Bialowieza, l’ultima foresta

Un piccolo strappo alla regola, questa volta non si parlera’ di una singola specie ma di un intero ecosistema. La spinta a scrivere questo post viene dalla mia recente visita alla foresta di Bialowieza, suddivisa tra Polonia e Bielorussia, un posto che ho desiderato visitare da tutta una vita e che finalmente ho avuto l’opportunita’ di toccare con mano, ammirare e rimanerne ancora piu’ estasiata di quel che pensassi. Le parole non servono per descrivere le emozioni, lo so, ma la mia esperienza e’ stata cosi’ meravigliosa (vesciche ai piedi a parte) che vorrei condividerla qui.

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Ma cos’ha dunque questa foresta di differente da tutte le altre? Semplice, Bialowieza e’ l’ultimo relitto di foresta planiziale (cioe’ di pianura, i boschi montani sono un’altra faccenda) primaria ancora esistente in Europa, la sua superficie e’ stata un bosco sin dalla fine dell’ultima glaciazione 12.000 anni fa e non e’ mai stata tagliata o sfruttata per il legname con tagli selettivi periodici, e la sua struttura non e’ mai stata modellata dalle attivita’ umane. Si trova oltretutto in una posizione particolare, alla confluenza tra la zona boreale e quella temperata, il che permette l’incredibile coesistenza di conifere (pini e abeti), betulle e latifoglie come querce, carpini, tigli, olmi, frassini, e aceri. Camminando nella foresta si respira un’aria di antico, di bosco maturo come e’ impossibile vedere altrove e sembra che da un momento all’altro debba spuntare da dietro una delle querce piu’ grandi e antiche di tutto il Paleartico un rinoceronte lanoso, un uro, un guerriero dell’orda slava o un cavaliere teutonico. E’ come fare un salto indietro nel tempo, tutto il tempo che vogliamo, perche’ la foresta e’ li da (quasi) sempre, e guarda passare gli anni, le piante, gli animali e gli uomini.

Leggere le cose sui libri e’ tutt’un’altra faccenda che vederle con i propri occhi. Io ad esempio so benissimo, in teoria, che un bosco al climax (il punto in cui la foresta e’ matura e smette di cambiare la struttura sostituendo le specie pioniere a breve vita con quelle longeve) si riconosce dalla mancanza di sottobosco. E’ che proprio non mi aspettavo una simile mancanza di sottobosco! Niente rovi (oh, joy!), niente farfaracci, niente noccioli, addirittura niente felci, salvo che nelle zone che circondano l’acqua. Tutto il sottobosco si riduce alle zone dove e’ caduto qua e la’ un albero e ha aperto un punto di luce nella volta verde degli alberi. Facile da capire leggendo, ma vedere e’ diverso: la visibilita’ nel bosco non e’ ridotta a pochi metri, ma va avanti a perdita d’occhio, tra i tronchi.

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L’unica similitudine con una foresta planiziale italiana la farei con la Tenuta di Castelporziano, nel senso che entrambe le foreste, e le specie rare di animali che in esse abitavano, sono sopravissute al disboscamento brutale per lo stesso motivo: erano territori di caccia reali (papali nel caso di Castelporziano) e il bracconaggio era punito con la morte, perche’ e’ bello essere re. Il Parco del Gran Paradiso e’ sopravissuto per lo stesso motivo, ma quello e’ un bosco montano, e i boschi montani si tagliano con meno facilita’ di quelli planiziali perche’ e’ piu’ impervio coltivare in pendenza, mentre dai boschi planiziali si ricava, per qualche anno, un suolo decentemente fertile, il che spiega perche’ non esistono piu’.

