Bibliofagia II parte: I grandi antichi (Lepisma saccharina e Thermobia domestica)

I pesciolini d’argento meriterebbero di sedere accanto a Chtulhu, Dagon, Yog-Sothoth e Nyarlatothep, tra i “Grandi antichi” inventati da H.P. Lovecraft, insomma. Sono infatti, insieme agli Archeognata, il taxon (gruppo detto in termini tecnici, che fa sempre scena) piu’ antico di insetti e sono apterigoti, ametaboli, apolitici, agnostici, apolidi… ok, ok, ora mi ricompongo, sono solo apterigoti e ametaboli.

Apterigoti significa che sono primariamente senza ali, cioe’ non le hanno mai avute e non le avevano neanche i loro antenati giganti risalenti al Devoniano, 400 milioni di anni fa. Questo (insieme ai molto simili Archeognata) li distingue da tutti gli altri insetti i quali, anche se non hanno le ali come Liposcelis divinatorius, le hanno perse secondariamente partendo da un antenato alato (e infatti gli psocopteri che vivono all’aperto, sotto le cortecce degli alberi, hanno ancora le ali). Persino le cocciniglie, quanto di meno alato riusciamo ad immaginare, sono senza ali solo secondariamente (e infatti il maschio e’ alato). I pesciolini d’argento no, non hanno MAI volato perche’ non hanno MAI evoluto le ali: discendono dai primi insetti mai apparsi sulla terra e vanno in giro la notte da molto tempo prima degli scarafaggi.

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Lepisma saccharina. Foto da: fai.unne.edu.ar

Ametabolo significa che non fanno nessun tipo di metamorfosi. Fanno varie mute, parecchie addirittura, ma gli stadi giovanili differiscono da quelli adulti solo per la mancanza di chetotassi e di stili sul torace (gli mancano i peli sul petto, insomma), per il colore e le dimensioni; al raggiungimento della maturita’ sessuale, continuano a fare mute per tutta la vita, non esiste una muta finale. Tutti gli altri insetti sono almeno emimetaboli, vale a dire che la larva (ninfa per la precisione) differisce abbastanza dall’adulto e l’ultima muta, quella cruciale, porta allo sviluppo delle ali e dei genitali tipici dell’adulto. La terza possibilita’ e’ quella degli insetti olometaboli come le farfalle, la cui larva e’ completamente diversa dall’adulto e tra la ninfa e l’imago (l’adulto) c’e’ uno stadio di pupa. Si noti bene che quando mi riferisco agli “insetti” escludo Protruri, Collemboli e Entognati che, pur avendo sei zampe, non sono piu’ considerati veri insetti.

Questo non smettere mai di fare le mute ha diverse conseguenze, come vedremo. Una e’ che i pesciolini d’argento sono estremamente longevi, vivono almeno 3-4 anni, fino a otto, perche’ non hanno uno stadio finale da adulto in cui depongono le uova e muoiono come gli altri insetti. Si pensi che un topo vive massimo 1-2 anni, e uno psocoptero vive un mese.

Se i vostri libri sono infestati da pesciolini d’argento, dunque, inutile aspettare che muoiano di vecchiaia. Anche i pesciolini d’argento, in realta’, come gli psocopteri, sono generalisti che si adattano ai libri quand’altro manca: sarebbe impensabile che nei cinquecento anni che ci separano da Gutemberg si possano essere evolute specie specializzate esclusivamente a mangiare libri, quindi le biblioteche in realta’ sono solo un fast-food per insetti generalisti, non prendiamocela troppo con loro.

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Thermobia domestica

I pesciolini d’argento, infatti, si nutrono della colla delle rilegature e della carta dei libri, ma anche della colla della carta da parati, di emulsioni fotografiche, dell’amido dei tessuti, di cotone, lino, rayon, farina, carne secca, cuoio e anche di insetti morti. In casa insomma possono fare davvero danno.

Il nome di “pesciolino” e’ dovuto alla forma del corpo a goccia piatta di questi animali, ma l’aggettivo “d’argento” non si adatta bene a tutte le specie: Lepisma saccharina, il pesciolino d’argento propriamente detto, e’ infatti davvero lucido e argentato. Il colore e’ dovuto alle scaglie lucenti che ha sul dorso che possono essere perse se l’animale viene strofinato. Non saprei pero’ perche’ mai uno dovrebbe volere strofinare un pesciolino d’argento, dubito che ne esca fuori un genio. La perdita di scaglie al massimo stimola il pesciolino a mutare esoscheletro. Le scaglie comunque compaiono solo dopo la terza muta, quindi i giovani pesciolini sono pallidi e opachi. La thermobia domestica al contrario e’ marroncina e, oltre alle scaglie, e’ dotata di numerose appendici sensoriali che le danno un aspetto disordinato, opaco e irsuto.

