Conversazioni nell’oscurita’ (Arachnocampa luminosa)

Questo post e’ stato scritto per il Carnevale della Biodiversita’, 5^ edizione: Nicchie estreme.

Qui potete trovare gli altri post scritti per questa rassegna.

 

Maringanui aveva vissuto sino ad allora una pacifica esistenza. Era uno dei piu’ anziani ed autorevoli del suo gruppo, non saltava mai i pasti, evitava gli incidenti molesti, odiava i pesci, e se avesse potuto avrebbe avuto una porticina rotonda all’ingresso di casa.

Quando la metamorfosi comincio’, quindi, Maringanui non ne fu particolarmente contento, non essendo un grande amante dei cambiamenti e delle avventure. Aveva pero’ gia’ tre settimane e il destino e’ ineluttabile. Saluto’ quindi amici e parenti, mangio’ un ultimo, abbondante pasto e si imbozzolo’ per bene, aspettando paziente i cambiamenti.

Quando Maringanui si sveglio’ si sentiva confuso. Aprendo gli occhi si rese conto che intorno a se’ era buio, ma non era il buio normale della notte. Era un buio profondo, penetrante e in qualche modo anomalo. In lontananza si vedevano le stelle, ma non erano le solite stelle a cui era abituato, erano disposte in modo completamente diverso. Se avesse potuto provare angoscia avrebbe usato questa parola per descrivere il suo stato d’animo. Si libero’ del bozzolo e verifico’ paziente tutti i cambiamenti, non sapendo esattamente cosa fare e dove andare. Passo’ quindi in rassegna tutte le varie parti, indolenzite, del suo nuovo corpo. “Testa ok, c’e’ ancora. Cosa c’e’ su? Devono essere antenne, frivolamente piumate. Torace ok, arti credo ci siano tutti. Cos’ho sulla schiena?” si chiese distrattamente “devono essere le ali”, penso’ e ando’ avanti nella rassegna. Dopo un tempo che a Maringanui parve interminabilmente lungo le ali si asciugarono. “Tornare indietro al fiume?” penso’. “Neanche per sogno! Andare di lato sulla terra ferma? Troppo pericoloso! Andare avanti in alto? E’ la sola cosa da fare! Dunque, in marcia!” Cosi’ si alzo’ in volo e caracollo’ un po’ traballante, all’inizio, verso il cielo stellato alieno, col cuore che era tutto un frenetico tic-tac. Come tutti i membri adulti della sua specie, anche Maringanui si sentiva infatti attratto dalle luci.

La volta di Waitomo. Foto da: minouette.blogspot.com

Maringanui era un Maoridiamesa intermedia, un moscerino endemico del gruppo dei  chironomidi la cui larva abita i ruscelli montani e la cui pupa doveva essere stata accidentalmente trasportata sino al fiume che scorre nella caverna Waitomo, in Nuova Zelanda.

Quel giorno Marama non era particolarmente affamata, la caccia era andata bene e aveva gia’ mangiato tre Macropelopia debilis, un Chironomus zealandicus (Chironomidi in entrambi i casi) e un’effimera che non le aveva voluto declinare il suo casato tassonomico. L’eterna luce che brillava sulla sua coda si era pertanto affievolita un pochino e lei se ne stava pigramente sulla sua amaca di seta, persa in una reverie di luci, ombre ed emolinfa. Marama e i suoi parenti erano antichi, vivevano in quella grotta da sempre, per quello che ne sapeva lei, e lei conosceva perfettamente la posizione di ognuno dei suoi cugini e fratelli. Non per spirito di pettegolezzo, ma per puro istinto di sopravvivenza: sconfinare nel territorio di un’altra Arachnocampa luminosa infatti puo’ voler dire la morte perche’ le larve, se si incontrano nel loro reticolato di fili di seta sospesi sulla volta della grotta, combattono sino alla morte e il vincitore divora l’altro. Mangiare i nemici sconfitti in battaglia, del resto, e’ sempre stata una acclamata tradizione anche tra i Maori. Se la caccia va male, non e’ improbabile che le larve si dedichino ad una dieta cannibale, tanto basta seguire la luce per sapere dove sono i conspecifici.

