Domestico vallo a dire a tua sorella (Cricetus cricetus)

Sembra strano che un blog di animali strani prenda in considerazione l’idea di parlare di criceti, che da molti anni sono beniamini dei bambini. Ma quanto “comune” e’ sinonimo di “conosciuto”? Molto spesso ci si prende in casa come pet creature di cui non si sa quasi nulla, salvo cosa dargli da mangiare e in quanto spazio tenerli, e ci sfugge il semplice concetto che possa trattarsi di animali selvatici che hanno una loro vita all’infuori di noi, con aspetti strani e sorprendenti.

I criceti sono un ottimo esempio di cio’.

Parlando di criceti si pensa subito alle tre specie comuni di criceto domestico, il criceto dorato, o criceto siriano, Mesocricetus auratus, il criceto russo Phodopus sungorus e il criceto cinese, Cricetulus griseus. Piu’ rari nei pet shop ma ugualmente usati come animaletti domestici sono altre due specie di criceto russo, il criceto Roborovski (Phodopus roborovskii) e il criceto di Campbell (Phodopus campbellii).

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Foto da commons.wikimedia. in alto: Criceto dorato; al centro: criceto russo; in basso: criceto cinese.

Di criceti tuttavia ne esistono in tutto 26 specie di cui tre a rischio di estinzione e altre di cui si sa pochissimo.

Sorprendentemente una delle tre specie a rischio di estinzione e’ il criceto dorato, Mesocricetus auratus; si avete letto bene, proprio quello che si trova in tutti i negozi di animali, e la sua storia spiega perche’. Le prime segnalazioni dell’esistenza di questa specie risalgono all’inizio del XIX secolo ma solo nel 1839 lo zoologo inglese George Waterhouse riusci’ a inviare in patria, dopo una spedizione in Siria, una pelle e uno scheletro di questo rarissimo criceto siriano che lui chiamo’ Cricetus auratus. Dopo di allora e per quasi 90 anni non si hanno altre tracce dell’esistenza di questa specie. Nel 1930 il professor Aharoni dell’universita’ di Gerusalemme riusci’ a catturare in Siria una femmina gravida di Mesocricetus che diede vita a 12 piccolini, e porto’ tutta la famigliola con se a Gerusalemme. Di questi 12 cricetini, di 4 non si sa niente, devono essere morti subito; una femmina mori’ dopo la presentazione di Aharoni alla facolta’ di Patologia dell’Universita’ Ebraica di Gerusalemme, quattro scapparono da un buco della gabbia, e il Mossad li sta ancora cercando. Gli ultimi tre, un maschio e due femmine, hanno dato vita alla attuale popolazione di criceti domestici, usati come pet e nei laboratori. Il pool genetico originale e’ stato comunque rinforzato da catture successive di altri criceti nel loro habitat siriano, anche se non e’ chiara la rilevanza di questo contributo: la specie rimane a rischio nonostante tutti i milioni di criceti nelle nostre case. La scarsa variabilita’ genetica potrebbe pero’ essere una adeguata spiegazione del perche’ questa specie, pur vivendo benissimo nelle nostre case, non riesce a naturalizzarsi sul territorio se liberata per incidente o per stupidita’. Meglio cosi’, una specie alloctona in meno in Italia.

Lo stesso problema di scarsa variabilita’ allelica lo hanno i criceti russi, tutti discendenti di un piccolo nucleo di criceti portati in Germania al Max Planck Institute dal prof Klaus Hofmann nel 1960 dalla Siberia e da li diffusisi prima ai laboratori di ricerca e poi nelle case come animaletti da compagnia. Non ho notizie delle ascendenze dei criceti cinesi, scoperti come specie nel 1900 nel nord della Cina, ma sospetto che anche per loro l’inbreeding degli esemplari domestici sia un fattore limitante.

Non tutti i criceti si prestano alla domesticazione. Uno in particolare, il Criceto comune o Cricetus cricetus, penso che gradirebbe avere dei bambini da rosicchiare durante le pause del letargo.

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Cricetus cricetus Foto da: www.braunschweig.de

Si tratta del criceto piu’ grande in assoluto, pesante anche mezzo chilo, lungo fino a 35 cm, quanto la mia gattina di 4 mesi che viene su bella grossa (ma in media e’ sui 20-25 cm, quanto una pantegana grossa), un piede di 4 cm e una coda di 5. Un mostro. Per di piu’ ha un carattere schifoso, e’ rigidamente solitario anche se il maschio si sposta nei territori della femmina quando questa e’ in estro. Per quanto sia per lo piu’ vegetariano, nella sua dieta rientrano anche insetti, lucertole, rane, roditori piu’ piccoli, uccellini e anche serpentelli. Voce aneddotica lo vuole in grado di mettere in fuga un cane, girandosi sulla pancia, squittendo, scalciando e mostrando i denti come un dannato. In effetti, anche io me ne terrei alla larga da una creaturina cosi’ simpatica.