Bialowieza dunque si e’ salvata perche’ ai re Lituani, sin dal XIV secolo, piaceva cacciare li’ un incredibile numero di specie diverse, e quindi per la prima volta nella storia una foresta divenne riserva protetta nel senso che era proibito a tutti tagliarla o cacciarvi. Le intenzioni erano pessime, ovvero dettate da pura stron egoismo: buoni tutti ad ammazzare gli orsi, se siamo gli unici autorizzati a farlo e in presenza di centinaia di battitori, ma comunque il “divertimento” regale era assicurato. I risultati, tuttavia, si sono rivelati ottimi.

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Alce europeo

Per farla breve, nei 1500 Kmq di Bialowieza (piu’ o meno quanto la pianura torinese) sono ancora presenti il Bisonte europeo, l’alce, il castoro europeo, il cervo, il daino, il capriolo, la lince, il lupo, il gatto selvatico, la lontra, la martora, la donnola, l’ermellino, il tasso, il driomio e gli altri ghiri, lo scoiattolo rosso, un incredibile numero di arvicole, toporagni e pipistrelli, diverse specie di topo selvatico, giusto per citare i mammiferi. Ci sono anche ovviamente uccelli, rettili, invertebrati assortiti e circa 4000 specie di funghi (3000 su tutto il territorio italiano), e soprattutto c’e’ un’inestimabile collezione di zanzare a tutte le ore. L’orso, il tarpan e il visone europeo non ce l’hanno fatta, il primo sterminato dagli uomini per divertimento, carne e per evitare la predazione sugli ungulati, il secondo si e’ ibridato coi cavalli moderni e il terzo e’ stato sterminato dal visone americano, che in Polonia oramai e’ ovunque, scappato dagli allevamenti di pellicce. Il cervo, l’alce e il bisonte europeo si erano estinti nella foresta per via della caccia indiscriminata, ma sono stati reintrodotti con successo, anche troppo. Le new entries sono il visone americano e il cane procione, entrambi grazie agli allevamenti di pellicce. Ovviamente non ho visto nulla di tutto cio’ (zanzare grosse come elicotteri a parte), almeno non i mammiferi, se non allo zoo, ed e’ giusto cosi’.

Le prime tracce umane (e i primi tributi in termini di caccia grossa) risalgono al II-IV sec d.C, quando la regione fu attraversata dai Goti nella loro migrazione dal Baltico al Mar Nero. Tribu’ di slavi orientali e occidentali hanno bazzicato la foresta sin dal VII secolo d.C. ma la loro presenza e’ accertata solo dall’XI sec grazie a tumuli funerari eretti nella foresta, piuttosto impressionanti, devo dire, sembra di essere in un incrocio tra Tumulilande e Bosco Atro. Nel medioevo la zona fu soggetta ad un’enorme instabilita’ politica per via che era alla confluenza tra Russia, Polonia e Lituania e finalmente nel XIV secolo divenne parte del Gran Ducato di Lituania che porto’ anni di pace e protezione reale alla foresta. Il primo servizio forestale Europeo fu stabilito proprio a Bialowieza nel XVI sec., creando insediamenti di uomini (con le famiglie) che dovevano guardare la foresta, evitare il bracconaggio, nutrire i bisonti reali, tenere pulite le piste etc., con caria ereditaria per le loro famiglie in modo da mettere la protezione del bisonte e della foresta sul piano personale. Per farla breve da allora la foresta ha conosciuto alterne fortune che andavano parallele con gli sconvolgimenti politici, sempre notevoli da quelle parti. Gli zar nel XIX secolo, i tedeschi durante la prima guerra mondiale e i nazisti durante la seconda hanno dato gravi colpi alla zona disboscando allegramente e perseguitando i carnivori in particolare, ma anche gli ungulati, primo tra tutti il bisonte.

