnevale-v-edizione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>9</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La placenta e&#8217; una malattia dei marsupiali</title>
		<link>http://www.lorologiaiomiope.com/la-placenta-e-una-malattia-dei-marsupiali/</link>
		<comments>http://www.lorologiaiomiope.com/la-placenta-e-una-malattia-dei-marsupiali/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 09 Sep 2011 00:16:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tupaia</dc:creator>
				<category><![CDATA[anatomia]]></category>
		<category><![CDATA[Estinti!]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[Insettivori]]></category>
		<category><![CDATA[mammiferi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lorologiaiomiope.com/?p=1805</guid>
		<description><![CDATA[I mammiferi, lo dice la parola stessa, sono quegli animali dotate di mammelle e che allattano i propri piccoli. Come i suddetti piccoli vengano dati alla luce, per questa definizione, e&#8217; irrilevante e i tre gruppi di mammiferi, Monotremi, Marsupiali e Placentati, adottano tre strategie completamente diverseper nutrire l&#8217;embrione: uova, sacca e placenta. Nonostante questa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
<p>I mammiferi, lo dice la parola stessa, sono quegli animali dotate di mammelle e che allattano i propri piccoli. Come i suddetti piccoli vengano dati alla luce, per questa definizione, e&#8217; irrilevante e i tre gruppi di mammiferi, Monotremi, Marsupiali e Placentati, adottano tre strategie completamente diverseper nutrire l&#8217;embrione: uova, sacca e placenta. Nonostante questa diversita&#8217; i tre ordini esistenti piu&#8217; alcuni estinti tipo i Triconodonta discendono da un unico antenato comune, un rettile di quelli chiamati mammalomorfi, rettili a forma di mammifero, che circa 250 milioni di anni fa sviluppo&#8217; la capacita&#8217; di nutrire i suoi piccoli con secrezioni ghiandolari. Come si e&#8217; arrivati pero&#8217; ad un sistema in cui gli embrioni vengono direttamente nutriti tramite il corpo della madre senza bisogno di gadgets tipo uova e marsupi? In altre parole, come ci siamo evoluti a partire dai marsupiali (non discendiamo dai canguri, sia chiaro!)? Semplice: basta un virus ed il gioco e&#8217; fatto. Prima di discutere di questa bizzarria cerchiamo  di capire esattamente come ci siamo evoluti a partire dai rettili.</p>
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2011/09/babyplatypus.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1823" title="babyplatypus" src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2011/09/babyplatypus-300x234.jpg" alt="" width="300" height="234" /></a></p>
<p>Una baby-echidna appena uscita dall&#8217;uovo. <a href="http://fuckyeahplatypi.tumblr.com/post/184622570/baby-3">Foto</a></p>
<p>Tra le caratteristiche che accomunano tutti i mammiferi, incluso lo sfigatissimo ornitorinco che depone le uova, e&#8217; di essere capaci di regolare la temperatura corporea dall&#8217;interno senza dipendere da fattori climatici (i Monotremi, l&#8217;ornitorinco e l&#8217;echidna, hanno una temperatura un po&#8217; piu&#8217; bassa, 32 gradi in media, contro i 35 dei Marsupiali e i 37-38 dei Placentati). Hanno inoltre un tasso metabolico uniformemente elevato per cacciare meglio, tre ossicini (staffa, incudine e martello) nell&#8217;orecchio medio per sentire meglio, la mandibola fatta di un unico pezzo e il palato osseo per masticare meglio. Hanno inoltre il pelo per scaldarsi meglio, come lo avevano anche molti rettili mammalomorfi incluso l&#8217;antenato comune: i fossili &#8220;pelosi&#8221; piu&#8217; antichi  sono  <em>Juramaia sinensis</em> e <em>Castorocauda</em>, entrambi vissuti a meta&#8217; del Giurassico di cui pero&#8217; la prima e&#8217; nel lignaggio dei veri mammiferi, il secondo invece si e&#8217; ramificato prima dell&#8217;antenato comune tra Monotremi, Marsupiali e Placentati e quindi non e&#8217; considerato