Blanus cinereus, gli “headbanger” dell’Underground spagnolo

Le Anfisbene sono uno dei tre cladi che formano l’ordine degli Squamata, insieme a lucertole e serpenti. A differenza dei loro piu’ popolari cugini, pero’, quasi nessuno conosce le Anfisbene e il loro stile di vita rimane tutt’ora per lo piu’ avvolto nel mistero.

Il motivo di tanto mistero e’ che le Anfisbene sono l’unico gruppo di rettili esistente adattato a vivere nel sottosuolo e a non uscirne praticamente mai: un adattamento antichissimo che risale almeno al Giurassico, a quando esisteva ancora la Pangea, a giudicare dalla distribuzione di questi animali che al momento occupano tutta la fascia equatoriale e tropicale. In Europa abbiamo solamente una specie relitta, Blanus cinereus, che vive nella penisola iberica (Spagna e Portogallo). Esistono pero’ resti fossili di 65 milioni di anni fa di Amphisbaenidi che vivevano in Germania, Inghilterra e Belgio.

blacin.jpg

© José Martín. Foto: vertebradosibericos.org

Gli adattamenti alla vita fossoria hanno profondamente modificato il corpo di questi rettili, che adesso somigliano tutti esteriormente a dei lombrichi giganti: le zampe sono scomparse in quasi tutte le specie, che pero’ spesso conservano gli abbozzi delle anche e delle spalle; gli occhi sono diventati atrofici, affondati e ricoperti da una squama piu’ o meno trasparente a seconda della specie; le squame sono profondamente modificate e hanno una struttura ad anello intorno al corpo, e per questo vengono chiamate annuli; sono proprio queste squame a dare l’aspetto di lombricone; non c’e’ differenza di diametro tra la testa, il corpo e la coda; la coda e’ capace di staccarsi come quella delle lucertole(autotomia), ma non ricresce; l’orecchio esterno e’ scomparso e vi e’ una struttura bizzarra, chiamata extracolumella, che sostituisce il timpano e sbuca ai lati della mandibola permettendo comunque la ricezione dei suoni e delle vibrazioni (a dire la verita’ la extracolumella manca nel Blanus cinereus, che viene considerato una specie primitiva, ed e’ sostituita da una placca cartilaginea); il polmone destro e’ di dimensioni ridotte (nei serpenti manca completamente). Il cranio e’ formato da un’unica, robustissima placca ossea a volte ricoperta da squame fortemente cheratinizzate; la pelle e’ poco attaccata all’interno del corpo, si muove per conto proprio e alla muta si stacca tutta in un pezzo; vi e’ un dente al centro del palato per ancorare le prede.

Nel complesso, molti di questi adattamenti ricordano da vicino quelli occorsi nelle cecilie, anfibi fossori tutti tropicali che occupano una nicchia ecologica molto simile. Si direbbe insomma che nei vertebrati l’adattamento alla vita fossoria richieda una convergenza o verso la forma del lombricone o verso quella della talpa. Tertium non datur.

Il Blanus cinereus e’ considerato una delle amphisbaenide piu’ “primitive” (ovvero mostra meno specializzazioni, e ha ancora le zampine posteriori, sebbene atrofiche e invisibili dall’esterno), e’ piuttosto grande, sino a 30 cm circa, dal colore giallo, bruno o grigio, e vive nella penisola Iberica dai 400 ai 1800 m s.l.m. (nella Sierra de Nevada), in ambienti che vanno dall’umido all’arido passando per la macchia mediterranea. E’ attivo piu’ o meno da febbraio a novembre, con variazioni in base al clima della zona. Potendo scegliere non esce mai allo scoperto per evitare  i predatori, in particolare il cinghiale e vari tipi di uccelli, ma lo si ritrova facilmente scavando buche nel terreno leggero, rivoltando il compost o anche sotto sassi o tronchi. A dirla tutta l’idea per questo post mi e’ venuta grazie alla mia amica spagnola che mi chiedeva come si chiama in italiano il “culebra ciega” che trova sempre rivoltando il compost in una zona per la verita’ piu’ settentrionale di quel che dovrebbe essere l’areale canonico, che e’ a sud dell’Ebro. Il problema e’ che i culebras ciega non hanno un nome comune in italiano (anche se si potrebbe adattare il sinonimo Amphisbaena cinerea) per l’ovvio motivo che in Italia non solo non ci sono, ma anche che quasi nessuno tranne gli erpetologi li hanno mai sentiti nominare. Mi pareva giusto quindi colmare la lacuna.

