Facciamo le pulci al blog (Ctenocephalides felis, Pulex irritans & Co.)

Se vi ha disturbato il post sulle cimici dei materassi o quello sugli acari della polvere poiche’ vi siete sentiti in qualche modo chiamati in causa, vi consiglio di tener duro e andare avanti nella lettura poiche’ci sono altre creature in potenziale agguato sotto le vostre coperte e a volte sono informazioni che e’ meglio conoscere: mi riferisco, in questo caso, alle pulci.

Esistono nel mondo oltre 2000 specie di pulci, quasi tutte parassiti di mammiferi (94%) e il rimanente parassiti di uccelli. Pare si siano evolute in pieno Giurassico, 150 milioni di anni fa, da antenati alati che hanno trovato una nicchia nel sangue degli allora emergenti insettivori e marsupiali. La struttura corporea e’ piuttosto costante in questo gruppo di insetti, i Siphonaptera: hanno perso completamente le ali, hanno il corpo lateralmente compresso (sono piatte, ma nel senso verticale, non come le piattole), hanno le zampe posteriori robuste ed atte al salto e dei “pettini” posti in varie parti del corpo con cui si aggrappano al pelo dell’ospite. Hanno anche la fastidiosa abitudine di essere poco specie-specifiche, cioe’ saltano indifferentemente su molte specie di animali.

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Pulex irritans. Foto: ento.csiro.au

Noi esseri umani, ad esempio, avremmo come pulce specifica la Pulex irritans, che pero’ e’ anche la pulce dei maiale e la si puo’ trovare anche su altre scimmie, cani, gatti, cani delle praterie, ricci, ratti etc. Pare pero’ che si sia evoluta in Sud America per infestare i porcellini d’India e i Peccari ma oramai, infestando di preferenza animali con peli radi e sparsi come noi, hanno perso quasi completamente il “pettine” che le tiene ancorate al pelo dell’ospite. La pulce del gatto (Ctenocephalides felis), poi, la si ritrova anche sui cani, anzi oramai e’ la specie di pulce predominante sui nostri animali da compagnia, cani, gatti, conigli o criceti che siano, e forse col tempo fara’ estinguere la pulce del cane (Ctenocephalides canis). Il punto e’ che mentre la pulce del gatto vive benissimo sui cani, non sembra essere vero il contrario, per cui in numerosi studi svolti in tutto il mondo (Nord America, Inghilterra, Argentina, Egitto, Germania etc) la pulce del gatto e’ sempre la specie dominante tranne che in poche, misteriose roccaforti come l’Austria o l’Irlanda. Diciamo che se la pulce del cane si estingue nessuno ne sentira’ la mancanza, a cominciare dai cani. Ovviamente piu’ specie di pulci possono coesistere su un animale (umani inclusi) particolarmente infestato.

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Ctenocephalides felis. Foto: ento.okstate.edu

Ci sarebbero poi le pulci degli uccelli come Echidnophaga gallinacea che non si fanno troppi problemi ad infestare, anche loro, i gatti e i piccoli animali da compagnia, e in alcune zone sono anche piu’ frequenti della moribonda pulce del cane. La E. gallinacea e’ particolarmente schifosa perche’ affonda la testa nella pelle dell’ospite e vi rimane attaccata, tipo zecca, e se la si stacca si rischiano infezioni perche’ la testa rimane dentro. La Pulex irritans, la nostra pulce specifica, anche lei e’ oramai a rischio poiche’ l’avanzare delle norme igieniche ne ha ristretto la frequenza solo nelle zone agricole dove vi siano maiali, ed e’ sempre piu’ rara nel mondo occidentale.

In teoria. Chi scrive questo blog e’ in realta’ reduce da un’infestazione domestica di Pulex irritans portata da gatti campagnoli e avrebbe tanto voluto che la specie fosse gia’ del tutto estinta poiche’ e’ molto, molto, molto piu’ fastidiosa della pulce del gatto, con cui anche in passato ha gioito dell’esperienza di condividere la casa ed il letto.

Descrivero’ le differenze tra le pulci umane e quelle feline piu’ sotto, vorrei pero’ soffermarmi sul punto nodale di questo post: io mi prendo le infestazioni da pulci perche’ per lavoro o per passione  sono comunque sempre a contatto con gli animali, piu’ o meno selvatici. Chi non ha animali a casa pero’ non creda di essere al sicuro dalle pulci, tutt’altro, e questo mi porta a dover descrivere il ciclo vitale di queste simpatiche bestioline.