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Sotto gli zar, nel XIX secolo, rimanevano tra i 500 e gli 800 bisonti nella foresta.  Nel 1888 Bialowieza divenne territorio di caccia degli zar che pero’, a differenza dei re lituani, lungi dal proteggere il bisonte ne minarono la sopravvivenza introducendo competitori come cervi e, soprattutto, bestiame libero di pascolare nella foresta. Nel 1915 divisioni tedesche entrarono nella foresta e uccisero moltissimi bisonti per foraggiare l’esercito, e nonostante un tardo divieto per proteggere la specie il bracconaggio continuo’ indiscriminato, cosi’ come il taglio degli alberi per costruire una ferrovia che passasse giusto nella foresta, usata per produrre carbone. Nel 1918 erano rimasti solo 68 bisonti. Nel 1919 un censimento rivelo’ le tracce di solo 4 animali ed i resti di uno bracconato. Gli ultimi bisonti selvatici di Bialowieza scomparvero cosi’, sotto il giogo della guerra e della fame.

Ma miracolosamente questa non e’ la solita fine triste della storia di una specie. Jan Sztolcman, nel 1923, lancio’ un appello al Primo Congresso Internazionale per la protezione della Natura a Parigi e ottenne i fondi per ripopolare il bisonte partendo da animali sparsi negli zoo di tutto il mondo. Il primo passo fu censire i bisonti europei e distinguere la razza pura dagli incroci bisonte europeo x bisonte americano e bisonte europeo x mucca e bisonte europeo di pianura x bisonte europeo di montagna, una sottospecie che viveva nei Carpazi e di cui rimase un solo maschio, per cui la varieta’ si e’ completamente persa salvo che in alcuni ibridi i cui discendenti sono ancora in circolazione in Bielorussia. Ne risultarono 54 animali, di cui 39 originari di Bialowieza. Quattro bisonti europei di pianura con un buon pedigree furono portati dal giardino zoologico di Varsavia ed un particolare la bisontessa Biscaya e il maschio Borusse potrebbero essere chiamati nonno dalla quasi totalita’ degli attuali bisonti. Gli incroci furono progressivamente eliminati, ma durante la seconda guerra mondiale i nazisti, che sulle razze pure avevano le loro idee, per rimpinguare la popolazione ricominciarono a incrociare il bisonte europeo con quello americano.

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Incrocio tra un bisonte europeo e un bovino domestico

Eliminati di nuovo gli ibridi (yummm!) nel 1952 il programma di ripopolamento rilascio’ dei branchi di animali, prima nella parte polacca e poi in quella bielorussa. Nel 2000 la popolazione di bisonti a Bialowieza era risalita a 571 individui. Il programma di ripopolamento prevede pero’ la dispersione degli animali in varie foreste atte ad ospitarli per evitare che un’epidemia locale porti alla definitiva estinzione della specie, per cui la popolazione globale di bisonti, sparsi tra Polonia, Bielorussia, Lituania e Russia ammontava nel 2002 a 3070 individui, non male! Ogni medaglia, pero’, ha il suo rovescio: i bisonti Polacchi derivano geneticamente da solo 7 individui (4 maschi, 3 femmine) e quelli bielorussi da 13, incluso il bisonte di montagna ultimo sopravissuto della sua sottospecie (Bison bonasus caucasicus). Non staro’ a fare una trattazione sulle conseguenze e i rischi della consanguineita’, mi limitero’ a dire che il bisonte europeo e’ secondo solo al criceto dorato come consanguineita’ (tutti discendenti di una sola femmina), e molto piu’ inbred del ghepardo, che pure e’ famoso per la sua consanguineita’ genetica. In altre parole: la specie e’ ancora ad alto rischio di estinzione nonostante la popolazione sia in crescita.

