Alieni ai Caraibi

Questo post e’ stato scritto per la quarta edizione del Carnevale della Biodiversita’  dal tema: Alieni tra noi. Su Erba Volant  c’e’ la rassegna degli altri post.

Se vuoi sentire la colonna sonora di questo post clicca qui (primo bottone a sinistra, primo brano “opening theme-Inntroduction”).

Chiamatemi Toussaint. Alcuni secoli fa – non importa quanti esattamente – avendo pochi o punti frutti sugli alberi e nulla di particolare che m’interessasse a terra, pensai di darmi alla navigazione e vedere la parte acquea del mondo. Ebbi modo cosi’ di scoprire le altre isole che formano le Antille e con esse le incredibili specie di animali che vi vivevano. La mia famiglia oggi non vive piu’ in Giamaica, e neanche io, la mia specie, Xenothrix mcgregori, e’ estinta per sempre, e cosi’ pure le altre specie di primati delle Antille, e tutti i bradipi, molti pipistrelli, l’unica specie di foca, l’unico dugongo, tutti gli insettivori tranne due specie e tutti i roditori salvo una manciata di specie. Con gli altri vertebrati e gli invertebrati non vi staro’ neanche ad annoiare.

Questo e’ il mio procugino Miguel che fu portato a Londra intorno al 1860, dove gli fecero questo brutto ritratto.

Ma non voglio ancora parlarvi della fine, perche’ mi prende la malinconia e poi mi tocca saltare sulla prima zattera di mangrovie a disposizione.

Vi parlero’ invece dell’inizio, di come tutto e’ cominciato e la mia casa, i Caraibi, furono creati. In principio era il mare, e i vulcani erano presso il mare e i vulcani erano i Caraibi. Tutto cio’ avveniva circa 100 milioni di anni fa, quando la Pangea si separo’. Non male, direte voi, sei una scimmia e sai tutte queste cose. Vero, ma anche tu che leggi sei una scimmia tutto sommato, e queste cose probabilmente non le sai, quindi non interrompere e andiamo avanti. Dicevo, la Pangea si separo’ e  nel Cretaceo medio si formo’ la placca dei Caraibi sotto forma di un piccolo arco insulare vulcanico tra quelle che sarebbero diventate le due Americhe, molto simile a quelle che sono oggi le Piccole Antille.


Una delle possibili ricostruzioni della storia geologica dei Caraibi, modificato da Briggs (1994). Tavola gentilmente messa a disposizione da Iacopo Leardini, che si e’ masochisticamente offerto di collaborare con questo blog per la parte iconografica

L’arco insulare si sposto’ verso Nord Est e nel suo cammino la placca si arrampico’ sulla placca Aord-americana, piu’ pesante. La collisione con la placca delle Bahamas e altri eventi geologici complessi nel Cenozoico portarono a ulteriore subduzione, spostamenti, inabissamenti, creazione di altre isole e archi vulcanici (le Piccole Antille). Insomma la faccenda fu molto complicata e in questo tormentato giro di danza di isole gli animali ad un certo punto saltarono a bordo.

Non e’ chiaro come i miei antenati arrivarono nei Caraibi per formare la fauna caraibica, che contava circa 1300 specie di vertebrati. Di sicuro siamo antichi e ci siamo evoluti in solitudine per almeno 30 milioni di anni, il che ci ha reso quello che voi chiamate endemismi. Rispetto al resto del mondo sicuramente noi animali (e piante) dei Caraibi siamo diversi, molto diversi. Alcuni vertebrati, come le due specie di solenodonte, la lucertolina cubana Cricosaura typica, che passa tutta la vita nello stesso buco o fessura e partorisce al massimo 1-2 figli in tutta la sua lunga vita, la rana Eleutherodactylus e i pesci gar di acqua dolce cubani , si sono separati dai loro simili prima dell’estinzione dei dinosauri, 65 milioni di anni fa. Non sappiamo se arrivarono a piedi perche’ le Antille erano vicine alla terraferma o su una zattera di mangrovie, ma poco importa: cadde il meteorite, e furono cazzi per tutti (perdonate il mio francese): e’ vero che cadde nello Yucatan, ma e’ anche vero che allora le Antille erano a un tiro di schioppo dallo Yucatan e furono le prime ad essere investite dagli immensi tsunami causati dall’impatto. Probabilmente tutti gli animali che allora vivevano alle Antille, vertebrati e invertebrati, furono sterminati dall’impatto e furono ricolonizzate in seguito anche dalle specie antiche come i solenodonti, o magari le specie che ho nominato prima si salvarono, ma poco importa. La parte importante e’ che le emergenti e naviganti Antille rimasero vuote o quasi vuote di animali e pronte ad essere ricolonizzate. Sicuramente larga parte della ricolonizzazione avvenne via zattere di mangrovie e ci sono delle evidenze a supporto di cio':