La maggior parte delle pulci in realta’ non passa molto tempo sul loro ospite. Su un gatto infestato, ad esempio, non c’e’ che qualche decina di adulti, che salgono e scendono dal luogo di soggiorno preferito, la cuccia. Se i cani, piu’ ubbidienti, tendono a dormire sulle cucce loro assegnate, questo non e’ vero per Micio, che proprio non afferra l’idea di non dormire dove gli pare, preferibilmente su letti e divani, con questo contribuendo a spargere le deliziose bestioline che si porta in groppa. Le pulci del resto non sono molto esigenti in termini di cucce e anche una fessura nel pavimento per loro va benissimo per soggiornare, quindi anche il piu’ spartano dei cani avra’ la sua bella scorta di pulci che lo aspettano ansiosamente al suo ritorno a casa. Le pecore ad esempio si infestano facilmente con Ctenocephalides canis, perche’ di solito dormono col cane da pastore. Questo ci porta ad una considerazione evoluzionistica: le pulci sono parassiti obbligati di bestie almeno semistanziali, poiche’ hanno necessita’ che l’ospite o un suo simile torni a dormire sullo stesso giaciglio. Quando eravamo cacciatori nomadi dovevamo avere pochi problemi di pulci; l’agricoltura deve aver portato ad un’incredibile esplosione demografica non solo delle Pulex irritans, ma anche delle pulci legate agli animali che via via venivano domesticati come i lupi, i gatti selvatici, i cinghiali e i gallinacei, al punto che per un lungo periodo della nostra storia le pulci erano socialmente accettate piu’ o meno come lo sono ora gli acari della polvere, un male inevitabile. Re e regine non erano meno infestati dei plebei, soprattutto quando indossavano i parrucconi e pensavano che lavarsi fosse un optional. Pare che la strada per arrivare in Europa dal Sud America sia stata percorsa seguendo a ritroso l’espansione dei Clovis, i primi nativi Americani, attraverso lo stretto di Bering. I Vichinghi in Irlanda erano infestati, ad esempio, ma sembra che non sia perche’ erano stati in America ma perche’ provenivano in origine dalle grandi pianure dell’Est.

Il Kamasutra delle pulci. Per potersi riprodurre sia il maschio che la femmina di pulce devono avere avuto un pasto di sangue nelle ultime 24 ore, ma la copula in se’ puo’ avvenire sia sull’ospite che nell’ambiente. Il maschio e la femmina si avvicinano saltellando (ma la femmina puo’ anche rimanere indisturbata a succhiare il suo pasto di sangue). Quando sono vicini il maschio, che pare abbia i genitali piu’ complessi di tutto il regno animale (una roba a matrioska tipo la bocca di Alien, mi par di capire), tocca delicatamente la femmina con i palpi massillari e subito gli si rizzano… le antenne (che avevate pensato?). Il maschio quindi le gira intorno sistemandosi da dietro, abbassa la testa e si infila sotto il corpo di lei tenendola ferma con le antenne munite di ventose. Ripiega quindi verso l’alto l’addome agganciando la femmina con delle strutture dette “claspers” (ganci) e finalmente estrude il complicatissimo pene per iniziare la fecondazione, che e’ interna come in tutti gli insetti. Pare che le pulci siano bestiole parecchio assatanate: la durata media della prima copula nella pulce del gatto e’ di 63.1 min, e copule che si aggirano intorno alla mezz’ora risultano non fertili (se fosse vero anche nella specie umana, gli ejaculatori precoci sarebbero subito eliminati dal pool genetico!). Un maschio comunque, in condizioni artificiali di laboratorio, puo’ arrivare a sei eventi riproduttivi all’ora con cinque femmine a disposizione, ed una femmina con cinque maschi a disposizione si accoppia 4 volte all’ora. I conti non tornano se il rapporto e’ 1:1, direte voi? Pare che i tentativi di accoppiamento maschio-maschio non siano nulli nelle pulci, se in presenza di odore di femmine.

