Do octopi dream of eight-legged sheep?

Non e’ facile introdurre l’argomento di questo post. Ad alcuni, ad un’occhiata superficiale, potrebbe sembrare scontato e banale. Ad altri ptrebbe sembrare inverosimile ed esagerato. In realta’ non e’ ne’ l’una ne’ l’altra cosa. E’ un post su una delle specie piu’ intelligenti che conosciamo, ma la cui intelligenza ci appare inspiegabile e fuori posto. Stiamo parlando dell’intelligenza dei polpi.

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Octopus vulgaris, il polpo comuned el Mediterraneo. Foto: dive.scubadiving.com

Facciamo un salto indietro: i Cefalopodi esistono da almeno 500 milioni di anni, passando attraverso forme semplici simili a patelle, agli ortoceri dalla conchiglia a cono, ai nautili. Tutte creature dallo stile di vita sessile o comunque estremamente semplice. Circa 200 milioni di anni fa, mentre sulla terraferma comparivano mammiferi e uccelli, anche in mare i Cefalopodi avevano la loro rivoluzione copernicana evolvendosi in forme di vita inquietanti da un punto di vista cognitivo, i Coleoidea (Polpi, seppie e calamari), unici del loro gruppo capaci di competere in velocita’ coi pesci e arrivare fino ai nostri giorni (ad eccezione di cinque specie di nautilo), ed unici organismi marini ad avere un cervello e un’intelligenza che puo’ competere coi mammiferi.

Sui polpi, in particolare, l’aneddotica abbonda di esempi che dimostrano le incredibili capacita’ di questi animali: imparano ad aprire barattoli sia col tappo a vite che a incastro, riconoscono le persone e le esaminano con curiosita’, percorrono labirinti, ricordano cio’ che imparano, esplorano nuovi posti, scappano dalle teche degli acquari, rubano un’aragosta da un’altra vasca e tornano a casa, tendono imboscate e sputano in faccia ai guardiani degli zoo, risistemano l’arredamento della vasca etc. A prima vista sembrano piu’ in gamba dell’adolescente medio. Quanto c’e’ di vero in tutto cio’? La scienza naturalmente ha cercato di dare una risposta, arrivando sia a scoperte incredibili che facendo passi indietro e alzando veli di dubbio: si tratta pur sempre di animali cosi’ diversi da noi che applicare loro le etichette dell’intelligenza umana e’ sempre un arbitrio, e il rischio di antropomorfizzazione e’ elevatissimo.

Andiamo con ordine e vediamo innanzi tutto cosa ci offre l’hardware. Il cervello di un polpo di qualunque delle circa 200 specie attualmente esistenti (pochini rispetto ai 5000 mammiferi e 9500 uccelli) e’ molto grande in proporzione al corpo, appena piu’ piccolo di uccelli e mammiferi ma piu’ grande di rettili e pesci; le dimensioni del cervello pero’ si sa che contano solo relativamente, altrimenti noi sapiens ci troveremmo in difetto rispetto ai neanderthal e gli uomini rispetto alle donne (bhe, oddio, in effetti…). Possiede circonvoluzioni e centri tattili e visivi separati. Produce onde elettriche, rilevabili con un elettroencefalogramma, che somigliano alle nostre: anziche’ essere degli spike di corrente tipo “bacon che frigge”, come il neurofisiologo Ted Bullok dell’universita’ di California ha definito il tracciato degli altri molluschi tipo le vongole, mostra delle onde lente e regolari, anche se piu’ deboli delle nostre.

Morfologicamente il cervello di un polpo, che ha circa 500 milioni di neuroni, puo’ essere suddiviso in tre porzioni:

  1. una parte centrale protetta da uno scudo cartilagineo che ha piu’ o meno le funzioni della nostra scatola cranica; consta di circa 45 milioni di neuroni ed ha una forma a ciambella, visto che si sviluppa intorno all’esofago. Come il nostro cervello, anche quello del polpo e’ diviso in lobi, circa una quarantina nel loro caso, eredita’ dei gangli cerebrali dei molluschi piu’ primitivi. Questo e’ il centro ultimo di elaborazione delle informazioni. Il lobo piu’ importante e’ quello verticale (VL, non visibile nell’immagine riportata sotto), che e’ analogo all’ippocampo del cervello dei mammiferi sia come struttura che come funzioni, essendo implicato nella memoria e nell’apprendimento.
  2. i lobi ottici contengono da 120 a 180 milioni di neuroni e hanno una struttura incredibilmente simile alla retina e ai nuclei ottici umani, inclusa la porzione dell’integrazione delle immagini, nonostante il meccanismo di captazione della luce sia fisiologicamente molto diverso.
  3. il sistema nervoso delle braccia contiene i 2/3 di tutti i neuroni; ogni porzione coordina un braccio e gli consente di fare movimenti stereotipati senza bisogno di consultare la ciambella centrale. In pratica il cervello “delega” ai gangli delle braccia tutti quei movimenti che non necessitano elaborazione complessa, costituendo cosi’ una rete a stella come quelle a volte usate per i nostri pc, coi terminali alla periferia e un server al centro e rendendo piu’ veloci i movimenti.