1) siamo quella che voi alieni chiamate una fauna depauperata e noi scimmie  chiamiamo un paradiso terrestre, niente carnivori predatori, niente ungulati, conigli e marsupiali a competere per frutti e foglie e niente salamandre e cecilie che fanno semplicemente un po’ schifo da mangiare. Sicuramente pochissimi animali grossi sono arrivati sulle isole, o almeno animali il cui peso sarebbe stato insostenibile dalle mangrovie.

2) tutti i nostri parenti piu’ prossimi si trovano in sud e non in nord America, e le correnti spingevano proprio nella direzione giusta.

L’unico che da’ fastidio in questo quadro e’ il rinocerontoide Giamaicano Hyrachyus, vissuto circa 50 milioni di anni fa e che viene dal centro o nord America e non puo’ aver galleggiato sulle mangrovie, e neanche il bradipo gigante cubano, in realta’, quindi o sono arrivati a nuoto o in qualche modo Giamaica e Cuba erano piu’ vicine alla terra ferma di quel che pensate voialtri, e magari facevano da ponte con i continenti.

Si, avete letto bene, il rinocerontoide giamaicano. Chi vi ha detto che i rinoceronti debbano vivere per forza solo in Africa ed in Asia? Questo per giunta e’ nel sottordine che include rinoceronti e tapiri, quindi era probabilmente piu’ simile ad un tapiro che ad un rinoceronte bianco, qualcosa di simile ad un antenato comune. Vi avevo chiesto di non interrompere,  adesso lasciamo perdere immagini di rinoceronti con le trecce rasta e una canna che penzola sotto il corno: non abbiamo idea del suo aspetto perche’ ne e’ stata trovata solo una mandibola, e nella mandibola non c’era una canna.

Direi anzi che e’ piu’ probabile che il bradipo gigante Megalocnus rodens, coi suoi duecento chili di peso, era piu’ grosso del “rinotapiroide”. Sicuramente non il piu’ grosso dei bradipi di terra mai vissuti, ma si difendeva discretamente. Oggi rimangono solo cinque specie di bradipo in due generi, tutte arboricole e grosse quanto un cocker, piu’ o meno. Nelle Antille c’erano almeno sedici specie di bradipo sia di terra che arboricole in cinque generi, tutti estinti 4-5000 anni fa, sulle cause discutiamo dopo. Tra queste oltre al bestione di cui sopra c’era anche la piu’ piccola specie di bradipo conosciuta, l’arboricolo Neocnus toupiti di Hispaniola che pesava appena 4 kg, 50 volte meno del suo cugino cubano e 1000 volte meno del piu’ grosso bradipo mai esistito.

