Dicrocoelium dendriticum: i domatori di formiche (post di Giulio with a little help from Tupaia)

Giulio mi ha lasciato una nota cosi’ interessante in calce ad un post che mi pare sprecato lasciarlo nei commenti: penso infatti che meriti uno spazio ad honorem tutto suo. Grazie, Giulio, per averci fatto perdere il sonno con un’altra bestiola inquetante!

La sottoscritta si e’ limitata a fare qualche aggiunta qua e la nel testo (soprattutto in calce) e ad aggiungere le immagini.

Esiste un parassita delle formiche cosi’ particolarmente inquietante che dev’essere assolutamente citato, secondo forse solo alla Sacculina in quanto a genio malvagio. Si tratta del Dicrocoelium Dendriticum, un minuscolo verme appartenente alla classe dei Trematodi (a sua volta appartenente al phylum dei Platelminti, o vermi piatti). Come tutti i membri del suo gruppo ha un corpo appiattito a forma di lancetta (da cui il nome inglese di “lancet worm”), con due grosse ventose ventrali (di cui una intorno alla bocca) e un caratteristico apparato digerente diviso in due rami, a forma di “Y” rovesciata. Da adulto passa la vita nel fegato di una mucca, una capra o una pecora (il suo ospite definitivo), dove depone un gran numero di uova trasportate poi all’esterno attraverso le feci.

E qui inizia la parte interessante: le uova del parassita, finite a terra insieme allo sterco, vengono ingerite da una chiocciolina terrestre (il primo ospite intermedio),  dei generi Zebrina o Helicella, e in essa si schiudono raggiungendo lo stadio larvale di cercaria (caratterizzato da una grande mobilità dovuta ad una robusta coda che lo fa somigliare a un girino). Le cercarie vengono poi espulse dalla lumaca attraverso la bava, e ogni larva resta intrappolata in una delle minuscole sferette di muco che compongono la bava stessa. Queste sferette sono poi ingerite da una formica (il secondo ospite intermedio, ad esempio Formica fusca negli USA, ma in tutto ci sono 17 specie di formiche ospiti), alla ricerca di umidita’, che così si infetta. All’interno della formica le cercarie si incistano tutte nell’emocele (la cavita’ principale del corpo dove c’e’ l’emolinfa, il sangue degli insetti). Tutte, tranne UNA.

lancet-fluke.gif

Schema da: www.weichtiere.at

Quest’ultima si porta nel capo della formica e si incista nel primo ganglio sottoesofageo, riuscendo così a modificare il comportamento dell’insetto. A questo punto possiamo considerare la formica come un vero e proprio veicolo, in cui le larve incistate nell’emocele sono i “passeggeri” e quella incistata nel capo è il “pilota”. Quando, verso sera, la temperatura si abbassa la formica infestata, sotto l’influsso del parassita, si arrampica su un filo d’erba tentando di salire più in alto che può, e una volta arrivata in cima vi si attacca tenacemente con le mascelle. Dopodichè resta lì immobile fino a quando un ruminante o un ovino, intento a brucare (guardacaso capre e pecore brucano volentieri proprio quando l’aria è più fresca) non se la mangia insieme al filo d’erba, infestandosi. A questo punto le cercarie sono tornate nel loro ospite definitivo, nel quale diventano adulte e depongono le uova. E il ciclo ricomincia…

Se invece la formica non viene mangiata, il mattino dopo si “scongela” dalla posizione infelice che aveva sul filo d’erba e riprende le sue normali funzioni insieme alle compagne di formicaio, per riprovarci “speranzosa” di esser divorata la sera successiva. Le cercarie restano attive nella formica per almeno un paio di mesi, e non so davvero se per la formica sia meglio esser divorata subito o dormire all’addiaccio tutte le notti.

