Bibliofagia I parte (Liposcelis divinatorius e Trogium pulsatorium)

…The future German man will not just be a man of books, but also a man of character and it is to this end we want to educate you. […] therefore you do well at this late hour to entrust to the flames the intellectual garbage of the past.

[dal discorso di Joseph Goebbels davanti al rogo dei libri]

Se state leggendo questo post e’ perche’ probabilmente vi piace leggere, e avete una predilezione per i libri. Se questo vi ha causato sconforto quando eravate a scuola perche’ vi accusavano di essere secchioni, sappiate che almeno siete in buona compagnia: non siete i soli a cui piacciono i libri.

I libri sono fondamentalmente delle mattonelle di cellulosa rivestite dell’amido della colla, e se il luogo in cui sono tenuti e’ umido si formano anche patine di muffe e funghi microscopici a condirli: roba troppo buona e book1.gifnutriente per sprecarla chiusa in una biblioteca. Ci sono in effetti almeno una settantina di specie a cui fanno gola i nostri libri, se si escludono i vertebrati come i topi e il mio gatto Silver che aveva l’abitudine di mangiare l’ultima pagina dei romanzi.

Tra gli “amanti dei libri” piu’ specializzati ci sono degli insettini piccoli piccoli di colore chiaro che non e’ infrequente vedere correre velocissimi tra le pagine di un vecchio libro. Per anni mi sono chiesta cosa fossero, finche’ mi sono imbattuta in loro in un libro di entomologia (non nel senso che ne era infestato, ma nel senso che li descriveva). Si tratta di due specie di insetti, Liposcelis divinatorius e Trogium pulsatorium, entrambi apprtenenti (non a caso), all’ordine dei Corrodentia o per meglio dire degli Psocoptera.

Queste creaturine in realta’ sono piuttosto innocue: hanno il corpo molliccio perche’ l’esoscheletro e’ poco consistente, non hanno le ali e si nutrono dei funghi microscopici e delle muffe che si formano sulla colla delle rilegature o sulle pagine stesse. Il danno ai libri, e soprattutto alle rilegature, puo’ pero’ essere consistente se l’infestazione e’ massiccia, evento non improbabile dato che si tratta di specie coloniali: non scavano buchi nelle pagine ma le sfaldano, rendendo piu’ probabile l’attacco di specie piu’ grandi.

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Liposcelis sp. Foto di Seraph tratta da www.naturamediterraneo.com

Come distinguerli da altri insetti? Innanzi tutto dalle dimensioni, fino a 1 mm L. divinatorium e fino a due T. pulsatorium: l’unica cosa con cui li si puo’ confondere sono gli acari, che pero’ hanno otto zampe, e i collemboli che pero’ saltano e non vivono nelle biblioteche. Inoltre hanno un caratteristico “capoccione”, decisamente appropriato per insetti cosi’ intellettuali, un torace stretto ed un addome largo che gli da un’aria vagamente da termite, soprattutto a L. divinatorium. In realta’ non sono affatto parenti delle formiche, quanto piuttosto dei pidocchi. Gli inglesi li chiamano infatti “booklice”, cioe’ pidocchi dei libri. Gli Psocoptera sono un ordine antico (risalente al Permiano) e ben rappresentato, con almeno 3000 specie (ce ne sono 5000 di mammiferi), e rappresentano l’ordine piu’ generalista (e forse piu’ antico) tra gli insetti emitteroidi, ovvero quel gruppo che comprende cimici assortite, pidocchi, tisanotteri, ma anche grilli e cavallette. Se non li abbiamo mai sentiti nominare e’ perche’ le loro minuscole dimensioni li rendono incospicui ed irrilevanti ai nostri occhi, salvo che non stiano correndo velocissimi (e a volte in retromarcia con la stessa velocita’) proprio sulla frase che stiamo leggendo.

L’adattamento a nutrirsi di libri e’ per forza di cose piuttosto recente. In mancanza di libri, L. divinatorius e T. pulsatorium si nutrono anche di derrate alimentari (farinacei) e mostrano anche una propensione verso il cannibalismo: sono famigerati per attaccare le collezioni entomologiche e divorare i resti di chitina dei loro malcapitati parenti, ma anche gli erbari sono sotto tiro.

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Trogium pulsatorium. Foto da: www.kcl.ac.uk

Non voglio sapere l’origine del nome divinatorium, mi fa pensare che ci sia qualcuno che si e’ messo a predire il futuro in base a quanti psocoptera contenevano le sue pergamene o, piu’ probabilmente, la dice lunga sui libri polverosi degli antichi indovini. Il nome pulsatorium pero’ ha un’origine tutt’altro che campata per aria: durante la notte le femmine di questi insetti lucifugi (hanno gli occhi relativamente piccoli ed evitano la luce) per attirare il maschio battono l’addome sui nostri beneamati e preziosi volumi producendo un ticchettio. Considerando che si tratta di specie coloniali il rumore e’ amplificato da tutti gli individui e puo’ giungere sino al nostro orecchio. Per quest’abitudine il T. pulsatorium si e’ meritato dagli inglesi, insieme alle femmine dei tarli, il nome poco raccomandabile di “deathwatch”, orologio della morte. La morte dei libri, s’intende.