Speriamo bene: il bisonte e’ solo la specie bandiera che serve a continuare a proteggere questo ecosistema schiacciato da tutti i lati sotto il peso della “civilta'” che avanza. Non mi sento neanche di consigliare il turismo: un ragazzo polacco che ho conosciuto mi ha confidato di essere stato a Bialowieza una decina di anni fa e di aver trovato ora tutto cambiato. Il villaggio di Bialowieza, 2000 anime, si sta espandendo grazie ai nuovi B&B che vengono costruiti per i turisti, i meli coltivati spuntano come la gramigna grazie ai torsoli lasciati in giro dai turisti e in generale ridurre Bialowieza a una Rimini Polacca e’ un’immagine che mi fa venire i brividi. Ma senza turismo i polacchi o emigrano in Inghilterra o restano a casa e cosa fanno senza lavoro? E’ quella che gli anglosassoni chiamano una loose-loose situation, e che gli italiani del sud tradurrebbero in “come la fai, la sbagli”.

Postilla personale:

Bialowieza non sarebbe stata cosi’ bella se non avessi conosciuto anche tantissime persone fantastiche provenienti da tutto il mondo, Maria, Lucasz, Guillem, Wojtek, Matteo, Weronika, Garegin, Sylvia, Sin, Luz, Alice e una settantina di altri (ecco perche’ gli animali erano spariti, troppa gente!). Magari era la vodka, ma era anche che erano tutte persone che erano li perche’ condividono i miei stessi sogni.

Published by tupaia on giugno 8th, 2010 tagged Ecologia, Varie ed eventuali


25 Responses to “Bialowieza, l’ultima foresta”

  1. claudio Says:

    ma per il tarpan non c’era un progetto per riportarlo “in vita”? estrapolandolo dai cavalli incorciati, magari non sarà puro ma ci assomiglierà molto…
    sei informata su ciò?

  2. Marco Ferrari Says:

    Grazie, mi hai fatto ricordare, ma meglio, un viaggio di molti anni fa proprio lì. In cui sono andato anche a Biebrza, un fiume che è un altro paradiso terrestre.
    Grazie ancora.
    Marco

  3. tupaia Says:

    Claudio: si, sono al corrente ma non sono molto convinta della cosa e ho deliberatamente deciso di passarci su in ben tre post (questo incluso), almeno fino a che non avro’ idee piu’ chiare sul progetto.

    Marco: anche io sono stata a Biebrza in questa occasione, ma devo dire che mi ha colpito molto meno di Bialowieza, forse perche’ non sono una grande birdwatcher. Secondo me ci sono posti in Italia molto piu’ interessanti in termini di biodiversita’ aviaria, o forse sono solo stata sfortunata. Molto belle le orchidee, pero’, e anche il mio primo triops selvatico.

  4. Daniele G Says:

    In realtà credo esista la foresta planiziale anche in Friuli. Non essendo un esperto in materia non saprei dire se siano residui antichi o meno (la prossima volta che capito mi addentrerò meglio per scoprirlo), tuttavia nella “Bassa Friulana” esistono dei ritagli di foresta (tipo la Coda di Manin) indisturbati… o quasi!
    La regione è molto interessante perché si divide tra ambienti fortemente antropizzati e addomesticati, e ritagli di ambienti ancora molto selvatici. Consiglio un giro naturalistico, tra residui di palude, prateria umida e angoli di foresta.

  5. Volpe Eluva Says:

    Cara Tupaia, spesso ciò che scrivi fa da anello mancante tra ciò che so e ciò che non so, ti leggo sempre volentieri e ti ringrazio.
    Vivo in Chile a pochi passi (si fa per dire) dalla foresta valdiviana dove abitano il monito del monte, il Kodkod e lo zorro di Darwin. È una foresta bellissima, anche se la minaccia delle piantagioni di pino ed eucalipto la isolano sempre più. Laddove protetta è però ancora una profonda selva oscura in cui ci si può perdere.
    Bialovieza l’ho sempre sognata, e ora il tuo ritratto ha reso più vivido il mio sogno.
    L’unico bosco planiziale antico che ho visto (credo l’ultimo in Italia) è il boscone della Mesola ma penso sia imparagonabile.
    Viviamo tutti tra residui di foreste.