Questo parassita non sembra essere particolarmente legato ad una specificita’ d’ospite: l’ospite definitivo, nel cui fegato il verme si sviluppa, puo’ essere un erbivoro, certo, ma anche (orrore!) un essere umano che abbia accidentalmente ingerito una formica infestata (ad esempio nell’insalata o in un ristorante di delikatessen Thailandesi), o che si sia nutrito del fegato crudo di un animale infestato o che abbia bevuto acqua infestata con le cercarie.

dicrocoelium.jpg

Dicrocoelium dendriticum adulto.  Foto: www.latech.edu

Questa patologia si chiama Dicroceliosi ed e’ endemica in una trentina di paesi al mondo, e in particolare nei paesi del Mediterraneo orientale dove vi sono allevamenti intensivi di ovini, sebbene sia molto rara. Ma non preoccupatevi troppo, se vi piace il sapore frizzantino delle formiche vive o quello dolce del fegato crudo di capra piuttosto fatevi curare per le perversioni del gusto o sperate che il trematode vi modifichi un po’ il comportamento, che ne avete bisogno. I sintomi sono generalmente piuttosto lievi e interessano principalmente le vie biliari periferiche che si intasano di vermi. Si possono avere quindi coliche, dolori addominali, diarrea, disturbi digestivi, perdita di peso. In casi rarissimi si puo’ avere cirrosi epatica.

Il problema semmai e’ se vi aspettate che un medico della ASL intuisca che avete una rarissima malattia sub-tropicale piuttosto che una comune calcolosi alla cistifellea. Se siete tuttavia miracolati perche’ il vosto medico era in Medecin sans Frontiere e intuisce di che si tratta, (basta un esame parassitologico delle feci, se si e’ in grado di riconoscere le uova), la terapia  e’ semplice, basta prendere qualche pillolina di Praziquantel o benzimidazolo. Ma io non correrei il rischio di sfidare le conoscenze “caprine” dei nostri medici, piuttosto chiederei ad un veterinario…

Referenze:

J Egypt Soc Parasitol. 2003 Apr;33(1):85-96

Dicrocoelium dendriticum – The Lancet Fluke of Sheep

Published by tupaia on marzo 15th, 2009 tagged comportamento, Erbivori, Insetti, malattie, parassiti, vermi


32 Responses to “Dicrocoelium dendriticum: i domatori di formiche (post di Giulio with a little help from Tupaia)”

  1. Lopo Says:

    Tra l’altro è l’esempio da cui parte Dennett in “Rompere l’incantesimo” per cominciare a indagare le basi biologico-evoluzionistiche, e scientifiche in genere, del fenomeno religioso.

  2. Giulio Says:

    Di nulla, è stato un piacere!

  3. falecius Says:

    Questo blog mi sta facendo pensare che l’evoluzione si fondamentalmente malvagia. :D

  4. falecius Says:

    *sia

  5. danilo Says:

    Sia!

  6. Dund Says:

    mio darwin, se siete sadici tu e giulio (parlo io che ti ho presentato il Camallanus cotti).
    domani vado a comprarmi il Droncit.

    :-)

  7. Stefano Says:

    Un altro essere meravigliosamente crudele.
    Siete tutti splendidi, evviva la LIANOM (Libera Associazione dei Naturalisti [che fanno capo all']Orologiaio Miope)!!!

  8. tupaia Says:

    Giulio: se mi passi le tue referenze le aggiungo

    Tutti: sondaggio: se il disegnino e’ troppo stupido lo sostituisco con uno piu’ “serio”. Che dite? Ma si, quasi quasi lo faccio…

  9. Claudio Says:

    io preferivo quello che c’era ieri sera :-D era più simpatico

  10. Stefano Says:

    Beh adesso avrà anche un’aria più “professionale”, ma il disegnino naif di LiSi era da Oscar

  11. Dund Says:

    no, rivogliamo il disegnino autografo!!
    assolutamente…anche perchè era l’unica cosa ‘cute’ di questo post.

    ora vado seriamente a comprarmi il Droncit.

  12. Giulio Says:

    La formica che diceva “mangiami” era troppo forte!!!

  13. ONQ Says:

    Anche Entomophthora muscae (un fungo!) costringe le mosche infette ad andare a morire in posti alti, da dove le spore possano diffondersi meglio.

  14. Dund Says:

    lo zigomicete è ancora più bastardo del trematode!

  15. Giulio Says:

    Entomophtora muscae, eh? interessante…me lo andrò a cercare su internet…comunque il Dicrocoelium Dendriticum si distingue dagli altri trematodi anche per un altra caratteristica: mentre la maggior parte di questi vermi necessita di un ambiente acquatico per i loro stadi larvali, il Dicrocoelium si è adattato ad un ambiente relativamente secco, come ad esempio un prato. il suo ciclo vitale si svolge in totale assenza d’acqua!

