Chigoe (Tunga penetrans), una pulce da incubo

Tra le oltre 2000 specie di pulci esistenti, una delle peggiori per quanto riguarda la relazione parassita-ospite e’ senza dubbio la Tunga penetrans, detta anche Chigoe, pulce delle sabbie, jigger, bicho de pé; pulga de bicho; pulga de porco; nigua; puce chique; ogri eye; pique; pico; kuti; suthi-pique; sikka; chica; piqui. Con tutti questi nomi si capisce che deve essere un animaletto piuttosto conosciuto e molto, molto fastidioso. Il nome migliore e’ pero’ senza dubbio quello latino: il termine “penetrans” da’ un’idea molto chiara del comportamento di questa pulce, ovvero quello di penetrare nel derma dell’ospite (mammifero di qualunque tipo, uomo incluso) e di viverci dentro. Da non confondere invece con il “chigger”, che invece e’ un acaro che provoca una forma leggera di scabbia.

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Tunga penetrans, femmina.Foto: healthinplainenglish.com

Come tutti i suoi affettuosi nomignoli fanno intuire,  la chigoe e’ originaria del centro e sud America. Il primo accenno alla sua esistenza data infatti 1492 poiche’ si diffuse e fu descritta tra i marinai di Cristoforo Colombo sbarcati ad Haiti. Dal sud America arrivo’ in Africa (un raro caso di problema sanitario che arriva dal nuovo al vecchio continente, insieme alla sifilide e a poco altro), dove fu portata attraverso le navi dei negrieri e introdotta molte volte a partire dal XVII secolo, senza mai riuscire a diffondersi. Nel 1872 pero’ la nave commerciale Thomas Mitchell deve aver portato un numero di bestiole cosi’ alto nella sabbia dei sacchi di zavorra nel suo viaggio dal Brasile all’Angola che la pulce si e’ finalmente stabilita permanentemente. Dall’Angola la pulce si e’ diffusa poi in tutta l’Africa sub-sahariana tramite i movimenti delle truppe (siamo in pieno periodo di espansione coloniale), incluse le foreste. Nel 1899 le truppe inglesi portarono accidentalmente la pulce in India, dove e’ diventata endemica, sebbene non troppo diffusa. Non e’ finita qui. Se state pensando: “ah, vabe’, ma e’ una roba tropicale, io al massimo faccio da Roma ad Ostia per andare in vacanza, sono a posto”, vi sbagliate. Nel 2000 e’ stato descritto un caso di un bagnino che e’ stato infestato su una spiaggia del Tirreno (non so quale) senza essere mai stato ai Tropici. Non so altri dettagli, sto cercando di mettere le mani sull’articolo completo ma sinora senza fortuna. Questo significa che il parassita e’ in grado di concludere il suo ciclo vitale anche alle nostre latitudini. In ogni caso per contrarre la simpatica bestiolina e’ sufficiente andare al mare ai tropici, come diversi italiani hanno dolorosamente scoperto al ritorno da vacanze, la letteratura medica abbonda di descrizioni di casi.

Ma veniamo al dunque: di che si tratta? La Tunga penetrans e’ la pulce piu’ piccola che ci sia, e’ grande circa un millimetro.  Vive in luoghi caldi e sabbiosi come le spiagge, e ama abbastanza l’umido. Il maschio si comporta come una pulce normale, si nutre di sangue ma non e’ un grosso problema, visto che e’ cosi’ piccolo. La femmina adulta invece fa qualcosa di piuttosto antipatico: scava nel derma dell’ospite (moltissimi mammiferi possono essere colpiti), e vi si insinua, e gia’ mentre penetra nell’ospite, se fecondata, comincia una trasformazione del corpo: l’addome si rigonfia nei primi segmenti addominali come un salvagente, in modo da rendere complicatissimo estrarla, e poi tutto l’addome si rigonfia sino ad avere le dimensioni di un pisello (circa 1 cm), il che significa un aumento di volume di 1000 volte in 2-3 giorni! Se questo repentino aumento di dimensioni puo’ essere di sconforto per la pulce, la situazione non e’ certo migliore per l’ospite, che avverte la pressione della pustula che si va via via gonfiando e che e’ prima molto pruriginosa e poi molto dolorosa. Visto che queste pulci saltano poco (sino a 20 cm massimo), di solito vengono colpiti i piedi, tra le dita, intorno  alle unghie o sulla pianta dove la pelle e’ piu’ sottile o al massimo le mani e le coscie se ci si siede, ma ci sono anche casi riportati di infestazioni ai genitali.