Marama era nel corso dell’equivalente entomologico di un sogno junghiano, sognava di quando il suo uovo si era schiuso e lei ne era emersa, e la sua coda si era illuminata per la prima volta, aggiungendo una stella nel firmamento della volta di Waitomo. L’uovo di Marama era stato fatto aderire alla volta della grotta da sua madre tramite una sostanza collosa di cui era ricoperto ed era rimasto li’ per una ventina di giorni, mentre l’embrione vi si sviluppava all’interno, nel buio eterno della caverna. Non tutti i suoi fratelli, comunque vivevano nella grotta: alcune uova erano state deposte nel buio della foresta, dove di giorno la luce del sole riesce ad arrivare, o nei tunnel di comunicazione tra le caverne di Waitomo, nei quali la luce del sole filtra. Al contrario di lei, luminosa per 24 ore al giorno, i suo fratelli “esterni” brillavano quindi solo di notte. Dato che la luce serve ad attirare le prede, i fratelli “esterni” di solito crescono meno perche’ di giorno devono fermare la caccia e non sarebbero mai riusciti ad arrivare ai suoi quattro centimetri. Le Arachnocampa sono ditteri come le zanzare e quattro centimetri per una larva sono veramente notevoli. Dopo sei mesi e centinaia di chironomidi ed effimere, la grassa Marama era ormai vicina ad impuparsi, le bastava solo qualche altra preda. Marama ricordava, nel sogno, di quando, piccola larva tutta tubuli malpighiani brillanti, era strisciata lontano dall’uovo e si era costruita il suo primo nido di seta.

Foto da: artsonearth.com

Una ragnatela costruita da una mosca che brilla come una lucciola nel profondo di una caverna, nella piu’ isolata delle terre del pianeta.

Costruito il supporto per se’ stessa, la giovane Marama aveva cominciato a filare fili di seta che appendeva verticali sotto la sua amaca di supporto, uno dopo l’altro, in una fila ordinata. Ad ogni filo, meticolosamente, Marama aveva aggiunto goccie della sua saliva velenosa, costruendo alcune decine di mortifere collane di perle, appiccicose e velenose, che pendevano verticali nella grotta, dove il vento che le scompiglierebbe non arriva mai. Con la luce brillante al massimo, si era messa quindi trepidante in attesa di una sventurata creatura attirata dalla sua luce. Ricordava ancora la prima preda, un tricottero grasso e saporito. Ma che fatica era stata ucciderlo con un morso, per l’inesperta creatura!

Arachnocampa luminosa, larva. Foto: milknosugarblog

Una vibrazione improvvisa scosse Marama da questi sogni e ricordi. Con la perizia dovuta alla lunga esperienza, la mosca sapeva gia’ esattamente a quale filo si era impigliato qualcosa. Striscio’ quindi lentamente dalla sua tana per raggiungere il filo e con l’abilita’ di un pescatore esperto comincio’ a riavvolgere la lunga lenza: i fili di Marama raggiungevano anche i 50 centimetri. Quando era affamata, marama li rimangiava con una velocita’ anche di due mm al secondo, il che significa che impiegava circa 4 minuti per tirare su la preda. In questo caso pero’ se la prese comoda e mentre riavvolgeva il filo diede un’occhiata alla sua nuova vittima.

“Cosa saresti tu?” disse, con voce tonante. “Mi chiamo Maringanui”, rispose la preda, intimorita”sono un Maoridiamesa intermedia. Potrebbe darmi una mano a liberarmi? Ho due zampe impasticciate dentro qualcosa di appiccicoso, e non me le sento piu’, si sono completamente intorpidite” “Maoridiache?” chiese Marama. “Mai sentito. Sei buono da mangiare?”