  16. tupaia Says:

    C’e’ un fungo che fa lo stesso lavoro del trematode e induce le formiche ad arrampicarsi in posti alti. Quando e’ sufficientemente in alto emette il corpo fruttifero dal corpo della formica (le ife si sono sviluppate all’interno) e sparge le spore. Non so pero’ che specie sia e non mi va di googlare, ma ho bene in mente un paio di foto.

  17. tupaia Says:

    Giulio, ma sei sicuro della storia delle due ventose? dalla foto qui su sembra che ce ne sia una sola

  18. Giulio Says:

    Beh sul mio libro di zoologia c’è scritto che i trematodi digenei (a cui appartiene il Dicrocoelium) hanno in genere due ventose, ma magari il nostro amico fa eccezione…ammetto di non essermi documentato dettagliatamente sul suo aspetto fisico! comunque se c’è una cosa che ho imparato sulla zoologia è che ci sono SEMPRE delle eccezioni, quindi potrebbe anche avere una sola ventosa…

  19. Giulio Says:

    Ok ho cercato un pò e credo proprio che ne abbia due di ventose, in tutti i siti si parla di ventose al plurale…magari la seconda non si vede, in fondo serve solo per l’adesione e non è collegata all’apparato digerente come la prima.

  20. Giulio Says:

    Comunque ho scoperto che il parassita adulto è lungo 6-10 mm e largo 1,5-2,5 mm, potremmo aggiungerlo! In tal caso però invece di definirlo “microscopico” dovremmo definirlo “minuscolo” visto che è visibile ad occhio nudo!

  21. Giulio Says:

    Ne ho trovato un altro…credevo che la perfidia di madre natura avesse dei limiti, ma mi sbagliavo di grosso. Cercando su internet ho scoperto l’esistenza di un parassita geniale quanto il dicrocoelium dendriticum…ma molto più crudele!Si tratta anche in questo caso di un minuscolo verme trematode, il Leucochloridium macrostomum. la forma adulta di questo simpatico parassita è di forma ellittica, con le estremità arrotondate (quella posteriore è leggermente più ristretta di quella anteriore), e due ventose di dimensioni variabili (quella orale però è sempre più grande di quella ventrale).Gli adulti vivono nello stomaco di un uccello (nella maggior parte dei casi un passeriforme)in cui depongono le uova, le quali poi fuoriescono assieme alle feci. Una volta finite a terra le uova vengono ingerite da una piccola lumaca terrestre di solito appartentente al genere Succinea, nella quale si schiudono dando origine a larve allo stadio di sporocisti. Le lumache in condizioni normali hanno un comportamento timido e schivo, nascondendosi ad esempio sotto le foglie. Quando invece una lumaca è parassitata dal Leucochloridium, indotta da questo, cambia comportamento e si sposta al di sopra delle foglie per rendersi più visibile. A questo punto inizia la parte orripilante: le larve del parassita invadono i peduncoli oculari della lumaca (una larva per ciascun peduncolo)dove si ingrandiscono iniziando a cambiare colore e a pulsare violentemente da 40 a 70 volte al minuto (non voglio neanche pensare a quanto questo possa fare MALE alla povera lumaca); in questo modo, con i peduncoli oculari gonfi e colorati, la lumaca diventa molto più appariscente. Aggiungeteci anche che la povera bestia si dimena follemente dal dolore (rendendosi ancor più visibile)e capirete che gli uccelli di passaggio avranno vita facile nel catturare le lumache parassitate, infettandosi. La cosa incredibile è che tali uccelli predatori sono insettivori, e di solito non guardano nemmeno le lumache. Ma l’evoluzione del parassita ha fatto sì che le sue larve, per colore e movimento, facciano assomigliare il peduncolo oculare della lumaca a un bruco di farfalla, un pasto prelibato per ogni volatile che si rispetti. In più, spesso, l’uccello anzichè ingoiare l’intera lumaca ne strappa solo il peduncolo oculare, che poi rigenera ed è nuovamente occupato da un’altra larva del parassita. In tal modo il parassita continua il ciclo senza perdere ospiti, massimizzandone l’efficienza. E la sventurata lumaca continua a soffrire…

  22. tupaia Says:

    BRRRR!

