Euripteridi!

Questa e’ la storia di un viaggio nel tempo. Un viaggio che ci porta cosi’ indietro che neanche gli scrittori di fantascienza osano parlarne. E’ la storia di un tempo in cui la terra era un altro pianeta: i continenti si chiamavano Laurentia, Avalon, Baltica, Gondwana e Kazakh. C’erano montagne altissime che non esistono piu’, e oceani caldi sprofondati per sempre. Nessun profumo di fiori, perche’ il primo fiore comparira’ solo tra centinaia di milioni di anni. L’odore dell’aria e’ salmastro, greve, misto a una nota di zolfo.

Un viaggiatore che si avventurasse lungo le coste di Laurentia alla fine dell’Ordoviciano, circa 400 milioni di anni fa, vedrebbe un paesaggio insolito: sotto le fitte nubi dovute alle intense eruzioni vulcaniche la terra emersa sarebbe bassa e spoglia: nessun albero, nessun filo d’erba, nessun movimento. Soprattutto, nulla da mangiare.

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I grandi estuari dei fiumi, pero’, dove la terra e il mare si uniscono e l’acqua e’ salmastra, portano il loro carico di biodiversita': l’acqua, al contrario del deserto della terra emersa, brulica di incredibili forme di vita: trilobiti, nautili, improbabili artropodi, vermi di ogni genere ma, soprattutto, i primi pesci, gli Ostracodermi. Questi pesci sono agnati, cioe’ sono privi di mandibole come le attuali lamprede e missine. A differenza dei loro discendenti moderni, pero’, gli agnati dell’Ordoviciano sono racchiusi all’interno di una corazza ossea, una robusta armatura quasi impenetrabile e che li rende lenti e pesanti proprio come un cavaliere in armatura. Da chi si devono difendere gli Ostracodermi?

Mentre il nostro viaggiatore guarda in acqua e si pone questi interrogativi, sente un rumore alle sue spalle, proveniente dalla terraferma, dove non credeva ci potesse essere nessuno. Quello che vede girandosi e’ terrificante:

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Foto: weird_crustacean

Un gigantesco scorpione grande come un coccodrillo lo osserva minaccioso inarcando la coda armata di pungiglione. E’ un Euripteride, un artropode che ha dominato il Paleozoico e che, come le trilobiti, si e’ estinto durante la disastrosa estinzione di massa tra il Permiano e i Triassico (per nostra fortuna). Non sappiamo se era velenoso come gli scorpioni moderni, ne’ se avrebbe concepito di predare un vertebrato terrestre. Quello che sappiamo pero’ e’ che alcune specie tra le circa 300 note di euripteridi erano in grado di muoversi sulla terraferma e potevano essere lunghi anche 2 metri.

Gli euripteridi, le cui dimensioni variano da 10 cm ai rari casi dei giganti di 2 m, possono essere divisi in quattro grandi gruppi, come vedremo, comparsi in luoghi e in momenti diversi, ma complessivamente il piano corporeo rimane costante:

La testa e il torace sono fusi insieme a formare un prosoma tondeggiante sul davanti, tipo quello del limulo che in effetti e’ imparentato con gli euripteridi. Sui lati della testa vi sono due grandi occhi composti a forma di mezza luna, che indicano che questo predatore, il vertice della catena alimentare del suo ecosistema, cacciava a vista. Centrali sul capo vi sono anche due ocelli semplici, per un totale di quattro occhi. Dal prosoma, come in tutti i chelicerati, il gruppo a cui appartengono gli euripteridi, i limuli, gli scorpioni, i ragni e i solifughi, partono sei paia di appendici. Le prime due formano le chele (cheliceri) tipo quelle degli scorpioni moderni. Nota bene, negli scorpioni moderni e’ il secondo paio di appendici a formare le chele, mentre il primo aiuta nella masticazione. Si tratta quindi di organi analoghi e non omologhi, cioe’ evolutisi due volte indipendentemente. [immagine da: www.ucmp.berkeley.edu]

