Evolution for you: Mouse attacks!

Nel sud dell’oceano Atlantico c’e’ la minuscola Isola di Gough (un tempo nota come Diego Alvarez), dell’arcipelago di Tristan da Cunha, il piu’ remoto arcipelago della terra. A parte i 6 membri della stazione metereologica Sudafricana l’isola e’ disabitata. Appartiene al Regno Unito.

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Isola di gough, costa orientale. Le scogliere sono alte tra 150 e 300 m. Foto: Peter Balwin

In realta’ non e’ esattamente vero che l’isola e’ disabitata. Su di essa nidificano 22 specie di uccelli, di cui 20 marini e quattro rarissimi e protetti, ed e’ una specie di santuario per la nidificazione, dichiarata patrimonio dell’umanita’ dall’UNESCO. Il motivo per cui agli uccelli piace tanto questo fazzoletto di terra vulcanica e’ che non ci sono predatori. Come molte isole vulcaniche lontane dalla terraferma, e’ irraggiungibile sia per i mammiferi che per i rettili, ovvero i principali predatori di uova, e questo garantisce ad uccelli come gli albatros di portare a termine con successo la nidificazione: il gigantesco pulcino dell’albatros, infatti, resta a terra nel nido completamente solo e inerme per otto mesi.

Tra gli uccelli troviamo l’albatros di tristan (Diomedea dabbenena), 1500 coppie in tutto, una specie endemica da poco riconosciuta come una speciazione dell’albatros urlatore (Diomedea exulans) e che nidifica solo su Gough e su Inaccessible Island (giuro, si chiama davvero cosi’…). Poi c’e’ la gallinella d’acqua dell’isola di gough (Gallinula comeri), che e’ una gallinella d’acqua che e’ diventata specie a se per via dell’isolamento ed e’ quasi completamente inetta al volo, a differenza delle sue cugine europee che volano piuttosto bene (2500 coppie in tutto). Ancora, troviamo la berta atlantica (Pterodroma incerta) che, sebbene sia piuttosto diffusa, nidifica solo sulle isole dell’arcipelago di Tristan da Cunha e su Gough, il passeriforme Rowettia goughensis, zigolo di Gough, 200 coppie, anch’esso endemico, naturalmente. Ancora, troviamo tra nidificanti e non, altre sette specie di albatros, fulmari, procellarie, uccelli delle tempeste, pellicani, aironi, stercorari, sterne per un totale di 54 specie. Tra gli altri endemismi, troviamo 21 angiosperme, 15 felci, muschi non ben classificati e 10 invertebrati endemici. Gli unici mammiferi autoctoni presenti sono due specie di foche: Arctocephalus tropicalis e Mirounga leonina.

Complessivamente, l’isola di Gough e’ l’ecosistema insulare freddo-temperato meno disturbato dell’Atlantico meridionale, cani, gatti, maiali e altri grossi mammiferi potenzialmente pericolosi sono stati interamente rimossi nel 1950 sotto la Tristan da Cunha Wildlife Protection Ordinance – e del test nucleare da 2 kT fatto dagli americani nel 1958 a circa 150 miglia dall’isola preferiamo dimenticarci.

Fino a qui, tutto bene. Adesso, naturalmente, arrivano i problemi.

Erano ben noti avvistamenti di ratti nell’isola e, si sa, i ratti scesi dalle navi che poi sono approdati sulle isole hanno sempre fatto disastri.

Ebbene, e’ da circa il 2000 che a guardar meglio ci si e’ accorti che non si trattava di ratti grigi, bensi’ di topolini delle case, Mus musculus. I topolini sbarcarono probabilmente dalle navi dei balenieri o dei cacciatori di foche da pelliccia all’inizio del XIX secolo, e da allora si sono moltiplicati fino a raggiungere, si stima, 700.000 individui su un’isola di 91 Kmq.

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Mus musculus. foto da: hlasek.com

Per i Robinson Crusoe murini era un posto piu’ che accettabile: c’era acqua potabile, piante e invertebrati da mangiare e mancavano completamente i predatori. L’unico problema era il freddo (la temperatura media e’ di 11 gradi, la piovosita’ e il vento elevati), e cio’ ha favorito gli animali di grosse dimensioni. Non di mutazione si tratta, ma di semplice selezione degli individui piu’ grossi nel normale range di variabilita’. Oggi i topi di Gough sono i piu’ grossi viventi in natura, secondi solo a quelli selezionati in laboratorio, e sono circa tre volte le dimensioni di un normale Mus musculus.