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Visione ventrale del cervello di un cugino stretto dei polpi, Vampyroteuthis infernalis. (C) Young-Vecchione-Mangold (1999). Da: tolweb.org

E ora passiamo al software, che si dimostra funziona meglio di Windows Vista, ma per quello basterebbe il cervello di una capasanta. Le prime ricerche sul comportamento dei polpi risalgono al 1947, quando il neurofisiologo inglese J. Z. Young comincio’ a condurre esperimenti su questi animali alla Stazione Zoologica ‘A. Dohrn’ dell’aquario di Napoli, facendo nel corso dei successivi trent’anni scoperte affascinanti sulla loro neurofisiologia. Ad esempio, scopri’ che i polpi imparano e sono dotati di memoria a lungo termine. I dati di Young tuttavia si basavano solo sui risultati di dissezioni anatomiche di parti del cervello, e poco fu fatto dal punto di vista etologico. Fu il ricercatore di Oxford N.S. Sutherland il primo a fare esperimenti sul tipo di apprendimento dei polpi, negli anni 50 del secolo scorso. Egli insegno’ ad alcuni esemplari a distinguere tra un rettangolo posto orizzontalmente e uno verticale, e gli animali erano in grado di scegliere il rettangolo giusto anche quando variavano le dimensioni.

La vera e propria “bomba” esplose pero’ nel 1992, quando due scienziati italiani, Graziano Fiorito e Pietro Scotto, sempre a Napoli e sempre sul polpo comune Octopus vulgaris, dimostrarono che i polpi sono in grado di apprendere osservando conspecifici al lavoro, azione che non tutti i mammiferi sono in grado di compiere. L’esperimento consisteva in questo: alcuni polpi comuni venivano divisi in due gruppi, uno che doveva imparare, tramite ricompense e punizioni, a distinguere e manipolare palline rosse e ignorare palline bianche e uno, separato, a cui veniva consentito di guardare l’addestramento del primo gruppo. Quando il secondo gruppo di polpi veniva messo in contatto con le palline, essi consistentemente sceglievano quelle rosse. Si dedusse quindi che anche i polpi, come i vertebrati sociali piu’ intelligenti, possiedono neuroni specchio, ovvero quei neuroni responsabili dell’apprendimento tramite l’esempio, che poi e’ la base della nostra cultura.

Inquietante, no? Polpi che imitano altri polpi per imparare nuovi trucchi. Eppure non e’ cosi’ semplice. Il lavoro di Fiorito e Scotto e’ stato pesantemente criticato sotto molti punti di vista. Il critico piu’ feroce e’ una ricercatrice americana, Jean Boal, che pure ha lavorato alla Stazione Zoologica di Napoli. Innanzi tutto pare che i controlli fossero scadenti, e i polpi preferivano comunque le palline rosse anche prima di iniziare l’esperimento (perche’, se non vedono i colori?). La Boal inoltre pare non sia mai riuscita a riprodurre l’esperimento, e questo e’ un problema. In ogni caso, la questione resta aperta e ancora non e’ definitivo se i polpi apprendono dall’esempio oppure no.

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Un’altra prova controversa dell’intelligenza dei polpi ci viene da una ricercatrice canadese, Jennifer Mather. La Mather, insieme all’americano Roland Anderson, sostiene che ciascun polpo ha una differente personalita’, e questo ovviamente riflette un’intelligenza vivace perche’ risposte diverse in base all’individuo presuppongono un’elaborazione delle informazioni e non risposte automatiche. Il problema e’ definire cosa e’ la personalita’. Gli esperimenti consistevano in osservare le risposte a differenti stimoli come offerte di cibo o minacce. Laddove magari gli insetti darebbero risposte differenti in base all’individuo, ma non ripetibili nello stesso individuo, un polpo ripete il proprio comportamento (ad esempio di fuga o di avvicinamento con curiosita’) costantemente e in modo diverso da altri conspecifici, al punto di permettere ai guardiani degli zoo e degli acquari di distinguere tra diversi individui e dare loro un nome. Il problema, sostengono i critici, e’ che le osservazioni potrebbero essere inconsciamente antropomorfizzate in modo da vedere “personalita'” che non esistono. I dati pero’ sono consistenti con le ricerche di un altro ricercatore americano, David Sinn, che ha individuato dei “tratti comportamentali” chiave in 73 polpi da lui osservati. Sinn inoltre riferisce che i giovani polpi sono piu’ attivi e aggressivi, mentre con l’eta’ diventano piu’ cauti, il che puo’ essere conseguenza dell’esperienza.