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Il secondo, terzo, quarto e quinto paio di appendici formano zampe vere e proprie, munite di spine tipo quelle dei granchi, che sono piccole e gracili negli euripteridi piu’ antichi, esclusivamente marini, e diventano via via piu’ robuste fino a permettere la deambulazione sulla terraferma di alcune specie. Il sesto paio di zampe e’ a forma di pala, o di remo, e aiuta nel nuoto libero e nello scavo, caratteristica unica tra i chelicerati. Sotto il torace vi sono diverse paia di branchie, che in alcune specie potevano rimanere umide a lungo e permettere una vita anfibia, come succede nei granchi moderni; e’ possibile che almeno in alcune specie vi fosse un doppio sistema respiratorio con polmoni a libro oltre alle branchie, per consentire la respirazione terrestre come fanno i moderni aracnidi (che da qualcuno devono averla ereditata, in fondo). Dopo il torace partono dodici segmenti o tergiti, che diventano via via piu’ piccoli fino a finire in una coda (telson) appuntita o piatta a seconda delle abitudini ma comunque dotata di aculeo finale per trafiggere la preda, che si puo’ supporre venisse tenuta ferma dalle chele. La bocca e’ una fessura sulla parte ventrale munita di denti laterali ancorati all’attaccatura delle zampe (da quel che capisco per masticare dovevano muovere le zampe!)

Ventralmente sotto il torace si trova anche un organo che serviva alla riproduzione. Ce ne sono di due tipi, detti A e B, ma non si sa quale corrispondesse al maschio e quale alla femmina, perche’ non si conosce bene il meccanismo di riproduzione. Per certo, tutti gli euripteridi erano a sessi separati.

Come si diceva, di euripteridi ci sono quattro sottoclassi con abitudini e stili di vita differenti:

  • Eurypteracea: include gli euripteridi piu’ antichi, tutti acquatici e con il sensto paio di zampe modificato a formare remi per il nuoto. Alcuni paleontologi li considerano la linea “ancestrale” di euripteridi da cui poi si sono diversificati tutti gli altri. [Le quattro immagini che seguono sono tratte da: www.palaeos.com]

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  • Mixopteracea: probabilmente gli antenati dei moderni scorpioni, dato che sono quelli che vi somigliano di piu’. I mixopteri erano tra gli euripteridi piu’ grandi (fino a due metri e oltre) ed erano capaci di camminare sulla terra ferma gia’ nell’Ordoviciano. La coda era a forma di aculeo e le zampe erano spinose come quelle dei granchi. Non oso domandarmi questa corazzatura contro chi fosse rivolta, visto che non sono noti, all’epoca, animali piu’ grandi degli euripteridi. Brrrr. Anche se passavano parte del loro tempo camminando sulla terra, i mixopteri tuttavia rimanevano legati all’acqua probabilmente per la muta dell’esoscheletro e l’accoppiamento. Pochi esemplari di questa sottoclasse sono purtroppo noti, ma alcuni hanno lasciato le impronte delle “zampette” fossilizzate (in norvegia e Scozia) che ci illustrano il loro modo di camminare.

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  • Pterygotacea: dotati di chele di dimensioni spettacolari, questi animali raggiunsero il loro acme nel tardo siluriano-primo devoniano ed erano legati ad habitat marini o di estuario con acque fangose poco profonde dove cacciavano indisturbati gli ostracodermi, i pesci ossei corazzati. Le zampette piccole non consentivano vita anfibia. A questo gruppo appartiene Pterygotus rhenianae, il piu’ grande tra gli euripteridi (si sono trovati frammenti di esemplari oltre i due metri) e il piu’ grande tra tutti gli artropodi mai vissuti, con l’eccezione (forse) di un millepiedi di due metri e mezzo, l’artropleurus, erbivoro e contemporaneo degli euripteridi.

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  • Stylonuracea- subordine: Hibbertopterina: dal nome dello scopritore (S. Hibbert) di tutti gli Euripteridi nel 1836 in Scozia. Questi animali erano semi-acquatici e molti probabilmente si avventuravano fuori dalle paludi sulla terraferma. Tornavano tuttavia all’acqua per nutrirsi, anche se, nonostante le grosse dimensioni e l’aspetto minaccioso delle spine di cui sono armati, questi sono probabilmente gli euripteridi piu’ innocui visto che filtravano piccoli artropodi e artemie nelle paludi torbose calde e umide del Carbonifero.