un mammifero a tutti gli effetti pur essendo peloso. I geni per la cheratina, d&#8217;altronde, risalgono a circa 300 milioni di anni fa e sono in comune tra tutti i vertebrati terrestri. Solo i Therapsidi pero&#8217; hanno usato la cheratina per costruire il pelo e le vibrisse. I mammiferi, inoltre. sono caratterizzati dall&#8217;avere un cervello grande rispetto agli altri vertebrati, che inizialmente si e&#8217; sviluppato per affinare l&#8217;olfatto del progenitore comune, notturno. Hanno inoltre sviluppato la neocorteccia in cui vi sono complicate mappe senso-motorie e il corpo calloso, quella struttura in cui le fibre dei due emisferi si incrociano per scambiare informazioni (e che e&#8217; responsabile dei deja-vu quando il sincrono nello scambio fallisce). Queste funzioni negli altri vertebrati non e&#8217; che manchino, e&#8217; solo che sono compiute in altre zone del cervello.</p>
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2011/09/mammaltree1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1816" title="mammaltree" src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2011/09/mammaltree1.jpg" alt="" width="381" height="576" /></a></p>
<p>Albero filogenetico dei mammiferi, modificato da Luo et al. (2011). Ho evidenziato Eomaia in Verde, Sinodelphis in rosa e Juramaia in giallo per sottolinearne le posizioni.</p>
<p>La linea che porto&#8217; ai Monotremi si separo&#8217; dalla linea dell&#8217;antenato comune dei mammiferi circa 220 milioni di anni fa. Se vi siete chiesti, come mi sono chiesta io, come sarebbe una frittata di uovo di ornitorinco sappiate che le uova sono tenute nel corpo della madre per un  certo tempo prima di essere deposte, quindi quando arrivano in pentola c&#8217;e&#8217; gia&#8217; dentro un embrione parzialmente sviluppato, il che significa che la frittata, ahime&#8217;, non si puo&#8217; fare. Dopotutto, sono mammiferi.</p>
<p>Dopo la fuoriuscita dei Monotremi rimasero in concorso solo i Theria, ovvero i marsupiali e i placentati o, come li chiamano i tassonomi, i Metatheria e gli Eutheria, che si separarono in qualche momento non ben chiaro nel Mesozoico. Bisogna specificare ancora una volta che la distinzione tra i due gruppi non e&#8217; nel modo in cui &#8220;fabbricano&#8221; i bambini, quanto piuttosto in caratteristiche anatomiche e molecolari. Le caratteristiche anatomiche consistono perlopiu&#8217; in differenze nelle articolazioni della spalla e delle caviglie, nella dentatura, nella muscolatura delle mandibole molto piu&#8217; forte nei marsupiali e nel metabolismo piu&#8217; lento di questi. C&#8217;e&#8217; stato un momento, nel Cretacico, in cui gli Eutheria erano anatomicamente gia&#8217; differenziati ma partorivano i piccoli molto immaturi, come i marsupiali, perche&#8217; la placenta si stava evolvendo, e questo ci porta al nocciolo di tutto il discorso: <strong>chi, come, quando e perche&#8217; ha &#8220;inventato&#8221; la placenta?</strong> Chi e&#8217; il nostro progenitore o meglio, la nostra progenitrice, che per prima ha rivoluzionato il sistema di generare figli?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2011/09/Eomaia_reconstruction.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1818" title="Eomaia_reconstruction" src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2011/09/Eomaia_reconstruction.jpg" alt="" width="330" height="380" /></a></p>
