La balena di Loch Ness: il Basilosauro (basilosaurus cetoides)

Nel 1830 circa in Alabama, in strati geologici dell’Eocene, furono ritrovate delle vertebre fossili cosi’ grandi che i locali le utilizzavano come pezzi d’arredamento.

Il primo a cercare di capire a chi appartenessero fu Richard Harlan, il quale pero’ conto’ un po’ troppe vertebre e fece un po’ di confusione, arrivando all’errata conclusione che si trattasse di un enorme rettile lungo 45 m (erano i tempi della corsa ai dinosauri tra americani, inglesi e russi che hanno portato i paleontologi, per la fretta della competizione, a mettere artigli sul naso e teste sulle code). Comunque sia lo chiamo’ Basilosaurus, cioe’ re delle lucertole.

Pochi anni piu’ tardi (1843) il famoso tassonomista inglese Sir Richard Owen (uno dei colpevoli della corsa ai dinosauri, e grande nemico di Charles Darwin, ma a cui dobbiamo il Museo di Storia Naturale di Londra e moltissime intuizioni sia in campo zoologico che paleontologico) riusci’ a mettere le mani su uno scheletro quasi completo e capi’ che non si trattava di un rettile, bensi’ di un mammifero imparentato con le balene, e lo chiamo’ opportunamente Zeuglodon Cetoides (che vuol dire simil-balena dai denti a giogo). Le regole della tassonomia pero’ sono tanto ferree quanto stupide, e vale il primo nome con cui si e’ battezzato un animale per cui, per quanto sia una balena, si chiama lucertola ed il nome definitivo fu Basilosaurus cetoides.

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Scheletro di Basilosauro. da Palaeos.com

Il motivo di questa confusione e’ da ricercarsi nella insolita anatomia del corpo di questo animale: testa piccola e corpo estremamente allungato (15-25m).

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Basilosaurus cetoides. Ricostruzione. Da: Wikipedia

Le vertebre del basilosauro erano estremamente allungate e tutte delle stesse dimensioni, il che dava a questo insolito animale un movimento verticale da anguilla, cioe’ il dorso andava su e giu’ formando delle gobbe, aiutato da una piccola coda, caratteristica insolita tra i cetacei. Forse a questo movimento verticale se ne associava anche uno minore orizzontale, mai visto in altri cetacei, ma non e’ chiaro. Non e’ neanche chiaro se avesse una pinna dorsale, tipo orca, per intenderci, o se avesse una crestina lungo l’asse dorsale.

Un arcaismo anatomico erano le zampine posteriori lunghe 50 cm (che su un animale di 20 m fanno tenerezza). Si pensa possano avere avuto una qualche funzione nella copula, come accade oggi per i moderni boa, perche’ nessuna delle balene moderne ha conservato gli arti posteriori.

Le vertebre del basilosauro erano cave e forse riempite di liquido, per aiutare il galleggiamento. Nei caldi mari dell’Eocene (il basilosauro abitava in quel che rimaneva della Tetide, il mare interno della Pangea, anche se ai suoi tempi la Pangea si era gia’ frantumata) questo cetaceo serpentiforme viveva lungo le coste in aque basse, (il suo corpo non era adatto a immersioni in profondita’), e forse inseguiva le prede in grotte e fessure sottomarine. Probabilmente viveva anche in estuari o in lagune salate, ma comunque sempre in acque basse. Di sicuro non andava mai sulla terraferma. E’ interessante sottolineare che le sue narici non sono ancora spostate dietro la schiena come nelle balene moderne, quindi si pensa che per respirare facesse emergere la parte superiore del muso, come oggi farebbe un ippopotamo, e il suo torace stretto fa pensare che non rimanesse molto tempo in apnea.

Era carnivoro predatore, cacciava squali, calamari, pesci e anche altri cetacei. Sottolineo che ai suoi tempi i dinosauri erano gia’ estinti.

Il piccolo cranio del basilosauro non poteva contenere un cervello grande come quello delle balene moderne, e soprattutto non poteva contenere il “melone”, ovvero quella palla di grasso presente sulla testa dei cetacei moderni che consente loro l’ecolocazione, ovvero l’uso del sonar. Cio’ non solo implicava il dover cacciare a vista (ma tanto era in acque basse dove c’e’ ancora luce), ma probabilmente interferiva nelle comunicazioni tra conspecifici, dato che il “melone” funge anche da cassa di risonanza. Niente canto del basilosauro, insomma, nei mari eocenici. Gli indizi fanno supporre che fosse un cacciatore solitario.