Mather e Anderson, per nulla scoraggiati dalle critiche, sono andati ancora oltre, e sostengono che i polpi giocano. Ora, il gioco e’ qualcosa in generale sconosciuto nel mondo degli invertebrati, e controverso gia’ in alcuni vertebrati come i varani di Komodo, essendo, per quel che ne sappiamo, legato principalmente ad un’intelligenza di tipo sociale. Per quale motivo un mollusco dovrebbe sprecare energie in un comportamento non immediatamente utile a fini pratici? L’esperimento di Anderson consisteva nel dare a otto polpi delle bottigliette di plastica colorata galleggianti. Sei polpi le hanno esaminate e poi ignorate, uno ha fatto fare a un flacone il giro della vasca, l’ottavo faceva rimbalzare sistematicamente una bottiglietta contro la vasca come se fosse stato un pallone. La solita Jean Boal, di nuovo nel ruolo della scettica, contesta che si trattasse di gioco, e non magari di un comportamento da stress tipo gli animali dello zoo che vanno avanti e dietro nella gabbia. Il campione e’ inoltre molto piccolo per avere dati certi. Louis pero’ la pensa diversamente, e Louis sa di cosa parla. Louis e’ infatti un polpo che vive in uno zoo in Cornovaglia; questo animale ha sviluppato un legame con un giocattolino a forma di Mr Potato che gli hanno dato i custodi: se lo porta nella tana, lo trascina quando va in giro, si eccita tutto quando i custodi mettono del granchio nello scompartimento segreto nella testa del pupazzetto e cosi’ via. Tra i vari giocattoli di Louis, Mr Potato e’ sicuramente il preferito. Diciamo che non sembra tanto un comportamento da stress, visto che la mia gatta fa esattamente lo stesso con un pupazzetto a forma di leoncino, e mia nipote di due anni con un pupazzetto a forma di Tweety Pie. Che magari siano stressate anche la mia gatta e mia nipote?

Si e’ dimostrato in ogni caso che i cefalopodi si annoiano, e che vivere in una vasca piena di stimoli rende i polpi piu’ interessati e piu’ inclini ad imparare nuovi trucchi rispetto a polpi che vivono in una vasca di nudo vetro, e questo lo ammette persino la scettica Boal, che dal canto suo ha dimostrato che i polpi hanno cognizioni geografiche e usano sistemi di riferimento per imparare le uscite dai labirinti, anche due labirinti allo stesso tempo, alla faccia dello scetticismo. Per di piu’ forse (ma la Boal dice che non cisono abbastanza esperimenti per essere sicuri) i polpi hanno una lateralizzazione, cioe’ usano di preferenza un lato del corpo piuttosto che un altro, come noi che siamo destri o mancini. I polpi usano un occhio piu’ dell’altro, ad esempio.

Anderson non si e’ fermato al gioco, evidentemente pensando che quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare: ha scoperto che i polpi dormono e, forse, sognano. Normalmente il sonno e’ associato ai vertebrati, e il fenomeno e’ stato finora poco studiato negli invertebrati, dando per scontato che non avendo un cervello non hanno bisogno di dormire. Anderson ha pero’ notato che i polpi, di solito sempre vigili e attenti, hanno periodi di inattivita’ i cui i loro occhi senza palpebre e dalla pupilla orrizzontale si offuscano, la respirazione rallenta, non rispondono a stimolazioni luminose e i maschietti lasciano pendere pericolosamente l’estremita’ dell’ectocotilo, il terzo braccio a destra che viene usato per la riproduzione. Un simile comportamento e’ stato osservato da Stephen Duntley dellaWashington University Medical School a St. Louis sulle seppie: quando dormono giacciono immobili, la pelle mimetica diventa marrone opaco, ma ogni tanto per 10-15 minuti improvvisamente si stirano, agitano i tentacoli e sulla pelle appaiono intense macchie di colori vivaci. Il ciclo sarebbe analogo a quello delle nostre fasi REM. Stanno forse sognando? Questa e’ la domanda finale a cui forse non potremo mai dare una risposta. Sappiamo pero’ che per noi vertebrati i sogni hanno un’importante funzione nella riorganizzazione delle informazioni apprese, e visto che i polpi imparano facilmente si puo’ dare per scontato che non sognino?

La domanda finale in realta’ e’ un’altra, che ha molte piu’ implicazioni: a cosa serve l’intelligenza ai polpi? Si tratta di animali solitari e che vivono pochissimo, il polpo medio vive un anno, con un massimo di tre anni per il polpo gigante del pacifico. In un anno hanno a malapena il tempo di imparare le abilita’ necessarie a sopravvivere, e oltretutto hanno anche un metabolismo lento, e sprecano altro tempo dormendo. Mi ricordano gli androidi del film Blade Runner, programmati a vivere tre anni per impedirgli imparare dall’esperienza e prendere il sopravvento sugli umani. Perche’ prendersi il disturbo di evolvere un simile, complesso comportamento e un cervello cosi’ grande, se si vive cosi’ poco? Gli animali con una R strategia, quelli che vivono poco e fanno tanti figli, di solito non basano la sopravvivenza sul cervello ma sul numero. Eppure… tra i vertebrati abbiamo un analogo, lampante esempio: i topi. Vivono in media un anno, fanno tanti figli e sono intelligentissimi. Evidentemente un motivo per questa intelligenza ce’, siamo noi che non riusciamo a vederlo.

