Esercizi di stile: Il segreto del giardino incantato (Microcosmus sulcatus)

C’era una volta, (e c’e’ ancora) un piccolo giardino fiorito in fondo al mare. Se potessimo passeggiare in questo giardino, gioiremmo dello spettacolo di aiuole di ascidie frastagliate, di fontane colorate di tentacoli di anemoni, di mazzetti di allegri policheti sedentari, di decorazioni di briozoi, e di tante alghe dai vivaci colori. Scavando al di sotto (o meglio, al di dentro), del giardino, c’e’ un grande tesoro: uno scrigno di seta porporina racchiude tanto oro quanto il peso del giardino, e questo oro puo’ nutrire un viandante, all’occorrenza!

E questa era la versione da favola della buona notte.
Passiamo ora alla versione disgustosa:

Sui fondali melmosi e inquinati dei nostri mari vive una cosa dall’aria di un escremento fuoriuscito da uno scarico fognario e tutto incrostato di vermi e alghe. Anche capire che e’ un animale e’ dura. Ha l’odore di gomma vulcanizzata macerata in ammoniaca e un orrendo sapore pungente ed acre, e non si capisce come possano esserci stati dei disperati cosi’ affamati da assaggiare una simile schifezza e raccontarlo in giro, visto che contiene anche un bel po di batteri patogeni.

Versione gourmet:
Questo frutto di mare, dal delicato aroma marino e iodato, e’ consumato sia lungo le coste del Mediterraneo, in Italia e Francia meridionale, sia in Cile, sia nel Sud-est asiatico. E’ un ingrediente fondamentale del famoso piatto francese Bouillabaisse, alla quale conferisce un delicato sapore e un profumo unico. Puo’ essere consumato anche crudo.

Omaggio a Queneau a parte, ma di che stiamo parlando?

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Questa bestia ha un sacco di nomi che lo descrivono bene. In italiano e’ uovo o limone di mare, per via del suo colore giallo. In Puglia, dove e’ consumato crudo, viene chiamato Taratuff per la sua forma da tartufo. In inglese sea squirt o sea fig (schizzo di mare o fico di mare), per la forma e per lo schizzo d’acqua dai sifoni. In Francese violet per il colore viola dei sifoni.

Si tratta di un animale appartenente al singolare gruppo dei protocordati: l’anello di congiunzione tra vertebrati e invertebrati. Come i vertebrati, i protocordati possiedono una notocorda, ovvero un filamento assile rigido che forma l’impalcatura del corpo e che nei vertebrati assume la forma di colonna vertebrale. Come gli invertebrati, non hanno un cranio o delle vertebre articolate tra loro ma un corpo molle. In particolare, il Microcusmus appartiene al subphylum dei tunicati: animali il cui corpoimg_08011.jpg e’ avvolto da una “tunica”, un rivestimento formato da uno zucchero simile alla cellulosa, la tunicina, che protegge l’animale (Vedere foto qui a fianco).
Tra i tunicati piu’ noti vi sono le ascidie, come il nostro protagonista. Sebbene la forma adulta delle ascidie sia quasi sempre sessile, cioe’ attaccata al fondo, e a forma di sacco, la forma larvale nuota ed e’ dotata di notocorda, un po’ come un pesciolino senza cranio. Nell’adulto invece la tunica forma papille adesive con cui l’animale si fissa al substrato, e la notocorda scompare.

La tunica del Microcosmus, per ragioni di mimetismo, e’ in genere completamente ricoperta di altri animali epifiti ed alghe chimg_07961.jpge rendono l’ascidia quasi completamente invisibile ad un osservatore esterno. Si notano solo i due sifoni di colore viola, uno che aspira l’acqua, ricca di ossigeno e plancton, ed uno che la esala. L’acqua aspirata passa dal cestello branchiale che trattiene le particelle di cibo, ma anche, ahime’ per i buongustai, coccidi (Grasseella microcosmi) e una decina di metalli pesanti da inquinamento, tipo vanadio e isotopi radioattivi. Il vanadio in realta’ e’ accumulato volutamente dall’ascidia, in quanto e’ un componente essenziale del suo sangue: forma l’emovanadina, cioe’ una forma di emoglobina che contiene vanadio invece che ferro ed e’ tipica delle ascidie. L’emovanadina da al sangue di questi animali un colore verdino.

Al di sotto della tunica vi e’ uno strato muscolare di colore arancione acceso che serve a far contrarre I sifoni all’interno della tunica e internamente a questo vi e’ il sacco dei visceri, di colore giallo, e le gonadi: come molti animali sessili, i Microcosmus sono ermafroditi.

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Questa ascidia e’ solitaria, ma ciononostante si trova spesso nei porti o in zone costiere in gruppi anche numerosi. Vive attaccata al substrato fino ad un massimo di 200 metri di profondita’, ma predilige i fondali bassi e sabbiosi, dove sono individuabili solo quando il sifone si contrae.

Da recenti ricerche, condotte usando le tecniche di isolamento degli odori dei maestri profumieri francesi piu’ le classiche tecniche di spettrografia di massa, e’ emerso che il caratteristico odore pungente e’ dovuto ad una decina di sostanze volatili contenenti zolfo, ma il componente principale dell’odore pare sia trimetilammina.