<p>Una decina circa di anni fa ci fu in Cina una scoperta rivoluzionaria che consisteva nel fossile meravigliosamente ben conservato di <em>Eomaia scansoria (</em>alba-madre che si arrampica<em>), </em>un piccolo mammifero (una dozzina di cm e 25 g di peso, piu&#8217; o meno le dimensioni di un topolino) dall&#8217;aspetto simile a quello di uno scoiattolo o di una moderna <a href="http://www.lorologiaiomiope.com/la-misteriosa-tupaia-tupaia-belangeri/">tupaia</a>. Il fossile, risalente a 125 milioni di anni fa, e&#8217; cosi&#8217; ben conservato che e&#8217; rimasta l&#8217;orma degli organi interni e l&#8217;alone del pelo. Quello che rende Eomaia cosi&#8217; speciale e&#8217; di avere, anatomicamente parlando, caratteristiche delle ossa e delle articolazioni delle caviglie intermedie tra quelle dei marsupiali e quelle dei placentati, pur essendo decisamente piu&#8217; vicina agli Eutheria che ai Methateria, il che ci permette di dare una data (<span style="text-decoration: underline;">almeno</span> 125 milioni di anni) alla separazione tra i due gruppi. Come si riproduceva Eomaia? La pelvi e le ossa del bacino sono strette, il che indicherebbe che l&#8217;animale dava alla luce piccoli molto immaturi come accade oggi nei marsupiali, non c&#8217;era spazio per partorire cuccioli grandi. In aggiunta l&#8217;osso epipubico e&#8217; presente. Si tratta di due ossa presenti oggi nei monotremi e nei marsupiali che si proiettano in avanti a partire dalle ossa pelviche e aiuterebbero nella locomozione ma nei placentati non ci sono piu&#8217; perche&#8217; ostacolerebbero l&#8217;ingrandimento dell&#8217;utero durante la gravidanza. La presenza in Eomaia indica che non le veniva il &#8220;pancione&#8221; quando era incinta. E&#8217; quindi possibile che dopo un certo tempo, placenta o non placenta, i piccoli nascessero e rimanessero a stretto contatto col corpo della madre, ad esempio appesi sotto la pancia, attaccati ai capezzoli, o in un proto-marsupio. L&#8217;Eomaia occupava la nicchia ecologica di un ghiro e si spostava sui rami tra gli arbusti, anche se era piu&#8217; generalista di un ghiro per il cibo. La dentizione e&#8217; ibrida ma piu&#8217; vicina agli Eutheria quindi in pratica anche se non partoriva cuccioli grandi possiamo considerare l&#8217;Eomaia la nostra bis-bis-bis-nonna, o almeno la nostra pro-pro-pro zia.</p>
<p>Bisogna anche sottolineare che contemporaneamente all&#8217;Eomaia e sempre in Cina viveva anche il piu&#8217; antico marsupiale di cui si abbia traccia, <em>Sinodelphis szalayi</em>, trovato nella stessa cava dell&#8217;Eomaia ma con caratteristiche indubbiamente da marsupiale. 125 milioni di anni fa esistevano quindi fianco a fianco, nella stessa foresta, proto-marsupiali e proto-placentati, entrambi arboricoli ma con i due lignaggi che si stavano differenziando sempre di piu&#8217;.</p>
<p><a href="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2011/09/juramaia_sinensis_fossil_and_sketch-11.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1813" title="juramaia_sinensis_fossil_and_sketch (1)" src="http://www.lorologiaiomiope.com/wp-content/2011/09/juramaia_sinensis_fossil_and_sketch-11-300x231.jpg" alt="" width="300" height="231" /></a><em> </em></p>
<p><em>Juramaia sinensis</em>. Disegno da Luo et al. (2011)</p>
<p>Lo stesso team di scienziati cinesi che nel 2000 ha scoperto l&#8217;Eomaia e nel 2003 il Sinodelphis ha quest&#8217;anno (2011) scoperto un&#8217;altra bestia proveniente da una cava nella stessa provincia cinese (Liaoning) dell&#8217;Eomaia. L&#8217;animale e&#8217; stato chiamato <em>Juramaia sinensis</em> (madre giurassica cinese) e risale a 160 milioni di anni fa, al Giurassico, come dice il nome. Juramaia somigliava ad un toporagno e si arrampicava anche lei. In comune con Eomaia ha soprattutto di avere caratteristiche ibride tra Metatheria ed Eutheria. Manca sfortunatamente il bacino del fossile ma ho forti sospetti che non sarebbe stato dissimile da quello di Eomaia, stretto e con l&#8217;osso epipubico.</p>
<p>Siamo dunque al punto in cui ci sono tutti questi mammiferi Giurassici arrampicatori, con una probabile grande biodiversita&#8217;, che servivano da cibo ai dinosauri (protouccelli?) cinesi e che avevano caratteristiche intermedie tra marsupiali e placentati, quindi adesso che sappiamo chi ha inventato la placenta (uno tra i tanti cugini dell&#8217;Eomaia o della Juramaia) e quando (nel Giurassico) resta da scoprire il come e il perche&#8217;.</p>