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E ora avventuriamoci anche noi fuori dalle acque calme della paleontologia per concederci il lusso di un po di speculazioni. Innanzi tutto l’ecologia: trattandosi di animali estinti da 300 milioni di anni e’ un po’ complicato capire con certezza il loro stile di vita. Ma soprattutto: cosa spinse questi animali su una terraferma desertica e disabitata, visto che loro erano i superpredatori del loro ecosistema e non dovevano temere predatori? Innanzi tutto bisogna dire che sicuramente gli euripteridi piu’ piccoli erano predati da quelli piu’ grandi, il che e’ gia’ un buon motivo per armarsi di tutte le spine e le corazzature possibili e per evitare posti infestati da mostri di due metri. In secondo luogo la storia delle prede degli euripteridi ci racconta anche la storia dei loro predatori.

Gli euripteridi discendono probabilmente da un artropode del Cambriano vissuto circa 510 milioni di anni fa chiamato Protichnites ed esclusivamente marino. Al contrario degli aracnidi moderni, che possono essere velocissimi come i solifughi, i primi euripteridi dovavano essere piuttosto lenti. Si muovevano sia strisciando sui fondali sia nuotando liberamente e i primi cordati dovevano essere tra le loro prede preferite. Come si e’ detto, questo spinse gli agnati, i pesci primitivi senza mascella, a corazzarsi, e probabilmente, a risalire gli estuari dei fiumi per cercare un posto senza predatori: tutt’oggi le lamprede vivono di preferenza in acque dolci. Bisogna puntualizzare anche che gli ostracodermi erano bentonici e nuotavano piuttosto male.

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Psammolepis, un ostracoderma che raggiungeva i 2 m di lunghezza. Da: www.palaeos.com

Altri organismi, come Brontoscorpio, uno scorpione di un metro non direttamente imparentato con gli euripteridi, e Cephalaspis, un pesce agnato del gruppo degli Osteostraci, si spostarono nelle acque interne forse per lo stesso motivo. Cio’ evidentemente ha spinto a loro volta gli euripteridi a seguire le prede, e ad adattarsi prima a grosse variazioni di salinita’ come accade negli estuari, e poi alle acque dolci di laghi e fiumi di Laurenzia, Avalonia e Siberia, ovvero attuali pezzi del Nord America (dove e’ stata rinvenuta la maggior parte dei fossili) e dell’Europa, che all’epoca erano vicini all’equatore e di conseguenza piuttosto caldi. Come sempre succede nei posti caldi, l’acqua tende ad evaporare. Non e’ quindi improbabile che l’adattamento alla vita terrestre servisse a resistere a periodi di siccita’ per quelle specie che vivevano in acque interne stagionali, e magari a spostarsi da una palude all’altra alla ricerca di nuove prede.

Il problema giunse nel Siluriano, quando si evolsero i primi gnatostomi, ovvero pesci dotati di mascella, che dagli archi branchiali produssero anche loro una corazzatura per difendersi da questi mostruosi predatori. A differenza degli ostracodermi, i placodermi erano praticamente squali corazzati e come tali agili, veloci e capaci di nuotare liberamente. Questo naturalmente poneva un problema ai lenti euripteridi e cosi’ gia’ nel Devoniano comincia il declino di questi predatori: per quanto avessero colonizzato i mari, i laghi, i fiumi e la terra ferma, non potevano competere in velocita’ con un moderno e velocissimo vertebrato. Non a caso gia’ nel Carbonifero si erano adattati a mangiare gamberetti, bivalve e lumache nelle paludi interne: una triste e ingloriosa fine per i Re del Paleozoico!

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Parastylonurus, un euripteride anfibio. Da Clarkson’s Invertebrate Paleontology and Evolution. Tratto da: www.palaeos.com

Un’ ultima bordata di congetture ci serve a rispondere a una domanda “storica”: come mai gli artropodi moderni sono tutti piccoli mentre nel paleozoico c’erano gli euripteridi, i millepiedi formato anaconda, gli scorpioni formato pastore tedesco e le libellule di un metro? Domanda complicata, ma ci si puo’ provare. Innanzi tutto quali sono i fattori che limitano le dimensioni degli artropodi? Fondamentalmente sono due: un sistema respiratorio e circolatorio poco efficente e la presenza di un pesante esoscheletro esterno che deve cambiare man mano che l’animale cresce, con un notevole dispendio energetico.