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I polpi neonati, come questa seppiolina neonata, non vedono mai i genitori e per un po fluttuano con il plancton. (C) Lisa Signorile

In base a una teoria di N. K. Humphrey e Jane Goodall (la famosa etologa che studiava sul campo il comportamento degli scimpanze’), l’intelligenza e’ associata alla socialita’, ma i polpi conducono vite solitarie fin dalla nascita, visto che la madre muore subito dopo la schiusa delle uova del suo unico evento riproduttivo. Dopo la schiusa fanno vita planctonica per qualche tempo, poi si stabiliscono in fessure tra le rocce dove trascorrono da soli la loro breve vita. Durante la riproduzione c’e’ da dire pero’ che i maschi hanno un harem di diverse femmine che difendono combattivamente dai rivali. Interazioni tra conspecifici dunque ci sono, anche se non si tratta di animali di branco. Di branco sono pero’ i calamari, e non e’ detto che l’intelligenza dei polpi non sia una derivazione da antenati sociali. I ghiottoni, del resto, sono animali intelligentissimi e tra i mammiferi piu’ solitari che conosciamo. Ai ghiottoni l’intelligenza e’ indispensabile come arma per sopravvivere in un ambiente ostile. I polpi vivono al fondo di praticamente tutti i mari, ma hanno un problema: sono la preda di moltissime specie e mangiano crostacei, che sono una preda pericolosa per via delle loro armi di difesa, e bivalvi complicatissimi da aprire. E’ forse questa la chiave per capire la loro intelligenza?

Difficile a dirsi. Ma soprattutto la parte difficile e’ che mentre possiamo arrivare a capire il comportamento dei topi, che tutto sommato sono nostri cugini stretti, abbiamo difficolta’ a capire un’intelligenza che si e’ evoluta per proprio conto: l’antenato comune tra noi e i polpi e’ vissuto circa 700 milioni di anni fa, e tutte le strutture legate all’intelligenza, il lobo ventrale simile all’ippocampo, gli occhi e l’integrazione visiva etc, sono analoghe, cioe’ si sono evolute simili per convergenza evolutiva: a problemi simili si adattano soluzioni simili, e l’ereditarieta’ non c’entra nulla. Se volessimo un campo di allenamento per capire gli extraterrestri, se mai ce ne sono, non dobbiamo far altro che continuare a studiare i polpi. L’unico problema, come continua giustamente a ribadire la scettica Jean Boal, dobbiamo stare attenti, molto attenti a non antropomorfizzare questa intelligenza cosi’ lontana dalla nostra.

Referenze

http://discovermagazine.com/2003/oct/feateye

http://www.biolbull.org/cgi/content/full/210/3/308

http://www.divemaster.com/diving-articles/how-stupid-is-an-octopus.html

Published by tupaia on ottobre 19th, 2008 tagged comportamento, intelligenza, invertebrati, marini, predatori


48 Responses to “Do octopi dream of eight-legged sheep?”

  1. falecius Says:

    Valeva la pena di aspettare! L’argomento è interessantissimo, grazie per questo post. Ma quindi gli occhi dei molluschi si sono evoluti in modo del tutto indipendente da quello dei vertebrati?

  2. falecius Says:

    E anche il titolo è geniale (ma un pecora a otto zampe suona inquietante).

  3. Livio L. Says:

    Grande post!
    Concordo, titolo evocativo e geniale.
    Livio

  4. onq Says:

    incredibile, proprio ieri a cena con alcuni amici mi sono ritrovato a parlare dell’intelligenza dei polpi… avrei fatto una figura molto migliore se avessi pubblicato questo post 24 ore prima!!!

    cercando poi sul web, mi sono imbattuto nel bellissimo grimpoteuthis, animale che davvero non conoscevo.

  5. Adriano Says:

    Antropomorfizzare la loro intelligenza credo sia un errore, come hai detto tu. Del resto l’uomo capisce poco anche di delfini, pipistrelli e persino di sé stesso, figuriamoci quanto sia difficile capire il comportamento di un polpo.
    Però il fatto che sognino è davvero incredibile e aprirebbe nuove prospettive. Forse questa è una cosa che abbiamo in comune.

    Adriano

    P.S. Ma alla stazione A. Dorhn studiano solo i polpi?

  6. tupaia Says:

    Falecius e Livio: grazie davvero, mi rincuorate dalla fatica e del bidone ad Adriano (ho dovuto rinunciare ad una escursione anche per avere il tempo e la concentrazione di finire il post: era oltre una settimana che lottavo per scriverlo, da cui il senso di frustrazione della vena esaurita).

    Onq: mi spiace per la mancanza di tempismo. Cerchero’ di fare di meglio in futuro :) Pero’ la prossima volta che incontri i tuoi commensali puoi pur sempre riprendere l’argomento, no?