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Sinistra: chigoe all’inizio della metamorfosi; destra: femmina con l’addome completamente rigonfio di uova. Foto:  bogleech.com

Il processo e’ suddiviso in cinque fasi:

1)  La pulce impiega da mezz’ora ad alcune ore per penetrare e compare un puntino rosso sulla pelle di circa 1 mm. Questo stadio di solito non e’ avvertito dall’ospite.

2) Nei due giorni dopo la penetrazione il rigonfiamento dell’addome della femmina, e di conseguenza la tumefazione della pelle, appare piu’ evidente come un nodulo bianco o madreperlaceo. Al centro di questo nodulo vi e’ un puntino nero poiche’ la pulce non penetra completamente: sporge con l’estremita’ dell’addome in modo da poter respirare, defecare e deporre le uova (respira dall’apertura anale). La lesione e’ circondata da un eritema ed e’ estremamente pruriginosa.

3) da due giorni a tre settimane dopo la penetrazione l’ipertrofia e’ al suo apice: la lesione appare rotonda e traslucida ed e’ frequentemente accompagnata da ipercheratosi e desquamazione della pelle circostante. In questo stadio divengono anche molto evidenti le uova (ne viene deposto un centinaio, che di solito cadono al suolo dopo un po’ per dare vita alle larve, che diventeranno adulte dopo sole due mute) e le feci, sotto forma di filamenti neri avvolti a spirale. Se ve lo state chiedendo, la femmina si nutre ovviamente dei fluidi dell’ospite, abbondanti per via dell’infiammazione. A questo stadio la lesione e’ dolorosa e produce la sensazione di un corpo estraneo che si espande sotto la pelle. Non oso immaginare cosa debba provare chi ha la lesione sotto le unghie, capita.

4) Da tre a cinque settimane dopo la penetrazione la pulce muore nei tessuti e la lesione si ricopre di una crosta nera, mentre il nodulo rimpicciolisce.

5) Una cicatrice residuale rimane evidente nello strato corneo del dermaanche per molti mesi.

Pulce penetrante in un piede; Freccia blu: addome della pulce che sporge fuori dalla cute; Freccia rossa: un uovo appena deposto.  Foto: per gentile concessione di Gianfranco Curletti(C)

Se l’infestazione e’ massiccia, a volte i noduli (o bolle, o bubboni, dipende da come reagisce l’organismo) si fondono e questo provoca un’ulcera molto dolorosa, spesso purulenta. Alla lunga si possono avere deformazioni delle dita, necrosi della parte colpita e necessita’ di amputazione, a volte addirittura di tutto un piede. Le infezioni secondarie da batteri (non infrequente il tetano per i non vaccinati) possono complicare gravemente il tutto. Ecco come descrive l’infestazione in Africa, subito dopo la prima ondata espansiva, l’esploratore Lionel Decle nel suo libro “Three years in savage Africa” (1900; traduzione mia):

“In questo villaggio non c’era uomo, donna o bambino che non fosse coperto da ulcere. […] Trovai la gente prossima alla morte per fame, poiche’ erano cosi’ piagati da ulcere causate dalle jigger che non erano stati in grado di coltivare i campi e non riuscivano neanche a tagliare le poche banane che erano cresciute. […] La mia esperienza mi fa guardare le jigger come la peggiore maledizione che abbia mai afflitto l’Africa”

Ovviamente oggi la situazione e’ rientrata grazie al DDT e ad altre pratiche sanitarie che non fanno piangere il papa e c’e’ altro che piaga l’Africa, ma tutt’oggi ci sono infestazioni serissime di chigoe associate a sacche di poverta’ estrema, soprattutto in Brasile.