Si sostiene che nel Carbonifero il livello di anidride carbonica e di ossigeno fossero molto piu’ alti, l’anidride carbonica dieci volte di piu’ e l’ossigeno 35% contro l’attuale 21%. La maggiore quantita’ di anidride carbonica aumentava l’effetto serra, rendendo il pianeta molto piu’ caldo di come e’ adesso. Alta temperatura associata a molto ossigeno facilitavano la diffusione dei gas respiratori all’interno degli spiracoli che portano l’aria nelle trachee degli insetti e nei polmoni a libro di euripteridi ed aracnidi. Quando nel Permiano ossigeno e anidride carbonica diminuirono bruscamente e la temperatura scese, l’ambiente improvvisamente non fu piu’ favorevole per i fenomeni di gigantismo degli artropodi, che si estinsero in massa. Il ragionamento fila, tranne che per un punto: piu’ l’acqua e’ calda e meno e’ l’ossigeno in essa disciolto. Come sopravviveva Pterygotus rhenianae nelle acque superficiali e torride del Carbonifero?

Per quanto riguarda l’esoscheletro, molti dei fossili di euripteridi (come anche di trilobiti) che abbiamo sono solo gli esoscheletri dopo l’ecdisi (la muta) . Sappiamo quindi che era fatto di chitina come gli artropodi attuali, ma sulla specifica polimerizzazione sappiamo poco, perche’ il processo di fossilizzazione altera la struttura. Sappiamo pero’ che era molto sottile in proporzione all’animale. Questo e’ necessario perche’ risparmia i costi di fabbricazione ad ogni muta, ma apre un problema: i muscoli degli artropodi sono attaccati all’esoscheletro. Se questo e’ sottile, i muscoli non possono essere troppo potenti. Sarebbe come avere un culturista con l’ossatura di una indossatrice di Armani. Oltretutto l’esoscheletro era ulteriormente alleggerito, per consentire di muoversi sulla terra ferma, da grandi fessure che portavano aria ai polmoni a libro. Ti puoi permettere una struttura del genere solo se sei al vertice della catena alimentare, ti muovi lentamente e le tue prede sono altrettanto lente, altrimenti sei fuori concorso, come i piccoli scorpioni moderni sanno benissimo.

Tranquillizziamoci quindi: i mostri che terrorizzavano la fauna del Paleozoico sono andati per sempre, perche’ le condizioni non sono piu’ adatte alla loro sopravvivenza.

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Published by tupaia on novembre 13th, 2008 tagged Aracnidi, Estinti!, invertebrati, marini, predatori


30 Responses to “Euripteridi!”

  1. falecius Says:

    Queste bestie mi hanno sempre incuriosito. Ma quindi sono direttamente imparentate con gli scorpioni e non hanno niente a che vedere coi crostacei?

    Ma gli artropodi terrestri diversi dai chelicerati (quindi gli esapodi, non ne conosco altri) ce li hanno i polmoni? A me pare di ricordare di no…

    Altra cosa: muscolatura legata all’esoscheletro=bestia lenta e pesante al vertice della catena alimentare. Bene.
    Mi viene però un’obiezione: le libellule giganti tipo meganeure. Essendo alate e volanti, dovevano comunque avere una muscolatura tale da supportare il volo battuto. Se il loro esoscheletro era così sottile, come facevano? Bastava avere più ossigeno nell’aria?

  2. tupaia Says:

    > Ma quindi sono direttamente imparentate con gli scorpioni

    si, e con gli xiphosura, i limuli

    > gli esapodi, non ne conosco altri) ce li hanno i polmoni? A me pare di ricordare di no…

    infatti no. E neanche i porcellini di terra, che sono crostacei (hanno branchie modificate), e neanche millepiedi e centopiedi. Solo gli aracnidi hanno i polmoni a libro

    > le libellule giganti tipo meganeure. Essendo alate e volanti, dovevano comunque avere una muscolatura tale da supportare il volo battuto. Se il loro esoscheletro era così sottile, come facevano? Bastava avere più ossigeno nell’aria?

    considera che i muscoli del volo sono concentrati nel torace, quindi basta irrobustire li, e di fatto per il resto le libellule sono sottilissime. Comunque gli insetti alleggeriscono l’esoscheletro con i fori delle trachee, quindi magari era piu’ spesso di quello degli euripteridi, in proporzione. Ti posso dire che l’esoscheletro dei triops era piu’ sottile di quello, ad esempio, di un ragno, e sottile piu’ o meno come quello degli insetti stecco

  3. Networm Says:

    …intanto mi fan venire fame pure questi… cerca di smetterla! :D

  4. Stefano Says:

    Due domande (un po’ da biotecnologo geek, ma spero mi perdonerete):

    – Cosa significa esattamente il nome? “Dalle ampie ali”? Se è così probabilmente è riferito alle zampe natatorie. O no?