  6. Marco Ferrari Says:

    Io ho trovato Biebrza un posto magnifico e pieno di pace, non solo per gli uccelli, ma soprattutto per la struttura territoriale. Ho provato ad avvicinarmi al fiume, ma c’erano centinaia di metri di terreno allagato (come dovrebbe essere sempre) prima di arrivare all’acqua e niente argini. Da lì ho solo visto due gru che volavano e sentito l’alce che… alciava.
    Ecco perché mi ha colpito.

  7. tupaia Says:

    Volpe Eluva: sul monito e la sua foresta valdiviana ho scritto qualcosa in passato: http://www.lorologiaiomiope.com/?p=597
    E’ un’altro dei posti nella mia wishlist, chissa’ se un giorno riusciro’ ad andarci?

    Marco: l’alce l’ho visto anche io a Biebrza, e’ l’unico mammifero che ho visto in natura, infatti, pensavamo fosse stato messo li per i turisti sino a che non si e’ mosso e se ne e’ andato placido :)
    il livello dell’acqua era molto alto anche quest’anno, si hanno problemi anche con gli stivali di gomma

  8. Adriano Says:

    Bellissimo questo post, così come tutti gli altri. Ed è un conforto sapere che ci sono persone che coltivano gli stessi sogni come te. A presto!

  9. heteroteuthis Says:

    Molto interessante, sia il luogo che la storia.
    Una curiosità!!
    Qualcuno sa se l’ibrido tra bisonte europeo e toro domestico dà prole fertile?
    mi ricordo che in Nepal vidi un incrocio tra yak (Bos grunniens) e toro (bos taurus) che veniva chiamato dzo ed era utilizzato per trasporto e lavoro nei campi.

  10. Palmiro Pangloss Says:

    Un’informazione, frivola, aggiuntiva ed una domanda.

    Dalla foresta di Bialowieza viene la Hierochloe odorata, o Erba del bisonte con la quale si aromatizza la Zubrowka, o vodka del bisonte. Il sapure è indefinibile, se non dicendo che sa di primavera.

    Che tu sappia la riserva integrale di Sasso Frattino, in Casentino, è foresta primaria, di montagna ovviamente?

  11. Marco Ferrari Says:

    Se vuoi rispondo io su Sasso Fratino (una sola t); ero lì un paio di settimane fa. È una foresta senz’altro molto antica, ma coma fa notare tupaia, è di montagna e quindi può avere una storia diversa di sfruttamento. Secondo i responsabili del parco nazionale ha qualche centinaio di anni, ma non è certissimo che tutti i sui angolini siano scampati alla scure dell’uomo. Per dire però della sua antichità, c’erano anche un gruppo di faggiologi (cioè botanici che studiano SOLO il faggio) provenienti dalla Germania, dal Buchenwald institute, che volevano vedere Sasso Fratino proprio per accertarsi della sua “purezza” come ecosistema. Non ti dico di andarci ché tanto non si può entrare…

  12. tupaia Says:

    Palmiro: me la sono portata a casa l’erba del bisonte, ma non ho ancora deciso se farci un pot-purry per la biancheria o cacciarla dentro tutte le bottiglie di superalcolici che ho a casa.
    Sullo stato di “primeval forest” come Bialowieza c’e’ molto dibattito. A Bialowieza solo la “core Area” di 50 mq e’ veramente intonsa e mai toccata dall’uomo. il resto viene comunque considerato secondario anche se non e’ mai stata abbattutta, solo perche’ comunque veniva sfruttata dall’uomo.
    Non sono molto esperta sullo stato delle foreste montane italiane e ti ha gia’ risposto Marco. Il punto che voglio sollevare pero’ e’ che una foresta primaria ha valore per la sua biodiversita’ ed endemismi. Diciamo che nel casentino si sono salvati complessivi 10 mq di foresta intonsa, ma in piccolissime parcelle non collegate tra loro da corridoi. Questo comporta che le specie non possono muoversi dal loro fazzoletto di foresta e si estinguono comunque. Ha senso preoccuparsi della definizione di primario o no in queste condizioni?