E ora direi che e’ il momento di parlarvi della mia famiglia, che voi chiamate Xenothrix mcgregori ed io chiamo fratelli e sorelle. Avevo anche due diversi tipi di cugini con cui ai bei tempi prima dell’arrivo degli alieni sognavamo di riunirci: le Paraluatta varonai a Cuba e le Antillothrix bemensis ad Hispaniola, mentre noi vivevamo in Giamaica. Bisogna dire che non avendo ne’ competitori tranne qualche stupido bradipo ne’ predatori terrestri degni di questo nome (ci predavano pero’ qualche volta le enormi civette del genere Ornimegalonyx come O. oteroi) noi Xenothrix eravamo decisamente di buon carattere, specie se paragonate ai nostri parenti piu’ prossimi sulla terraferma, le titi monkey del genere Callicebus che oggi ancora vivono in America del Sud. Narra una nostra leggenda che un bel giorno, all’inizio del Miocene, un nostro antenato comune, la piu’ intelligente delle femmine, prese un traghetto di mangrovie e se ne ando’ in vacanza ai Caraibi lasciando i suoi fratelli e sorelle a vivere in un postaccio pieno di giaguari e altra roba pericolosa. Da quell’ardimentosa e vacanziera scimmia discendiamo tutte noi scimmie caraibiche. L’eta’ dell’oro purtroppo comincio’ e fini’ e oggi tutte e tre le specie di scimmie delle Antille sono estinte. Noi Xenothrix siamo quelle che hanno resistito di piu’ e siamo riuscite ad arrivare sicuramente al XVIII secolo, forse anche al XIX come il disegno del procugino Miguel lascia sospettare. Devo ammettere pero’ che starsene tutto il giorno in vacanza sdraiati sotto una palma in un’isola tropicale a guardare il mare, mangiare papaie ben mature o larve grasse e molli e sognare di ululare la musica reggae al cielo (siamo nel gruppo delle scimmie urlatrici)  ha i suoi innegabili vantaggi, ma anche qualche svantaggio. Come metterla giu’… ci siamo un po’ “abbradipate”, e siamo diventate le uniche scimmie arboricole completamente quadrupedi e lente (tardigrade). Abbiamo perso l’abilita’ di saltare e ci muovevamo di ramo in ramo leeeeeeente, come oggi fanno i bradipi superstiti. Caratteristica molto utile quando arrivano i rapaci o gli alieni, perche’ non ci vedono, ma insomma rende la vita un po’ monotona. Avevamo gli occhi grandi, la bocca piccola e la faccia piatta, un po’ come la vostra ma decisamente molto piu’ bella. Eravamo anche di dimensioni giuste, piu’ o meno come un gatto, senza gli eccessi di peso e lunghezza che avete voi. Potrei dirvi che eravamo notturne come oggi sono i nostri cugini di terraferma Aotus, ma non ve lo dico perche’ non lo so, in fondo quando uno e’ in vacanza ai Caraibi giorno, notte, non e’ che faccia molta differenza, e poi non avevamo predatori da cui nasconderci durante il giorno… So anche che voi avete questa cosa dei colori, gli uccelli hanno provato a spiegarmela un sacco di volte ma ancora non ho capito di che si tratta, dev’essere qualcosa che noi abbiamo perso facendo le ore piccole tra una festa e un succo di cocco fermentato.

Parlando di uccelli, oltre alla gia’ menzionata civetta gigante di Cuba Ornimegalonyx oteroi, alta circa un metro e forse incapace di volare, c’erano anche O. minor, O. gigas and O. acevedoi, tutti rapaci notturni enormi ed estinti. C’era poi anche l’enorme gufo Bubo osvaldoi e due specie di barbagianni giganti, Tyto noeli e T. riveroi, oltre ad un grande numero di rapaci piu’ piccoli. Si noti che sto usando i verbi al passato. Tutti questi enormi rapaci notturni cacciavano bradipi, hutia, solenodonti (ecco una buona ragione per il veleno del solenodonte!) e scimmie. Bestiacce, insomma, e troppo grosse per volare decentemente, ma tanto noialtri eravamo tutti lenti.

Ornimegalonyx oteroi che preda un solenodonte, in un disegno di Peter Trusler, da tetrapodzoology

Sulle isole maggiori c’erano una buona dozzina di specie di animali insettivori, forse piu’, mai contati, di cui ne sopravvivono solo due, gli stranissimi e antichissimi solenodonti di Cuba e Hispaniola. Esistevano altre due specie di solenodonte, un’altra a Cuba, Solenodon arredondoi ed un’altra ad Hispaniola, Solenodon marcanoi. S. arredondoi e’ particolarmente notevole in quanto era lungo quanto un gatto (circa 50 cm) e pesava sino a due Kg, il che lo rende uno dei piu’ grossi soricomorfi, se non il piu’ grosso, mai esistiti. Due chili di bestia stupida, incazzosa, velenosa e piena di denti non dovevano essere piacevoli da averci a che fare. Degli altri soricomorfi che c’erano nelle Antille, i Nesophontidae, voi umani sapete pochissimo ma io me li ricordo bene: erano… toporagni, piuttosto simili a quelli che vivono attualmente in Nord America e con cui sicuramente condividono un antenato comune. Le principali differenze e’ che erano piu’grossi (piu’ o meno quanto uno dei vostri ratti da laboratorio) e avevano il muso lunghissimo e la coda lunga. Ce n’erano tra 8 e 12 specie diffusi sia tra le isole maggiori che nelle isole Cayman, ed erano tutti velenosi, le carogne, i morsi me li ricordo ancora. A differenza dei loro parenti solenodonti, che iniettano il veleno col secondo incisivo inferiore, i Nesophontidi avevano il canino superiore canalicolato. Ciononostante, sono tutti estinti.