    Adriano: direi di no, soprattutto perche’ e’ una struttura annessa all’acquario, ma e’ molto famosa a livello mondiale principalmente per i polpi. Io trovo piu’ inquietante che i polpi giochino, francamente. Il sogno e’ una cosa passiva che accade, il gioco e’ un atto di volonta’ completamente fine a se stesso. Pero’ mi chiedo cosa sogna un polpo nella sua vasca…

  7. tupaia Says:

    Falecius: secondo ricerche recenti no, ci sono un paio di geni in comune, soprattutto quello per la produzione di rodopsina. In pratica l’antenato comune aveva gia’ un rudimentale sistema visivo, che poi si e’ evoluto in occhi simili in modo del tutto indipendente

  8. Palmiro Pangloss Says:

    Estremamente interessante, ma non hai toccato il tema piu’ interessante: perche’ i coleoidea sono cosi’ buoni da mangiare? Ammetterai che e’ un argomento appassionante.

  9. Livio L. Says:

    Come ti capisco sulla vena creativa…
    Ho avuto il blocco del foglio bianco per circa un paio d’anni.

  10. danilo Says:

    Io non faccio fatica a capire a cosa serva essere svegli, se sei piccolo, indifeso, e tutti ti mangiano. Ma all’elefante, essere intelligente a cosa serve? :-)

  11. falecius Says:

    Sono intelligenti e hanno appendici per la manipolazione comode almeno quanto le nostre.

    1) Perché non dominano la Terra?
    2) Perché non esiste della fantascienza sull’argomento?

  12. falecius Says:

    Altra questione: seppie e calamari quanto sono intelligenti, rispetto agli ottopodi? In particolare, le piovre giganti (quelle che si mangerebbero le balene) hanno meno intelligenza dei polpi normali?

    P.S. Nella fantascienza, esiste una speculazione tra due personaggi umani di “Fondazione e Terra” di Asimov riguardo una civiltà acquatica di essere simili ai calamari. Non mi viene in mente altro.

  13. tupaia Says:

    Palmiro: ma tu pensi con lo stomaco?

    Falecius:
    1) perche’ vivono troppo poco
    2) che io sappia l’alieno polpoide e’ un classico della letteratura di fantascienza

    Danilo: ottima domanda. Adesso spero anche in una risposta da parte tua. Jane Goddall direbbe che dipende dal fatto che gli elefati sono animali estremamente sociali, ma lo sono anche le pecore… Mi aspettavo anche un’altra obiezione, per la verita’, a proposito delle funzioni dei neuroni specchio. Aspetto fiduciosa.

  14. tupaia Says:

    Falecius: i calamari potrebbero essere intelligenti piu’ o meno come i polpi ma e’ piu’ difficile dirlo per via del fatto che non possono manipolare e quindi e’ piu’ difficile condurre esperimenti. Pero’ sono una specie sociale, anche se non ci sono interazioni tra gli individui tipo grooming.
    I capodogli mangiano calamari, non piovre. Il polpo gigante del pacifico arriva a circa un tre metri di diametro, ed e’ la specie piu’ grossa. la vita breve ne condiziona le dimensioni

  15. tupaia Says:

    Livio: non riesco a lasciare commenti sul tuo blog, come mai?

  16. danilo Says:

    Gli elefanti sono intelligenti per lo stesso motivo per cui lo è l’uomo: l’unico competitore serio sono gli altri elefanti (o gli altri uomini).

    Neuroni specchio…I polpi vivono poco. Perchè? Un motivo che mi viene in mente è che siano in competizione fra loro. Competizione _seria_, intendo.
    Matematica. Se sacrificando tutte le tue risorse nella riproduzione riesci a far sì che nella generazione successiva ci sia anche solo una coppia in più, vinci.
    E se la competizione è così serrata (voglio dire, l’habitat non è esattamente l’oceano aperto. E’ un habitat limitato, che deve avere caratteristiche peculiari, altrimenti la prima cernia che passa di lì estingue la specie), se la competizione è così forte, dicevo, imitare cosa ha imparato il vicino ti da un vantaggio mica da poco. Guarda i giapponesi…
    Non serve che ci sia socialità, è sufficiente che ci sia competizione, e che i soggetti che competono si _vedano_.

  17. Livio L. Says:

    Tupaia: ho postato un commento di prova e ci sono riuscito!

  18. Livio L. Says:

    Magari qualcun’altro può provare a mettere un commento ad un post sul mio blog.
    Solo per prova.
    Grazie

  19. falecius Says:

    Tupaia: che io sappia, l’alieno polpoide è tale solo perché ha i tentacoli. Lo disegnano invertebrato perché segnarne la massima distanza da noi. Ma a parte Cthulhu (che non è esattamente SF) e pochi altri, i cefalopodi mi sembrano un tema poco esplorato dal genere. In realtà io pensavo non tanto ad alieni quanto a successori/competitori dell’uomo, ruoli in cui di solito trovo mammiferi (topi, cani, procioni, in un caso chipmunks) o artropodi, specialmente insetti sociali (più raramente ragni o crostacei).
    L’area molluschi mi sembra meno praticata, e gli esempi che riesco a ricordare riguardano tutti delle cose più simili a gasteropodi. Se è per questo credo che i lamellibranchi siano ancora più sottorappresentati, ma non sono suggestivi come i polpi (ve lo immaginate “il ritorno della cozza assassina” o “l’impero delle vongole colpisce ancora”… in effetti mi viene in mente qualche cosa con le ostriche, ma non esattamente nei confini del genere).
    Per quanto riguarda le piovre, molti testi sono sufficientemente imprecisi e chiamano “piovra gigante” i calamari (tra parentesi, “squid” in inglese significa calamaro, mentre io credevo volesse dire “seppia”).
    Ma poi, perché ai calamari (o alle seppie) manca la manipolazione? Non hanno i tentacoli anche loro?