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Lesioni avanzate da tungiasi. Fotocredit

Che fare se si va ai tropici e si teme di beccarsi la tungiasi? Ovviamente la prevenzione e’ basilare: usare scarpe chiuse e calze piuttosto che sandali o infradito, anche se fa caldo, usare massicce dosi di repellenti per insetti nelle parti scoperte, fare ispezioni giornaliere della cute e rimuovere eventuali pulci in fase 1, con la testa gia’ affondata. Non esistono al momento medicinali preventivi.

Se e’ troppo tardi e l’infestazione (chiamata, appunto, tungiasi) e’ gia’ presente la cosa migliore da fare e’ ricorrere subito all’estrazione chirurgica della pulce (dopo una corretta diagnosi, ovviamente). Naturalmente e’ indispensabile una corretta antisepsi con un trattamento antibiotico locale, e soprattutto bisogna evitare di lasciare pezzi di tunga nella lesione, quindi e’ il caso di lasciar fare ad un medico perche’ i trattamenti fai-da-te spesso peggiorano la situazione. Coprire il foro con petrolato, cera o altro  porta alla morte della pulce entro poche ore, ma poi rimane il problema dell’espulsione: normalmente la pulce morta viene espulsa autonomamente dalle difese del corpo, ma cio’ lascia una brutta cicatrice.

Certo, andare al mare su una spiaggia di Rio vestiti da palombari per paura della tungiasi e’ da idioti. A questo punto conviene non partire o accettare il rischio e nutrire un po’ le simpatiche bestioline, che se non altro hanno il record dell’organo intromittente (pene) piu’ lungo del regno animale in proporzione alle dimensioni del corpo.
Referenze:

Gary Mullen and Lance Durden, Medical and Veterinary Entomology, Second ed. ISBN: 978-0-12-372500-4

Heukelbach J. Tungiasis. Orphanet Encyclopedia. September 2004. http://www.orpha.net/data/patho/GB/uk-Tungiasis.pdf

Heukelbach J, de Oliveira FA, Hesse G, & Feldmeier H (2001) Tungiasis: a neglected health problem of poor communities.Tropical Medicine and International Health 6, 267-272.

Veraldi, S.; Carrera, C. & Schianchi, R. – Tungiasis has reached Europe. Dermatology, 201: 382, 2000.

Veraldi, S. and Valsecchi, M. (2007), Imported tungiasis: a report of 19 cases and review of the literature. International Journal of Dermatology, 46: 1061–1066.

Published by tupaia on settembre 26th, 2010 tagged Insetti, parassiti


29 Responses to “Chigoe (Tunga penetrans), una pulce da incubo”

  1. Networm Says:

    Quindi anche la Jamaica?
    Devo avvertire un paio di persone… :D

  2. Franco Says:

    Ma in India è diventata endemica in senso medico o in senso biologico? ;-)

    Articolo molto interessante, come sempre…

  3. tupaia Says:

    Networm: sei ‘nvidioso? :D

  4. tupaia Says:

    Franco: in senso medico

  5. claudio Says:

    come ti dicevo nel post delle pulci, mia sorella se lo beccò in Kenya ma per fortuna glielo tolsero in tempo. mi ha raccontato che quando gliel’hanno tolto dal piede, insieme alla pulce sono uscite pure una marea di uova.
    un insetto davvero osceno!!!!!

    p.s. se vuoi sapere direttamente dalla mal capitata, mi informerò meglio :-D

  6. tupaia Says:

    Claudio: ma gliel’hanno tolta in Italia o in Kenia? Come se l’he beccata?