La particolarita’ piu’ eclatante di tutte le anfisbene e’ la loro tecnica di scavare gallerie nel sottosuolo in quanto hanno il non indifferente problema di non voler emergere all’aperto per eliminare il materiale di risulta dello scavo, come fanno ad esempio le talpe che lo depositano in montagnole esterne. Il problema e’ risolto in modi leggermente diversi in base alla specie di anfisbena, ma il fulcro della tecnica rimane lo stesso: prendere a capocciate il terreno fino a che non cede.

Il Blanus cinereus in particolare e’ una di quelle anfisbene con la testa arrotondata e la tecnica e’ questa: BONK! Usano infatti la testa come se fosse il battente di un martello pneumatico. La pelle, che come si e’ gia’ detto e’ quasi indipendente dal resto del corpo, aderisce alle pareti della galleria. Le vertebre del collo si contraggono grazie a dei muscoli molto potenti e quando la contrazione e’ massima e gli anelli delle scaglie sono vicinissimi il corpo spinge la testa in avanti muovendosi dentro la pelle come dentro un guanto, e la placca anteriore del capo colpisce la parete della galleria. BONK! A me viene da andare a cercare il Moment solo a pensarci. Il suolo staccatosi grazie ai colpi della testa a questo punto viene spinto ai lati dal corpo dell’animale, e compresso sulle pareti del tunnel grazie ad un altro complesso sistema di muscoli, e il tutto ricomincia. Se il suolo e’ roccioso il Blanus utilizza le cavita’ lasciate da radici decomposte di alberi morti, o a volte utilizza anche le gallerie di formicai e termitai, ma suppongo che cosi’ si diverta di meno. Caratteristica curiosa, all’interno dei suoi tunnel il Blanus cinereus e’ capace di muoversi in avanti e in retromarcia con la stessa facilita’, caratteristica dovuta (oltre che alla ovvia necessita’, dato che non c’e’ spazio per girarsi) alla struttura degli annuli e alla particolare muscolatura.

culebra_ciega.jpg

Foto: wikimedia

Lo scavo e’ finalizzato a cercare prede che sono per lo piu’ invertebrati come scarafaggi, adulti e larve di coleotteri, larve di lepidotteri, formiche, termiti etc, ma anche vertebrati come piccoli ofidi o lucertole possono essere catturati. In cattivita’ preferiscono addirittura mangiare topi. Le prede vengono identificate sia dai suoni e dalle vibrazioni emesse, sia dall’odore, percepito come nei serpenti grazie alla lingua biforcuta e allo sviluppatissimo organo di Jacobsen. L’odorato addirittura permette di discriminare, secondo questo studio, le formiche commestibili da quelle tossiche. Quando la preda viene catturata, viene trascinata al riparo nei tunnel, dove poi e’ consumata in pace. A differenza di quel che pensa la tradizione popolare spagnola, il Blanus non e’ in alcun modo velenoso, e anzi nessuna delle oltre 200 specie di anfisbene esistenti lo e’.