  20. falecius Says:

    I polpi non dominano la terra perchè vivono poco, ma a questo punto mi chiedo, perché vivono poco?

  21. danilo Says:

    falecius: io avevo in mente un trailer.
    C’è questo bambino biondo che entra in una radura del bosco. Dietro, affannato, il nonno che si appoggia sul bastone. Tutti e due col cestino per i funghi. Primo piano sul nonno, che spalanca gli occhi e la bocca. Dissolvenza. Titolo (grondante di sangue): BRISE! LA SPORA ASASINA!
    (l’assenza di doppie è voluta, e tipica del luogo).

  22. falecius Says:

    Credo che proporrò a Lucas una sceneggiatura in cui LuKe Squidwalker combatte l’impero delle vongole, dopo tutto. Potrebbe distruggere la “Cozza Nera”. Oppure, non so, i paralipomeni della lamellibrancomachia.

  23. Livio L. Says:

    Che io ricordi l’invertebrato polpoide è un tema caro ai manga. Ne so molto poco di manga, fumetti che non amo molto, ma da piccoli guardavo Goldrake e Mazinga e mi pare che i tentacoli ricorressero spesso. D’altronde tutti quei tentacoli e tutte quelle fanciulle… Che sia metafora di altro?

  24. falecius Says:

    Livio, credo di sì, e ho anche il sospetto che derivi dalle copertine dei pulp americani anni trenta. Anche i marziani de “La guerra dei mondi”, che probabilmente ha dato il via al sottogenere “alieni cattivi” (notare, che in quel caso, gli alieni se la prendono con Londra. In tutti gli altri, gli alieni attaccano quasi inevitabilmente gli USA o il Giappone) hanno tentacoli, però non hanno niente a che fare coi molluschi, anzi, Wells sembra implicare che siano un’evoluzione di esseri umanoidi.
    Il vero classico comunque è il BEG (Bug-Eyed Monster) con tratti abbastanza chiaramente da artropode (anche nel comportamento, ad esempio lo Ixtl di van Vogt che si comporta come le vespe che depongono le uova nei ragni, e simili orrori. Ixtl comunque non assomiglia ad un insetto).
    Asimov ne “la minaccia di Callisto” parla di grosse lumache, e anche in un romanzo di Pohl ci sono dei “lumaconi” di Alpha Centauri che però non sono cattivi. Nello stesso romanzo un’altra razza intelligente di Alpha Centauri somiglia ai formichieri.
    Ci sono parecchi alieni a forma di granchio (o comunque crostaceo), formica, ape, scarafaggio o insetto in genere, rettile, e innumerevoli variazioni sul tema antropomorfo.
    Sarebbe interessante approfondire il perché di certe scelte, oltre a fattori ovvi (appendici per la manipolazione, ad esempio; però gli scorpioni le avrebbero e sono stati ignorati).

  25. Dund Says:

    Livio: lo è, infatti. Negli XXXX è tutto un mulinare di tentacoli intorno a, e dentro a, membra di fanciulle. Veramente un’ossessione, e che viene da lontano: i tentacoli nell’iconografia giapponese c’erano già nelle shunga e nell’ukiyo-e: esempio più famosissimo “Il sogno della moglie del pescatore” di Hokusai (non lo descrivo, Google vi illuminerà all’istante). Per spiegare meglio il tutto ci vorrebbe la tracina…a proposito, Tupaia: lo sai che la tracina è arrivata nel Tamigi? e tutto questo tempo io credevo fosse a Tokyo!

  26. Dund Says:

    scusate, ma XXXX sta per quella parola che descrive la versione sporcacciona e sadica dei manga, e che causa il rigetto del mio commento da parte del filtro antispam, se la scrivo.

  27. falecius Says:

    Dund, ho tentato di rispondere ma WordPress non gradisce.
    Comunque io, nella mia modestissima conoscenza dell’argomento, propenderei per la tesi che nega un legame tematico ed iconografico diretto tra ukiyo-e e manga.
    So che sull’argomento si è scritto molto e i pareri sono diversi, ma credo che le suggestioni “tentacolari” meno mediate sulla produzione giapponese moderna siano di derivazione anglosassone.
    Mi rimetto a chi ne sa di più.