Con una vita sessuale cosi’ interessante chiaramente il numero delle uova deposte puo’ essere molto alto, ma dipende fondamentalmente dalla specie, dal clima e dalla disponibilita’ di sangue. La pulce dell’uomo, ad esempio, depone 4-8 uova dopo ogni pasto, quella del gatto, piu’ prolifica, arriva a 25 uova al giorno, per un mese filato. Le uova sono moderatamente appiccicose e dopo essere state deposte normalmente cadono giu’ dal pelo dell’animale e completano lo sviluppo nella tana. Di media sono perlacee e sferiche e impiegano pochi giorni (5-10 in media) a schiudersi. Da queste larve emergono dei bruchi bianchi con la testa marrone tipo minuscoli bigattini (sono lunghi massimo mezzo cm). I bruchi delle pulci che infestano i nostri pet alle nostre latitudini di media si nutrono in modo particolare: mangiano detriti,  residui di pelle, forfora e roba cosi’, ma per completare lo sviluppo hanno bisogno di sangue anche se non sono capaci di pungere attivamente. Quello che ha pensato l’evoluzione per loro e’ geniale: si nutrono del sangue semidigerito dagli adulti, sotto forma di feci, quei pallini neri che di solito si trovano sul pelo degli animali infestati, o sulle lenzuola se Micio ha pensato bene di portarci qualche coinquilino, e che lasciano una striscia color sangue se sfregati con un dito umido su uno sfondo bianco. Senza questo apporto di sangue dell’ospite di solito le larve non sono capaci di passare attraverso le tre mute a cui vanno incontro normalmente quindi le larve, per svilupparsi, hanno bisogno della presenza di adulti che si nutrono attivamente. Devo dire che dopo aver lottato disperatamente con ben tre diverse infestazioni non ho mai visto un solo bruco. Sono infatti lucifughi e si annidano, si direbbe, in fessure cosi’ minuscole da risultare invisibili, ma se ci sono adulti di solito ci sono anche larve. Per svilupparsi, inoltre, le larve devono essere alle giuste condizioni di temperatura ed umidita': essendo di solito animali di origine tropicale, vivono meglio in climi caldi e umidi per cui la sopravvivenza delle larve e’ bassa a 22°C al 50% di umidita’ relativa, ma buona alla stessa temperatura con un’umidita’ del 75%.

Il tempo di sviluppo delle larve varia da una settimana ad alcuni mesi in base alle condizioni ambientali e al termine della fase larvale il bruco si costruisce un esile bozzolo di seta appiccicosa, su cui si attaccano residui e schifezze varie raccattate nell’ambiente che contribuiscono alla mimetizzazione della pupa. In questa fase quiescente la pulce puo’ rimanere da una o due settimane sino anche ad un anno: di solito l’emergenza dalla fase larvale e’ innescata da vibrazioni per cui gli adulti eviteranno di emergere se non ci sono mammiferi nelle immediate vicinanze.

Le avventure della Signora Lucrezia. Ora, immaginate il seguente scenario, purtroppo tutt’altro che infrequente: famiglia in una casa per vacanze si porta dietro il cane che, correndo finalmente per campi, si infesta, o magari trova e adotta un gattino che pesa piu’ in massa di pulci che in massa di felide, come spesso accade per i trovatelli. Il cane/gatto lascia le uova in giro per la casa vacanze e queste si schiudono in larve alla fine delle vacanze. Le pulci adulte non sono un grosso problema per la famiglia amica degli animali perche’ la Ctenocephalides felis, potendo scegliere, punge il cane/gatto piuttosto che l’uomo. Le larve si sviluppano a settembre nutrendosi dei pellets fecali lasciati in giro dagli adulti, e poi si impupano, rimanendo in quiescenza nella casa vuota per tutto l’inverno, attendendo, attendendo. Poi, finalmente, una vibrazione e SBRAM! l’adulto esce di botto dal bozzolo con un salto, finalmente libero e salta forsennatamente in giro alla ricerca del suo primo pasto di sangue. Il pasto di sangue, ahime’, e’ costituito dalle caviglie della Signora Lucrezia (un nome a caso) che detesta gli animali anzi, le fanno schifo e non ne avrebbe mai e fa le vacanze a Giugno perche’ e’ molto piu’ trendy. Siccome la Signora Lucrezia non si avvicina mai agli animali non ha idea dell’esistenza delle pulci e quando comincia a grattarsi forsennatamente le caviglie va a comprare le candele olistico-naturistico-biologistico all’essenza di geraniol-citronellol-derivatidelpetrol per allontanare queste fastidiosissime zanzare tigre che ci sono qui sulla costa, e che ovviamente non servono se non a spuntarle (meritatamente) un po’ di quattrini. Se la Signora Lucrezia ne sapesse un po’ di piu’, noterebbe che di solito le reazioni allergiche da morso di insetto (non essendoci animali in casa, le pulci si devono accontentare esclusivamente di lei, povere bestie) sono di solito in linee di tre, come accade anche per le cimici. Non si sa perche’ questi insetti ematofagi (pulci e cimici non sono imparentati) pungano tre volte consecutivamente in una linea, ma e’ un segno piuttosto distintivo dell’infestazione di un insetto ematofago non volante. Non tutti gli occupanti della casa, inoltre, notano sfoghi o pruriti perche’ dipendono da una reazione allergica la cui entita’ varia da persona a persona (io ad esempio sono molto allergica e l’ultima volta son dovuta ricorrere a cortisone ed antistaminici). Al suo ritorno a casa la signora Lucrezia, che confida molto nelle zanzariere cromate montate dall’architetto amico suo, ha una sorpresa: continua a trovare sfoghi e punture sulla pelle. E’ successo che durante le vacanze un ratto e’ morto in una conduttura, succede, purtroppo. Le pulci, e’ noto, abbandonano gli ospiti morti non appena la temperatura si abbassa ed essendo piccolissime riescono ad insinuarsi nella minima fessura. Siccome la Signora Lucrezia abita in centro citta’ in uno stabile in stile liberty del secolo scorso le crepe non mancano ed ecco che le Xenopsylla cheopis che infestavano il povero ratto sono riuscite ad emergere nell’appartamento della malcapitata e si avventano sull’unico animale a sangue caldo a disposizione.