  13. tupaia Says:

    Heteroteuthis: si, credo che l’ibrido sia fertile, anche se poco

  14. Palmiro Pangloss Says:

    @Marco: Grazie, pero’ ti correggo: si puo’ entrare a certe condizioni. La mia era solo curiosita’ dato che pur vivendo li vicino sono troppo pigro per visitare posti del genere: sono solo felice che esistano.

    @Tupaia: mq?

  15. tupaia Says:

    mq: metri quadrati in annotazione da salumiere.
    Ovviamente volevo dire Kmq :)

  16. Marco Ferrari Says:

    @palmiro le condizioni sono piuttosto strette, direi, perché puoi entrare solo accompagnato dalla forestale e solo se dimostri che ci vai per studio. Poi è ovvio che se conosci un forestale qualche passeggiata puoi farla, ma teoricamente non è facile. Quando ci sono andato ero con un gruppo di fungaioli (“permessi di raccolta funghi, io? mai chiesti, me ne frego delle regole del parco” è il loro credo) che si sono fermati ai limite di Sasso Fratino come se ci fosse una barriera gravitazionale.
    Per quanto riguarda il primario o no, tupaia ha perfettamente ragione.

  17. Networm Says:

    @Tupaia, due domande:
    1) gli scoiattoli rossi sono autoctoni?
    2) ne sono rimasti dopo il tuo passaggio?

    @Eugenio, ti odio, mi è venuta fame… :D

  18. Palmiro Pangloss Says:

    @Marco: AFAIK un piccolo numero di ingressi, accompagnati dalla forestale, è concesso a chi ne fa richiesta anche senza il motivo di studio. Per quanto riguarda il primario o no lam ia era una domanda: non ho conoscenze e titoli per discuterne.

  19. Marco Ferrari Says:

    @palmiro. Oddio, mi hanno sempre nascosto la verità 8-) E io che volevi entrarci ma mi sono sempre fermato.
    Neanch’io volevo discuterne, ma solo riportarti quello che mi hanno detto. Direi anche che è una questione di lana caprina, per molte ragioni che hanno a che fare con l’ecologia del climax, il turnover e altre cose. Tupaia, sei d’accordo?

  20. tupaia Says:

    Networm: Gli scoiattoli rossi sono autoctoni ed io non faccio del male ne’ ai rossi ne’ ai grigi, che questo sia detto chiaramente.

  21. peppo Says:

    che bello ho viaggiato con te! un saluto da me e dai topini del mio giardino che si prendono gioco di me (ma quanti sono!)

  22. Karol Tabarelli de Fatis Says:

    Io visitai Biebrza qualche anno fa, purtroppo in concomitanza con gli incendi che devastarono le torbiere, “mi portai” comunque a casa: Castoro europeo + Alce femmina con cucciolo + Puzzola (investita).

    Penso che questo sia il luogo virtuale giusto per questa raccolta firme (se la padrona di casa acconsente):
    http://forests.org/shared/alerts/send.aspx?id=poland_bialowieza_forest

  23. La battaglia per salvare Bialowieza, l’ultimo lembo intatto dell’antica foresta europea | Informare per Resistere Says:

    […] Su L’Orologiaio Miope Bialowieza, l’ultima foresta […]

  24. carola Says:

    Bellissimo questo tuo articolo,così accurato, attento e simpatico sulla foresta lituana, di cui non ero a conoscenza…
    Forse ci andrò…Forse no…
    Ma grazie alla tua sensibile attenzione e osservazione potrò di certo immaginarla…

    Grazie, e buona primavera…

    Carola

  25. mida Says:

    io ci andrò d’inverno sarà senz’altro suggestivo specialmente quest’anno con quel freddospero di essere fortunata e poter vedere vmolti animali ( a parte mio marito)
    ciao Mida

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