In condizioni normali di solito non si curava di questi dettagli, ingoiava e basta, ma dato che non era particolarmente affamata poteva perdere un po’ di tempo in conversazione. Al sentire questa domanda il povero Maringanui si senti’ perso, era finito nella trapola di un qualche predatore che non vedeva, li’ nell’oscurita’. Cerco’ di guadagnare tempo e, ingenuamente, di bluffare: “ehm, sono un chironomide, tutti sanno che viviamo in ambienti inquinati e poveri di ossigeno, quindi suppongo di essere velenosissimo. Posso chiedere invece con chi, ehm, ho l’onore di intrattenermi in conversazione?””Se sei un chironomide sei buono, ne ho mangiati centinaia sinora, son piu’ dell’80% delle mie prede. Uhm, non mi dire che non hai mai sentito parlare di me. Io sono la Signora di questa grotta, la Grande Predatrice, la Luce nel Buio, la Divoratrice di Cugini, la Tessitrice Instancabile, l’Avvelenatrice, la Mosca Brillante. Questi sono i nomi che mi danno. I maori mi chiamano “Titiwati”, che significa “proiettata sull’acqua”. I turisti mi chaimano anche “Ooooh, com’e’ romantico qui”, ma quando arrivano di solito io spengo la luce perche’ ce n’e’ troppe delle loro”. Gli scienziati invece mi chiamano Arachnocampa luminosa, della famiglia dei Keroplatidae e dell’ordine dei Ditteri”.

Un maschio adulto di Arachnocampa luminosa. Foto: metafysica

Maringanui sentiva che il filo a cui era appesa la sua vita diventava sempre piu’ corto, e cerco’ di pensare sul come fare a liberarsi, ma aveva bisogno di capire con chi aveva a che fare, cosi’ chiese ancora: “ma allora le stelle non sono stelle? Da dove viene la luce?” Marama cominciava a stancarsi di tutte queste domande, ma penso’ che magari un po’ di conversazione le avrebbe messo appetito, cosi’ rispose: “noi Arachnocampa produciamo la luce col nostro corpo, ogni stella che vedi e’ una di noi, larva, pupa o adulto, tutti produciamo luce. I maschi adulti un po’ meno, a dire la verita’, si spengono poco dopo la metamorfosi ma noi femmine continuiamo a brillare tutta la vita, da larve per attivare voi stupidi, da pupe e da adulte per attirare i maschi. I maschi ci cercano sin da quando siamo pupe e aspettano che emergiamo. Quando cio’ accade, lottano tra loro e noi ci accoppiamo col vincitore, celebrando il banchetto nuziale col corpo degli sconfitti” “Si’, ma la luce? Incalzo’ Maringanui “come fate a produrre la luce? Io anche volendo non ci riuscirei” “I nostri antenati erano zanzare non troppo diverse da te. E’ stato il tempo, il buio e la vostra stupida attrazione verso la luce a far si che sviluppassimo questa capacita’. Ci siamo evoluti in solitudine, lentamente, ed efficientemente. La nostra pelle e’ trasparente e i nostri reni si sono modificati: e’ dalla parte terminale dei tubili malpighiani che viene emessa la luce. C’e’ una reazione chimica che la produce: una sostanza, chiamata luciferina, si attiva in presenza di ossigeno, magnesio e un enzima chiamato luciferasi. Il legame con l’ossigeno porta la luciferina in una condizione chimicamente eccitata. Quando decade da questa condizione viene emessa energia sotto forma di luce. Il meccanismo e’ in comune con altri insetti luminosi detti “lucciole”, ho sentito uno degli scienziati spiegare questa faccenda a una guida. Ah, prima che tu me lo chieda c’e’ del veleno nella mia saliva, quindi sei spacciato comunque.” Mentre diceva queste parole Marama era oramai arrivata a tirar su tutto il filo e Maringanui vide contro la luce della volta due immense mandibole pronte a divorarlo in pochi bocconi. Sfortunatamente non aveva palpebre per chiudere gli occhi, ma degluti’ con forza.

Quando le mandibole stavano ormai per richiudersi sulla sua testa senti’ la tensione del filo allentarsi e Marama sussultare e cacciare un urlo: qualcuno si era accorto che lei era distratta in orgogliose spiegazioni anatomiche. Maninganui, con quel filo di vita che ancora gli rimaneva per via del veleno, vide nettamente contro lo sfondo brillante della volta il nuovo arrivato: Due occhi enormi e pallidi sotto otto zampe lunghissime stavano divorando Marama: la Grande Predatrice non e’ al vertice della catena alimentare del suo Regno. Megalopsalis tumida, un opilione troglobio, e’ infatti tra i predatori dell’Arachnocampa insieme a Hendea myersi, un altro opilione, una vespa parassitoide che depone il suo uovo nella larva ed un fungo che ne distrugge le uova. Mentre le luci si spegnevano piano, negli occhi di Maringanui, questi pensava che la vita tutto sommato e’ uno scherzo di cattivo gusto, e non ci sono mai ne’ vinti, ne’ vincitori.