Altra differenza tra le due specie, per il resto molto simili, e’ che mentre il Lepisma vive in luoghi bui, umidi e freddi come gli scantinati e, appunto, le biblioteche, la Thermobia vive in luoghi caldi come i boiler degli scaldabagni, bagni riscaldati etc. Evidentemente in passato vi deve essere stata una netta separazione delle nicchie ecologiche che ha portato a questa speciazione, chissa’, magari la Thermobia si e’ evoluta in paesi caldi. Oramai queste specie sono ubiquitarie per via che si intrufolano dappertutto e sono facili da “contrabbandare” non solo sulle navi, ma anche nelle nostre case, quindi gli habitat sono comuni, anche se le zone della casa sono spartite. Non c’e’ scampo quindi, anche le termobie divorano i nostri libri, se la temperatura e’ quella di una casa riscaldata.

La maturita’ sessuale dei pesciolini e’ raggiunta molto lentamente: occorrono 1-2 anni e 8-10 mute, in base alla temperatura dell’ambiente. Quando gli organi sessuali sono sufficientemente sviluppati, il maschio tende dei fili di seta tra oggetti sul suolo e vi depone al di sotto le spermatofore, delle palline di spermatozoi imbozzolate con fili di seta: unici tra gli insetti, ancora una volta, i Thysanura sono a fecondazione esterna. Quando arriva la femmina il maschio comincia una danza complicata che ha lo scopo di far passare la femmina sotto il filo per farle raccogliere le spermatofore attraverso l’apertura genitale. La femmina a quel punto compie una muta e depone piccole uova arancioni in fessure o luoghi ben protetti. La muta della femmina e’ collegata alla fertilizzazione ed e’ un requisito necessario. Tuttavia anche le femmine non fertilizzate mutano: la muta avviene almeno quattro volte l’anno indipendentemente da tutto e nella vita di un singolo pesciolino ci possono essere anche 70-80 mute; si pensa sia un meccanismo “igienico” per eliminare batteri e funghi che si accumulano sulla superficie. Come fare una doccia, insomma, solo piu’ energica.

Durante la lunga vita di una pesciolina, per la gioia dei nostri libri, vengono deposte non piu’ di un centinaio di uova. Contrariamente a ogni possibile logica, quindi, questi animali adottano una K-strategia, vita lunga e pochi figli, come gli esseri umani o gli elefanti e a differenza della maggioranza degli insetti che depongono migliaia di uova. Curioso. Dopo l’invenzione degli insetticidi questa strategia e’ sicuramente vincente poiche’ una grande infestazione non passa inosservata e porta certamente alla “guerra chimica”, mentre pochi individui possono continuare a riprodursi per anni indisturbati e, soprattutto, inosservati, il loro numero non destando preoccupazioni tali da ricorrere al Baygon. Non mi spiego tuttavia come una simile strategia potesse essere vincente nel Paleozoico.

In ogni caso, io non mi preoccuperei troppo di queste bestiole. La corsa della regina rossa per ora l’abbiamo vinta noi inventando internet, il Progetto Gutemberg e gli e-books. Il problema e’ che questo non ci mette al sicuro dai virus informatici, la prossima sfida da vincere per conservare la nostra memoria e le nostre conoscenze.

Published by tupaia on gennaio 5th, 2009 tagged Insetti, invertebrati, notturni, saprofagi, uncategorised


15 Responses to “Bibliofagia II parte: I grandi antichi (Lepisma saccharina e Thermobia domestica)”

  1. falecius Says:

    Molto interessante.
    (credevo che tutti gli insetti veri fossero originariamente alati).

    per quanto riguarda l’interessante strategia riproduttiva, ci sono indizi di cure parentali (non vuol dire niente, lo so: le formiche ne hanno, ma la loro è una strategia r)? Ad ogni modo io la collegherei alla durata relativamente lunga della vita di queste creature.

    Mi viene da chiedermi perché dici che animali come gli Psocotteri, con un ciclo di vita di solo un mese ( e quindi qualcosa come una ventina di generazioni l’anno) non abbiano potuto evolvere una specializzazione libraria in cinquecento anni: come numero di generazioni sarebbe sufficiente. Certo, ci sono un sacco di motivi per cui una strategia evolutiva del genere sarebbe perdente (le biblioteche sono rimaste luoghi relativamente rari e lontani tra loro per molti secoli dopo Gutenberg), ma mi riferivo solo al tempo a disposizione.