La riproduzione di questi animali solitari e’ ancora avvolta nel mistero. I due sessi sono praticamente identici e gli individui (che tra l’altro sono quasi ciechi, ma non perche’ sottoterra ci si annoia – del resto non hanno le zampe) identificano il sesso opposto grazie alle secrezioni emesse dalle ghiandole perianali. Il mediatore piu’ importante e’ lo squalene, una molecola che, nonostante il nome bizzarro, e’ presente anche nel nostro corpo come precursore del colesterolo e dei vari ormoni sessuali. Piu’ squalene producono, piu’ i maschi sono aggressivi e dominanti, un po’ come accade per il testosterone nei mammiferi. I maschi, come i serpenti, hanno due emipeni. Le femmina di Blanus cinereus depone un uovo solo, massimo due, generalmente nei formicai. Tutte le anfisbene sono poco prolifiche e adottano una K-strategia, in contrasto con la longevita’ di questa specie che in cattivita’ e’ di 1-2 anni: mi sembra probabile che in natura vivano piu’ a lungo e che non sopportino la cattivita’, oppure che depongono molte piu’ uova di quel che pensiamo.

Non ci sono molti dati sull’abbondanza della specie e non si sa se attualmente il numero e’ costante o in declino. La specie non e’ segnalata dalla IUCN come particolarmente a rischio. Il cinghiale, in aumento in tutta la penisola Iberica, potrebbe rappresentare un pericolo, ma questi animali sono specializzati nell’evitare i predatori. Ci si sono messi in tre in questo studio per dimostrare che se il Blanus e’ familiare col terreno  sa gia’ dove scavare quando arriva un predatore, se non conosce l’ambiente si deve cercare il punto dove scavare tastando il terreno con la lingua. Suppongo che lo studio fosse finanziato dal Department of the Bleeding Obvious, University de La Palice. In alternativa alla fuga, se proprio non hanno scelta, si arrotolano strettamente attorno a quello che trovano, sasso, bastoncino o dito che sia.

Nota di folklore I: il termine Amphisbaena significa piu’ o meno “che va in entrambe le direzioni” e viene dal nome dell’omonimo mostro della mitologia greca, che era a forma di serpente e aveva una testa ad ogni estremita’. Se si guarda questo video si intuisce facilmente perche': la testa e la coda di questi animali sono pressoche’ indistinguibili tra loro. L’anfisbena della mitologia era velenosa e, da brava figlia della Medusa, aveva lo sguardo che paralizzava. Inoltre anche il mostro mitologico era capace di muoversi in avanti e in retromarcia. La descrizione del mostro e’ cosi’ simile all’animale che mi domando se nella leggenda non c’entrino le anfisbene residenti in Turchia e in Israele (oggi estinte).

amphisbaena.jpg

 Kongelige Bibliotek, Gl. kgl. S. 1633 4º, Folio 54r

Nota di folklore II: Le culebrillas ciegas nella tradizione popolare spagnola non sono molto apprezzate, soprattutto nel timore che siano velenose, ma anche per un’antipatia diffusa verso tutti i serpenti, e vengono uccise a vista. Per fortuna queste bestiole sono cinture nere nell’arte della fuga e della mimetizzazione.

Nota di folklore III: Nice try, Darren: Amphisbaenians and the origins of mammals is the best article I have ever read on this topic. Shame for the date, a bit too evident.

 

 

Published by tupaia on agosto 2nd, 2009 tagged predatori, rettili


6 Responses to “Blanus cinereus, gli “headbanger” dell’Underground spagnolo”

  1. Carlo Says:

    mi permetto di segnalare un blog fratello (in inglese):
    http://scienceblogs.com/notrocketscience/

  2. falecius Says:

    Figata! Devo confessare con vergogna che ho vissuto per più di un quarto di secolo senza sapere nulla di queste meravigliose creature. Grazie, Lisa.

  3. tupaia Says:

    Carlo: io penso che il fretello grande di questo blog sia http://scienceblogs.com/tetrapodzoology/
    blog che trovo eccellente per la qualita’ e precisione dei post. Darren Naish e’ un grande, ma purtroppo non legge l’italiano.

  4. Gianluca Says:

    Concordo con Falecius.

    Niente effetto-bambi qui, eh.

  5. Carlo Says:

    Trovo che gli insetti siano evolutivamente molto più divertenti

  6. roseau Says:

    Così tutto blu l’ avevo preso per un pesce, per l’ Eptatretus che ho visto in un documentario.
    Anche quella è una creatura affascinante.

Leave a Comment