    – Potrebbero essere inseriti nel famoso clade “Dromopoda”, insieme a Solifighi, Opilioni e altre amenità aracniche?

  5. Stefano Says:

    PS: sempre che i Dromopoda siano ancora un clade attuale e valido…

  6. tupaia Says:

    Stefano: tu c’hai l’ossessione di ‘sti dromopoda! :-)
    a parte che secondo me e’ una categoria non riconosciuta da tutti (e ne abbiamo gia’ parlato) questi sono merostomati non aracnidi. L’organizzazione delle 12 zampe e’ completamente diversa:
    aracnidi: 2 pedipalpi, 2 cheliceri, 8 zampe
    euripteridi: 2 cheliceri, 8 zampe, due remi
    limuli: 2 cheliceri, 10 zampe per camminare

    Non ho studiato greco, ma credo anche io che il nome significhi dalle ampie ali, e non ho idea a cosa si riferisca

  7. falecius Says:

    “che neanche gli scrittori di fantascienza osano parlarne”

    C’è un racconto intitolato “Subito”, l’autore mi sfugge, ma è ambientato sulle coste di Laurenzia in qualche momento dell’Ordoviciano (o del Siluriano, non ricordo bene).

  8. falecius Says:

    Ah, ho fatto una ricerchina sulla quantità di ossigeno presente nell’atmosfera in passato, e in tutti i periodi precedenti al Giurassico è stata significativamente più bassa di quella attuale, tranne che durante il Carbonifero (in cui era molto più alta)ed il Permiano (immagino che l’ossigeno nell’aria sia piombato bruscamente in basso dopo l’evento P-Tr). Invece il livello d’ossigeno attuale è minimo rispetto a quello che è stato presente da Giurassico in poi. Non so bene che conclusione dovrei trarne, però è interessante.

  9. falecius Says:

    Tupaia: ne deduco che, diversamente dai vertebrati, gli artropodi hanno conquistato la terraferma diverse volte in modo indipendente.

  10. danilo Says:

    Falecius: ammesso che gli artropodi siano un clade monofiletico.

  11. falecius Says:

    E’ possibile che non siano?

  12. falecius Says:

    che non LO siano?
    (scusate)

  13. tupaia Says:

    Falecius: non mi risulta che lo siano.
    se vai al link citato a proposito dei livelli di ossigeno, c’e’ un grafico che non sono riuscita a copincollare che riporta i vari livelli di ossigeno. Il lavoro mi sembra relativamente ben fatto, per questo l’ho citato. Poi non so, non c’ero.

  14. tupaia Says:

    Falecius: comunque il paleozoico non mi sembra sia untema usuale per la fantascienza

  15. falecius Says:

    Tupaia 14: infatti no, credo che si preferiscano periodi con forme di vita più familiari e più… terrestri.

  16. Dund Says:

    OTissimo: buon compleanno Tupaia! :P

  17. falecius Says:

    Auguri!

  18. falecius Says:

    OT: magari può interessare, da me sto postando delle considerazioni sulla storia e la filosofia della scienza.

  19. tupaia Says:

    falecius: passero’ di sicuro, ma io sono del ramo sperimentale e rifuggo da qualunque forma di filosofia, mi fa venire l’orticaria :)

  20. falecius Says:

    Tupaia: :D niente in contrario… :D

  21. Dimitri Says:

    Una piccola osservazione che magari si potrà approffondire. Tanto si discute tra organizzazione anatomica ed ambiente, ed uno degli ambienti che sembra più possa “forzare” modificazioni anatomiche è quello delle isole. L’insularità porta spesso animali grandi ad essere piccoli e piccoli ad essere grandi. Recentemente è stato ipotizzato che la regola di queste modificazione sia solo il raggiungimento di un “optimum” biofunzionale. Un ambiente terrestre (o di ambienti intermedi acqua – terra)come quello caratterizzante il periodo ordoviciano potrebbe essere interpretato come “insulare” in un accezzione che veda le limitatezze morfofunzionali come confini ancora da valicare. Quale possa essere una risposta adattativa a questi ambienti è quantomeno speculativa. Certamente in periodi successivi questo non ha più permesso l’evoluzione di forme estreme simili. Ben tenendo presente che un concetto del genere è strettamente condizionato dalla nostra attuale visione del presente, in cui un cetaceo di 25 metri non suscita la stessa fantasia di un mixopterio di 2 metri.