  2. tupaia Says:

    Ciao Falecius, buon anno. No, niente cure parentali per i pesciolini, le uova vengono lasciate in posti poco raggiungibili, ma finisce li. Anche io mi ero posta lo stesso dubbio, pero’.
    Hai ragione anche riguardo i tempi evolutivi, ovviamente, come le zanzare della metropolitana di Londra ci insegnano, basta in realta’ un centinaio di anni. Come tu stesso fai notare, pero’, l’ambiente delle biblioteche e’ troppo sparso e c’e’ poco flusso genico, evidentemente insufficiente per affermare una mutazione in insetti per altro immutati da milioni di anni

  3. falecius Says:

    Buon anno anche a te, Tupaia.

  4. channa argus Says:

    Buon anno a tutti!!! Questo post mi è piaciuto molto, sopratutto perchè il “pesciolino” è davvero interessante (e anche piuttosto carino per essere un insetto, mi ricorda vagamente un gamberetto o un euripteride). Non pensavo che esistesse un insetto che vivesse così a lungo! Una volta ne ho visto uno in cortile (abito in campagna e quindi vivo in un mini zoo completo di ragni enormi e colorati arrivati da chissà quale parte del mondo…) e pensavo che sarebbe morto entro qualche mese, invece 99 su 100 è ancora nei paraggi a vivere tranquillamente nei campi!! La natura a volte è davvero imprevedibile…

  5. Stefano Says:

    Che bellezza, il post sui Lepisma! Non sapevo che si nutrissero anche di tessuti, di colla, cuoio, etc.
    Da quando ho cambiato casa non ne vedo più, ma non sospettavo potessero fare tutto questo danno.

    Riguardo alla loro specializzazione bibliofila, non potrebbe semplicemente darsi che, essendo particolarmente adattati già in partenza a digerire fibre vegetali rinsecchite, abbiano trovato la carta stampata (e miniata) di loro gusto e per questo abbiano iniziato a frequentare i locali pieni di libri?
    Anche se, come fa notare Falecio, ridendo e scherzando son già passati 5 secoli e una piccola specializzazione in più ci sta.

    Complimenti e buon a tutti gli orologiaisti miopi.

  6. falecius Says:

    “una piccola specializzazione in più ci sta.”
    Io parlavo degli Psocotteri. Per animali dal ciclo vitale relativamente lungo con i Lepisma, non credo che 500 anni bastino.

  7. NetWorm Says:

    Appena sollevando un vaso ne vedo uno lo strofino, poi vi dico… :D

  8. Stefano Says:

    Comunque molto belle le foto, molto meglio di quanto avrei potuto fare io ravanando sotto i vasi delle Sarracenie…

  9. tupaia Says:

    Stefano: solo la foto della thermobia e’ mia. Ebbi fortuna e la trovai in casa un po’ rimbambita dal freddo, rimanendo cosi’ in posa per una dozzina di scatti

  10. linda Says:

    salve, volevo se possibile saperne di più relativamente il loro apparato vovvale e visivo???dove sono posizionati gli occhi e quanto sono grandi (più o meno!). Sto facendo una ricerca per l’università, ma di insetti ne so ben poco!!grazie!!!

  11. tupaia Says:

    I thysanura hanno due occhi composti piuttosto piccoli e poco sviluppati: a causa delle loro abitudini notturne e fossorie si basano di piu’ su altri sensi. Che io sappia pero’ il principio di funzionamento e’ in comune con gli altri insetti.

    uhm… apparato vovvale? vocale, forse? non mi risulta emettano suoni

  12. una parola nuova :) « storie grezze ed ecologiche.. Says:

    […] (si chiama “l’orologiaio miope”): Il miglior amico dell’uomo: il pidocchio I grandi antichi Formiche in tacchi a […]

  13. Luca Says:

    Complimenti per questo sito, sono arrivato cercando foto di axolotl e trovo un sacco di articoli interessanti! :D

  14. salvatore chianese Says:

    come faccio a distruggere i pesciolini dargento .

  15. Garabombo Says:

    @salvatore chianese: non considerando la lotta chimica che prima o poi si rivolge contro il suo scatenante, direi che come al solito è la prevenzione ed il controllo delle condizioni ambientali (specie l’umidità) che pagano. Altrimenti possiamo rivolgerci a “sicari” che svolgano il lavoro sporco per conto nostro. Lepisma sp. viene predata dalla Forficula auricularia (la comune forbicina): quindi allevatele! Pure Scutigera sp. (i centopiedi) sono cacciatori patentati ma hanno il difetto di essere un poco velenosi (sebbene non pericolosi).

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