Di solito la pulce del gatto punge di preferenza le caviglie o se nel letto l’incavo del ginocchio. Questo dipende dalla sua abilita’ a saltare: una ricerca a mio avviso da Premio Ig Nobel ci informa che la pulce del cane salta in altezza in media di 15.5 cm, mentre quella del gatto solo di 13.2 cm. Il salto piu’ alto registrato dagli autori dello studio e’ per la pulce del cane di 25 cm e per quella del gatto di 17 cm. Non sorprendentemente, in quanto in media i cani sono piu’ alti dei gatti. Chissa’ come sono confuse dai bassotti! Se gli Autori fossero andati piu’ a fondo, avrebbero notato che la pulce del coniglio (Spilopsyllus cuniculi) salta ancora meno (e’ una pulce stanziale, si muove poco dalle orecchie del coniglio, e poi i conigli hanno le zampe ancora piu’ corte dei gatti). Con sorpresa ho invece personalmente constatato che la Pulex irritans salta molto meno della pulce del gatto. Se avete pero’ un dubbio  sulla specie di pulce che vi allieta la casa non mettetevi col metro a nastro a misurarne i salti, alle nostre latitudini al 90 % e piu’ si tratta di pulce del gatto. La pulce del gatto e’ marroncina, molto mobile, salta come una dannata se cercate di afferrarla (operazione inutile, tanto non si riesce a schiacciarla tra le dita, e’ troppo sottile e dura), vi morde di preferenza le caviglie ma se c’e’ un pet morde il pet ed e’ abbastanza grande (sino a 4 mm). Il vostro sangue la sazia ma ne riduce la fertilita’ ed il numero delle uova deposte. La Pulex irritans e’ un po’ piu’ piccola, nera, salta di meno, vi punge dappertutto e per lei pungere voi o Micio e’ la stessa cosa (anzi, preferisce voi), quindi se il cane ve la porta in casa sono guai. La pulce del coniglio di solito rimane sul coniglio, stolida come il suo ospite. La pulce delle galline e’ quella che infila la testa dentro la pelle dell’ospite, impossibile confonderla. La pulce dei roditori, Xenopsylla cheopis, non credo di averla mai vista, a meno che non siano quelle, piccine e marroncino chiaro, che ho visto sugli scoiattoli, ma ne dubito, gli scoiattoli americani si sono portati dietro dall’America le loro pulci specifiche, due alloctoni al prezzo di uno.