  7. mariof Says:

    Io che pensavo che l’autore di Alien avesse una mente disturbata….. aveva fatto copia-incolla!

  8. Fausto Says:

    Belle schifezze va’!
    Un ultimo bentornata, ed in piena forma, pare.
    Fausto/Fabio

  9. elisa Says:

    miei cari…confesso di aver avuto questo insetto infilato nella mia carne, precisamente infilato nella carne tenera intorno all’unghia!l’unica sfigata con le ciabatte in un villaggio di Malindi…l’unica ad aver pensato di essersi infilata una scheggia..dopo3gg mia suocera mi schizza fuori questa bestia nera con a seguito mezzo cucchiaino di uova! bello no?

  10. tupaia Says:

    elisa: sei la sorella di Claudio o un’altra vittima della tunga?

  11. claudio Says:

    elisa è mia sorella :-) le ho fatto leggere l’articolo…
    comunque rispondendo alla tua domanda: gliel’hanno tolta in Kenya come se fosse stato un brufolo

  12. walter Says:

    Non conoscevo questa simpatica bestiolina. Grazie tupaia per avere aggiunto un’altra paura a quelle che ho già. :-D
    Scherzi a parte, ottimo post!

  13. tupaia Says:

    Walter: ogni tanto sembra che sia colpa mia se esistono le bestie schifose… ;)

  14. john silver Says:

    sei la mia eroina (sia nel senso di eroe, che nel senso di droga)!
    i tuoi post sono sempre cosi’ accurati e meravigliosi…
    grazie! :)

  15. lector Says:

    Anch’io come Elisa ho già dato, nel senso che l’ho presa nel 1969 e per poco non ci rimettevo il dito mignolo del piede.
    Comunque, il torsalo (di cui mi sembra tu abbia già parlato) è molto, ma molto peggio. Vi assicuro che – personalmente – non ho mai visto nulla di più schifoso al mondo.

  16. Palmiro Pangloss Says:

    Un conoscente se l’e’ beccata in Sardegna durante una esercitazione militare un sacco di anni fa.

  17. tupaia Says:

    Palmiro: affascinante… un vero peccato che l’evento non sia stato registrato dai canali accademici

  18. kosmiktrigger23 Says:

    Nel fumetto “Jonah Hex”, pubblicato in Italia dalla Vertigo DC, lo sfregiato protagonista – un pistolero ex confederato – attribuisce, in una vignetta, lo sfregio che porta sulla guancia a una “fo###ta pulce penetrante”. Leggendo l’articolo, mi rendo conto di come sia improbabile che una chigoe arrivi alle guance, ma non mi stupisce: il terribile personaggio inventa una scusa semre diversa ogniqualvolta che qualcuno lo interroga a proposito del suo sfregio.

  19. kosmiktrigger23 Says:

    Piuttosto, vorrei porre una questione non inerente a questo post ai membri del blog (non so se ho infranto qualche regola non scritta: se l’ho fatto, vi prego di farmelo notare).
    Dunque, io vivo a Firenze e da anni abito vicino all’Arno, nel centro della città.
    Mi pare notare un rinfoltimento della avifauna nel tratto che potremmo definire prettamente cittadino: a parte i germani, sono comparse gallinelle d’acqua, garzette e addirittura un paio di cormorani. Ma la cosa che più mi ha colpito è una presenza veramente imponente di gabbiani: per fare un esempio, l’inverno scorso, con il ponte alla Carraia innevato e i gabbiani posati perfino sui parapetti dell’Arno, sembrava di essere ad Amburgo più che a Firenze. Allora, le mie domande sono le seguenti:
    1) Questi animali sono sempre stati presenti nel corso urbano del fiume, ma sono io che non me li ricordo?
    2) Se non fosse così ( e soprattutto per i gabbiani sono abbastanza convinto che fino a una ventina di anni fa non ci fossero), a csa dobbiamo attribuire questa “invasione”. A un diminuito numero di pesci e cibo nel mare?
    Se potete aiutarmi…
    Rinnovo la mia ammirazione al blog e a tutti i patrtecipanti ad esso.