E adesso scegliete voi quale stile per la descrizione del microcosmus e’ piu’ plausibile.

Sezione trasversale di Microcosmus sulcatus (C) Lisa Signorile

Published by tupaia on novembre 28th, 2007 tagged invertebrati, marini


17 Responses to “Esercizi di stile: Il segreto del giardino incantato (Microcosmus sulcatus)”

  1. peppo Says:

    Devo dire che, da pugliese doc, non ho mai disdegnato questi animaletti da difficile gusto… ma dopo l’esame di Invertrebrati mi è diventato impossibile mangiare pure una chiocciola! Figurarsi questa “cosa” il cui sapore somiglia più alla varichina che al mare…

  2. tupaia Says:

    io all’occorrenza ancora non disdegno, per la verita’… credo sia una forma di perversione del gusto…

  3. thepifer Says:

    io sono pugliese, ma conosco gente delle città del nord che se ne ingozza deliziata. In effetti, due sono i tipi di taratuff, e se quello con la muscolatura rosso vivo e i sifoni rossi, più aspro, può sembrare una perversione gastronomica, vi assicuro che il “violet” (sifoni viola e muscolatura arancio) é migliore delle ostriche…. Batteri? Ce n’é in tutti i filtratori (mitili etc.). Vanadio? Ecco, questo potrebbe preoccuparmi di più!

  4. tupaia Says:

    @The pifer: due tipi, dici? interessante. non mi e’ mai capitato di notare differenze. Vengono dallo stesso habitat? si trovano nello stesso periodo?

  5. Rino Says:

    A totembeach non si trovano scerte schifezze…

  6. valentina 90 Says:

    quest’estate mi sono stati proposti e anche se aprimo impatto li ho negati, poi li ho assaggiati ed erano commestibili :P il colore era molto più arancione con sfumature nei lati molto rossi, e molto meno oliosi e mucosi di come li fanno vedere in foto. Erano molto più carini di aspetto, questi invece mi fanno un pò impressione alla vista sinceramente… cmq sono da assaggiare, almeno per dire che si è provato qualcosa di nuovo :P

  7. walter rossi Says:

    A me picevano tanto, peccato che ho letto il post, ora non li mangio piu…. con i metalli pesanti non si scherza,,,,,
    Pero uno ogni tanto forse si.:)

  8. Il mare in una pentola « Equilibri Sensoriali Says:

    […] volete sapere qualcosa di più sull’uovo di mare, seguite questo link, ma se avete appena consumato un pasto, non girovagateci troppo … il vostro stomaco potrebbe […]

  9. Giancarlo Castriota Says:

    Ho notato che esistono due colorazioni per l’interno del microcosmus, in Ancona chiamato Tartufo di mare. Una giallo avvolto in un sacco rosso ed una rosa con sacco violetto (che i vecchi ci hanno insegnato a definire acerbo e ci hanno consigliato di non mangiare). Qualcuno sa dirmi se corrisponde (es.) a maschio e femmina o a giovane e adulto o se magari sono razze differenti?

  10. tupaia Says:

    Giancarlo: sospetto che siano due specie o sottospecie differenti, ma io non ho mai visto quelli viola

  11. Giancarlo Castriota Says:

    Appena l’aria si scalda un po’ mando una foto. In genere si trovano anche agglomerati gli uni agli altri tanto che tagliando un singolo blocco compiono alternati. Dall’esterno sono riconoscibili al 90%. Non saprei dire perchè: forse il colore più viola-rossiccio dei sifoni o forse perchè mancano o sono diversi gli epifiti. Comunque è raro sbagliarsi. Al tatto quelli “acerbi” sono anche più duri. Alla prima immersione mando una foto

  12. sergio sergio Says:

    eh che schifo!!!
    dovrei trovarmi su un’isola deserta e davvero affamato per vedermi costretto ad una simile tortura, l’uomo non sa fare a meno che mangiare tutto ciò che si muove..

  13. Francesco Says:

    Ho trovato molto interessante il post e tratterò l’argomento sul mio blog.
    Tra le creature strane che ho incontrato, annoverol la scutigera cloptrata:

    http://neapoliscallsnapoli.ilcannocchiale.it/post/2320804.html

    Saluti

  14. lucia da taranto Says:

    slurp! Ne sono ghiottissima!!!

  15. Raffaele Says:

    Ne ho pescati e mangiati a centinaia negli anni ottanta ,nelle profondità dei mari delle isole del golfo di Napoli ( Procida in particolare) . Non mi trovo nemmeno con le dimensioni da voi riportate. Ogni uovo di mare (carnummola in dialetto flegreo) superava i 20 cm. E’ un frutto non viscido,calloso e saporito. Naturalmente ci saranno diverse varietà e nemmeno io oggi riesco più a trovare quella specie o quella dimensione.
    Raffaele.

  16. tupaia Says:

    Che fosse un’altra specie?

  17. coccobello Says:

    Ragazzi… quanta superficialità! Questo frutto di mare è disgustoso e sa di varichina (acido fenico in realtà) se non è freschissimo (come tutte le cose!). Ma freschissimo da veramente l’idea del mare! E’ solo per veri intenditori… chi afferma il contrario, mangiasse la nutella che è meglio!

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