Dracula a carnevale: il pipistrello dalle ali gialle (Lavia frons)

Per chi pensa che i pipistrelli sono neri, brutti e ciechi, bhe, si sbaglia, come si puo’ vedere da questa foto:

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Pipistrello dalle ali gialle. da: Kenyabeasts.org

Lavia frons, o falso vampiro dalle ali gialle, e’ un pipistrello insettivoro che vive in Africa centrale, appeso ai rami di acacia tra i 15 ° nord e i 15° a sud dell’Equatore. A parte la vivacita’ dei colori, pelo del corpo blu-grigio e lungo, a volte groppone verde, ali, coda e orecchie giallo-oro, che lo rendono, a mio avviso, uno dei pipistrelli piu’ belli in assoluto, presenta anche due particolarità che lo rendono interessante anche per chi non ama troppo i chirotteri.

Innanzi tutto i suoi enormi occhi, i secondi piu’ grandi tra tutti i microchirotteri (il primo e’ Cardioderma cor), che ne fanno un predatore che caccia a vista, come fanno i licaoni, e gli permettono di cacciare di giorno, particolarita’ rarissima tra i pipistrelli insettivori.

Siamo abituati all’idea di pipistrelli ciechi che si lasciano guidare da questo misterioso senso dell’ecolocazione (anche se nessun pipistrello e’ cieco, hanno tutti gli occhi e vedono bene -piu’ o meno come un topo- sebbene spesso gli occhi siano molto piccoli e adattati alla vita notturna con visione in bianco e nero). Richard Dawkins, in un capitolo dell’Orologiaio Cieco, descrive il senso dell’ecolocazione dei pipistrelli come un sistema alternativo alla vista. Secondo Dawkins, grazie agli echi di ritorno, i pipistrelli sono in grado di “vedere” il mondo come lo vediamo noi, per mezzo dell’integrazione dei segnali elettrici nel cervello. Addirittura, lo vedrebbero persino a colori, grazie al ritorno dell’eco in un certo modo piuttosto che in un altro a causa dell’assorbimento e della deflessione degli echi da un colore rispetto all’altro. A riprova di cio’, le falene sono di fatto di colori sempre molto mimetici.

Non so se cio’ sia vero, e non so se lo sapremo mai, ma di sicuro la sola ecolocazione non e’ sufficiente al nostro piccolo (massimo otto cm di lunghezza) pipistrello blu-giallo. Lavia frons caccia all’agguato, come un pigliamosche: dal suo ramo di acacia, pendendo a testa in giu’, individua le prede e le acchiappa al volo, ritornando subito dopo al posatoio. Il posatoio viene cambiato di frequente, in modo da aumentare le chances di successo.

Tutti i pipistrelli, in realtà, usano la vista. L’ecolocazione e’ un sistema perfetto in un range di circa 100 m, ma gli echi piu’ lontani possono ritornare distorti e confondere l’animale, quindi per orientarsi sulle lunghe distanze, per le migrazioni e cosi’ via i pipistrelli si basano sulla vista e non sul sonar. Lavia frons, curiosamente, usa la vista per cacciare prede in alto, ben visibili in quanto scure e contrastanti col cielo chiaro, e il sonar per cacciare prede in basso, che si mimetizzano col suolo. Un sistema decisamente ingegnoso che consente al pipistrello di sfruttare una nicchia ecologica diurna, in genere tipica degli uccelli, in maniera molto efficiente. Utilizzare la vista contro il cielo piuttosto che il sonar e’, mi spiegano, piu’ funzionale: la luce viaggia piu” velocemente del suono, e non c’e’ bisogno di disperdere onde sonore e attendere un’ eco che potrebbe non tornare, visto che il suono e’ lanciato verso il cielo privo di ostacoli.

Gli occhi vengono usati anche per difendersi dai predatori. Ricercatori riportano di non aver mai visto Lavia frons distrarsi dalla perlustrazione del territorio, ne’ tanto meno ammiccare: seguono con lo sguardo, con la massima attenzione, tutto quello che accade intorno a loro.