Si tratta di una specie scavatrice che costruisce lunghe gallerie, poco profonde in estate ma profonde oltre due metri in inverno, con una estensione che dipende dall’eta’ dell’animale. Dopo quelle del ratto-talpa, le gallerie del criceto comune sono le piu’ lunghe e profonde d’Europa, intervallate da camere per lo stoccaggio del cibo, pozzi per le feci e da un nido per dormire rivestito di materiale morbido tipo fieno e piume. Preferisce terreno sottile ma grasso, asciutto e in pianura: il suo ideale e’ quello delle steppe coltivate russe e dell’Europa dell’est. In tempi storici tuttavia, quando soprattutto nel medio evo hanno cominciato a tagliare le foreste in Europa, il suo areale si e’ allargato verso occidente passando dalla valla del Danubio e dalla Germania e tutt’oggi esistono colonie di criceti comuni fin nel sud del Belgio e nel nord della Francia, anche se si tratta di pochi individui protetti dalla convezione di Berna in Belgio, Olanda e Germania e da leggi nazionali in Francia e Austria. A est il range passa dalla Russia alla Siberia, alla Mongolia fino alla Cina.

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Schema delle possibili tane di criceto comune. a destra (A): visione dall’alto; a sinistra (B) visione trasversale. Immagine da G. Nechay (2000)

Come tutti i criceti tranne le sei specie del genere Calomyscus, anche il criceto comune ha delle tasche di pelle nell’interno delle guance che si aprono verso l’avanti della bocca e la cui pelle esterna si dilata moltissimo per ospitare e trasportare fino alla tana il cibo in eccesso che non viene consumato sul posto. Nella tana di un criceto comune si possono ritrovare fino a 90 kg di riserve di cibo, di cui 5 kg di patate e 15 kg di grano. Altro cibo trovato nelle tane e’ orzo, miglio, soia, piselli, carote, barbabietole, germogli vari. I contadini cinesi scavano nelle tane dei criceti in tempi di magra per espropriarne le riserve. Sospetto che ai criceti questa faccenda comunista dell’esproprio proletario non vada del tutto giu’. Se deve attraversare un corso d’acqua, il criceto comune pare che riempia le tasche guanciali di aria e le usi come galleggiante. Praticamente ha reinventato il canotto.

Visto che vive in ambienti fertili per la coltivazione, inclusi a volte orti e giardini, il criceto comune non si risparmia nel mettere al mondo la prole. Le femmine sono fertili gia’ a 43 giorni e partoriscono la prima nidiata intorno ai 60 giorni di vita, con una gestazione brevissima che dura 18-20 giorni. I piccoli sono da 3 a 15 e da aprile ad agosto ci sono in genere due cucciolate, a volte tre, con un totale quindi di in media 20 cricetini l’anno per femmina. Considerando che una femmina puo’ gia’ avere la prima cucciolata nell’estate in cui nasce, lascio come utile esercizio per il lettore calcolare quanti criceti derivano da una singola femmina nel corso di una stagione riproduttiva e quanti ne derivano nei quattro anni di vita medi di una femmina. I barbagianni e le volpi ringraziano.

Proprio per evitare i predatori, tuttavia, il criceto comune tende ad essere piu’ crepuscolare che notturno. Ad ottobre entra in un periodo di ibernazione “facoltativa” fino ad aprile circa, ovvero il bioritmo si abbassa moltissimo e l’animale diventa letargico, pur svegliandosi ogni 5-6 giorni per consumare le riserve di cibo immaggazzinate. In condizioni di laboratorio, se tenuto artificialmente sveglio il criceto non risente danni immediati ma la sua vita media si accorcia. Anche condizioni di sovraffollamento, che aumentano l’aggressivita’ intraspecifica, inibiscono il letargo. Ad aprile incomincia la stagione riproduttiva, sotto l’influsso di un fotoperodo con almeno 13 ore di luce e l’animale incomincia le incursioni fuori dalla tana.

Un piccolo mistero che non riesco a spiegarmi, e che nessun autore consultato discute: in genere i mammiferi tendono ad avere il pelo del dorso mimetico e la pancia bianca, o comunque piu’ chiara. Inutile sprecare energie per produrre melanina nei peli della pancia, che non vede nessuno e comunque e’ fatta quasi solo da sottopelo (poco pigmentato perche’ sottile) per tenere gli organi interni piu’ al caldo. Il criceto comune e’ l’unico animale di cui sono a conoscenza che ha la pancia nera, nettamente piu’ scura del dorso che e’ marroncino, con del bianco sui fianchi. Che scopo c’e’ di avere la pancia nera? date le abitudini fossorie e le zampe corte, chi la vede? E non e’ che il criceto comune spenda in piedi piu’ tempo degli altri criceti. Esistono anche rare forme melaniche tutte nere, bianche o a sfumature di giallo. Cio’ lo rende di sicuro splendidamente variopinto, ed il motivo per cui in Europa la specie e’ cosi’ a rischio e’ cosi’ scontato che quasi non vale la pena di menzionarlo: fodere dei cappotti, frammentazione dell’habitat, costruzioni di autostrade, raccolti precoci.