Alcune fonti:

Tolkien, J.R.R. (1937) Lo hobbit o la riconquista del tesoro. Adelphi, Milano. (Trad. italiana Adelphi 1973)

Richards M. A. (1960) Observations on the New Zealand Glow-worm Arachnocampa luminosa (Skuse) 1890. Transactions of the Royal Society of New Zealand, 88: 559-574

Green, L. F. B. (1979). The fine structure of the light organ of the New Zealand glow-worm Arachnocampa luminosa (Diptera: Mycetophilidae). Tissue and Cell, 11(3), 457-465.

Winterbourn,M.J. ; Gregson,K.L.D. (1981) Guide to the aquatic insects of New Zealand. ENTOMOL. SOC. N.Z. BULL.: 5:1-80

Meyer-Rochow, V. B., & Liddle, A. R. (1988). Structure and Function of the Eyes of Two Species of Opilionid from New Zealand Glow-worm Caves (Megalopsalis tumida: Palpatores, and Hendea myersi cavernicola: Laniatores). Proceedings of the Royal Society B: Biological Sciences, 233(1272),

ResearchBlogging.org
Babu, B., & Kannan, M. (2002). Lightning bugs Resonance, 7 (9), 49-55 DOI: 10.1007/BF02836185

Published by tupaia on ottobre 12th, 2011 tagged Carnevale della Biodiversita', Insetti, invertebrati, notturni, predatori


7 Responses to “Conversazioni nell’oscurita’ (Arachnocampa luminosa)”

  1. Fausto Says:

    Sì, la vita tutto sommato è uno scherzo di cattivo gusto [ma vorrei, comunque, che non finisse mai].
    Molto bella la storia, e scrivere un libro :-)

  2. Fausto Says:

    manca un punto interrogativo al fondo del commento precedente, chiedo venia…

  3. Okami Says:

    Articolo, superbo, istruttivo ed affascinante. Uno dei migliori (da un punto di vista stilistico) che abbia letto fino ad adesso sul tuo blog ed in generale nei blog scientifici/divulgativi. La parte narrativa si integra perfettamente con le sempre dettagliate spiegazioni e la sua presenza non svilisce minimamente il contenuto (anzi lo rende maggiormente fruibile, senza contare che le spigazioni, spezzando il racconto creano suspence).

    Un esempio di come divulgazione scientifica e narrativa, quando mescolate nelle giuste proporzioni (e sottolieno giuste) possano creare qualcosa di veramente interessante.

    Applausi per questo piccolo esperimento, a mio avviso, davvero ben riuscito.

  4. illo Says:

    … no, ma vogliamo parlare della prima fonte? Il “Libro Rosso”?!?!?!?!? Perchè la discussione sarà anche tanto à la Smeagol, ma l’ambiente è più alla Shelob …

    … vabbè, riferimenti tolkeniani esclusi, bello sto cambio stilistico. Però posso dire che preferisco la Tupaia solita? ;)

  5. tupaia Says:

    faccio solo notare che non e’ la prima volta ch uso l’espediente narrativo per un post, ad esempio qui
    http://www.lorologiaiomiope.com/il-paese-delle-meraviglie-viaggio-nel-mondo-degli-acari-della-polvere/ e qui
    http://www.lorologiaiomiope.com/alieni-ai-caraibi/
    dipende da quanto mi annoio quando scrivo

  6. Aldo Says:

    Brava. Lettura molto piacevole e interessante, oltre l’imprescindibile ma necessaria esattezza scientifica. Qualcosa di più lungo interesserebbe più di un editore e molti lettori

  7. tupaia Says:

    Aldo: grazie, ma credo che lo hobbit lo abbia gia’ scritto tolkien ;-P
    Meno scientificamente esatto ma letterariamente sicuramente migliore

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