  20. danilo Says:

    A Trento i gabbiani, sull’Adige, li abbiamo da circa trent’anni. Prima, mai visti, tanto che i cacciatori non sapevano se si potesse sparare oppure no. Io ero cacciatore, all’epoca, e sono andato ad informarmi, e nessuno ne sapeva niente.

  21. tupaia Says:

    kosmiktrigger23: Per i gabbiani sospetto che veleggino di piu’ nell’entroterra perche’ sono aumentate le discariche e hanno appreso ad utilizzare altre fonti di cibo. Quest’anno comunque leggevo che anche a Londra la popolazione di gabbiani e’ aumentata moltissimo per via di un paio di anni diclima particolarmente favorevole dal loro punto di vista.
    Sul resto dell’avifauna non saprei, dovresti controllare le stime di densita’ precedenti. E’ possibile che prima tu non ci facessi caso?

  22. heteroteuthis Says:

    Per quanto riguarda gli Ardeidi (es. Garzetta, Airone cenerino, Nitticora) le popolazioni sono aumentate negli ultimi anni.
    Penso che l’aumento sia legato principalmente al clima più mite e alla maggiore disponibilità trofica che ha portato un aumento degli stanziali.
    Noi ci disperiamo per il gambero della luisiana, ma gli aironi ringraziano.

  23. claudio Says:

    pure a pisa questi animali sono aumentati e di parecchio direi! ho pure notato che i gabbiano si riproducono pure in città contribuendo allo sterminio dei piccioni! una volta ho assistito a una vera e propria battuta di caccia ai piccioni davanti alle mie finestre. una volta catturato, lo divorano tutto lasciando solo le ali e lo sterno. ormai credo che il pesce per loro sia un optional :-D

  24. kosmiktrigger23 Says:

    :tupaia. Certo, è assolutamente possibile che io prima non ci facessi caso. Infatti, questo era il mio dubbio principale. Quanto all’aumento delle discariche, ne dubito, perchè non ne sono state aperte di nuove recentemente nella mia zona

  25. madibacisaziami Says:

    aiuto ma che robaccia,gesù bambino ho paura!!!

  26. mauro Says:

    Ma un post sulle sanguisughe?

  27. TroppoBarba Says:

    Nel libro “Matto per gli insetti” di Gianfranco Curletti, l’autore scrive di averla presa in sudamerica. Libro che consiglio a tutti. Saluti.

  28. Andrea Says:

    Il mio mi bisnonno me ne parla spesso quando mi racconta le sue esperienze sulla Guerra d’Abbissinia del 36 e dice che il metodo allora adottato dai medici era quello di estrare il verme chirurgicamente (pratica molto dolorosa) oppure iniettare un pò di benzina nel corpo della bestiola, l’ospite non soffriva ma il verme restava sottopelle.

  29. Elvina Pieri Says:

    Io in Perù, lavorando in zona desertica, ma con aziende agricole distribuite lungo le osasi fluviali, me ne sono prese tante di queste pulci, che lì chiamano Pique. In genere stazionano nello sterco secco di maiali e mucche e quando passa una persona o animale saltano sui piedi o sul bordo dei vestiti. Si prendono anche senza accorgersene, perché dai vestiti aspettano l’occasione per avvicinarsi alle estremità, dove il sangue pulsa di più. Io ne ho avute anche sulle mani, mentre lavavo dei materiali stando a poca distanza dal terreno. Per levarle l’unico modo è usare un ago sterilizzato, facendo attenzione a estrarre tutta la sacca delle uova; rimane come un foro cilindrico nella pelle, da cui è meglio fare uscire del sangue e poi disinfettare bene e riempire di pomata antibiotica. Se si interviene appena si sente il fastidio, non succede niente.

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