Tavola pubblicata per gentile concessione di Iacopo Leardini (C)

L’ultimo gruppo di cui vorrei parlarvi prima di avviarmi verso la triste fine della mia storia e’ quello dei roditori, sicuramente il piu’ numeroso per cui non entrero’ troppo nei dettagli.

Nelle Antille ho visto cose che voi umani non potreste immaginarvi. Arvicole delle dimensioni di un gatto (Megalomys desmarestii) nuotare al largo delle spiagge della Martinica. E ho visto topi spinosi essere mangiati nel buio vicino ai porti di Hispaniola (Brotomys voratus o ratto edibile di Hispaniola o Mohuy). E ho visto hutia giganti pesanti 200 Kg e grandi quanto un orso bruno (Amblyrhiza inundata), il che non e’ male per un roditore. E ho visto cavie attraversare l’Oceano Atlantico, evolversi in hutia, imparare a nidificare sugli alberi,ed essere mangiati nella base navale di Guantanamo dai soldati Americani (Capromyidae).

E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo
Come lacrime… nella pioggia…
È tempo di estinguersi…

[cambia la colonna sonora: clicca qui se vuoi sentirla, ma apri in un altro tab se vuoi continuare a leggere]

Parliamo della fine. Negli ultimi 5000 anni, delle circa 76 specie di mammifero terrestre evolutesi in isolamento nelle Antille se ne sono estinte 67: rimangono due solenodonti e una manciata di hutia piccoli. Agli estinti si aggiungano anche nove specie di pipistrelli (su 59), la foca monaca delle Antille e tutti i rapaci giganti, rettili, anfibi, insetti, millepiedi, lumache, piante, etc etc.

Che e’ successo?

Secondo la tradizione orale della mia tribu’ una notte di 5000 anni fa un mio bis-bis-bis nonno vide una luce brillare sul mare. La luce era rossa e meravigliosa, e lui rimase sulla spiaggia incantato a guardare, e vide un incredibile vascello alieno toccare terra, carico di misteriose creature che portavano la luce rossa con loro. Lo sbarco degli alieni segno’ la fine.

I primi alieni fecero piazza pulita di tutti i bradipi, delle due specie cugine di scimmie, di tre specie su quattro di Hutia giganti, di molte specie di hutia piccoli e di qualche pipistrello molto legato alle caverne. Erano inesorabili: colpivano a distanza con le loro armi aliene fatte di legno, pietra e corda, tagliavano gli alberi, davano fuoco alle foreste, e noi ne eravamo terrorizzati, ma il peggio doveva ancora arrivare.

La seconda volta arrivarono di giorno, e i loro vascelli alieni erano ancora piu’ grandi, e le loro armi ancora piu’ mortifere. Sconfissero, piegarono e in alcuni casi estinsero i primi alieni, che evidentemente venivano da un pianeta diverso. Scoprirono immediatamente che gli hutia sono buoni per loro da mangiare, e anche il loro capo alieno, un tale Colombo, se ne cibo’, e la caccia’ segno’ la fine di molte specie di hutia, dell’ultimo hutia gigante superstite (Quemisia gravis di Hispaniola) della foca monaca e delle arvicole (ratti delle canne, in realta’) giganti Megalomys. Noi Xenothrix ci estinguemmo perche’ le foreste quasi scomparvero, tagliate per far posto alla canna da zucchero ed altre piante aliene e misteriose per noi. E ancora non era finita: gli alieni non arrivarono soli, come la prima volta. Insieme a loro arrivarono altre specie di alieni, quasi tutte letali per noi sempliciotti delle isole: cani, gatti, ratti e manguste fecero piazza pulita di tutti i Nesophontidae, di due specie su quattro di solenodonti che pure vivevano qui da sempre, dei ratti spinosi e di alcuni pipistrelli.

Le Antille che ho conosciuto io non esistono piu’. Oramai gli alieni sono ovunque, hanno invaso e distrutto praticamente ogni foresta, ogni spiaggia, ogni corso d’acqua dolce, ogni montagna e si stupiscono ancora di quanto noi fossimo alieni per loro.