Per quanto sia un cetaceo, bisogna sottolineare che il basilosauro non e’ un antenato diretto delle balene moderne. I cetacei di quei tempi si chiamano Archeoceti, cioe’ balene antiche, e contemporanei ai resti del basilosauro si trovano i resti di un altro archeoceto, Zygorhiza kochii. Entrambi discendono dai Mesonichidi, piccoli artiodattili carnivori (ebbene si, ci sono parenti delle mucche carnivori!) delle dimensioni di un cane, come i denti differenziati in incisivi, canini, molari e premolari fanno intuire. Tuttavia poi la linea evolutiva si differenzio’ e Zygorhiza diede origine (forse, ma ci sono scienziati che la pensano diversamente) sia alle balene coi denti (delfini, orche etc) che a quelle senza denti (le balene coi fanoni, tipo balenottera azzurra). Invece il basilosauro si e’ estinto senza lasciare eredi.

Ed ora una nota di folklore. Per via del suo aspetto da serpente e del suo modo di spostarsi in acqua i criptozoologi pensano che il basilosauro non si sia estinto 34 milioni di anni fa, ma che sia ancora vivente, o che lo sia un suo discendente, e che abbia dato luogo alle leggende sui serpenti marini

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Una incisione di Olaus Magnus raffigurante un serpente di mare. Da Historia de Gentibus Septentrionalibus, Roma 1555.

A me il basilosauro piu’ che a un serpente marino fa pensare al mostro di Loch Ness. E infatti ecco in anteprima in questo blog le foto del mio avvistamento di un basilosauro proprio nel famigerato lago.

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Consiglio infine agli appassionati di videogiochi questo giochino per acchiappare, tra gli altri mostri marini, il basilosauro.

Testi consultati per scrivere questo articolo:

Heinrich, Paul, Primitive Eocene Whales

BBC Science & Nature 

Wikipedia 

Published by tupaia on agosto 4th, 2007 tagged Estinti!, evoluzione, mammiferi


11 Responses to “La balena di Loch Ness: il Basilosauro (basilosaurus cetoides)”

  1. L.M. (Leonardo Migliarini) Says:

    Ciao a tutti_

    Prima di tutto mi devo scusare, ma sono un po’ distratto in questo periodo – fine del matrimonio, fine di 6 mesi di “vuoto”, vita fuori casa, in una stanza minuscola affittata, preparativi per il ritorno in Italia, confusione e nebbia, etc..

    Poi devo ringraziare davvero tanto per le risposte Tupaia, Giam, e gli altri_

    Quindi – i ragnetti pantera, o tigre, cha saltavano sul mio soffitto usavano una “tela-corda di sicurezza”: meraviglioso, non me lo sarei mai immaginato, ma in effetti avevo letto il posto troppo distrattamente la prima volta_

    E quei ragnoni dalle zampe lunghe in realtà non sono ragni_ Ok, me ne farò una ragione_

    La Malmignatta è quindi parente della famigerata “Vedova nera” – e mi sembrava di ricordare che non è mortale per un organismo adulto sano_

    Tutto chiarissimo_

    Ora io avrei anche almeno 2 o 3 storie sugli scorpioni nostrali, ma per adesso ve le risparmio_ Vi racconto solo che quando vivevo in uno scantinato umido, con le fosse biologiche di un’ala del Condominio nel mio ripostiglio, gli scorpioni nostrali erano praticamente i miei “gattini”_ Una mattina mia moglie, allora vivevamo a Firenze, si alzò e andò in cucina senza occhiali_ Io la seguii a breve per fare le solite cose di tutte le mattine_ A un certo punto lei vede un raspo d’uva spoglio buttato nell’acquaio, come spazzatura, e fa per prenderlo con la mano per buttarlo via_ Io le grido dall’altra parte della cucina e con un balzo da “ragno tigre” le blocco il braccio_ Era uno scorpione uscito dallo scarico che stava villeggiando lì_ Lei non se l’è più dimenticato_

    Bene, avrete capito che mi piace divagare e anche che sono in bisogno di distrazione_ Ma in realtà c’era anche una domanda più diretta a tecnica che volevo fare a Tupaia, se ha tempo_

    Supponiamo che un giorno io riesca ad avere un piccolo terreno sull’Appennino, come sogno da sempre, e costruirci la mia baracca_ E supponiamo che la mia baracca e dintorni ospitino dei comunissimi topi_

    a) Quanto davvero può essere dannoso per la mia salute e quanto si tratta invece di leggenda o retaggio storico??

    b) Quanto velocemente si potrebbero riprodurre e invadere letteralmente lo spazio?? Oppure anche questa è una leggenda e il loro numero tende a rimanere stabile??

    c) In pratica, se li lasciassi stare, o al massimo pigliassi un paio di gatti addetrandoli alla vita di giungla, correrei qualche vero rischio di salute??

    Tupaia, in un commento dici che non ti piace chi i topi li vuole “incollare” – ma cosa vuol dire “incollare un topo”??