<p>Sul perche&#8217; dobbiamo dare un&#8217;occhiata alla fisiologia dei mammiferi e soprattutto porci una domanda: perche&#8217; il cangurino viene espulso dall&#8217;utero materno dopo solo un mese di gestazione? Chi glielo fa fare? Non potrebbe rimanere nell&#8217;utero al sicuro, al caldo e ben nutrito? Il problema e&#8217; che no, non puo&#8217; per due ottime ragioni:</p>
<p>1) La madre sviluppa anticorpi nei confronti dell&#8217;embrione, che ha meta&#8217; dei geni (e quindi delle proteine prodotte) paterni e diversi da quelli della madre, quindi si genera una reazione immunitaria che porta all&#8217;espulsione del &#8220;corpo estraneo&#8221;. Nei placentati questo non avviene perche&#8217; la placenta fa da barriera nei confronti degli anticorpi materni.</p>
<p>2) i marsupiali hanno una placenta detta coriovitellina, meno vascolarizzata e non sprofondata nei tessuti dell&#8217;utero materno. Una piccola quantita&#8217; di nutrimento (latte uterino) diffonde dalla madre all&#8217;embrione ma il grosso del nutrimento deriva dal sacco vitellino dell&#8217;embrione stesso. Finito questo conviene uscire a cercare del latte.</p>
<p>Il problema quindi e&#8217; nella struttura della placenta e il salto tra i marsupiali e noi avvenne quando si passo&#8217; da una placenta di tipo coriovitellina ad una di tipo corioallantoidea come quella dei moderni placentati, che blocca gli anticorpi e nutre l&#8217;embrione perche&#8217; e&#8217; sprofondata nell&#8217;utero e ricca di vasi sanguigni che portano nutrimento dalla madre al feto. Facile a dirsi, ma evidentemente non a farsi dal momento che si e&#8217; evoluta solo due volte indipendentemente tra i vertebrati, in noi e nei <a href="http://www.lorologiaiomiope.com/azzurro-come-un-bilby-macrotis-lagotis/">bandicoot</a> (Peramelidae), dei piccoli marsupiali australiani, nel corso degli ultimi 300 milioni di anni.</p>
<p>E ora arriviamo alla parte stupefacente di questo post: <strong>la placenta era una malattia dei marsupiali!</strong></p>
<p>In qualche momento nel Giurassico o nel Cretacico un retrovirus muto&#8217; e infetto&#8217; una Juramaia o chi per lei. I retrovirus sono virus come quelli dell&#8217;AIDS, capaci di fondersi col DNA dell&#8217;ospite e di rimanere quiescenti per molto tempo o di cominciare a replicarsi quando decidono che e&#8217; il momento. Il virus era forse presente nell&#8217;ovulo o infetto&#8217; direttamente un embrione. Fattosta&#8217; che la replicazione virale modifico&#8217; il trofoblasto, lo strato esterno dell&#8217;embrione di 4 giorni (detto blastocisti), rendendolo capace creare cellule che crescono all&#8217;impazzata e si infiltrano aggressivamente nella mucosa uterina e di creare chilometri di nuovi vasi sanguigni. Lo strato esterno del trofoblasto va incontro a degenerazioni e le cellule sono tutte fuse tra loro formando un unico cellulone multinucleato e ricco di spazi vuoti. Tutte caratteristiche che si riscontrano anche in alcune cellule tumorali. L&#8217;utero della madre di solito reagisce producendo sostanze che bloccano l&#8217;invasione e l&#8217;espansione si ferma ad un punto di equilibrio. Ma a quel punto i vasi sanguigni dell&#8217;embrione sono fusi con quelli dell&#8217;utero materno, che puo&#8217; quindi passare nutrimento al piccolo per tutto il periodo della gravidanza, e la placenta continuera&#8217; a svilupparsi man mano che il feto cresce.</p>
<p>Il retrovirus e&#8217; ancora li bello piazzato nel nostro DNA e in quello di tutti gli altri mammiferi placentati, sebbene spezzettatotra i cromosomi, e di solito sta li buono Si attiva pero&#8217; proprio durante le prime fasi di vita dell&#8217;embrione e solo nelle cellule che formeranno la placenta, solo che ovviamente si e&#8217; coevoluto insieme a noi ed ora non e&#8217; piu&#8217; capace di formare una particella virale e far danno. Un gene del virus ad esempio era responsabile della produzione dello strato esterno di proteine che rivestono il virus, ed e&#8217; anche oggigiorno responsabile della fusione delle cellule del trofoblasto nella placenta degli esseri umani e la sequenza del gene e&#8217; conservata in tutti i primati.</p>