[Musica per i titoli di coda]

 

Referenze:

John C. Briggs (1994) The Genesis of Central America: Biology versus Geophysics. Global Ecology and Biogeography Letters Vol. 4, No. 6, pp. 169-172
Daryl P. Domning, Robert J. Emry, Roger W. Portell, Stephen K. Donovan and Kevin S. Schindler (1997) Oldest West Indian Land Mammal: Rhinocerotoid Ungulate from the Eocene of Jamaica; Journal of Vertebrate Paleontology, Vol. 17, No. 4, pp. 638-641
David W. Steadman, Paul S. Martin, Ross D. E. MacPhee, A. J. T. Jull, H. Gregory McDonald, Charles A. Woods, Manuel Iturralde-Vinent, Gregory W. L. Hodgins and William R. Dickinson (2005) Asynchronous Extinction of Late Quaternary Sloths on Continents and Islands Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America Vol. 102, No. 33 (Aug. 16, 2005), pp. 11763-11768

ResearchBlogging.org


Blair Hedges, S. (2006). PALEOGEOGRAPHY OF THE ANTILLES AND ORIGIN OF WEST INDIAN TERRESTRIAL VERTEBRATES
Annals of the Missouri Botanical Garden, 93 (2), 231-244 DOI: 10.3417/0026-6493(2006)93[231:POTAAO]2.0.CO;2

Published by tupaia on giugno 22nd, 2011 tagged Carnevale della Biodiversita', Ecologia, Estinti!, mammiferi, primati


14 Responses to “Alieni ai Caraibi”

  1. stefano Says:

    BELLISSIMO POST.

  2. Pato88 Says:

    Uno dei post più belli, e nello stesso tempo tristi, di tutte le edizioni del Carnevale! :)

  3. Marco Ferrari Says:

    Come ti ho già detto, gran bel post. Io con la letteratura non ci saprò mai fare…

  4. Fausto Says:

    Addirittura multimediale!

  5. claudio Says:

    che roba! :-(

  6. tupaia Says:

    Claudio: in che senso?

  7. danilo Says:

    Credo il più bel post che tu abbia mai scritto. E non è dir poco,avendo letto gli altri.

  8. Piscu Says:

    commovente. mi conforta pensare che questi alieni sono stati felici, finché è durata.

  9. Livio L. Says:

    Chapeau!

  10. Adriano Says:

    A me è venuto da piangere… po’racci ‘sti animali…

  11. Formalina Says:

    Non ti smentisci mai! Brava!
    …sarò ripetitivo ma, Dio-bòno, deciditi a raccogliere i tuoi post in un libro!

  12. BATS’s digest « BATS blog Says:

    […] L’orologiaio miope, Alieni ai Caraibi “Chiamatemi Toussaint. Alcuni secoli fa – non importa quanti esattamente – avendo pochi o punti frutti sugli alberi e nulla di particolare che m’interessasse a terra, pensai di darmi alla navigazione e vedere la parte acquea del mondo.” […]

  13. Nadia Says:

    commovente, mi sento quasi in colpa per essere pro-pro(tante volte “pro”)pronipote di quegli alieni! questo post è stupendo, e tu scrivi da dio!

  14. Robo Says:

    Sono arrivato a questo splendido blog procedendo a ritroso: prima ho scoperto Bressanini che mi ha fatto conoscere Meristemi che infine mi ha linkato all’Orologiaio miope. Ora sto’ rileggendo (sempre a ritroso) i bellissimi post che mi rimandano continuamente alle “infinite forme bellissime”. Giunto a questo non ho resistito; devo esprimere la meraviglia che ho provato nel conoscere la fauna peculiare di isole note solitamente per le loro spiagge, e subito dopo il senso di perdita legato alla loro ineluttabile scomparsa. Se l’estinzione e’ un processo insito nei meccanismi della selezione naturale, mi e’ pero’ più difficile accettarne le implicazioni quando l’uomo (ed in particolare l’homo tecnologicus) ne é la causa. Invero, se la nostra intelligenza é un prodotto dell’evoluzione, non dovremmo considerare i nostri atti nei confronti della natura un semplice prolungamento degli stessi meccanismi di selezione da sempre in atto tra’ le specie viventi? Spero che la nostra etica sappia temperare l’enorme potenziale distruttivo che ci concede il nostro cervello, prima di divenire (o meglio, rischiare di divenire) quali lemmings che terminano la loro corsa in un corso d’acqua troppo vasto.

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