Una delle caratteristiche per cui le pulci sono piu’ note, oltre ai disagi che causano, e’ quella di saltare in modo incredibile, ai limiti della fisiologia animale. Al decollo di un salto una pulce puo’ raggiungere un’accelerazione che arriva a 200 g (un F16 che fa manovre strette arriva a 9 g, e il pilota sviene a 8.5 g. L’accelerazione di gravita’ (g), per chi lo avesse dimenticato, corrisponde in media a 9.8 m/s2). Un’accelerazione del genere catapulta la pulce a 30 cm di distanza in 0.02 sec. La pulce orientale del ratto puo’ continuare a saltare senza sosta per 72 ore facendo 600 salti all’ora (Rothshild 1973, via Mullen & Durden 2002). Sfido qualunque aereo da guerra a sostenere accelerazioni simili tanto a lungo. L’adattamento fisiologico al salto deriva dai muscoli del volo degli antenati alati delle pulci. Questi muscoli sono stati spostati per via della compressione laterale e innescano il salto, ma la spinta vera e propria deriva da un micro-miracolo di biomeccanica: la compressione e immediato rilascio di una proteina chiamata resilina presente in strutture a piastre negli archi pleurali. Questa proteina elastica puo’ immagazzinare e conservare energia molto piu’ efficientemente di qualunque gomma sintetica e molto meglio dell’actina e miosina, le proteine elastiche dei nostri muscoli, o di qualsiasi altro tipo di proteina muscolare. Le proprieta’ elastiche della resilina non cambiano con la temperatura, che rimane elastica anche in condizioni prossime al congelamento. Qualcosa di buono, insomma, la si potrebbe ricavare anche da animali cosi’ all’apparenza schifosi: nuovi materiali elastici bioingegnerizzati dalle proprieta’ inudite potrebbero essere creati usando la resilina, e studi sono gia’ in corso.

Possono le pulci portare malattie? La risposta e’, purtroppo, si, motivo per cui la prevenzione sui vostri pet e’ importante. In prima fila ovviamente bisogna ricordare la Xenopsylla cheopis, la pulce dei roditori (evolutasi, pare, sui gerbilli asiatici), che puo’ trasmettere con la sua saliva il batterio Yersinia pestis, responsabile della perte bubbonica. Il batterio in realta’ uccide anche la pulce ma e’ di grama consolazione morire di peste spulciati. Quello che accadeva in tempi antichi e’ che i ratti neri (Rattus rattus) infestavano le case dove morivano se infettati di peste. Le pulci allora abbandovano l’ospite saltando su quel che trovavano nei paraggi, ovvero gli esseri umani. Sembra tuttavia che il ruolo di X. cheopis sia stato di gran lunga esagerato e che in realta’ la malattia fosse trasmessa per lo piu’ dalla nostra pulce, la P. irritans, di cui in tempi antichi la gente abbondava. E’ doveroso sottolineare che in Europa la peste e’ estinta e rimane endemica, nel mondo occidentale, solo sulle montagne rocciose degli Stati Uniti. Idem dicasi per il tifo murino, causato dalla Rickettsia typhi e sempre trasmesso dalle pulci dei roditori: se il vostro pet ha le pulci non esagerate con le paranoie, non state per morire di qualche tremenda malattia che credevate estinta, a meno che non viviate in qualche desolata zona tropicale o nella zona ovest degli USA, dove gli opossum fungono da serbatoio di entrambe le malattie. Altre malattie batteriche portate dalle pulci sono la salmonellosi, la tularemia e l’infezione da Stafilococco, ma anche qui la probabilita’ e’ bassissima. C’e’ invece, se ci vogliamo davvero preoccupare, la Bartonella henselae che causa 25.000 casi all’anno negli USA di una malattia da grattamento nel gatto e _soprattutto_ c’e’ la tenia Dypilidium caninum che e’ un rischio reale non solo per i pet, ma anche per voi (piu’ probabilmente i bambini) in caso di ingestione accidentale della pulce. La pulce e’ solo l’ospite intermedio e il verme si sviluppa nell’intestino del mammifero, il gatto, il cane o occasionalmente voi. Se notate dei chicchi di riso bianchi che si muovono nella lettiera del gatto (e non solo li…)  correte subito al riparo con i farmaci specifici. Poi ci sarebbero le allergie alla saliva delle pulci che colpiscono animali e persone, che possono essere un problema sanitario per vie delle infezioni secondarie da grattamento.