    Ah, PS: in Cile vivo nell’estrema periferia sud di Santiago, Puente Alto, allo sbocco di una bellissima vallata andina chiamata ‘Cajón del Maipo’_ Se Saniago Centro è a 575 m.slm, qua saremo massimo a 750 – ma l’ambiente è assolutamente urbano_ Però non come in Italia: palazzi e cemento, bensì più simile a un paesino di mare: case unifamiliari vecchiotte e sgarrupate con giardini, strade amplie, traffico scarsissimo, molta tranquillità e qualche pericolo serio di sopravvivenza se non si sta con gli occhi aperti o si capita in certe zone_

    Grazie comunque – ci risentiremo a breve_

  2. L.M. (Leonardo Migliarini) Says:

    Tanto per ritornare On Topic_

    Io tendo ad essere abbastanza credulone_ Diciamo che, in barba e in sfida alla dottrina scientifica, preferisco pensare che “Può essere vero tutto ciò che non viene dimostrato falso”, piuttosto che “È vero solo ciò che viene dimostrato vero”_

    Quindi ai serpenti marini ultimi discendenti di animali preistorici, nascosti nelle oscurità più recondite degli abissi, ci credo volentieri_ Certo se fossero mammiferi viene da pensare “come cappero fanno per respirare senza essere arpionati, squartati e imbalsamati dall’Homo Sapiens Killer??”_

    Comunque la cosa più sensazionale è che Nessie e il Delfino Bianco di Galak sarebbero imparentati, volendo, con una specie di gnu che un giorno ha preferito farsi una nuotata e scegliere la vita marina_

    Questo sì che è fantagossip zoologico!!

  3. tupaia Says:

    Leonardo: se vuoi scrivimi in pvt, il mio indirizzo e-mail e': lisa et evilfrog punto org punto uk.
    Per i topi dipende dal topo, i ratti in italia al massimo portano la leptospirosi, che e’ come una influenza molto brutta. il numero naturalmente ad un certo punto si stabilizza, specie se ci son predatori in giro (gatti, volpi, cani).
    Per acchiappare i topolini spesso si usa una striscia di carta ricoperta da una colla potentissima su cui il topino rimane appiccicato e ci impiega alcuni giorni a morire.

  4. Giam Says:

    A riguardo del mostro di lochness tendo ad essere molto scettico. La parte di me ancora infantile vorrebbe tanto che esistesse… Dubito sinceramente che anche nelle profondità marine possa essere sopravvissuto un organismo di quelle dimensioni o simili. Probabilmente abbiamo “setacciato” in maniera diretta o indiretta un po’ tutti gli ambienti. Quando leggo che in Italia fino a circa il ‘500 esistevano il castoro, due o tre specie di avvoltoi, lupi in sicilia, etc. tendo a non avere molte speranze per ritrovamenti “spettacolari” di nuove specie.
    Ciao a tutti.

  5. tupaia Says:

    Ah, che bello, finalmente il font di questo blog ha dimensioni accettabili per un orologiaio miope!

    Giam: per quanto riguarda il mostro di loch ness, forse avrei dovuto specificare che scherzavo e che la mia foto e’ un tantinello… “artistica” (ceramica verde su alluminio). Io penso che le leggende sui mostri lacustri vadano a braccetto con quelle sulle ninfe, naiadi e altre creature mitologiche, siano insomma una esteriorizzazione di un senso di inquietudine che viene a guardare le acque di un lago profondo e scuro come appunto il loch ness. Per quanto riguarda i serpenti marini, invece, si sa che si tratta del Regalecus glesne, un pesce serpentiforme lungo alcuni metri e per niente estinto. Il basilosauro, povera bestia, non sarebbe potuto sopravvivere ai recenti cambiamenti climatici, specie alle ere glaciali, dopo la scomparsa della tetide.

  6. Giam Says:

    …lo so che tu scherzavi. Mi riferivo a chi ci crede. Ma chi l’ha fatta ‘sta ricosctruzione con ceramica e domopak? Bella…
    Sul font più grande: partecipo al tuo entusiasmo, miope come sono.

  7. tupaia Says:

    grazie! fatta me medesima :)
    vuol dire che visto che con la zoologia non si becca un quattrino posso sempre pensare di darmi all’arte… :)

  8. tupaia Says:

    Se serve il font si puo’ ingrandire ancora di un 10%. Sistemato anche il bordo sinistro

  9. federico cus di trieste Says:

    Tutte bugie….LA FOTO CHE AVETE MESSO E’ UN PEZZO DI FOGLIO DI ALLUMINIO CON QUALKE PEZZETTO DI PLASTICA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  10. tupaia Says:

    Federico: Incredibile! E ci sei arrivato tutto da solo o te l’hanno suggerito?

  11. Atomika Says:

    Scusa ma davvero vuoi far credere a tutti di aver visto un mostro con del chernit nero e un po’ di alluminio?

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