<p>Bisogna dire che questo particolare retrovirus (che si chiama HERV-W) e&#8217; in buona compagnia, perche&#8217; l&#8217;incredibile cifra dell&#8217;8% del DNA umano e&#8217; fatto di retrovirus che un bel giorno si sono integrati e trasposoni (DNA che si fa i fatti suoi e non appartiene al proprietario dei cromosomi, probabilmente rimanenze di virus), ma questo virus ha avuto un significato evolutivo enorme per noi perche&#8217; lo sviluppo del nostro cervello e&#8217; possibile solo con un apporto nutritivo grande come quello che si ha per via transplacentale. Certo, il sapere che noi siamo virus per l&#8217;8% non e&#8217; esattamente un pensiero edificante e soprattutto fa venire facilmente crisi di identita&#8217;, ma rimane sicuramente un&#8217;idea molto affascinante. Non e&#8217; impossibile che tra x generazioni l&#8217;HIV si integri nel nostro genoma, come pare abbiano gia&#8217; fatto altri virus della stessa famiglia dell&#8217;HIV, e la smetta di darci fastidio ma l&#8217;ardua sentenza spetta ai posteri, sia i nostri che quelli del virus. Io mi chiedo pero&#8217; l&#8217;Eomaia che sintomi aveva quando veniva infettata dal virus, sospetto che la specie (o le specie) abbiano subito una bella decimazione prima che il virus mutasse ancora integrandosi nel genoma e formasse una placenta funzionale perche&#8217; immagino che provocasse qualche tipo di teratoma.</p>
<p>Un virus di un minuscolo e insignificante protomammifero da 15 grammi di 150 milioni di anni fa ha permesso che oggi fossimo qui. Le vie dell&#8217;evoluzione sono veramente infinite e bellissime!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alcune Referenze consultate</p>
<p>Blond J-L, Lavillette D, Cheynet V, Bouton O, Oriol G, Chapel-Fernandes S, Mandrand B, Mallet F, Cosset FL<span style="font-style: italic;">. An envelope glycoprotein of the human endogenous retrovirus HERV-W is expressed in the human placenta and fuses cells expressing the type D mammalian retrovirus receptor. <abbr>J. Virol.</abbr>2000;74:3321-3329</span></p>
<p><span style="font-style: italic;"> </span>Blaise S, de Parseval N, Benit L, Heidmann T<span style="font-style: italic;">. Genomewide screening for fusogenic human endogenous retrovirus envelopes identifies syncytin 2, a gene conserved on primate evolution. <abbr>Proc. Natl Acad. Sci. USA</abbr>2003;100:13013-13018</span></p>
<p><span style="font-style: italic;">Ji, Q. et al. The earliest known eutherian mammal. Nature 416, 816–822 (2002).<br />
</span></p>
<p><span style="float: left; padding: 5px;"><a href="http://www.researchblogging.org"><img style="border: 0;" src="http://www.researchblogging.org/public/citation_icons/rb2_large_gray.png" alt="ResearchBlogging.org" /></a></span><br />
<span class="Z3988" title="ctx_ver=Z39.88-2004&amp;rft_val_fmt=info%3Aofi%2Ffmt%3Akev%3Amtx%3Ajournal&amp;rft.jtitle=Nature&amp;rft_id=info%3Apmid%2F21866158&amp;rfr_id=info%3Asid%2Fresearchblogging.org&amp;rft.atitle=A+Jurassic+eutherian+mammal+and+divergence+of+marsupials+and+placentals.&amp;rft.issn=0028-0836&amp;rft.date=2011&amp;rft.volume=476&amp;rft.issue=7361&amp;rft.spage=442&amp;rft.epage=5&amp;rft.artnum=&amp;rft.au=Luo+ZX&amp;rft.au=Yuan+CX&amp;rft.au=Meng+QJ&amp;rft.au=Ji+Q&amp;rfe_dat=bpr3.included=1;bpr3.tags=Biology%2CEvolutionary+Biology">Luo ZX, Yuan CX, Meng QJ, &amp; Ji Q (2011). A Jurassic eutherian mammal and divergence of marsupials and placentals. <span style="font-style: italic;">Nature, 476</span> (7361), 442-5 PMID: <a rev="review" href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21866158">21866158</a></span></p>

]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lorologiaiomiope.com/la-placenta-e-una-malattia-dei-marsupiali/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>23</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