  28. Dund Says:

    anch’io, cioè a te :-D

  29. falecius Says:

    Dund, io non sono uno yamatologo (si chiamano così gli studiosi di cultura del Giappone)!
    Personalmente, io propendo per quella scuola di pensiero che vede, in generale, nella modernizzazione dei paesi extraeuropei una frattura storico-culturale radicale, soprattutto per quanto riguarda le espressioni scritte della cultura.
    Direi che questo valga sia per il Giappone, che anzi credo ne sia uno degli esempi più netti, che per le zone che conosco meglio come Iran, Indonesia, paesi arabi e area ex-sovietica.
    Naturalmente non si tratta di un fenomeno assoluto. In Indonesia ad esempio due elementi importanti della cultura tradizionale come il teatro wayang e la musica gamelan sono rimasti importanti, anzi sono stati valorizzati dalla modernizzazione. Però il caso del wayang conferma la mia tesi, dato che, per come lo conosciamo oggi, si tratta di un prodotto culturale sorto grazie al patrocinio olandese sulle corti clienti di Giava. Il gamelan è entrato nel patrimonio culturale “mondiale” esercitando un influenza su compositori europei del Novecento (Messiaen, e credo anche Stravinskij). Al contrario, il teatro d’ombre tradizionale turco ed egiziano, vagamente simile al wayang, è stato del tutto soppiantato da quello di tipo europeo moderno.
    Credo, ma ne so di meno, che le forme teatrali giapponesi (noo e kabuki) abbiano avuto un percorso simile a quello del wayang, è da notare che, come il wayang, anche il kabuki nasce in epoche relativamente recenti (attorno al 1600, se ricordo bene).
    Tutto questo pippone mi serve a dire che, dopo la rottura della modernizzazione, le forme culturali della tradizione tendono o ad essere relegate nella marginalità (restare cioè patrimonio di ceti meno abbienti e meno colti, come il teatro d’ombre turco) oppure, più spesso, essere oggetto di una operazione deliberata e consapevole di recupero da parte di intellettuali appartenenti ad una élite modernizzata come nel caso di certe forme di rapsodia orale tradizionale in Egitto (recuperate da Yusuf Idris) o di suggestioni iconografiche dello ukiyo-e da parte dei mangaka giapponesi, che di per sé si sarebbero però formati in un ambiente completamente diverso da quello di Hokusai.
    Questo in realtà accade anche in Europa, dove la modernizzazione è stata comunque, sebbene meno traumatica, un momento di cambiamento radicale.
    “Troy” non è la continuazione dell’epopea omerica, per fare un esempio estremo, ma un suo reimpiego (poi è anche brutto, ma quello è un altro discorso).

    Ah, ho parlato di “Europa” ma è chiaro che intendo metterci dentro anche il Nordamerica bianco.

  30. Livio L. Says:

    Falecius: grazie per il commento di prova.
    Tupaia: i commenti funzionano.

    A tutti: grande post. Il post tocca terre lontane e differenti: zoologia, fantascienza e manga. Che gli ottopodi non siano a sviluppo diretto?
    :-)))))

  31. falecius Says:

    Per fare un esempio forse più chiaro: nel 1750, si scrivevano romanzi in Europa Occidentale (e neanche tutta). Nel 1850, si scrivevano romanzi in Europa occidentale, nelle parti del mondo colonizzate da europei occidentali, e in anche in Europa orientale.
    Nel 1950 c’erano un sacco la maggior parte degli scrittori in prosa arabi, indonesiani o giapponesi scriveva romanzi o novelle in prosa di tipo europeo.
    (eccezione, l’unica che io conosca, è l’Iran, dove il romanzo moderno non si è radicato granché, mentre in poesia le forme metriche libere si sono affermate).
    Vabbé, basta così.

  32. danilo Says:

    Falecius: a parte che ho visto Troy qualcosa come cinque volte, stai forse dicendo che quel che la gente vede, o ascolta, è quello che la cultura corrente in cui vivono rende loro gradevole da vedere e da ascoltare? La cultura a cui hanno accesso, s’intende, e che varia a seconda della classe sociale?
    Per essere più chiari, stai dicendo che l’acqua fredda è più fredda dell’acqua calda?

  33. falecius Says:

    Danilo, no, non stavo dicendo quello, però è vero. Se a te piace Troy, poi, sono legittime divergenze di opinioni.

  34. Palmiro Pangloss Says:

    @Tupaia: se si parla di commestibili si. E poi amo l’insalata di polpo.

  35. tupaia Says:

    Falecius: mi e’ venuto un dubbio: a parte il grande Asimov, biochimico, quanti scrittori di fantascienza ne sanno di biologia? voglio dire, il polpo e’ quella cosa che ti fa venir voglia di insalata di polpo, come il buon palmiro nell’autoproclamato ruolo di uomo della strada ci insegna. Fa altrettanta figura di una vongola. Se sappiamo pero’ che e’ intelligente il discorso cambia, ma quanti scrittori di SF lo sanno? E’ meno di una ventina d’anni che gli studi di etologia sui polpi stanno facendo passi avanti. I tentacoli hanno un doppio richiamo di alieno e di sesso, ok, ma c’e’ anche il problema che un polpo fuori dall’acqua e’ inutilizzabile.