Liposcelis divinatorium invece non ha il problema di attirare i maschi, e non ticchetta: la specie e’ infatti partenogenetica e non sono noti maschi. Le uova di entrambe le specie vengono deposte piu’ o meno durante tutto l’anno anche se per lo piu’ durante i mesi caldi, al ritmo di uno ogni 12 ore e sono bianche, molto grandi in proporzione (un terzo di un individuo adulto, dev’essere dolorosissimo deporlo!). Vengono incollate singolarmente sulle superfici a disposizione, ovvero i nostri libri (ma anche nel cibo e nelle cassette entomologiche, dipende dalle abitudini del padrone di casa: in questo caso chi legge molto ha se non altro gli spaghetti in salvo). Gli individui vivono poco, circa un mesetto, di piu’ se le temperature sono basse, e sono emimetaboli, ovvero dalle uova nascono ninfe abbastanza simili ai genitori, che diventano adulte dopo tre mute.

Che fare se la biblioteca e’ infestata di Psocopteri? Quando ero alla fine delle scuole elementari ed ebbi finalmente accesso alla biblioteca di mio padre cominciai (orrore!) a vedere questi puntolini grigi che correvano sui miei libri preferiti, ovvero l’enciclopedia degli animali con le pagine patinate dal bordo tagliente (che mi riducevano le dita tipo San Lazzaro) e l’enciclopedia del corpo umano. Con un oscuro senso di sadismo, chiudevo il libro di scatto e lo riaprivo per vedere la macchia di Rorschach lasciata dal malcapitato insettino. Quando ero alle scuole medie e scoprii che i cosetti mangiavano la colla dei libri decisi di correre ai ripari e inondai di palline di naftalina tutti gli scaffali, che erano chiusi da antine di vetro. All’universita’ ancora non riuscivo ad avere accesso a quegli scaffali senza tossire prima dieci minuti per la naftalina, ma di psocopteri da allora non se ne sono piu’ visti in casa.

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Senza ricorrere a questi estremi, e’ sufficiente conservare i libri in luoghi asciutti e ben ventilati e, se sono infestati, esporli qualche giorno al sole perche’ si asciughino: via le muffe, via gli psocopteri. Bisogna precisare pero’ che gli insetti disseccati tornano vitali dopo un paio d’ore se vengono reidratati, quindi la chiave e’ il controllo dell’umidita’.

Gli psocopteri sono tutto sommato dei simpatici capoccioni innocui: le specie che fanno davvero danno sono ben altre. Senza menzionare tarli, tarme e coleotteri vari, ritengo che valga la pena ricordare tra i bibliofagi d’eccellenza i Thysanura per le loro peculiarita’ zoologiche, di cui si parla nel prossimo post.

Published by tupaia on gennaio 5th, 2009 tagged Insetti, invertebrati, notturni, saprofagi


7 Responses to “Bibliofagia I parte (Liposcelis divinatorius e Trogium pulsatorium)”

  1. Marco Ferrari Says:

    Ciao e buon anno,
    finalmente so cosa sono quegli aggeggini che vedo nei libri in cantina e garage (in casa non ancora). Mi sembra però che deathwatch sia un coleottero, forse un anobiide, che sbatte la testa contro le pareti dei buchi che fa nei mobili per attirare la femmina. Ti risulta?

  2. tupaia Says:

    Ciao Marco, buon anno anche a te. Se leggi nel testo e’ specificato: gli inglesi chiamano deadwatch sia i cosilli psocotteri che i tarli. Non sono noti per la selettivita’ nei nomi degli animali, come il termine “owl” garantisce. Guarda anche qui: http://www.thefreedictionary.com/deathwatch

  3. channa argus Says:

    Tupaia, un po’ di tempo fa ho visto un cosino bianco-grigino che attraversava velocissimo le pagine di un libro preso in biblioteca e ho pensato che fosse una specie di pidocchio. Dato che non ce n’ erano altri non mi sono allarmata più di tanto, ma la curiosità mi è rimasta… ora ho finalmente capito che cosa diavolo era!:) Ma x quanto tempo possono sopravvivere rimanendo disidratati?

  4. tupaia Says:

    Channa argus: almeno una settimana, forse di piu’. Se e’ passato almeno un mese dovresti essere a posto

  5. channa argus Says:

    ok, grazie!;)

  6. Tomburo Says:

    Un’altra rivelazione di misteri infantili, come i Triops… grazie :)

  7. Alberto Zaccaagnini Says:

    Interessantissimo l’articolo sui biblifagi: anche perché veramente sentito dall’autrice, con ricordi d’infanzia…

    Sto correggendo una tesi circa il restauro e per l’appunto, cita Liposcelis divinatorius e Atropos pulsatorium! Grazie infinite!

    :-) Alberto

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