Che fare se si ha un’infestazione in casa? E’ dura, ma si puo’ provare a disinfestare la casa senza la necessita’ di intervento da parte di professionisti, a meno che l’infestazione non sia davvero estrema. Innanzi tutto occorre spulciare il vostro zoo privato, con uno dei vari prodotti spot-on in commercio (quelli che si mettono tra le scapole dell’animale). Dimenticate spray e collari antipulci, non servono a niente se non a tormentare l’animale. Gli spot-on, sebbene abbiano principi attivi diversi, agiscono tutti sia uccidendo gli adulti sia impedendo la deposizione delle uova, quindi bloccano il ciclo. No, scordatevelo, su di voi non funzionano, a meno che non facciate la doccia una volta al mese (e in questo caso le pulci ve le meritate). In secondo luogo e’ necessario uno spray ambientale: non e’ ancora stato inventato un insetticida capace di penetrare il bozzolo e uccidere le pupe, per cui tutte le pupe presenti al momento dello “spulciamento” del pet si trasformeranno in adulti, e cio’ potrebbe accadere quando vi siete dimenticati di riapplicare l’antipulci agli animali di casa, rinfocolando l’infestazione. In terzo luogo e’ necessario passare regolarmente con l’aspirapolvere tutte le zone di passaggio dei pet per eliminare le feci delle pulci, che sono poi il cibo delle larve. Lavare cucce etc in acqua bollente anche e’ utile. Suggerirei l’uso di almeno due tipi di insetticidi ambientali differenti, in caso di sviluppo di resistenze a questo o a quel principio attivo. Gli insetticidi e gli aspirapolvere vanno usati ovunque soggiornino gli animali e anche ovunque soggiorniate voi, in prossimita’ di tutte le fonti di calore e di tutte le superfici morbide come divani, tappeti o interni di armadi. Repellenti per insetti tipo quelli per le zanzare fanno poco da soli, ma in associazione col resto aiutano. Fatto cio’ attendete grattandovi pazientemente una, due, tre settimane, il tempo per tutte le pupe di emergere e morire. Un buon modo per monitorare la situazione e’ controllare la presenza di feci di pulce sia sugli animali (si vendono pettinini appositi) che sui vari giacigli. Abbandonare casa per l’albergo serve solo a rischiare di infestare l’albergo e rallenta l’emergenza delle pupe, che emergeranno al vostro ritorno grazie alle vibrazioni dei vostri passi.

Se tutto cio’ vi e’ sembrato tremendo e non riuscite a smettere di grattarvi, non leggete il prossimo post sulla chigoe.

Referenze

Paul C. Buckland and Jon P. Sadler (1989) A Biogeography of the Human Flea, Pulex irritans L. (Siphonaptera: Pulicidae) Journal of Biogeography Vol. 16, No. 2 (Mar., 1989), pp. 115-120

Baker K.P., Elharam S. The biology of Ctenocephalides canis in Ireland (1992) Veterinary Parasitology, 45 (1-2), pp.141-146

Gary Mullen and Lance Durden, Medical and Veterinary Entomology, Second ed. ISBN: 978-0-12-372500-4

M. H. Hsu, W. J. Wu (2000) Effects of Multiple Mating on Female Reproductive Output in the Cat Flea (Siphonaptera: Pulicidae) Journal of Medical Entomology  37 (6), 828-834

Marie-Christine Cadiergues, Christel Joubert and Michel Franc (2000) A comparison of jump performances of the dog flea, Ctenocephalides canis (Curtis, 1826) and the cat flea, Ctenocephalides felis felis (Bouché, 1835) Veterinary Parasitology Volume 92, Issue 3, pp. 239-241

Bi-song, W., Fang-dong, Z., Qi-zhi, S. and Jing, L. (2002), Mating behaviour of the cat flea,Ctenocephalides felzs Bouche (Siphonaptera: Pulicidae) and male response to female extract on an artificial feeding system. Insect Science, 9: 29–34

Elvin CM, Carr AG, Huson MG, Maxwell JM, Pearson RD, Vuocolo T, Liyou NE, Wong DC, Merritt DJ, Dixon NE. “Synthesis and properties of crosslinked recombinant pro-resilin” Nature. 2005 Oct 13;437(7061):999-1002

 

 

Published by tupaia on settembre 15th, 2010 tagged Insetti, parassiti


24 Responses to “Facciamo le pulci al blog (Ctenocephalides felis, Pulex irritans & Co.)”

  1. Fabio Says:

    Bentornata! Tempi interessanti un po’ per tutti, allora.

  2. Livio L. Says:

    Bentornata Tupaia (non alle pulci :-D).

  3. claudio Says:

    ti davo per dispersa :-D
    pure io in passato ho avuto la casa infestate dalle pulci. erano nere, alcune piccole alcune grosse e le uccidevo raschiandole per terra (le poche volte che riuscivo a prenderle..)