Le grosse dimensioni diminuiscono il rapporto supervicie/volume del corpo e riducono la dispersione di calore. Piu’ o meno la stessa ragione per cui gli inglesi, che sono grandi e grossi, vanno in giro in manichine in pieno inverno mentre io, che sono alta un tappo e mezzo, con dieci gradi in piu’ vado in giro con due cappotti. A ogni generazione gli individui che avevano piu’ speranze di sopravvivere e riprodursi erano quelli che pativano di meno per il freddo perche’ leggermente piu’ grossi degli altri, e cio’ valeva anche per i loro figli: nella competizione tra topi, i piu’ grossi sentivano meno freddo perche’ disperdevano meno calore e avevano piu’ fitness, e cosi’ via. Perche’ questo non succede anche, diciamo, sulle Alpi italiane dove fa molto freddo in inverno? Semplice: perche’ da noi ci sono i predatori, ed essere piccoli, poco visibili e capaci di infilarsi in ogni buchetto puo’ rappresentare un vantaggio evolutivo altrettanto valido che il soffrire meno il freddo. Su Gough, dove i predatori sono inesistenti, questo non rappresenta un vantaggio e quindi non e’ selezionato dall’evoluzione.

Risolto il problema del freddo, quindi, i nostri topi si sono ambientati a meraviglia riproducendosi a migliaia e invadendo tutta l’isola (si calcola che una singola coppia di topi puo’ generare 500 topolini in 21 settimane), fin quando un problema non si e’ presentato: la scarsita’ di cibo. Le isole vulcaniche, anche se del terziario come questa, ovvero il vulcano era attivo ai tempi dei dinosauri e cio’ ha dato il tempo a piante e invertebrati di colonizzarla, non sono mai ricchissime in termini di biodiversita’. Sicuramente, non ci sono abbastanza piante da seme da supportare una popolazione di 700.000 topi.

Normalmente i topolini delle case sono onnivori e capaci di rosicchiare virtualmente qualunque cosa se hanno fame. Preferiscono pero’ una dieta a base di semi, cereali, piante verdi e per un 10% circa proteine animali derivanti da invertebrati (lombrichi e insetti, perlopiu’). In mancanza di tutta questa roba per via del sovraffollamento, i topi di Gough hanno pensato bene di avere a disposizione un sacco di proteine nobili e che era il caso di sfruttare l’occasione. Da alcuni anni e’ infatti noto che questi topi sono in grado di attaccare i pulcini degli uccelli nidificanti sull’isola, per lo piu’ inetti. Il fatto paradossale e’ che un topino di 30 g non si fa nessuno scrupolo di attaccare il gigantesco pulcino dell’albatros (alto anche un metro e pesante 250 volte un topo, una decina di kg circa), che per quanto grosso e’ anche incapace di reagire e difendersi e si lascia letteralmente divorare vivo dai topi. albatros.jpegSono stati osservati anche 8-10 topi divorare senza scrupoli il pullo che si limita, a volte, a girare nervosamente per il nido senza scappare via, mentre i genitori sono lontani a procurargli il cibo. Per chi ha stomaco, puo’ guardare qui il footage dell’attacco. A settembre del 2004, di 256 pulcini di albatros monitorati, 100 erano stati divorati vivi dai topi, e tutti prima dell’attacco erano in buona salute, segno che i roditori non selezionano gli individui piu’ deboli ma attaccano a caso. Perche’ no, del resto, visto che le loro vittime comunque non si difendono?

I topi fortunatamente non si nutrono solo di pulcini (pulcioni). Questo studio riporta che a basse quote (da 0 a 250 m s.l.m.) gli uccelli erano il cibo prevalente dei topi solo a settembre e a ottobre, all’inizio della loro stagione riproduttiva (si riproducono fortunatamente una sola volta all’anno). Da novembre a marzo, in piena estate, il cibo favorito era costituito da materiale vegetale, mentre da marzo a luglio sono preferiti i lombrichi, e gli invertebrati indigeni sono perlopiu’ ignorati. A quote piu’ alte (sopra i 500 m s.l.m.) il cibo preferito sono larve di lepidottero.

Cio’ non toglie che i topi stiano facendo un enorme danno all’ecosistema dell’isola, mettendo a grave rischio le specie endemiche. La sopravvivenza dei pulcini di albatros si aggira intorno al 60-70%, mentre per via dell’attacco dei topi si stima che su gough solo il 27% sopravviva. Non solo gli albatros, ma anche le berte e i fulmari sono stati osservati essere attaccati dai topi.

Che fare? la RSPB, l’equivalente inglese della LIPU, ha ricevuto qualche anno fa £62.000 per intervenire ma mi risulta che a tutt’oggi non siano stati presi provvedimenti. Si mormora di lanciare con gli aerei tonnellate di veleno per topi, che mi sembra un’idea furbissima, se si vuole contaminare tutta l’isola. La rimozione andrebbe fatta a mano.