    A proposito, no i tentacoli ai calamari non servono per manipolare, se si esclude il cibo

  36. falecius Says:

    Tupaia, la tua è una buona domanda. In effetti, di scrittori di SF che siano anche competenti in biologia me ne vengono in mente pochi. Non riesco a ricordare nomi, ma ce ne sono un paio di recenti e piuttosto bravi, per esempio quella che citavo sui chipmunks (il racconto s’intitola “l’evoluzione non dorme mai”) e poi uno che si occupa di genetica e ha scritto un racconto secondo me meraviglioso (“scritto nel sangue”, mi pare che si chiami qualcosa come Larson o Larsen ma dovrei controllare) ma nessuno dei due, AFAIK, parla di polpi. La sci-fi classica aveva pochi spinti di biologia, tendeva più a giocare con la fisica o al massimo la chimica (e dopo una certa data, la sociologia), per una buona ragione: di biologia non si sapeva abbastanza.
    Alcuni racconti a base di biologia molto belli, come “il dedalo di Lysenko” oggi sono irrimediabilmente superati dall’avanzare delle conoscenze, proprio come quelli basati su conoscenze astronomiche degli anni Quaranta e Cinquanta (con marziani, venusiani e il lato illuminato di Mercurio, per dire).
    C’è il divertente, ma ugualmente superato “la giraffa blu ” di del Rey. Anche William Tenn era biologo, mi pare, però in genere ha lo stesso problema (io lo considero un eccellente autore di racconti). Comunque “doppio criminale” con la sua descrizione di mega-amebe intelligenti, è ancora interessante.

  37. Mr. Tupaia Says:

    @Falecius:

    http://en.wikipedia.org/wiki/The_Right_to_Arm_Bears

    Il protagonista del primo racconto è addirittura un biologo :)

    Incidentalmente, ricordo un Urania di almeno 20-25 anni fa, situazione di primo contatto, astronauti della NASA (pre-Shuttle) attraccano a questa astronave aliena alla deriva e si scontrano con alieni polpomorfi semi-intelligenti che erano scappati dalle gabbie ed avevano ucciso tutto l’equipaggio.

    Comunque seriamente, un motivo c’è per cui non abbiamo gran presenza di cefalopodi nella fantascienza, almeno non come specie dominante di un pianeta – noi tendiamo ad associare l’intelligenza con due caratteristiche, linguaggio e uso di utensili; entrambe le caratteristiche sono difficili da adattare ad una forma di vita acquatica, soprattutto la creazione di utensili sofisticati, quasi impossibile senza il fuoco.

  38. Stefano Says:

    A parte l’OTTIMO post davvero sorprendente per l’argomento e i vivi complimenti anche a tutti gli altri per l’accesissimo dibattito, credo ci siano gli estremi per un’ovazione a Tupaja per il titolo. A presto istituiremo anche un premio, forse.

  39. Stefano Says:

    Tupaja e Falecio: Jules Verne era (per l’epoca) un esperto di scienze naturali, specialmente di biologia marina, sebbene avesse studiato legge. Lo si capisce bene leggendo “Ventimila leghe”.
    Anche l’australiano Greg Egan, sebbene di area matematica, spesso nelle sue storie inserisce sapientemente temi biologici, come la genetica e l’evoluzione.
    Anche il buon Lovecraft conosceva piuttosto bene chimica e biologia, più la prima della seconda. Cthulhu però ha sembianze di polipo non perché HPL fosse appassionato di invertebrati, ma per la ripugnanza che le creature marine gli generavano.
    Biologia e fantascienza sono sempre andate d’accordo, speriamo solo che coi tempi che corrono non ci vendano l’una per l’altra…

  40. falecius Says:

    Già, Egan! E poi l’autore della serie Uplift (è lui? non mi ricordo…)

  41. tupaia Says:

    Stefano: Grazie, troppo buono. Ma tu il blog sulle serracenie non lo aggiorni piu’?

  42. Stefano Says:

    Eh, cara la mia Tupaja, hai ragione: TI è stato un po’ abbandonato. So che non è una giustificazione, ma sono stato travolto da una serie di eventi che mi hanno portato a trascurare la biologia dei rejetti.
    Spero di riprendere una volta o l’altra a scrivere. Grazie comunque per l’interessamento.

    PS: avevamo anche un post in sospeso…

  43. blacksheep77 Says:

    che “strano” blog… tornerò a leggere con più calma
    anch’io mi occupo di un argomento poco usuale… pecore e pastorizia!

  44. Rosy Says:

    blog molto carino e interessante! complimenti!

  45. tupaia Says:

    Blacksheep: non immaginavo l’esistenza di un blog sulle pecore. Interessante!

  46. danilo Says:

    Tupaia: no, Stefano non è mai troppo buono. Il post è ottimo, ma il titolo è ancora meglio.

  47. Livio L. Says:

    Riprendo questo post perché ho trovato questo. Magari lo avete gia visto, ma mi sembra interessante….
    http://www.youtube.com/watch?v=iOILokbSwAQ

  48. Quanta creatività c'è nel risolvere problemi? - Nuovo e Utile | Teorie e pratiche della creatività. Says:

    […] problem solving ci vogliono intelligenza e flessibilità, doti creative per definizione. Infatti i polpi, che sono svegli e flessibili, se la cavano alla grande. Nelle prove internazionali PISA, che […]

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