Per di piu’ e’ soggetto ad esplosioni demografiche che chiaramente portano a ingenti danni economici. Il metodo di controllo classico, nei paesi dell’Europa dell’est piu’ soggetti a danni (Ungheria, Kazakistan, Moldavia, Russia, Ucraina, ex-Yugoslavia), e’ l’uso di veleno per topi. Tuttavia non si hanno dati sulle densita’ dell’animale in questi paesi ed e’ molto probabile che la popolazione sia in declino negli ultimi 20 anni per via del cambiamento delle tecniche agricole nei paesi dell’ex-URSS. Siamo ancora in tempo? Probabilmente si, il problema semmai e': importa qualcosa in questo momento ai governi dell’ex-URSS di questo piccolo roditore ancora considerato un flagello dei campi?

Fonti bibliografiche:

Dobroruka, LJ, Berger, Z (1990) A field guide in colour to Mammals, Aventinum Publishing House, Praga

MacDonald, D., Barrett, P (1993) Field Guide to Mammals. HarperCollins Publishers, London

Verhoef-Verhallen E. (1997) The complete encyclopedia of Rabbits and Rodents. REBO Publishers, Lisse

Nechay, G. (2000) Status of Hamsters: Cricetus cricetus, Cricetus migratorius, Mesocricetus Newtoni and other hamster species in Europe. Nature and Environment Series, No. 106 Council of Europe Publishing

Published by tupaia on settembre 13th, 2008 tagged mammiferi, notturni, roditori


14 Responses to “Domestico vallo a dire a tua sorella (Cricetus cricetus)”

  1. danilo Says:

    Riguardo alla pancia nera…
    Cercando con google immagini lo si vede quasi sempre ritto in piedi, e il pattern di colori visibile rompe davvero bene la sagoma.
    Forse è quello il motivo.

    Danilo

  2. Claudio Says:

    Guy ringrazia per la citazione dell’antenato

  3. Mr. Tupaia Says:

    @Claudio: antenato?

  4. Claudio Says:

    Non ti ho detto che di cognome fa Waterhouse ?

  5. tupaia Says:

    Guy risale fino agl antenati vissuti nel 1839? Non lo facevo appassionato di araldica :-P

  6. Claudio Says:

    ha un parente famoso, l’architetto, piu’ o meno contemporaneo dei due fratelli naturalisti, di cui era cugino, con cui me l’ha menata spesso :), quindi conoscon l’albero genealogico di quel periodo.
    Anzi, tra i cugini ce ne sono di ben poco raccomandabili…
    Non dirglielo che poi si bulla con me.

  7. Volpe Eluva Says:

    Un altro mammifero con la pancia più scura del dorso che mi viene in mente è il panda minore.

  8. tupaia Says:

    Volpe Eluva: hai ragione, in effetti…

  9. trullysimon Says:

    Ciao, Osservando bene la specie Cricetus cricetus si deduce che il colore nero della pancia associato alle 4 zampette bianche simuli la scura bocca di un predatore con 4 denti a zanna bianca, tipo un serpente, allo scopo di impaurire i malcapitati che lo incontrano.

    Comunque è illuminante conoscere l’ origine e la storia dei nostri cari e simpatici “compagnetti”

    Namastè

  10. Rispo Says:

    Direi che domestico non è l’aggettivo più azzeccato, almeno per questo qui:

    http://www.youtube.com/watch?v=dZTE6MxxHHY

    C’è un altro con la pancia più scura della schiena: il ratele. Il quale, guarda caso è ancora più impavido e rissoso del criceto del video.

    Oso proporre una teoria: se ho la pancia nera vuole dire che devi stare attento a non stizzirmi….

  11. tupaia Says:

    Anche il panda minore ha la pancia nera pero’, ed e’ la cratura piu’ placida dell’universo.
    Il video lo conoscevo gia’ ma e’ eccezionale, vale sempre la pena di riguardarlo

  12. heteroteuthis Says:

    Cattivissimo!!!neanche un rottweiler avrebbe sbranato una ciabatta in quel modo.
    La pancia nera potrebbe essere stata selezionata positivamente se l’animale, dopo un attacco non definitivo da parte di uno strigiforme, si fingesse morto a pancia all’aria. Al buio o al crepuscolo restare immobili con una “copertina nera” potrebbe essere un vantaggio. Ma non so se i criceti hanno questo tipo di comportamento.

  13. tupaia Says:

    Heterotheutis: mi risulta che come difesa corrano ad infilarsi nei loro tunnel, non mi pare si fingano morti

  14. Mithrandir Says:

    Ho fatto un paio di calcoli.
    Considerando una cucciolata annuale media di 20 nati, ipotizzando un rapporto M/F del 50%.
    -In un anno con 3 cucciolate da sei individui a parto, si hanno 104 cuccioli.
    -In un anno con 2 cucciolate da 10 individui a parto, si hanno 72 cuccioli.

    I calcoli sono corretti?
    Se si sono una botta demografica notevole, tenendo conto che tutta la prole deriva da una singola coppia!

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