Ma si parlava di acacie. Il nostro eroe di fatto vive in stretto contatto, quasi in simbiosi, direi, con Acacia tortilis, o acacia a ombrello, (nella foto sotto, da: decha.com) un albero tropicale tipico della savana e di terreni brulli. Il

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pipistrello, vivendo a coppie sui rami di quest’albero, agisce da “insetticida biologico”. Infatti, durante la stagione secca, quando l’acacia fiorisce, miriadi di insetti sono attratti dai suoi profumatissimi fiorellini, e danneggerebbero le foglie dell’albero nel tentativo di arrivare ai fiori se Lavia frons non fosse li in agguato pronto a intervenire e nutrirsi di termiti, moscehe, cavallette etc.

E ora passiamo all’altra particolarita’ di questo bellissimo arlecchino volante: e’ monogamo. Pochi mammiferi sono monogami, e tra questi certo non spiccano i chirotteri (ne’ i primati). Eppure, ogni coppia di L. frons, appesa a testa in giu’ a un metro l’uno dall’altro, e ad almeno venti metri dalle altre coppie, vive insieme, si protegge l’un con l’altro e insieme si preoccupa dell’allevamento della prole. La femmina torna in genere prima al posatoio, seguita dal maschio che perlustra l’area coi suoi grandi occhi, girando la testa di qua e di la a fino a 180 gradi, in cerca di potenziali pericoli. Se c’e’ da cambiar posatoio, il maschio, galante, va per primo ad affrontare i potenziali pericoli.

La femmina ha vicino alla coda un paio di falsi capezzoli a cui si attacca l’unico piccolo, mettendo le zampine posteriori intorno al collo della madre, in una posizione tipo “69”. In quella posizione la femmina puo’ continuare a nutrirsi e a volare, col piccolo al collo appeso, ovviamente, a testa in giu’, mentre il maschio sorveglia eventuali pericoli. Cio’ dura per tre mesi, durante i quali la femmina mangia le deiezioni del piccolo per risparmiare acqua, dato l’ambiente arido, piu’ o meno come farebbero i Fremen di Dune. Durante quel periodo il piccolo osserva e impara le tecniche di caccia dalla madre. Appena impara a volare, inizia lo svezzamento e il piccolo aspetta su un ramo il ritorno dei genitori. Alla fine dello svezzamento il piccolo si allontanera’ alla ricerca del suo territorio: i Nostri, infatti, sono estremamente territoriali e cacciano altre specie di pipistrello.

Riferimenti bibliografici consultati:

Kingdon, J. (1997) The Kingdon Field Guide to African Mammals. A&C Black Publishers, London

Animal Diversity web

Eklof, J. (2003) Vision in Ecolocating Bats, Doctoral thesis, Goteborg University.

 

Published by tupaia on dicembre 28th, 2007 tagged Insettivori, mammiferi


5 Responses to “Dracula a carnevale: il pipistrello dalle ali gialle (Lavia frons)”

  1. Angelica Says:

    ho scoperto il tuo blog per caso: inutile dirti che è veramente splendido e che continuerò a leggerti assiduamente da ora in poi!!!!

  2. tupaia Says:

    Grazie! :-)

  3. Miguel Martinez Says:

    Mi sono permesso, tardivamente, di fare un link al tuo blog.

    Miguel Martinez

  4. tupaia Says:

    wow, e’ un egotrip qui da ultimo! ;-P

  5. Max B. Says:

    “Secondo Dawkins, grazie agli echi di ritorno, i pipistrelli sono in grado di “vedere” il mondo come lo vediamo noi, per mezzo dell’integrazione dei segnali elettrici nel cervello. Addirittura, lo vedrebbero persino a colori, grazie al ritorno dell’eco in un certo modo piuttosto che in un altro a causa dell’assorbimento e della deflessione degli echi da un colore rispetto all’altro. A riprova di cio’, le falene sono di fatto di colori sempre molto mimetici.”
    Non vorrei dire una scemenza, ma mi pare di ricordare che il caro Richard intendesse che “visualizzano” le caratteristiche superficiali (ruvido, liscio, chitinoso, peloso, fluido, corteccioso…) degli oggetti localizzati in maniera analoga a come visualizziamo noi i colori, dato che li percepiscono come onde di frequenza e modulazione diversa. Infatti due oggetti dello stesso colore ma di superficie e densità molto diverse non producono certo un eco simile.

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