  22. tupaia Says:

    Dimitri: pensavo qualcosa di simile l’altro giorno. Uno dei fenomeni che spiega il gigantismo insulare e’ l’assenza di predatori. Ebbene, nel paleozoico non c’erano predatori terrestri per gli euripteridi, a parte se stessi. Un po la situazione dei varano di Komodo, insmma, che si accresce per difendersi dagli esemplari piu’ grandi della sua specie. Allora pero’ era una situazione “globalizzata”, mentre oggi e’ una peculiarita’ che si puo’ rinvenire solo nelle piccole isole, visto che tutte le grandi masse emerse sono state colonizzate

  23. giorgio Says:

    ti prego pubblica piu spesso i tuoi affacinanti post

  24. danilo Says:

    Già. Langue. Questo blog langue…

  25. tupaia Says:

    Eh. Lo so. E’ che a volte tocca anche lavorare per vivere, e poi uscire, fare cose, vedere gente, avere una vita… Per scrivere ogni post ci vogliono diverse ore di ricerca bibliografica, poi un paio di giorni di digestione su come mettere il tutto in una forma meno noiosa possibile, e poi il tempo materiale di scrivere il post, piu’ altro tempo per le foto.
    Insomma, una faticaccia, e ultmamente, lo so, ho batutto la fiacca.
    Comunque c’e’ un post in arrivo in tempi brevissimi.

  26. danilo Says:

    “e ultmamente, lo so, ho batutto la fiacca”

    Uh…sei sarda?

  27. Matt Says:

    Tupaia, perdonami se vado OT ma la pubblicità google dal tuo sito mi fa vedere questa roba:
    http://drnatura.it/galleria.php

    Io per morbosa curiosità mi sono letto e visto tutto sto schifo, notando come mancasse un qualsiasi riscontro medico/biologico. Te che ne pensi?
    Ammettendo che sia vero, quelle schifezze lì cosa sono, residui di feci? Parassiti davvero?

    Perdona l’OT ancora, ma sono proprio curioso moh di sapere che cribbio è quella schifezza!

    Ah, sai che all’Auchan vendono, nel reparto giochi culturali, un miniacquario dove poter far schiudere le uova dei Triops? ;)

  28. tupaia Says:

    Matt: sono davvero imbarazzata dalla pubblicita’ di adsense, un’altra cosi’ e cancello l’applicazione, tanto non e’ vero che pagano.
    E’ un vecchio trucco da venditore di olio di serpente, gia’ Isabel Losada in un suo libro esilarante di cui ora mi sfugge il titolo descrive una cosa del genere. Dubito fortemente siano parassiti, una tenia e’ molto piu’ sottile di cosi’, ed e’ appunto, un verme SOLITARIO. Gli ascaridi sono piu’ piccoli e danno un forte prurito nella zona anale, quindi se uno li ha se ne accorge. I nematomorfi e i nematodi assortiti sono piu’ sottili.
    Io direi che si tratta di semplice fuffa, costruita con gomma e plastilina, e penso anche che assumere un prodotto non sperimentato a dovere sia anche pericoloso.

    Quanto mini e’ il miniacquario dei triops, povere bestie?

  29. Matt Says:

    anche perchè per produrre delle schifezze così, questi minimo minimo avrebbero dovuto mangiare peli di bue muschiato 3 volte al giorno! O_o

    Comunque decisamente troppo piccolo, penso che non raggiunga nemmeno il litro, comprese le tre vaschette…
    http://www.apismoremodoque.it/Giochi/Triops.jpg

  30. Tomburo Says:

    Segnalo la (mini)serie della BBC/Discovery channel “Walking with monsters”, che si trova tutta su youtube in lingua originale ed è incentrata proprio sulla fauna del paleozoico. Anche se io sono totalmente profano e ignorante, l’ho trovata molto interessante e verosimile, benche troppo corta, direi addirittura stringata: 6 episodi da 30 minuti per spaziare dagli scorpioni di mare ai dimetrodonti sono davvero pochi.

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