  4. claudio Says:

    p.s. questa schifezza (chigoe) se l’è beccata mi asorella in Kenya, loro lo chiamano giga. fa veramente schifo questo insettaccio!!!

  5. Franco Says:

    Per il trattamento degli ambienti è meglio abbinare un regolatore di crescita (IGR) ad un un prodotto insetticida classico.
    L’IGR impedisce che le larve maturino, mentre l’insetticida tiene sotto controllo gli adulti.

  6. Mario Says:

    Felice di rileggerti. Mi sto grattando dalla contentezza. Comunque non è vero che non si riesca a schiacciarle con le dita (specie quelle del gatto che sono abbastanza robustelle): basta prenderle in mezzo tra i pollici unghia contro unghia ed il gioco è fatto. La gatta di mia madre mi è sempre riconoscente.

  7. Francesco Says:

    …peggio di un libro dell’orrore!

    Comunque bentornata, spero che i tuoi azzoppamenti guariscano presto e che tu possa praticare attività interessanti.

    Una curiosità: farai anche un post sulle zecche?

  8. falecius Says:

    Bentornata.
    “per cui la sopravvivenza delle larve e’ bassa a 22°C al 50% di umidita’ relativa, ma buona alla stessa temperatura con un’umidita’ del 75%.”

    Come diavolo hanno fatto allora passare lo stretto di Bering?

  9. falecius Says:

    Invece, se la casa è infestata dai gatti, che si fa? :D

  10. tupaia Says:

    Francesco: si, prima o poi mi decido a parlare anche di zecche, e anche quelle non per sentito dire. La mia caviglia mi consente ora di camminare con una stampella, meglio che niente, tutto sommato, ieri ci sono andata anche a funghi saltellandoci su.

    Falecius: se la casa e’ infestata dai gatti li si ringrazia della loro presenza ;-P
    Penso che le pulci abbiano passato lo stretto di Bering impupate nelle pellicce del Clovis

    Mario: LOL! Io non ci sono mai riuscita a schiacciarle tra le unghie ma ho trovato un sistema efficientissimo: il nastro adesivo. Basta che restino appena appiccicate e poi le si schiaccia con comodo richiudendo il nastro su se stesso.

    Franco: grazie per la precisazione, io lo uso ma effettivamente non ho pensato a scriverlo.

    Claudio: non spoilerare, per piacere! :D

  11. falecius Says:

    “Penso che le pulci abbiano passato lo stretto di Bering impupate nelle pellicce del Clovis”

    Uhmmm… scusa, ma senza dati genetici (che magari ci sono, non lo so) mi convince poco. Tra l’altro, a che temperature resiste una pupa? Perchè tra Alaska e Siberia, può fare veramente MOLTO freddo. Un problema per le pulci, ma magari un problema peggiore per gli uomini e i cani che le avevano addosso.
    D’altra parte mi pare che almeno alcuni tipi di pulce abbiano resistenze da panspermia o quasi (chiedo).

  12. Mario Says:

    Tupaia: non so se la gatta di mia madre apprezzerebbe il trattamento col nastro adesivo; glie lo chiederò.

    Stretto di Bering: non mi sembra un problema così insormontabile: penso che un animaletto alloggiato nel folto della pelliccia di un mammifero possa sopportare le intemperie del viaggio molto meglio dei tanti altri che comunque hanno fatto lo stesso tragitto con minori protezioni. No ?

  13. tupaia Says:

    Falecius: anche se fuori ci sono -40, se l’uomo sopravvive rimane comunque a 37 gradi. Tra il suo corpo e i vestiti immagino si creassero sacche tiepide e umide, e non e’ che se fa freddissimo ti viene da spogliarti e scuotere i vestiti tutte le sere, quindi le pulci rimanevano li tra gli strati di pelliccia, I suppose

  14. falecius Says:

    Ok.

  15. Formalina Says:

    Notevole la digressione sulla formidabile attività sessuale!
    Apprezzo anche il riferimento colto a “La leggenda del pianista sull’oceano”:
    “rimanendo in quiescenza nella casa vuota per tutto l’inverno, attendendo, attendendo. Poi, finalmente, una vibrazione e SBRAM!” =)

  16. Furjo Says:

    Ti consiglio, se vuoi approfondire la questione della trasmissione della peste da parte delle pulci, “Les chemins de la peste – Le rat, la puce et l’homme” di Frédérique Audoin-Rouzeau, o il giallo “Parti in fretta e non tornare” di Fred Vargas (“Have Mercy on Us All” nella traduzione inglese). Pare che quello di Xenopsylla cheopis che trasmette la peste sia solo un mito creato ad arte nel ‘900, e poi ripetuto senza andare a verificare le fonti.