  23. falecius Says:

    Giulio, no, è troppo orrendo.
    Peggio di questo immagino che ci siano solo alcuni esseri umani…

  24. tupaia Says:

    Fa cosi’ schifo che questo lo lasciamo nei commenti, se no l’orologiaio diventa un trattato di parassitologia splatter.

    tupaia che ha anche la congiuntivite e sta cominciando a cercarsi vermini colorati negli occhi…:(

  25. danilo Says:

    Perchè quello che un branco di licaoni fa ad una zebra è più divertente? Per la zebra, intendo.

    Non la uccidono mica. La mangiano, ed in conseguenza di ciò muore.

  26. Giulio Says:

    LA TRUFFA PERFETTA

    Questa è la storia di una truffa, di un inganno tanto geniale da far impallidire Danny Ocean e i suoi degni compari. Il nostro truffatore è una farfalla del genere Maculinea rebeli, le vittime sono le formiche Myrmica. Questa farfalla in sostanza sopravvive “travestendosi” da formica prima di divenire adulta; questo grazie ad un camuffamento a livello larvale realizzato con richiami sonori e la produzione di sostanze chimiche simili a quelle delle larve di formica.La truffa inizia quando il bruco (che ha due settimane di vita) scende dalla pianta su cui è cresciuto e, immobile, aspetta a terra l’arrivo della formica che lo raccoglierà e lo porterà nel nido.Ma come fa il bruco ad ingannare così bene la formica? La risposta sta nella comunicazione sonora, rivelatasi importante quanto la secrezione di sostanze chimiche. Il bruco infatti emette suoni simili a quelli della larva di formica regina, e di conseguenza verrà trattato come tale dalle formiche operaie.L’intruso diventa membro della società grazie al “raggiro” chimico, ma è solo grazie ai suoni che si eleva al rango di casta sovrana. Nel nido, il bruco “camuffato” da larva di regina riceve cure da VIP: in caso di pericolo viene tratto in salvo per primo, e se c’è scarsità di cibo mangia prima delle altre larve. In mancanza di alimenti le operaie arrivano addirittura ad uccidere le loro larve per dargliele in pasto!Negli 11-12 mesi in cui vive nella colonia il bruco acquista il 98% del suo peso; ma come fa a rinnovare la truffa quando si chiude in bozzolo? Sempre grazie ai suoni! In tal modo le operaie curano e puliscono la pupa, trasportandola poi nella parte più alta del nido (forse per questioni di temperatura). Da qui la farfalla neoformata può fuggire facilmente, grazie anche alle ali bagnate e ripiegate che la aiutano a scivolare nei cunicoli. La fuga della farfalla inoltre avviene la mattina, quando le formiche sono meno attive, minimizzando i rischi. Se non è perfezione questa…che dici, tupaia, se lo merita un post??

  27. tupaia Says:

    Giulio: mi scrivi in pvt per favore? il mio indirizzo e’ tupaia.b@gmail.com

  28. Giulio Says:

    Ok…scusa!Preso dall’entusiasmo non ci ho pensato!

  29. Alice Says:

    Caspita! mi ricordavo questo diabolico parassita dalle disgustosissime lezioni di Parassitologia, grazie per il ripasso ;P

  30. Formalina Says:

    Ecco un servizio su National Geographic sulle specie di funghi già citate i commenti precedenti:

    http://www.nationalgeographic.it/natura/2011/03/04/foto/formiche_zombi_con_il_fungo_killer-198426/10/

  31. Andrea Says:

    proprio ieri pensavo alla fasciola epatica… che combinazione!

  32. Giovanna Says:

    Ho letto per caso questo articolo, la descrizione fatta è abbastanza superficiale e vorrei dire all’autore di questo “articolo” che mi sembra tanto un frustato che non è riuscito per un motivo o per un altro a diventare medico e che cataloga tutti i medici come caprai. Sottolineo che l’esame di parassitologia è uno dei primi e che le malattie sono così tante ( chi ha almeno aperto un libro/ di medicina lo sa) che diagnosticare una malattia di un parassite qualunque e l’ultima ipotesi

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