Per il momento la RSPB sta cercando UNA persona che vada a fare uno studio pilota per accertarsi del problema, e gia’ che c’e’ rimuovere a mano una pianta alloctona. La paga e’ buona, ma considerando l’investimento ricevuto, non sarebbe il caso di mandare invece un team per tre mesi, da agosto ad ottobre, con le trappole, ed eliminare quanti piu’ topi possibile? Quand’e’ che la RSPB, e gli inglesi in generale, smetteranno di assumere old etonians e cominceranno ad impiegare gente competente per limitare i danni fatti nei loro protettorari e possedimenti insulari? Comunque, se qualcuno di voi e’ andato a scuola col figlio del presidente della RSPB e vuole farsi un anno di vacanza pagata a Gough, i termini scadono il sei di giugno (ogni riferimento al motivo per cui il sindaco di Londra è stato messo a fare il sindaco di Londra è assolutamente casuale)

Hat tip: Hak mao

Published by tupaia on maggio 25th, 2008 tagged alloctoni, comportamento, evoluzione, mammiferi, predatori, roditori, Uccelli


19 Responses to “Evolution for you: Mouse attacks!”

  1. NetWorm Says:

    E’ OT in un modo vergognoso, ma non riesco a mandarti mail al momento, perdonami, volevo proporti questo video, che rapace stupendo! http://www.youtube.com/watch?v=ChTsGDPcCdY
    Non credo riderebbero se fossero loro a doversi nascondere da qualcosa che li vuole uccidere…

  2. Palmiro Pangloss Says:

    C’e’ sempre la soluzione Australiana: paracadutare centinaia di coppie di donnole :-)

    BTW, il sindaco di Londra non l’hanno eletto??

  3. NetWorm Says:

    No, l’hanno paracadutato :)

  4. Palmiro Pangloss Says:

    @NetWorm: veniva meglio in inglese ;-D

  5. falecius Says:

    Ma quindi tra i topolini c’è una speciazione in corso?

  6. danilo Says:

    Falecius: ogni popolazione non infinita e non perfettamente panmittica sta speciando. E non esistono popolazioni infinite e perfettamente panmittiche.

    Danilo

  7. tupaia Says:

    Certamente, accelerata dall’isolamento genetico (speciazione allopatrica). Alla faccia dei creazionisti…

  8. falecius Says:

    Danilo,Tupaia, vabbé… mettetevi d’accordo :D

  9. danilo Says:

    Dov’è il disaccordo?
    Tupaia dice che è in atto una speciazione cladogenetica (_una_ specie che da origine a _due_ specie), io dico che anche se quelli fossero gli unici topi al mondo starebbero comunque speciando, cioè trasformandosi in un’altra specie (_una_ specie che si trasforma in _un_’altra), per via che le frequenze alleliche muterebbero, casualmente, nel tempo. A meno che la popolazione non fosse infinita e perfettamente panmittica. Cioè, Hardy-Weinberg al contrario, come dire.

    Danilo

  10. falecius Says:

    Ok, ok, adesso ho capito, grazie. Io volevo sapere se era in atto una speciazione cladogenetica. :)
    Tra l’altro, non c’entra quasi niente ma lo chiedo lo stesso: dove trovo qualcosa di chiaro e dettagliato (possibilmente in italiano o francese) sull’evoluzione (cladogenesi, si dice?)delle piante carnivore?

  11. Dund Says:

    falecio: su darwin-online.org.uk c’è l’opera di Darwin sulle piante carnivore.
    alberi filogenetici di piante carnivore sono qui:
    http://www.honda-e.com/A03_Classification/PhylogeneticTreeText.htm

    e poi c’è Carnivorous plants: phylogeny and structural evolution, VA Albert, SE Williams, MW Chase, in Science, Vol 257, Issue 5076, 1491-1495.

    in italiano o francese non conosco nulla. se esiste, sphaerichthys/Percomorfo e stefano di Torbe Infestate lo sanno sicuramente.

  12. MMAX Says:

    Ma mandare la tua topa a fare uno stage dai topolini dell’Isola di Gough prima di liberarla, no?

  13. Stefano Says:

    avevo mandato una dettagliata risposta al buon Falecio, ma temo che si sia persa…

  14. Dund Says:

    Stefano: mannaggia. ehm, non è che la potresti ripostare? interessava anche a me…

  15. Stefano Says:

    sembra che non me lo accetti

  16. Dund Says:

    probabilmente contiene una parola o un link inclusi nella black list del filtro antispam. ti conviene mandarlo via mail a tupaia che può editarlo e postarlo per te.

  17. tupaia Says:

    Stefano: scusate, mi ero distratta un paio di settimane. probabile ci sia qualche parola in blacklist nel tuo post. non vedo post in attesa di essere accettati, i post contenenti link vengono fermati per via dello spam.
    strano…
    come dice dund, se la mandi in pvt la riposto da qui che bypasso il filtro (interessa anche a me).
    Grazie e scusa per l’inconveniente

  18. Lupabianca Says:

    Solo per coerenza: secondo me lo sterminio dei topolini non è la soluzione, al massimo cattura e spostamento o meglio ancora sterilizzazione. (Ma naturalmente a nessuno frega un fico di sterilizzare i sorci…)

  19. tupaia Says:

    la sterilizzazione non e’ una soluzione, costa troppo e non e’ sufficientemente efficace, come provano i colombi veneziani.

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