  17. tupaia Says:

    Furjo: Un mito creato ad arte da chi, scusa? I roditori sono un serbatoio del batterio in ogni caso, come le montagne rocciose confermano ancora nel 2010

    Formalina: il riferimento e’ corretto. Sul colto non saprei, ho solo rivisto il film di recente :)

  18. Furjo Says:

    Yersinia pestis vive nei roditori, ma la pulce dei roditori (Xenopsylla cheopis) non è in grado di trasmetterlo all’uomo. La convinzione che sia possibile deriva da un unico esperimento effettuato nel 1950 (mi pare, non ho i riferimenti ora sotto mano) e poi citato acriticamente da tutti. Frédérique Audoin-Rouzeau invece è andata a rileggersi i diari di laboratorio ed ha scoperto una verità piuttosto diversa. Ti consiglio il suo libro, è affascinante come un romanzo.

    Interessante poi anche il fatto che apparentemente ora i roditori nel mondo occidentale sembrano immunizzati (perché infettati da una varietà mutata di Y.pestis) e quindi non più pericolosi in generale per l’uomo: sarebbe questo il motivo per cui la “terza pandemia” all’inizio del ‘900 non fu mortale come le due precedenti.

  19. tupaia Says:

    Furjo: ciao Matteo, col nick non ti avevo riconosciuto! Il problema dei libri e’ che ognuno puo’ scriverci tutto e il contrario di tutto, non c’e’ un peer reviewer, tutto quello che devono fare e’ compiacere l’editore e vendere. Se fai un giro su google scholar vedi che quanto affermi sopra non e’ corretto: esperimenti ce ne sono stati eccome e X. cheopis e’ un vettore di Y. pestis (tutto quello che deve fare e’ rigurgitare ibatteri con la saliva mentre si nutre, in fondo)

    http://journals.cambridge.org/action/displayAbstract?fromPage=online&aid=4662012

    http://www.ajtmh.org/cgi/content/abstract/5/6/1058

    http://www.ajtmh.org/cgi/content/abstract/20/2/264

    http://www.annualreviews.org/doi/abs/10.1146%2Fannurev.ento.50.071803.130337 (FREE PDF)

    etc, etc

  20. Furjo Says:

    Ehm, ops… mi debbo scusare, colpa mia che ho iniziato la discussione senza andare a rileggermi le fonti, ho fatto un po’ di confusione. Ovviamente è X. cheopis a trasmettere la peste, grazie al meccanismo del blocco (i batteri proliferano nel suo intestino mentre è bloccata, e quando rigurgita ne rigurgita quindi in gran quantità). Quel che F. Audoin-Rouzeau ha dimostrato andando a rileggersi i diari di laboratorio è che P. irritans non trasmette (se non molto occasionalmente, e praticamente solo in condizioni di laboratorio, poiché non si blocca) la peste, contrariamente a quanto creduto e tuttora riportato. E gli articoli ci sono, oltre al libro.

  21. laura Says:

    ciao. Penso che il cane in casa mi abbia portato in casa la irritans…puoi per favore consigliarmi ,oltre a tutto quello che hai scritto, qualche prodotto efficace sull’uomo!!Possibile non si possa usare nel mentre qualcosa per tenerle lontane??

  22. tupaia Says:

    Mi spiace, se e’ veramente la pulce dell’uomo temo che la cosa piu’ rapida sia chiamare una ditta di disinfestazioni. Sei proprio sicura che sia lei? Anche le pulci che vivono sui cani mordono l’uomo, specialmente alle caviglie!

  23. carlo Says:

    Penso anch’io di averle, ora non so quale tipo, il mio cane è morto da ormai 1 anno e quindi ora mordono me. Le ho provate tutte,sinceramente non ne ho mai vista una ma mi sento mordere sopratutto di notte, inoltre trovo in giro, piccoli “cosi” neri, sul letto e un po ovunque. La cosa che mi da fastidio è sentirle nelle scarpe. Mia mamma è tra l’altro malata di alzahimer, con tutti i problemi che già questo comporta, quindi scarsa igene e problemi vari, consigli ?

  24. tupaia Says:

    Non potrebbero invece essere cimici dei materassi? Disinfestare?

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